sabato 23 marzo 2019

Giuseppe GALDERISI


«Galderisi ebbe un momento di fortuna che oggi si potrebbe definire sfacciata – scrive la pungente penna di Caminiti – nell’esordio in Serie A dal 60’ in sostituzione di Marocchino, avvenuto a Perugia in un match senza goal, il 9 novembre 1980, le sue doti si erano potute appena intuire, doti di sveltezza innanzitutto. Poi il 14 febbraio 1982 giocò contro il Milan e segnò i tre goal della sua vita, e Boniperti, cioè il più silenzioso presidente dell’intera storia del pallone, gli dedicò una frase, anzi un pensiero, ricco di una grande virtù: la generosità. Boniperti disse testualmente: «Questo Galderisi fa goal come Zoff para». Erano i giorni in cui Zoff lustrava la sua gloria sempiterna e parve una profezia per la carriera più luminosa. Così fu in effetti, anche se di goal nella Juventus, dopo quei tre, non ne avrebbe segnati molti: il marchio, direbbe Angelo Caroli, rimane».

venerdì 22 marzo 2019

Sergio CERVATO


Figlio di contadini, è nato a Carmignano di Brenta (PD), il 22 marzo del 1929 ed è scoperto diciottenne nel Bolzano dal maestro Luigi Ferrero; tre anni dopo è già in Nazionale. È uno di quelli dello scudetto fiorentino ma i tifosi viola lo lasciano partire senza clamorose contestazioni. Cervato sta per compiere trent’anni e sembra un vecchio combattente pieno di ferite: ha avuto guai a un piede (il famoso piede freddo che, a suo tempo, aveva bloccato anche Meazza) e si dice che fosse troppo spesso esposto a strappi muscolari. Anche in Nazionale, dopo venticinque partite, non è più titolare: lo sostituisce un tracagnotto della sua stessa stazza, Gaudenzio Bernasconi, centromediano della Sampdoria.

giovedì 21 marzo 2019

Piero MAGNI


Negli anni Settanta, l’Olanda “totale” di Cruijff fece capire al mondo intero che il calcio moderno doveva in larga misura prescindere dai ruoli tradizionali. Difensori che attaccavano, attaccanti che retrocedevano per difendere e impostare ed anche un portiere che, all’occorrenza, sapeva uscire dai pali nelle vesti di libero aggiunto. Un’innovazione futuristica che aveva portato all’Ajax (vincitore di ben tre edizioni consecutive della Coppa dei Campioni) il tecnico rumeno Stefan Kovács, uno studioso di calcio che fece le fortune dell’Olanda calcistica.

mercoledì 20 marzo 2019

Roger MAGNUSSON


1967: scudetto vinto significa Coppa dei Campioni da onorare – scrive Gianni Giacone – se possibile agganciare, comunque sognare. Sarà molto dura, con le frontiere chiuse e con un mercato che ha pochi pezzi pregiati, praticamente irraggiungibili. Il sogno è il giovane Gigi Riva, che non si muove da Cagliari. Anche il granata Meroni farebbe felice l’Avvocato, ma con il Torino non si può, i tifosi granata farebbero la rivoluzione. I rinforzi veri sono Volpi a centrocampo e Simoni a dare una mano all’attacco. In extremis, e solo per la Coppa, arriva uno svedese spilungone di nome Magnusson.

martedì 19 marzo 2019

Simone PADOIN


«A tutti i tifosi juventini, premesso che si tratti per me di una cosa assolutamente inusuale scrivere sui social (di cui sono sprovvisto, questo è di mia moglie) e, infatti, è la prima volta che lo faccio, penso che in questa occasione sia assolutamente necessario esprimere da parte mia un ringraziamento particolare a tutto il popolo bianconero che in questi anni mi ha dimostrato costantemente il suo affetto. So assolutamente che un semplice grazie non può bastare a spiegare la mia gratitudine verso tutto l’ambiente juventino: questi sono giorni in cui provo sentimenti contrastanti, da una parte sono carico a mille per la nuova avventura che mi attende, dall’altra provo un grande nodo alla gola per quello che sto lasciando e che con questa lettera voglio ringraziare.

lunedì 18 marzo 2019

Roberto TRICELLA


Nasce a Cernusco sul Naviglio, in provincia di Milano. Il paese dei liberi, così chiamato, perché ha dato i natali a tre grandi giocatori, accomunati dal ruolo, tutti quasi contemporaneamente sui campi di Serie A: Gaetano Scirea, Roberto Galbiati e, appunto, Tricella. Ai più parve naturale che, sul finire della carriera dell’immenso Gaetano, la Juventus gli affiancasse il migliore degli altri due compaesani, quel Roberto Tricella che, nel 1987 anno del passaggio in bianconero, era nel pieno della maturità calcistica.

domenica 17 marzo 2019

GENOA - JUVENTUS


22 ottobre 1989 – Stadio Ferraris di Genova
GENOA-JUVENTUS 2-3
Genoa: Gregori; Ferroni e Caricola; Ruotolo (dall’87’ Rotella), Perdomo (dal 68’ Torrente) e Signorini; Urban, Fiorin, Fontolan, Ruben Paz e Aguilera. In panchina: Braglia, Collovati e Camerano. Allenatore: Scoglio.
Juventus: Tacconi; Napoli (dal 46’ Bruno) e De Agostini; Galia, Bonetti e Fortunato; Alejnikov, Rui Barros, Zavarov (dall’88’ Alessio), Marocchi e Schillaci. In panchina: Bonaiuti, Brio e Casiraghi. Allenatore: Zoff.
Arbitro: Lanese di Messina.
Marcatori: Schillaci all’11’, Aguilera al 20’, Schillaci al 21’, autorete di Fortunato al 41’, Alejnikov al 49’.

sabato 16 marzo 2019

Roberto GALIA


Dire cose importanti in perfetto silenzio è un privilegio degli uomini veri. Dirle senza urlare, in un calcio ricco di eccessi, è impresa titanica. Eppure, Roberto Galia percorre questo strano mondo da tanti anni ed è riuscito a non cambiare, a non fare deroghe. Il bello è che, la sua, non è l’umiltà un po’ appiccicosa e retorica dei vinti, ma una serenità che deriva dalla piena coscienza dei propri mezzi e dei propri limiti. Una scheda personale che il centrocampista bianconero tiene a mente e usa come cartina di tornasole della realtà: «Mi conosco, so di non essere un fuoriclasse ma un giocatore prezioso forse sì. Ho cambiato diverse maglie, sono sempre andato d’accordo con i miei allenatori e sempre ho avuto la precisa sensazione di essere utile. Non è poco».

venerdì 15 marzo 2019

Paul POGBA


È pressoché impossibile mettersi nei panni di Paul Pogba – ammette Massimo Zampini su Juventibus.com del 7 agosto 2016 – dire quale sarebbe stata la scelta giusta, certificare noi cosa avremmo fatto al suo posto. Dovremmo immaginare di essere un ragazzo francese che a sedici anni viene preso dal Manchester United, la squadra più famosa del mondo. Di giocare lì per tre anni, in quell’età dove noi finiamo lentamente l’adolescenza mentre loro, i giocatori, quelli veri, sono già adulti, fuori casa da chissà quanto. Di avere un allenatore che crede in te, ma non ancora, non quanto vorresti, e allora arriva una squadra dall’Italia (LA squadra dall’Italia, quella di Platini, Zidane, Deschamps, Trézéguet e compagnia) che sta rinascendo, mentre tu stai nascendo e ti coccola, ti lusinga fino a convincerti.

giovedì 14 marzo 2019

Fernando VIOLA


Prodotto del vivaio bianconero, arriva alla maglia più importante a vent’anni e ci arriva in una giornata per concentrazione di eventi, anche atmosferici oltre che sportivi: la giornata in cui la Juventus di Vycpálek capisce in pratica di potere e volere lo scudetto numero quattordici. 12 marzo 1972, al Comunale contro il Bologna: Nando Viola, elemento di spicco della Primavera, è chiamato a rimpiazzare niente meno che Causio già detto Brazil, a sua volta investito dei panni di Haller.

mercoledì 13 marzo 2019

Edgar DAVIDS


Nasce a Paramaribo in Suriname, il 13 marzo 1973. Appena diciottenne debutta nel campionato olandese, indossando la mitica maglia dell’Ajax. Con gli “Aiaci”, dal 1991 al 1996 la sua carriera è una linea di successi personali; Edgar è giocatore potente, selvaggio, sempre pronto a ringhiare contro tutti gli avversari. Van Gaal, il suo maestro olandese, gli regala il nomignolo di Pittbull: il personaggio è astioso, scorbutico e irascibile, ma è un grande campione. Se ne accorge il Milan, che alla vigilia del campionato 1996-97, lo ingaggia, convinto di avere fatto un grosso affare.

martedì 12 marzo 2019

JUVENTUS – ATLÉTICO MADRID


3 giugno 1965 – Stadio Comunale di Torino
JUVENTUS-ATLÉTICO MADRID 3-1
Juventus: Mattrel; Gori e Salvadore; Bercellino, Castano e Leoncini; Dell’Omodarme, Del Sol, Combin, Mazzia e Stacchini. Allenatore: Herrera.
Atlético: Madinabeytia; Rivilla e Calleja; Ruíz Sosa, Griffa e Glaria; Ufarte, Aragonés, Mendonça, Adelardo e Cardona. Allenatore: Bumbel.
Arbitro: Heymann (Svizzera)
Marcatori: Salvadore aut. al 13’, Stacchini al 34’, Calleja aut. al 75’, Salvadore al 79’.

lunedì 11 marzo 2019

Baldo DEPETRINI


«Mi sono sempre chiamato Baldo – racconta – questa di Teobaldo è inventata, mi sono sempre chiamato Baldo. De poi Petrini, unito, sono stato sempre unito io, ho sempre corso per quattro, dovevo aiutarmi da solo. La Juventus mi aveva preso dalla Pro Vercelli, ero cresciuto nella stessa squadra, dove si erano formati Piola e Ferraris II, cioè la Veloces. Cominciai a giocare proprio piccolo, a dodici anni ero qualcuno. I miei lavoravano sul riso, anche mio nonno. Vercelli vive comunque sul riso. Avevo giocato in A con la Pro Vercelli i campionati dal 1931 al 1933. Mi facevano marcare Orsi ed io gli rendevo la vita difficile. Non m’incantava, quello. Non abboccavo alle sue finte, restavo immobile e lui finiva con l’innervosirsi.

domenica 10 marzo 2019

Carlo OSTI


Nato a Vittorio Veneto (Treviso), il 20 gennaio 1958. Si forma nella Coneglianese. Passa all’Udinese, da questa all’Atalanta (e con i neroazzurri debutta in Serie A) dove lo preleva la Juventus e lo rispedisce un anno in prestito ancora all’Udinese. Approda a Torino nell’estate del 1980. Difensore vecchio stile, di quei terzini che si attaccano alle caviglie dell’avversario e non le mollano più, coraggioso e combattivo, in bianconero è tuttavia chiuso dai vari Gentile, Cabrini, Cuccureddu e Brio.

Dante CRIPPA


È il campionato 1962-63 – scrive Gianni Giacone su “Hurrà Juventus” – un torneo di transizione tra una Juventus nobile ma carica di malanni e una nuova e consapevole della propria dimensione, che non è più di squadra pigliatutto. Milano ha tutto per monopolizzare la lotta per lo scudetto, persino il trascinatore di folle, Helenio Herrera, che ha resistito alle critiche durissime dei primi tempi. I suoi sistemi lo rendono impopolare, ma il Mago è duro a morire, questo suo terzo anno in Italia lo consacrerà definitivamente per la gioia delle legioni interiste.

sabato 9 marzo 2019

Stefano STURARO


Il mercato di gennaio, detto anche di “riparazione”, difficilmente offre opportunità convenienti. Va da sé che anche Marotta-Paratici abbiano sempre trovato qualche difficoltà di troppo a reperire giocatori validi. Da acquisti boom (come Barzagli e Cáceres, Matri e Padoin) a veri e propri flop (su tutti Bendtner e Anelka, Borriello e Osvaldo oppure Rincón). Difficilmente collocabile fra i primi o fra i secondi, troviamo Stefano Sturaro da Sanremo, dove è nato il 9 marzo del 1993. Approda sulle rive del Po nel febbraio del 2015, proveniente dal Genoa, dove si è messo in luce con ottime prestazioni.