lunedì 19 novembre 2018

Kurt HAMRIN


Figlio di un imbianchino, il piccolo Kurt nasce come calciatore già a cinque anni, quando entra nei pulcini dell’AIK Solna, squadra di un sobborgo della capitale svedese Stoccolma. È vispo, astuto e intelligente; sul campo, gli spunta una minuscola cresta dì capelli: da pulcino si trasforma velocemente in galletto. Kurt è sempre l’ultimo a lasciare lo stadio; rivestiti i panni borghesi, si ferma per ore e ore ad ascoltare i racconti degli anziani, che parlano di geni del football emigrati in Italia per formare un trio leggendario, il GRE-NO-LI.

domenica 18 novembre 2018

Darko KOVAČEVIĆ


Nasce a Kovin in Jugoslavia, il 18 novembre 1973. Un gigante (187 centimetri per settantanove chilogrammi), arriva alla Juventus nel 1999-2000. Dà i primi calci al pallone nella provincia di Banat, in Vojvodina e nel Radnicki che poi lo cede al Proleter. Ed è qui che Kovačević comincia a sbalordire tutti. Segna subito dodici goal e, nella stagione 1993-94, sale addirittura a ventidue, trascinando la sua squadra alla promozione in Serie A. Alla Vojvodina di Novi Sad se lo ricordano ancora come un incubo, considerato che in Coppa di Jugoslavia le rifila addirittura sei goal. Diventa, così, il giovane campione più ricercato e la Crvena Zvezda, pur di accaparrarselo, versa 1,5 milioni di dollari, che costituiscono il prezzo più alto mai pagato in Jugoslavia.

sabato 17 novembre 2018

Pedro SERNAGIOTTO


A soli cinquantasette anni – scrive Umberto Maggioli su “Hurrà Juventus” dell'aprile 1965 – è mancato improvvisamente a San Paolo del Brasile, dove era nato nel maggio 1908, Pietro Sernagiotto, calciatore che ha onorato lo sport sui campi di gioco del vecchio e del nuovo continente, italiano di stirpe, brasiliano di nascita, juventino di adozione. Di lui nell’ambiente bianconero è stato e sarà sempre vivo il ricordo: sia di uomo che di giocatore. Calcisticamente si era formato in quella magnifica fucina che fu la Palestra Italia, società paulistana che accoglieva la parte migliore della nostra colonia di emigrati in terra brasiliana: magnifica fucina di atleti e di patrioti che avevano il culto della loro terra di origine.

venerdì 16 novembre 2018

Alberto MARCHETTI


Era il rincalzo ideale che tutte le società avrebbero voluto avere; mai un muso lungo, una polemica o un mugugno, ma sempre la certezza di poter contare su un giocatore pronto per ogni evenienza. Non un giocatore qualsiasi, ma uno lineare, ordinato tatticamente, ottimo cursore dotato di buone doti tecniche, di un’eccellente visione di gioco e di un tiro particolarmente potente.

Ján ARPÁŠ



Estate 1947. Liquidati Korostelev e Vycpálek la Juventus si gettò nuovamente sul mercato cecoslovacco per rinnovare il parco stranieri: al posto del deludente Cesto, i bianconeri pescarono nelle file dello SK Bratislava, una delle formazioni più in voga di quegli anni, una mezzala che non aveva mai indossato la maglia della Nazionale boema, ma le cui qualità erano state decantate da tutti gli osservatori: Ján Arpáš. Con lui doveva arrivare anche il terzino Stanislav Kocourek, astro emergente nella difesa del mitico Slavia; costui, però, non ottenne mai il nulla osta e fu costretto a rimanere in patria.

giovedì 15 novembre 2018

Francesco GROSSO


La Juventus ha forse il torto, per la critica, di essere la più bella ed elegante regina nella storia del calcio; la sua storia, però, è un insieme di severità e raffinatezza che si beve di un fiato come un bicchiere di champagne. I racconti passano attraverso vecchie contrade torinesi che hanno visto la nascita di talenti colmi di finezze, ma con il grande pregio della praticità. In una di queste contrade, per esempio, nella Barrièra ‘d Milan, mensa popolare della Torino più vera, è nato Francesco Grosso. Una vita, durante la quale ha contribuito con ritmo quasi mitragliante, al rigoglioso sviluppo di quella regina di cui dicevamo prima. I ragazzi usciti dalla sua scuola sono stati un coro gradevolissimo che affolla il massimo palcoscenico del calcio.

mercoledì 14 novembre 2018

Raul BANFI


Arrivato in Italia dal Racing Avellaneda con la fama di sfonda reti, questo uruguagio dal tratto marcato, approdò al Modena nel 1940. La sua prima apparizione con i “Canarini” fu molto positiva: nove reti in sedici partite, ma i suoi goal non furono sufficienti a evitare la retrocessione del club emiliano. La Serie B, si rivelò molto più adatta alle caratteristiche di Banfi, trovando avversari meno tecnici e più adatti al suo gioco di potenza. Ventiquattro partite e ventidue reti; un biglietto da visita che avrebbe inorgoglito chiunque.

martedì 13 novembre 2018

Roberto BONINSEGNA


«Boninsegna arrivò alla Juve a fine carriera, ma restava sempre un fior di centroavanti. Era capace di insultarti per un passaggio sbagliato, ma se cinque minuti dopo andavi a terra per un fallo era il primo a venirti vicino e a chiedere: “Chi è stato?”. Guardava gli avversari a muso duro, per far capire che se ci avessero riprovato li avrebbe sistemati lui». Roberto Bettega.

lunedì 12 novembre 2018

Alessandro BIRINDELLI


Nasce a Pisa, il 12 novembre 1974. Inizia a giocare a calcio all’età di otto anni nella squadra del San Frediano, piccolo centro della provincia di Pisa, come esterno offensivo. Cresce nelle giovanili dell’Empoli e, ben presto, è convocato dalla prima squadra; arretra la sua posizione in campo, diventando terzino destro. In Toscana disputa cinque campionati, ottenendo due promozioni consecutive, sotto la guida di Luciano Spalletti, dalla C1 alla B nel 1995-96 e dalla B alla A la stagione successiva, segnalandosi come uno dei migliori giocatori della serie cadetta.

domenica 11 novembre 2018

MILAN - JUVENTUS


10 gennaio 1960 – Stadio San Siro di Milano
MILAN–JUVENTUS 0-2
Milan: Ghezzi; Fontana e Trebbi; Liedholm, Maldini e De Angelis; Bean, Schiaffino, Altafini, Grillo e Danova. Allenatore: Bonizzoni
Juventus: Mattrel; Castano e Sarti; Leonini, Cervato e Colombo; Nicolé, Boniperti, Charles, Sivori e Stacchini. Allenatore: Cesarini
Arbitro: Adani di Roma.
Marcatori: Stacchini al 50’, Cervato al 79’.

sabato 10 novembre 2018

Pio FERRARIS


La strada scelta di Pio Ferraris, per arrivare al goal, era quella della tecnica e dell’astuzia. Dicono gli esperti che tecnico si diventa e che cannoniere si nasce; è vero per tutti o quasi tutti, perché il longilineo Pio era nato con il doppio dono, quello della tecnica e quello del senso del goal. Segnava molte delle sue reti da posizioni cosiddette impossibili, proprio perché sentiva il goal in un’impercettibile frazione di tempo e sapeva far coincidere il pensiero con l’azione e l’idea del tiro con la sua esecuzione immediata. Ferraris era tra quei giocatori che seguono gli inviti della palla assai meno di quanto obbediscano alle suggestioni e alle folgorazioni dell’istinto.

Pietro GIULIANO


Una vita dentro la Juventus, per la Juventus. Grande passione e competenza, nessuna voglia di mettersi in mostra, secondo il carattere piemontese. Il dottor Pietro Giuliano, prima segretario, quindi General Manager e poi Direttore Generale della Juventus nasce a Caluso, il 9 novembre del 1936. Moglie, due figli, una famiglia serena, la maggior parte della giornata passata a fianco di Boniperti. Giuliano entra di diritto anche nella storia della Juventus, intesa come squadra.

venerdì 9 novembre 2018

Alessandro DEL PIERO


È il 1993-94 ed a Torino sbarca un giovanotto di belle speranze, dalla chioma riccioluta e dal destro mirabile. Il ragazzo si è già messo in mostra nel Padova, nella Primavera ed anche in prima squadra, nonostante la giovane età. «Lo sport mi è sempre piaciuto, giocavo un po’ a basket, a tennis senza maestro, però lo sport era il calcio e basta. Una passione irrefrenabile. Ero a scuola e pensavo alla palla, mangiavo con la palla e poi via, fuori. I miei genitori sono stati fantastici perché non mi hanno mai forzato né gasato. È quello l’errore grande. Il comportamento dei genitori è decisivo, per i figli sportivi. Io avevo anche l’esempio di mio fratello Stefano, più grande: era alla Samp, nella Primavera, con Lippi. Lui l’ha visto prima di me.

giovedì 8 novembre 2018

Sergio PORRINI


Nasce a Milano l’8 novembre 1968. Cresciuto nel Milan (dove non giocherà nemmeno una partita), si mette in mostra nell’Atalanta, nel ruolo di terzino destro, totalizzando anche due presenze in Nazionale, tanto che nell’estate del 1993, la Juventus lo preleva dalla squadra orobica e ne fa il titolare della propria fascia destra. Sergio non è un mostro di tecnica, ma supplisce a questa lacuna con una grinta notevole e disputa un buon campionato. «Arrivando alla Juventus ho proprio realizzato un sogno; da ragazzino, quando ho cominciato a prendere a calci un pallone, sognavo i grandi stadi e le grandi squadre e la Juventus è decisamente la più grande di tutte».

mercoledì 7 novembre 2018

Luigi ALLEMANDI


Nasce a San Damiano Macra, in provincia di Cuneo, l’8 novembre 1903. Arriva alla Juventus, proveniente dal Legnano, nell’estate del 1925. Difensore di grande temperamento, arcigno, in possesso di una battuta potente, schierato a fianco di un giocatore tecnico come Rosetta, costituisce una terza linea difficilmente superabile. In bianconero si ferma per due soli campionati caratterizzati da trentasette presenze e dallo scudetto del 1926.

martedì 6 novembre 2018

William John JORDAN


Tra i pochissimi britannici che hanno vestito la maglia della Juventus, il primo a essere ingaggiato fu l’inglese Jordan, che arrivò a Torino nell’estate del 1948. L’allenatore del momento, il suo connazionale Chalmers (un tipo che passò alla storia come uno dei tecnici più strani mai nati, capace di rivoluzionare la formazione all’ultimo momento, stravolgendo contemporaneamente tutti i canoni tattici impiegati sino al giorno prima), puntava in realtà sullo svedese Carlsson, messosi in grande evidenza all’Olimpiade londinese.