mercoledì 26 aprile 2017

Oleksandr ZAVAROV


L’Unione Sovietica, guidata dal colonnello Lobanovs’kyj, aveva destato grandissima impressione ai Mondiali di Messico 1986, dove fu ingiustamente eliminata dal Belgio nella partita più bella del torneo, finita 4-3 con due goal irregolari concessi ai belgi e agli Europei del 1988, dove fu sconfitta dall’Olanda stellare di Gullit e Van Basten. Tutto il gioco di quella squadra, che faceva della disciplina tattica il proprio punto di forza, passava dai piedi buoni e dalla velocità di pensiero di un piccoletto con la banana bionda sulla fronte: Olexsandr Zavarov, detto Sasha.

martedì 25 aprile 2017

Fausto ROSSI


Fausto Rossi – scrive Giuseppe Giannone su Tuttojuve.com del 27 maggio 2016 – centrocampista classe 1990 attualmente in forza alla Pro Vercelli, ma ancora di proprietà della Juventus, parla, intervistato da “Stopandgoal.net”, del suo futuro, ma anche dell’esperienza vissuta al club bianconero: «A giugno scadrà il contratto con la Juventus, sarà la fine di un’esperienza durata quindici anni. Dal primo luglio valuterò il mio futuro con la Pro Vercelli: ho altri due anni di contratto, vedremo quale sarà la soluzione migliore per tutti. La scorsa estate ho scelto di scendere in Serie B soprattutto per mettermi nuovamente in gioco. In ogni caso, sono felice di quello che ho fatto finora ma non mi accontento: spero di risalire in Serie A al più presto. L’esperienza alla Juve? Quando giocavo in Primavera, la Juve era appena ritornata in Serie A: c’era Ranieri come allenatore, stava facendo anche abbastanza bene. Perché non mi hanno mai dato fiducia? Non ne ho idea, probabilmente in quel momento non ero abbastanza pronto. Hanno avuto i loro motivi, le circostanze non mi hanno permesso di entrare in campo quando venivo convocato e portato in panchina. Rimpianti? È stato un grande privilegio anche solo esserci, va bene lo stesso. Sono contento dell’esperienza, mi dispiace solo di non aver esordito. Sarebbe stata sicuramente una cosa da ricordare, però adesso si guarda avanti. Il giocatore che mi ha colpito di più? Che emozione allenarsi con grandi campioni come Buffon, Del Piero, Nedved, Chiellini, Marchisio. Il calciatore che mi ha colpito di più è stato sicuramente Alex, sia come giocatore che come persona. Era molto umile e aveva tanta stima e affetto nei miei confronti. Aveva un atteggiamento stupendo con tutti, anche con i miei compagni che salivano dalla Primavera. È un esempio in tutto e lo dimostrava con gli atteggiamenti, non solo con le parole. Non era una persona che parlava molto, ma ti trasmetteva comunque tanto».

Tarcisio BURGNICH

Nasce a Ruda, in provincia di Udine, il 25 aprile 1939. Dopo due stagioni all’Udinese gioca nella Juventus e nel Palermo, prima di approdare nell’estate del 1962, all’Inter; con la maglia neroazzurra, in dodici stagioni, totalizza 467 presenze in Serie A, vincendo quattro scudetti, due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali e rendendosi protagonista di tutte le imprese della Grande Inter degli anni Sessanta. Difensore solido e preciso, soprannominato la Roccia, in campionato realizza solo sei goal. In Nazionale vanta sessantasei presenze e due goal, di cui uno storico, nel Mondiale del 1970 in Messico; Tarcisio, infatti, realizza la rete del momentaneo 2-2 nella semifinale Italia-Germania Ovest. In finale, sarà poi sovrastato nello stacco da Pelé, che realizzerà il goal del vantaggio verdeoro, nella partita che il Brasile vincerà per 4-1. Chiude la carriera indossando la maglia del Napoli, offrendo ai tifosi partenopei tre stagioni nelle quali è sempre apprezzato sia per le sue doti di difensore che per le sue doti di umiltà e sobrietà. Appesi gli scarpini al chiodo intraprende l’attività di allenatore, con alterne fortune.

lunedì 24 aprile 2017

Frederik SØRENSEN


Spesso il calcio ci regala vere e proprie favole, da raccontare ai nipoti davanti al cammino acceso. Ma una storia come quella di Frederik Sørensen ha veramente dell’incredibile. Senza aver mai giocato una partita tra i professionisti, questo lungagnone biondo nato in Danimarca si trova catapultato, a soli diciotto anni, in quel di Torino. Un vero colpo di genio di Fabio Paratici (coordinatore dell’aria tecnica juventina e braccio destro del direttore generale Marotta), che lo prende in prestito per soli 20.000 euro (nemmeno fosse un’utilitaria), con diritto di riscatto fissato a 130.000 euro.

Pietro Mario FERRERO

Riassumere in breve l’attività agonistica di Mario Ferrero non è un’impresa facile. Del resto forse meglio così, perché Ferrero giocatore sobrio, di poche parole, non avrebbe mai voluto che si spendessero per lui inutili frasi retoriche. Vera tempra dì torinese, nato nel 1905, si era dedicato da giovanissimo al calcio, proprio nell’immediato primo dopoguerra, ed era riuscito in poco tempo ad affermarsi come un giocatore di valore nelle file del Pastore, la squadra torinese oramai scomparsa, che al primo campionato, dopo l’interruzione, del 1919-20, vinto dall’Internazionale, partecipò al campionato di Serie A. Allo scioglimento di questa società, Ferrero passò alla Juventus all’inizio della stagione 1922-23. Attaccante di buon rendimento, giocò alla Juventus per un buon periodo come centrattacco e interno sinistro. Lo troviamo così per la prima volta Campione d’Italia con la Juventus nel 1925-26, la squadra di Combi, Rosetta, Allemandi, Barale, Meneghetti, Viola, Munerati, Vojak, Hirzer e Torriani.

domenica 23 aprile 2017

JUVENTUS - GENOA


2 dicembre 1923 – Campo di Corso Marsiglia
JUVENTUS–GENOA 2–1
Juventus: Combi; Gianfardoni e Bruna; Albera, Monticone e Barale; Grabbi, Munerati, Rosetta, Pastore e Audisio. Allenatore: Károly.
Genoa: De Prà; Bellini e De Vecchi; Barbieri, Burlando e Leale; Neri, Sardi, Catto, Santamaria e Bergamino. Allenatore: Garbutt.
Arbitro: Panzeri di Milano.
Marcatori: Grabbi al 15’, Rosetta al 55’, De Vecchi all’85’.

sabato 22 aprile 2017

Lelio COLANERI

Classe 1917, da San Vito Romano. Ala come si era ali nei primi anni Quaranta, veloce e guizzante a cercare di gabbare il terzino di giornata per poi crossare in mezzo alla buona ventura. Colaneri, in una Juve di transizione che non ha più gli estri romantici del quinquennio glorioso, ha però la fortuna di arrivare in un momento buono, l’anno della conquista della seconda Coppa Italia. Gioca un bel po’, ventitré partite e sei reti in tutto, prima di fare le valige e passare alla Salernitana.

Massimo CARRERA

Si mette in mostra con il Bari, tanto che nel 1991-92 è acquistato dalla Juventus. La squadra bianconera ripresenta Trapattoni in panchina, dopo il disastroso campionato del duo Montezemolo-Maifredi. «A un certo punto ho pensato che avrei concluso la carriera con la squadra barese. Sentivo parlare di possibili cessioni a grandi club, però alla fine non se ne faceva nulla. Credo che la Juventus abbia rappresentato davvero l’ultima chance, ma anche la migliore possibilità». Carrera è schierato come terzino destro, ruolo che ricopriva anche al Bari e offre sempre buone prestazioni, culminate anche con una convocazione nella Nazionale di Sacchi. «Forse ho dato il meglio di me come libero, nel ruolo che continuo a preferire. Però, Trapattoni, mi ha quasi sempre impiegato in marcatura e mi sembra di essermela cavata. Non ho problemi neppure come terzino di fascia, posizione che tra l’altro mi consente di realizzare qualche goal. E, se c’è bisogno, non mi trovo male neanche a centrocampo».

venerdì 21 aprile 2017

Jorge ANDRADE

Nasce a Lisbona, il 9 aprile 1978 e inizia la carriera nelle file dell’Estrela Amadora. Nella stagione 1999-2000 è notato dal Porto, che lo acquisisce nell’estate seguente. Giocando come centrale di difesa nei Dragoni matura le sue doti di forza, equilibrio, passo e distribuzione di palla, tanto da esordire con la nazionale nel novembre 2001. Dopo la sfortunata avventura al Mondiale del 2002, è acquistato dal Deportivo la Coruña e, durante la permanenza in Spagna, subisce il primo grave infortunio al ginocchio sinistro: il 5 marzo 2006 si procura la rottura del tendine rotuleo nella gara contro il Barcellona che lo tiene lontano dai campi per nove mesi. Nonostante questo, è corteggiato in varie occasioni da numerosi club, tra cui Chelsea, Liverpool, Manchester United, Barcellona e Valencia. Alla fine a spuntarla è la Juventus, che lo acquista a titolo definitivo nel luglio del 2007, pagandolo dieci milioni di euro.

giovedì 20 aprile 2017

Humberto ROSA


Il 1961 è per la Juventus anno chiave, determinante nel bene come nel male – racconta Gianni Giacone – è l’anno dello scudetto numero dodici, strappato in un finale entusiasmante all’Inter di Herrera; ma è anche l’anno che chiude un ciclo di successi e di un’era. Capitan Boniperti lascia la squadra nel momento del trionfo, alla maniera dei grandi del passato e una parte di Juventus finisce con lui. È la Juventus grandissima e invidiatissima degli anni Cinquanta, sempre protagonista e, spesso, scudettata ora grazie alle prodezze degli Hansen e di Præst, ora con i tunnel di Sivori e le capocciate di Charles, il gallese. Di queste due realtà bianconere Boniperti è ideale tratto di unione, oltre che denominatore comune; qualcuno si illude che la mancanza di Boniperti significhi qualcosa soltanto sul piano psicologico; ma i fatti, incontestabilmente, dicono il contrario.

mercoledì 19 aprile 2017

Igor TUDOR


Nasce a Spalato nel 1978 ed ha appena compiuto vent’anni quando, nell’autunno 1998, indossa per la prima volta con la maglia bianconera. «Provengo dalla scuola dell’Hajduk, dove la didattica specifica è importantissima; è un aspetto che in Croazia si cura molto, mentre qui in Italia si punta di più sulla forza e sulla tattica. I miei maestri sono stati Jalić, Katalinić e Jović; se tolgo i sei mesi per un’esperienza vissuta nel Trogir, squadra il cui valore equivale alla vostra C1, ho sempre militato nel club più blasonato di Spalato. Sono stato tesserato all’età di undici anni ed ho percorso tutte le tappe, dalla Primavera alla prima squadra; ho debuttato che avevo solo diciassette anni e sono arrivato alla Nazionale maggiore dopo aver indossato le maglie di tutte le rappresentative giovanili».

martedì 18 aprile 2017

Roberto ANZOLIN


«Avevo diciotto anni, stavo attraversando le cinquantadue Gallerie del Pasubio, quelle famose del 1915-18 sulle Piccole Dolomiti. Era buio. Presi una capocciata tremenda. Qualcuno mi toccò la mano: “Ti aiuto io”. Era una ragazza. L’ho sposata». Si chiama Gabriella e mezzo secolo dopo, in salotto, precisa sorridendo: «Ma non subito. L’ho sposato al suo secondo anno di Juventus, perché se fosse andato male, avrebbero dato la colpa a me. Infatti prese cinquanta goal, la Juventus finì quart’ultima. Peggio di così non poteva andare. Allora l’ho sposato».

lunedì 17 aprile 2017

AMÀRO

Acquistato nell’estate del 1962 dall’America di Rio, in Brasile, dove faceva il mediano di appoggio, alla Zito, per intendersi, ma senza avere la classe limpida di quest’ultimo. Nell’America il centrocampo era affidato a due uomini: Amàro di dietro e Juan Carlos davanti. Era una squadra, quella, veramente con i fiocchi. Una squadra che sovente giocava da pari a pari con il Santos. La chiamavano l’America del Miracolo. La coppia Amàro-Juan Carlos era veramente da Nazionale. Ma, singolarmente, i due giocatori valevano ben poco.

Karl-Erik PALMÉR

Esplode nel Legnano, piccola provinciale lombarda assurta agli onori della Serie A negli anni Cinquanta; forma con Eidefjäll-Augustsson e Filippini un buon trio di svedesi, certamente molto inferiore a quello consacrato del Milan, formato da Gren, Nordahl e Liedholm. Palmér è un discreto interno di fantasia, poco supportato dal fisico, ma con buone doti tecniche. Dopo essere sceso in Serie C con la compagine lilla, è acquistato dalla Juventus nell’estate del 1958. Ma il salto è troppo grande e la Juventus è tutta un’altra cosa. La squadra che ha appena conquistato lo scudetto della stella è chiamata all’impresa di fare il bis e deve pure cercare di fare bella figura in Europa, partecipando per la prima volta alla Coppa dei Campioni. Broćić, allenatore filosofo dei bianconeri, lo schiera titolare il 28 settembre 1958 nel comodo turno casalingo contro il Bari, e il ragazzo disputa una buona partita, meritandosi la riconferma. L’occasione arriva nel match di ritorno di Coppa dei Campioni sul campo del Wiener, il mitico Prater di Vienna. La Juventus, che all’andata ha vinto 3-1 con tre goal di Sivori, dà fiducia a Palmér. Una vera catastrofe, per lo svedese e soprattutto per la Juventus, bastonata dagli austriaci per 0-7 ed eliminata dalla coppa.

domenica 16 aprile 2017

Christian POULSEN


Il suo arrivo a Torino, nel luglio del 2008, è abbastanza tumultuoso. I tifosi bianconeri, infatti, sognavano lo spagnolo Xabi Alonso, più volte promesso dalla società ed è duramente contestato durante i primi giorni di ritiro a Pinzolo. Si porta appresso l’etichetta di “cattivo” per aver litigato con Gattuso e per lo sputo subito da Totti durante gli Europei di qualche anno prima. Ma Christian Poulsen non si scompone, sa di essere un buon giocatore, certo non sopraffino, con grandi doti di corsa, determinazione e grinta. D’altronde, l’esperienza non gli manca, essendo un titolare della Nazionale danese e avendo giocato nella Bundesliga e nella Liga.

Enrico CANFARI

Socio fondatore e secondo presidente – scrive Renato Tavella – nato a Genova il 16 aprile 1877. Da ritenersi l’indiscusso trascinatore dei primi passi juventini. Nella torinese officina di biciclette di Corso Re Umberto 42, che condivide col fratello Eugenio, si tiene la storica riunione da cui nasce la società. Eletto presidente nel secondo anno di vita societaria, si attiva per organizzare le prime partite e far confezionare le prime maglie, quelle leggendarie di colore rosa. Della primissima formazione che si confronta sui prati del Valentino coi pionieri del gioco si assegna il ruolo di avanti centrale ma, ben presto, si fa da parte preferendo l’arbitraggio. Laureatosi in chimica, la professione sovente lo conduce in Inghilterra da cui trasferisce e diffonde, primo in Italia, il riconosciuto Regolamento Arbitrale. Allo scoppio della Grande Guerra parte volontario col grado di capitano e pochi mesi dopo, il 22 ottobre 1915, muore sull’Isonzo.

sabato 15 aprile 2017

Elio RINERO

Due stagioni in bianconero per un totale di dodici presenze. Tutto qui il carnet di Elio Rinero, vero e proprio “jolly”, come si diceva una volta di un giocatore capace di disimpegnarsi in molteplici ruoli. Qualche spicciolo di gloria nella Juventus scudettata di Heriberto (contro il Mantova schierato con la maglia numero dieci al posto di Cinesinho) e sei presenze (con due apparizioni in Coppa delle Fiere contro i bulgari del Locomotiv Plovdiv) nella “Vecchia Signora” targata prima Carniglia e poi Rabitti. Nel mezzo due prestiti, poi il definitivo trasferimento a Genova sponda rossoblu.

“HURRÀ JUVENTUS” GIUGNO 1964
È nato nella famosa cinta protettiva di Torino, molto affollata negli ultimi tempi, Rinero Elio da Beinasco. Il giovane centromediano torinese è un po’ il perno della squadra Allievi, anche se in fatto di popolarità altri compagni di squadra e di età lo hanno sopravanzato, come Roveta, Puletti, Zandoli.