giovedì 24 maggio 2018

Massimo MAURO


Catanzaro, Udinese, Juventus, Napoli: la nascita (in tutti i sensi, dai primi vagiti il 24 maggio 1962 ai primi calci, alla Serie A con Catanzaro-Milan 0-3 del 27 aprile 1980), la prima affermazione fuori casa, la consacrazione, il tramonto. Massimo Mauro alla prima stagione nella Juventus vince subito uno scudetto e una Coppa Intercontinentale. È uno dei protagonisti del rinnovamento, della squadra che doveva essere sperimentale e che con il suo lungo sprint e qualche affanno mette in cassaforte il ventiduesimo titolo italiano. Trapattoni a Talamone, il suo feudo vacanza, nel luglio 1985, dice: «Mauro sarà importante. Lo aspetto come uomo cross, ma anche come prezioso elemento di raccordo. Le sue doti di palleggio sono note oramai, con lui e gli altri faremo un buon lavoro». Mauro non arriva molto sul fondo a crossare, va detto, ma il lavoro di raccordo in questa Juventus che si è scoperta da sola, partita per partita, è via via più importante.

mercoledì 23 maggio 2018

Angelo OGBONNA


Inimmaginabile sarebbe stato pensare che Valentino Mazzola o Giorgio Ferrini o Claudio Sala potessero togliersi la maglia granata, con annessa la fascia di capitano, per vestire la casacca bianconera. Inimmaginabile, appunto. Ma siamo nell’estate del 2013 e le “bandiere” non esistono più. Così, quando Angelo Ogbonna, capitano del Torino, attraversa idealmente il Po e approda sulla sponda bianconera, nessuno si stupisce più di tanto. Lo vuole a tutti costi Antonio Conte per rinforzare la propria linea difensiva, nonostante non costi poco, 15 milioni di euro fra costo del cartellino e bonus. Fisico statuario, scuro di pelle (Angelo nasce a Cassino, in provincia di Frosinone, da genitori nigeriani), è un difensore che ha nella velocità e nella tecnica le sue doti migliori, tanto da poter essere utilizzato sia come centrale sia come esterno.

martedì 22 maggio 2018

Arturo VIDAL


Difficile raccontare i quattro campionati juventini di Vidal. Difficile, perché sono stati talmente tanto intensi e perché El Guerrero è entrato talmente tanto nel cuore dei supporter juventini che il rischio di cadere nella nostalgia è altissimo. Proviamo a farlo, mediante testimonianze e momenti di questa fantastica e trionfale cavalcata che comincia nell’estate del 2011, quando il campione cileno approda alla corte di Antonio Conte. Va in rete alla prima uscita in campionato con la maglia della Juve, l’11 settembre 2011, nel 4-0 contro il Parma. Partendo dalla panchina, perché diverrà titolare solo dalla quarta giornata a Catania. Il ruolo di inamovibile, Arturo, se lo guadagna allenamento dopo allenamento, partita dopo partita, tackle dopo tackle, corsa dopo corsa, goal dopo goal.

lunedì 21 maggio 2018

Umberto COLOMBO


Poiché giocava in una Juventus il cui genio era garantito da un fuoriclasse come Sivori, a Colombo non si chiedeva di avere il piede vellutato, ma di garantire la solidità del centrocampo e il controllo, con dedizione assoluta, delle mezzali avversarie. E il possente ragazzo di Como (1,83 di altezza per settantasette chili di peso) assicurò, alla squadra, il sudore di mille rincorse, di altrettanti preziosi recuperi, di appoggi mai leziosi ai compagni più dotati tecnicamente di lui, sebbene nell’eleganza dello stile potesse rivaleggiare con gli stessi Sivori e Boniperti. La Juventus lo lanciò nel campionato 1954-55, in uno dei periodi più critici della storia bianconera; anche da lui, uno dei rappresentanti della linea verde, la società iniziò la ricostruzione che avrebbe portato alle vittorie dei primi anni Sessanta. Non era certo in possesso di una tecnica sopraffina, ma era prezioso per il suo senso tattico e per il grande dinamismo, tanto nei recuperi quanto nel rilancio dell’azione; il contributo alla squadra fu davvero prezioso e fondamentale.

domenica 20 maggio 2018

Andrea PIRLO


«Lui è fantastico. Ha una superiore visione di gioco e con un colpo mette la palla dove vuole. Il calcio si gioca con la testa. Se non hai la testa, le gambe da sole non bastano». Queste parole pronunciate nientepopodimeno che da Johan Cruijff, spiegano nel migliore dei modi, quale sia stata la grandezza di Andrea Pirlo. E il miglior giocatore del mondo della sua epoca e nel suo ruolo, poteva non vestire la casacca bianconera? Certo che no e, detto fatto, il matrimonio si celebra nell’estate del 2011. È un regalo che la coppia Marotta-Paratici fa ad Antonio Conte, neo allenatore juventino, approfittando del fatto che Andrea è lasciato libero dal Milan.

sabato 19 maggio 2018

JUVENTUS - VERONA


26 gennaio 1986 – Stadio Comunale di Torino
JUVENTUS-VERONA 3-0
Juventus: Tacconi; Favero e Cabrini; Bonini Brio e Scirea; Mauro (dall’80’ Pioli), Pin, Serena, Platini e Laudrup. In panchina: Bodini, Caricola, Briaschi e Pacione. Allenatore: Trapattoni.
Verona: Giuliani; Ferroni e Galbagini; Tricella, Marangon (dal 23’ Turchetta) e Briegel; Bruni, Verza, Galderisi, Vignola e Larsen-Elkjær. In panchina: Spuri, Giolo, Gnesato e Roberto. Allenatore: Bagnoli.
Arbitro: Pieri di Genova.
Marcatori: Platini al 49’, Serena al 69’, Laudrup al 71’.

venerdì 18 maggio 2018

Patrice EVRA


Patrice Evra è un nuovo calciatore del Marsiglia – si legge sulla pagina Facebook de “Lamagliadellajuve” del 27 gennaio 2017 – la società e gli ex compagni di squadra lo hanno salutato in queste ore anche attraverso i social (fra qualche anno, un tweet sostituirà definitivamente una stretta di mano: o no?). Arruolato da Madama per poco più di un milione di sterline nel luglio del 2014, Patrice parte piano per poi crescere di rendimento gara dopo gara. Non è più quello dei migliori anni allo United, quando nel ruolo aveva pochissimi rivali al mondo, ma pur con pochi slanci è un elemento affidabile. Non perde occasione per manifestare il suo amore per la Juve, l’attaccamento ai colori bianconeri, l’apprezzamento verso il calcio italiano.

giovedì 17 maggio 2018

Luisito MONTI


È stato grande fra i grandi; non c’era juventino che non lo ricordasse, che non avesse negli occhi le imprese di quel gigante, che non avesse apprezzato gli enormi sacrifici ai quali si sottopose per poter dimostrare anche alle platee italiane il valore mostrato prima in Argentina, in Uruguay e ad Amsterdam, nel torneo olimpico del 1928. Ma è bene dire subito che Luis giocò senz’altro meglio in Italia di quanto non avesse fatto negli anni giovanili in Sud America. Forse anche perché nella Juventus era circondato da grandissimi campioni. Quando fu creato il campionato a girone unico, i dirigenti della Juventus decisero di costruire una squadra favolosa, destinata a dettare legge per un lungo periodo. Gli anni Trenta in casa bianconera sarebbero stati il frutto di un’accorta e tenace fase preparatoria, avviata con la presidenza di Edoardo Agnelli, magnate di molti splendori.

mercoledì 16 maggio 2018

Giovanni VARGLIEN


Anni Trenta: c’era una volta la Juventus e l’altra Italia, una 520 Torpedo può essere acquistata con 10.000 lire, le prime immagini sonore arrivano nei cinematografi, una copia di un quotidiano costa venticinque centesimi, un pasto al ristorante cinque lire. Mumo Orsi sale sul tram in corsa, ha un morbido Borsalino in testa, le scarpe lucide di vernice, il cappotto di panno blu. L’Italia freme per Mussolini e il ciclismo. Peppin Meazza sta riempiendo stadi, cuori e reti, l’Ambrosiana deve accettare il comando della Signora di Edoardo Agnelli e del barone Mazzonis. L’avventura comincia il 28 settembre dal 1930 alle quindici e trenta campo di Via Marsiglia, Juventus-Pro Patria con la prima partita di campionato.

martedì 15 maggio 2018

Čestmír VYCPÁLEK


Parco Stromovka è il suo campo preferito, i compagni di quartiere gli avversari più indomiti. Čestmír è un ragazzotto biondo e paffutello che trascorre interminabili ore nel cortile di casa a incantare compagni e avversari; palleggia col piede destro e col mancino fino all’esasperazione. Papà Premsyl, tifoso del grandissimo Slavia Praga lo costringe a seguirlo ogni domenica allo stadio Spartan e Čestmír comincia ad accarezzare sogni di grandezza calcistica. La strada non è facile: papà Premsyl vede in Cesto un futuro campione, mentre mamma Jarmila, invece, pretende la massima dedizione allo studio: «Ti dedicherai al pallone – gli impone – solo dopo aver superato l’Accademia Commerciale». Čestmír supera ogni anno a pieni voti le classi del ginnasio e quelle dell’Accademia Commerciale e, a diciassette anni, si ritrova con il diploma e il lasciapassare dei dirigenti dello Slavia per giocare in prima squadra.

lunedì 14 maggio 2018

Stefano TACCONI


Da Perugia, dove nasce il 13 maggio del 1957, Stefano Tacconi prende una strada impervia e tutt’altro che diretta per la Juve. Anzi: poiché, dopo l’apprendistato a Spoleto, è l’Inter a scoprire per prima le doti del ragazzo tra i pali, si potrebbe pensare che tutto possa diventare Stefano, meno che il portiere della squadra bianconera. Ma in neroazzurro le cose non vanno come dovrebbero e così il giovanotto comincia a peregrinare su e giù per la penisola, dalla Pro Patria al Livorno, dalla Sambenedettese all’Avellino. Qui, agli albori degli anni Ottanta, il giovanotto finalmente si ferma. E si afferma. Perché il fisico è da “goalkeeper” anglosassone aduso alle mischie e il carattere è quello di un moschettiere di Dumas. Quando Stefano decide di farsi crescere il baffo, l’aspetto da eroe di cappa e spada è perfetto. Ad Avellino è proprio quel che ci vuole, la gente sogna in grande, la squadra dei lupi irpini non è mai stata così in alto, e il portiere deve essere all’altezza. Tacconi in breve diventa uno dei punti di forza della squadra, e decolla con i compagni.

domenica 13 maggio 2018

ROMA - JUVENTUS


15 marzo 1931 – Campo Testaccio di Roma
ROMA–JUVENTUS 5-0
Roma: Masetti; De Micheli e Bodini II; Ferraris IV, Bernardini e D’Aquino; Costantino, Fasanelli, Volk, Lombardo e Chini. Allenatore: Burges.
Juventus: Combi; Rosetta e Caligaris; Barale, Varglien I e Vollono; Munerati, Cesarini, Vecchina, Ferrari e Orsi. Allenatore: Carcano.
Arbitro: Carraro di Padova.
Marcatori: Lombardo al 6’, Volk al 51’, Bernardini su rigore al 61’, Fasanelli al 78’, Bernardini al 88’.

sabato 12 maggio 2018

Massimo BRIASCHI


Diventa juventino all’inizio del luglio 1984, quando, il presidente del Genoa, Fossati, lo chiama mentre si trova in vacanza con la famiglia, dicendogli, in un linguaggio misterioso. «Tranquillo Massimo, oramai è fatta», senza fornire altri particolari. L’attaccante, poco incline a credere alle ricorrenti promesse del suo presidente, risponde con un «Va bene, allora devo tornare a Genova». Massimo Briaschi è reduce da una positiva stagione nel Grifone, contraddistinta da dodici goal ed è al centro delle attenzioni di tante squadre di Serie A. La mattina dopo Boniperti, cioè la Juventus in persona lo chiama. «Subito non mi sono reso conto – racconta Briaschi – poi ho capito. La Juventus mi vuole, è la mia grande occasione!».

venerdì 11 maggio 2018

Angelo COLOMBO


Nato a Gattinara in provincia di Vercelli il 13 maggio 1935, inizia la sua carriera nella mitica Pro Vercelli, dove disputa tre campionati tra Serie D e Serie C. Un anno a Messina e poi il passaggio al Cagliari nel 1960, l’esperienza più significativa della sua carriera. Con lui in porta, la squadra sarda compie il grande salto, dalla Serie C fino alla massima serie. Colombo, finalmente, riesce a guadagnarsi la Serie A, a suon di grandi parate; un trionfo meritato per il bravo vercellese, giunto oramai sulla soglia dei trent’anni.

giovedì 10 maggio 2018

Gilberto NOLETTI


Chissà quanti si ricorderanno di questo difensore – scrive Gianni Giacone su “Hurrà Juventus” – che Amaral converte sin dall’inizio al suo 4-2-4 di tutto stile brasiliano? Al profano il modulo richiama prima di tutto confusione di numeri e di ruoli, a qualche tecnico pure, ma la Juventus formato sudamericano per un bel po’ è accattivata dalle trovate esotiche del suo trainer e la concorrenza guarda con curiosità, ma anche con una certa dose di rispetto, questa squadra che ha i centromediani interscambiabili e il terzino sinistro con il numero sei, Noletti il più delle volte. Manco a farlo apposta, l’ex milanista interpreta il ruolo come il suo allenatore desidera, vale a dire con grinta ma anche con fantasia, sapendo adattarsi al rivoluzionario marcamento a zona, che per i teorici del catenaccio a oltranza rappresenta una specie di pugno nello stomaco. Quattordici presenze totalizzerà alla fine di quel torneo atipico come le trovate di Amaral.

mercoledì 9 maggio 2018

Luciano SPINOSI


Nasce a Roma il 9 maggio 1950. A dieci anni, è investito da una macchina, che gli causa la frattura di una gamba («Da mancino diventai destro», ama ricordare); si riprende ed è tesserato dalla Tevere Roma, che gioca in Quarta Serie. Luciano picchia che è un piacere, mangia delle bistecche da far paura, ma non ingrassa di un etto; lo chiamano Er Secco der Villaggio. «Sono sempre passato per un picchiatore, ma non era così. Certo, le mie entrate le facevo, ma non ho mai fatto male a nessuno e, soprattutto, non sono mai stato espulso per un fallaccio».