giovedì 16 agosto 2018

Giuseppe HESS


Detto Pino, era nato a Torino, nel momento in cui la Juventus venne al mondo, da madre di Osterode am Harz (Renania settentrionale-Vestfalia), e da padre di Francoforte sul Meno, ambedue tedeschi trasferiti a Torino. Studiava e giocava a calcio ed era anche un ragazzo di provatissima fede juventina, tanto è vero che risulta sia stato uno dei più irriducibili nell’auspicare la defenestrazione di Alfredo Dick, l’uomo che voleva imporre, in seno al consiglio direttivo bianconero e alla stessa squadra, dirigenti e atleti di nazionalità elvetica.

mercoledì 15 agosto 2018

Claudio Cesare PRANDELLI


Dici jolly e pensi al generico, al professionista che è in grado, più o meno, di ricoprire qualsiasi compito. Per Prandelli, tutto ciò è vero, ma c’è dell’altro e non va sottovalutato. Cesare è, nel suo genere, uno specialista: ci vuole, infatti, un temperamento particolare, unito a doti fisiche tutt’altro che comuni, per essere all’altezza del compito abitualmente svolto da Prandelli. Il Trap sa di poter contare sempre su di lui, ma il come e il quando, sono sempre legati, per forza di cose, all’andamento della partita. Calarsi nella realtà di una gara, spesso delicatissima, in frangenti magari burrascosi, è roba da specialisti, senza alcun dubbio.

martedì 14 agosto 2018

Mario ASTORRI


Negli anni dei Sentimenti, si fa valere anche un piacentino acquistato per avere una valida alternativa al giovanissimo Boniperti appena sbarcato dal Momo: si chiama Mario Astorri, è del 1920 e nella Spal, dove è cresciuto, ha segnato cataste di goal in tutti i modi possibili. Nel 1946-47 è molto più di un ripiego, anzi si rivela fior di cannoniere, in assoluto uno dei più prolifici della storia bianconera nel rapporto tra reti segnate e partite giocate: diciassette goal fatti in ventitré partite non sono bruscolini e si tratta in molti casi di reti pesantissime.

lunedì 13 agosto 2018

Mark IULIANO


«Mi fanno la stessa domanda da vent’anni. Al supermercato, in banca, dal dentista. Una volta all’aeroporto mentre facevo pipì. Siamo caduti insieme. In alcuni casi, è stato dato anche sfondamento. In un’azione così veloce, pochi avrebbero fischiato il rigore: io no, perché sono tifoso juventino. Nessuno ricorda nient’altro, né che l’anno prima segnai il goal scudetto all’Atalanta. Restiamo solo io, Ronnie e il replay. Scherzando, dico che mi ha reso immortale».

domenica 12 agosto 2018

Francesco MORINI


Veste la maglia bianconera nell’estate del 1969, arrivato, dalla Sampdoria, in compagnia di Bob Vieri. Due personaggi completamente differenti: lui pisano (nato a Metato, frazione di San Giuliano Terme) concreto, attento, preciso, attaccato alla professione; il pratese geniale, quanto incostante, promessa mai mantenuta nel nostro calcio. L’allenatore della Juventus è Luis Carniglia, un esigente sognatore, il quale avrebbe voluto che tutti i propri giocatori, anche uno stopper, saltassero gli avversari con un tunnel. Morini non aveva per niente queste caratteristiche e si trovò a disagio. Era una piovra che, con mille tentacoli, toglieva il pallone dai piedi del diretto rivale, uno stopper perfetto, dalla marcatura ferrea.

sabato 11 agosto 2018

Gianluca PESSOTTO


Pessottino per chi gli vuole bene. E sono in tanti che lo stimano e che gli vogliono bene. Vent’anni di calcio, comincia a quattordici nelle giovanili del Milan; vive in collegio e la solitudine, il freddo, la nostalgia di tanti bambini che crescono così, con il loro sogno sotto il cuscino sono i suoi compagni di camera. È stato un trauma lasciare il suo Friuli, poco più che ragazzo. Lontano da casa sente la mancanza della famiglia, degli affetti più cari, degli amici di infanzia. Stringe i denti, fa grossi sacrifici e studia da perito aziendale e corrispondente in lingue estere, sognando di diventare un calciatore famoso, come i neo Campioni d’Europa del Milan che, tra gli altri, allineano Carletto Ancelotti.

venerdì 10 agosto 2018

Michelangelo RAMPULLA


Nasce, juventino, a Patti, in provincia di Messina, il 10 agosto 1962. Cresce nella Pattese e, diciottenne, muove i primi passi, nel calcio che conta, con la maglia del Varese, in Serie B, dove ben presto conquista la maglia di titolare ai danni dell’esperto Rigamonti. «Mi portano su due dirigenti, Beppe Marotta e Gigi Piedimonte. Ho diciotto anni, vado a fare il terzo, titolare in Primavera. O no? No. In Coppa Italia si infortuna il primo, Nino Trapani. Al debutto in campionato, l’allenatore, Fascetti, mette il secondo, Enrico Nieri. È sfortunato, becca quattro goal. Alla seconda, esordio in casa col Milan, retrocesso per lo scandalo scommesse, mette me. Il Milan. Fino a tre mesi prima giocavo con le figurine dei suoi giocatori, me li sono trovati davanti. Partita mitica, 0-0, primo articolo sulla “Gazzetta”. Tre anni belli, con Colantuoni presidente».

giovedì 9 agosto 2018

Filippo INZAGHI


Il più forte giocatore scarso di tutti i tempi. Potrebbe essere questo l’identikit di Filippo Inzaghi, detto Pippo. Scarso tecnicamente, goffo nei dribbling, costantemente a testa bassa, egoista come pochi. Eppure, riesce a sopperire alle mancanze grazie a un istinto e a un fiuto del goal da autentico killer. Nessuno come lui sa giocare sul filo del fuorigioco, nessun avversario può dormire sonni tranquilli, perché Pippo è letale come un cobra, basta un istante di distrazione e la palla è in rete. «Non è Inzaghi a essere innamorato del goal, è il goal a essere innamorato di Inzaghi», sentenzia Emiliano Mondonico.

mercoledì 8 agosto 2018

Lamberto LEONARDI


Alla Juventus, Leonardi arriva trentunenne da Varese – racconta Gianni Giacone su “Hurrà Juventus” dell’agosto 1973 – in un anno in cui pare giungano nomi illustri a rinnovare la squadra in ogni reparto. Il suo arrivo non è casuale: l’idea è quella di ricostruire il tandem che a Varese, due anni prima, aveva destato sensazione: Anastasi-Leonardi. E La squadra, dopo una partenza piuttosto infelice, si assesta in ogni reparto e comincia a risalire la china. Leonardi, piano piano, conquista il pubblico torinese, che usa per lui lo stesso nome abbreviato di Leoncini, Leo.

martedì 7 agosto 2018

Roberto TAVOLA


Nato a Pescate, in provincia di Como, il 7 agosto 1957, cresce nell’Atalanta, con la quale fa il suo esordio in Serie A, l’11 settembre 1977 nella partita contro il Perugia. Rimane nella società orobica fino all’estate del 1979, quando è acquistato dalla Juventus. In quegli anni, sono molti gli affari che si concretizzano fra le due società; Scirea, Cabrini, Marocchino, Prandelli, Bodini, tanto per fare alcuni esempi. La Juventus deve sostituire un pezzo da novanta, come Romeo Benetti e consegna la maglia numero dieci a Tavola.

lunedì 6 agosto 2018

Eugenio CORINI


Sono passati tanti anni da quando Eugenio Corini arrivò, giovanissimo, alla Juventus. Un centrocampista di ragionamento, si diceva ai tempi, dalle grandi possibilità. Il ragazzo, in effetti, aveva talento e, nelle due stagioni sotto la Mole, riuscì a ritagliarsi uno spazio importante, mettendo insieme tra campionato e coppe sessantaquattro presenze in bianconero condite da quattro goal.

domenica 5 agosto 2018

Dario BONETTI


Nato a San Zeno Naviglio, in provincia di Brescia, il 5 agosto 1961, arriva a Torino nell’estate del 1989, via Milan, durante la seconda stagione di Dino Zoff: «Boniperti mi ha chiamato perché voleva conoscermi. Gli ho detto che se mi avesse preso non se ne sarebbe pentito. Ho voglia di riscatto. A Milano e Verona le cose non mi sono andate bene. Non dico che siano stati quattro anni persi, ma certamente ho smarrito la strada maestra del successo e le ragioni sono tante. Principalmente ragioni fisiche, ho sofferto di infortuni che mi hanno impedito di giocare regolarmente. Poi ho avuto quella disavventura di Milano. Difesi il mio maestro Liedholm, Liedholm uomo, da attacchi alla persona che non mi sembrarono giusti. La mia sembrò una ribellione. Non me ne sono mai pentito. A Liedholm debbo tutto come calciatore e, così, gli espressi la mia riconoscenza».

sabato 4 agosto 2018

Ivano BONETTI


Nato a Brescia il primo agosto del 1964, Ivano dà i suoi primi calci al pallone nelle formazioni giovanili della squadra della sua città. Dopo la tradizionale trafila nelle minori, esordisce in prima squadra a soli diciassette anni, l’11 ottobre del 1981. Nell’estate del 1984 si fa avanti il Genoa del vulcanico presidente Renzo Fossati e per Bonetti si aprono le porte della Serie B. Tra i cadetti Ivano si fa valere tanto che la Juventus lo fa seguire dal suo staff di osservatori e decide di portarlo a Torino: «Fossati mi ha fatto un enorme regalo cedendomi alla Juventus. In pratica sono arrivato nell’università del calcio».

venerdì 3 agosto 2018

Juan VAIRO


Estate del 1955: la dirigenza juventina decide di rinnovare parzialmente il parco stranieri della formazione, partendo dall’attacco che, dalla partenza dei due Hansen, non ha più trovato la penetrazione degli anni precedenti. Dall’Argentina giunge Juan Vairo, fratello di Federico, terzino della Nazionale albiceleste guidata dal Filtrador Guillermo Stabile. Vairo proviene dal Boca Junior, la famosa Equipo Zeneise, nella quale giostra da interno su entrambe le fasce del campo. È di origini calabresi: il giocatore racconta spesso, infatti, che il padre era stato ottimo calciatore con la maglia della Sampierdarenese negli anni Venti. La Juventus di quell’anno può contare ancora sul validissimo apporto di Boniperti, sempre atletico e ragionatore, anche se al centro manca un ariete sfondatore.

giovedì 2 agosto 2018

Alberto CORAMINI


«Coramini come Sivori». Queste parole, dette da Heriberto Herrera allenatore della Juventus al suo arrivo a Torino, scatenarono un vero e proprio putiferio fra i tifosi juventini e fra gli addetti ai lavori. Soprattutto, il grande Omar non la prese certamente bene e cominciò, da quel momento, a odiare il Ginnasiarca, che causò il suo inevitabile addio alla maglia bianconera e l’approdo al Napoli. Per Alberto Coramini, autentica meteora bianconera (diciassette presenze fra il 1966 e il 1968), quella frase significò entrare di diritto nella storia juventina.

mercoledì 1 agosto 2018

Dino DA COSTA


A ogni estate, con il tradizionale calciomercato, si verificano acquisti-boom e acquisti che passano in secondo piano, offuscati dai primi; quello che fece la Juventus nel giugno 1963, prelevando il già trentenne Da Costa dall’Atalanta, apparteneva sicuramente a quest’ultimo gruppo. Nel primo già c’erano nomi del calibro di Menichelli, Gori, Dell’Omodarme e Nené. Alla Juventus il problema del centravanti non è stato risolto certo con Miranda, che l’anno prima ha fatto sfracelli con memorabili legnate, ma non ha lasciato un grande segno. E così è arrivato Nenè, che centravanti non è, ma che quanto a tecnica garantisce assai più del predecessore.