Un suono antico, capace di fermare il tempo, quasi fosse un
flauto musicale. Noi, che abbiamo memoria, riconosceremo il fischio di Concetto
Lo Bello. Sono più di quindici anni che si è spento nella sua Siracusa. Ma la
sua ombra si staglia ancora all’orizzonte di un calcio sempre più affollato di
lillipuziani, lievi come semi di soffione, cangianti come bruchi che conoscono
la metamorfosi.
Lo Bello aveva peso, volume e forma. Era l’Arbitro. Il più
famoso, certo, e forse il più grande.
Il suo fischio non era modulato, vago come quello dell’usignolo.
Era acuto e perentorio. Lacerava l’aria. Non seduceva. Impietriva. Quel fischio
ha dettato il tempo a Rivera e Sivori, a Riva ed a Rocco. Gianni Brera lo aveva
definito: «Un po’ Dionisio, tiranno di Siracusa, un po’ Abd el Karim, pirata
saraceno».
















