martedì 16 ottobre 2018

Federico MUNERATI


A quei tempi, le ali giocavano entrambe avanti, e il loro compito principale era quello di effettuare traversoni per i piedi o per la testa del centrattacco. Se il cross arrivava da sinistra, l’ala destra si proiettava incontro al pallone per incornarlo in rete e viceversa. Munerati sapeva fare in modo ottimale entrambe le cose, perché era un giocatore, velocissimo e opportunista, con eccezionali doti di palleggiatore che gli permisero di vestire per nove anni la maglia bianconera, collezionando 254 presenze e realizzando ben 114 goal.

lunedì 15 ottobre 2018

David TRÉZÉGUET


Il padre George, la mamma Beatrice e la sorella Fabiana sono nati a Buenos Aires; David, invece, nasce a Rouen, in Francia, il 15 ottobre 1977. Il papà, che è stato giocatore professionista, ha militato per quattro stagioni nel Rouen; poi, scaduto il contratto, ha riportato tutta la famiglia in Argentina. Trézéguet cresce nelle giovanili del Platense. All’età di diciassette anni, è chiamato in Francia dal Monaco. «È stato Jean Tigana a scoprirmi e, ritrovarmelo come allenatore, è stato un onore per me. Era uno a cui piaceva il bel calcio ed io mi sono adattato subito al suo sistema di gioco, alla sua mentalità. Al Monaco, però, avevo diciassette anni, mi allenavo con la prima squadra e poi, magari, al sabato andavo in panchina con la prima squadra e la domenica tornavo a giocare con la Primavera».

domenica 14 ottobre 2018

Didier DESCHAMPS


Nasce a Bayonne, il 15 ottobre 1968. Cresce nel Nantes, dove gioca per cinque stagioni, prima di approdare una prima volta a Marsiglia, nel 1989. L’anno successivo veste la maglia blu del Bordeaux e poi altri tre stagioni nell’Olympique Marsiglia, dove vince lo scudetto, la Coppa dei Campioni e conquista il posto fisso nella Nazionale transalpina. Arriva alla corte di Lippi, nell’estate del 1994 e subito si infortuna gravemente: parziale rottura del tendine di Achille. Didier si deve fare operare e la convalescenza è molto lunga, sei mesi. Didier non è il tipo che si arrende facilmente: una volta guarito diventa subito indispensabile costituendo con Paulo Sousa, una coppia di centrocampo fortissima che porta la squadra bianconera a vincere scudetto e Coppa Italia e arrivare in finale di Coppa Uefa.

sabato 13 ottobre 2018

Massimo BONINI


Al termine della trionfale stagione del ventiduesimo scudetto, Boniperti lo ha definito: «Il nostro fantastico terzo straniero». Più che all’origine anagrafica (è nato a San Marino), il presidente si riferiva al costante rendimento offerto da Massimo Bonini. Il biondo centrocampista è un mostro di continuità, infaticabile e prezioso. Quando si presenta, giovanissimo, lo battezzano in mille modi: il nuovo Netzer, il nuovo Benetti, l’erede di Furino. In realtà, Bonini è un azzeccato cocktail, ricco di personalità originale. Se la Juventus non ha dovuto rimpiangere un grosso campione come Furino, il merito è proprio del suo degno successore.

venerdì 12 ottobre 2018

Zoran MIRKOVIĆ


Nasce a Belgrado il 21 settembre 1971. Difensore dotato di buone qualità tecniche, Zoran starriva in Italia nell'estate del 1996 acquistato dall' Atalanta di Mondonico, per rinforzare il reparto difensivo, indebolito dalla cessione di Montero alla Juventus. Il giocatore serbo disputa due ottime stagioni con la squadra orobica, schierato sia al centro della difesa sia come terzino di fascia. Nell’estate del 1998, Zoran segue le orme dello stesso Montero e lo raggiunge alla Juventus dopo aver disputo delle ottime partite con la Jugoslavia, ai Mondiali di Francia 1998.

giovedì 11 ottobre 2018

Luciano FAVERO


Fra i calciatori che sono migliorati al punto di convincere anche gli scettici (impresa non da poco) c’è Luciano Favero. Ritenuto ingiustamente un grezzo elemento di pura forza, si è rivelato un difensore completo, a suo modo eclettico, poiché ha saputo ricoprire disinvoltamente anche il ruolo di libero dopo l’infortunio di Scirea nella finalissima intercontinentale di Tokyo. In realtà Favero, nato nell’ottobre del 1957 a Santa Maria di Sala, provincia di Venezia, ha saputo trasferire nel calcio la ferrea volontà delle sue origini contadine (sei fratelli) unita a una capacità di apprendimento che lo segnala fra i difensori più significativi della cosiddetta generazione di mezzo.

mercoledì 10 ottobre 2018

Rinaldo Fioramonte MARTINO


L’Italia rinasce in mezzo alle macerie con tanta voglia di riemergere, nel calcio la tragedia di Superga ha lasciato un grande vuoto. L’avvocato Gianni Agnelli costruisce una squadra grandissima, la vuole con fuoriclasse mai visti prima, li sceglie personalmente, attraverso relazioni che legge più volte prima di decidere, informandosi su tutto, anche le abitudini private dei soggetti. Carletto Levi, amico personale dell’avvocato Agnelli e fiduciario della Juventus sul mercato sudamericano, è incaricato dalla società trovare una grande mezzala per fare della squadra bianconera uno squadrone. «C’è un fuoriclasse, ha giocato nella Nazionale argentina, ed è anche di origine italiana, ma è già sui trent’anni. Si chiama Martino».

martedì 9 ottobre 2018

Giancarlo BERCELLINO


Quando aveva quindici anni gli dissero che sarebbe diventato un forte attaccante se avesse continuato ad allenarsi con serietà, senza grilli per la testa. Esordì, in quel ruolo, contro la squadra ragazzi della Juventus. Giocò talmente tanto bene che, l’anno dopo, la società bianconera lo acquistò per un milione e mezzo Giancarlo Bercellino, ragazzo senza grilli, aveva realizzato il grande sogno.

lunedì 8 ottobre 2018

Antonio CABRINI


Si è imposto subito come un ottimo terzino moderno: le sue qualità apparvero talmente evidenti, che anche in un club come la Juventus, rispettoso della tradizione e, soprattutto, delle gerarchie, decisero che sarebbe stata follia rinviare il lancio di quel giovanotto dal volto d’attore e dal fisico di atleta. La vita juventina di Antonio Cabrini inizia ufficialmente alle quindici di domenica 13 febbraio 1977 a Torino. L’incontro, con la Lazio, è vinto per 2-0 dai bianconeri. Buon auspicio, del resto anche quello era un anno scudetto. Sette partite e quindici nel campionato successivo, tutte giocate ad altissimo livello. Quando la stagione del Mundial di Buenos Aires si apre, Enzo Bearzot decide che Cabrini avrebbe fatto parte della comitiva azzurra. E così, il debutto in azzurro avviene nella più famosa ribalta del mondo.

domenica 7 ottobre 2018

Jürgen KOHLER


È, probabilmente, uno degli stopper più forti nella storia della Juventus con la quale ha giocato 102 partite di campionato (uno scudetto) segnando otto reti. Venti presenze, invece, in Coppa Italia (una vittoria) e ventitré nelle Coppe europee (un successo nella Coppa Uefa) con quattro goal. Eppure è diventato juventino quando era già al culmine della carriera. Proveniente dal Bayern Monaco, Kohler ha immediatamente dimostrato che su di lui si poteva fare affidamento totale, perché il suo talento difensivo è stato veramente indiscusso.

sabato 6 ottobre 2018

UDINESE - JUVENTUS


25 novembre 1984 – Stadio Friuli di Udine
UDINESE-JUVENTUS 0-3
Udinese: Brini; Galparoli e Cattaneo; F. Rossi (dal 46’ Miano), Billia e De Agostini; Mauro, Gerolin, Selvaggi, Criscimanni e Montesano. In panchina: Fiore, Papais, Dominissini e Tesser. Allenatore: Vinicio.
Juventus: Bodini; Caricola e Cabrini, Bonini, Favero e Scirea; Briaschi, Tardelli (dall’87’ Limido), Vignola, Platini e Boniek. In panchina: Tacconi, Prandelli e Koetting. Allenatore: Trapattoni.
Arbitro: D’Elia di Salerno.
Marcatori: Platini al 1’ e al 27’, Briaschi all’88’.

venerdì 5 ottobre 2018

Mauro Germán CAMORANESI


Nasce in Argentina, a Tandil, il 4 ottobre 1976. Muove i primi passi nelle giovanili del Gymnasia Y Esgrima, in Argentina. Sigla il suo primo contratto da professionista in Messico nel Santos Laguna (1996-97). Condizionato da un problema a una caviglia, fa un provino in Cile con i Santiago Wanderers senza buon esito, per poi firmare un accordo con i Montevideo Wanderers. Con i Bohemios gioca solo alcune partite di Primera División Uruguaya in quanto, dopo aver subito dieci giornate di squalifica per un pestone a un arbitro, è costretto a interrompere l’esperienza. Dopo una parentesi in patria nella stagione 1997-98 al Banfield, torna in Messico ingaggiato dal Cruz Azul, squadra nella quale mette in risalto le sue doti offensive, realizzando trentadue reti in settantotto partite.

giovedì 4 ottobre 2018

Antonello CUCCUREDDU


Scelse il più difficile, ma anche il più diretto modo di presentarsi alla Juventus. In una partita di Coppa Italia del settembre 1969 allo stadio Comunale torinese scese in campo con la maglia del Brescia e marcò così bene Luis Del Sol da impressionare la dirigenza bianconera. Era l’inizio della sua storia juventina che doveva portarlo a vincere, in dodici anni, sei scudetti, una Coppa Italia e una Coppa Uefa, totalizzando 434 presenze con trentanove goal. Un bottino che ricorda tuttora con affetto e gioia.

mercoledì 3 ottobre 2018

Zlatan IBRAHIMOVIĆ


Nasce a Malmö, il 3 ottobre 1981 da una famiglia di immigranti, provenienti dai dintorni di Tuzla in Bosnia-Erzegovina; padre bosniaco e madre croata, Zlatan è cresciuto a Rosengård, sobborgo di Malmö, densamente popolato da immigranti. «Mia madre, Djulka, ha lavorato come donna delle pulizie; tanto e duro, come può fare solo una che ha una personalità molto forte. Mio padre, Sefik, fa il manutentore di uno stabile ed ha un orgoglio smisurato; non puoi aiutarlo in niente, non te lo permette. Deve essere per questo che un sacco di volte, anche da ragazzo, mi sono sentito dire “Zlatan Ibrahimović, tu non ascolti”. È vero; mi piace fare le cose da solo. Ma il tempo mi sta aiutando a capire che a volte si ha bisogno anche degli altri. Anche in campo.

martedì 2 ottobre 2018

Enrique Omar SIVORI


«Omar Sivori è un vizio». Soleva ripetere l’avvocato Giovanni Agnelli con un accostamento tanto colorito quanto efficace. Omar arriva da Buenos Aires nell’estate del 1957, grazie al programma del dottor Umberto Agnelli, che esige il rilancio della Juventus dopo cinque stagioni di vacche magre. Omar è uno degli Angeli dalla Faccia Sporca del calcio argentino. Non è alto, ha un baricentro piuttosto basso, dettaglio importante per un calciatore, una zazzera corvina e lo sguardo pungente di chi ti vuole prenderti in giro. Il resto della storia non ha misteri. Su di lui sono stati versati torrenti di inchiostro. Il suo è un calcio diabolico, cinico, quasi maligno, che nasce dal piede di un prestigiatore fatto per pungere i difensori e divertire il pubblico.

lunedì 1 ottobre 2018

Mirko VUČINIĆ


Quello che gioca in pantofole o in infradito: così è stato più volte soprannominato Mirko Vučinić, montenegrino di Nikšić. Classe purissima, talento da vendere, tutti gli ingredienti per diventare uno dei giocatori più forti della propria epoca. Ma Mirko, come detto, gioca in pantofole: un dribbling ben riuscito e, per lui, la partita finisce lì. E tutto rimane sospeso nell’aria, nell’attesa vana del definitivo salto di qualità. Lo aveva portato a Lecce, a soli diciassette anni, Pantaleo Corvino: Mirko esordisce in prima squadra immediatamente e le sue grandi giocate strabiliano il mondo del pallone italiota. È vero, non segna tantissimo, ma quando ha voglia di giocare vale da solo il prezzo del biglietto. Già, quando ne ha voglia: è questo il suo tallone d’Achille.