venerdì 27 gennaio 2012

Concetto LO BELLO



Un suono antico, capace di fermare il tempo, quasi fosse un flauto musicale. Noi, che abbiamo memoria, riconosceremo il fischio di Concetto Lo Bello. Sono più di quindici anni che si è spento nella sua Siracusa. Ma la sua ombra si staglia ancora all’orizzonte di un calcio sempre più affollato di lillipuziani, lievi come semi di soffione, cangianti come bruchi che conoscono la metamorfosi.

Lo Bello aveva peso, volume e forma. Era l’Arbitro. Il più famoso, certo, e forse il più grande.

Il suo fischio non era modulato, vago come quello dell’usignolo. Era acuto e perentorio. Lacerava l’aria. Non seduceva. Impietriva. Quel fischio ha dettato il tempo a Rivera e Sivori, a Riva ed a Rocco. Gianni Brera lo aveva definito: «Un po’ Dionisio, tiranno di Siracusa, un po’ Abd el Karim, pirata saraceno».

giovedì 26 gennaio 2012

Giampiero GASPERINI


Giampiero Gasperini, a nove anni, partecipò ad un provino per la Juventus insieme ad una miriade di ragazzini. Il teatro del batticuore era proprio il Combi e, come principale esaminatore, il mitico Predale, scopritore di tanti talenti. Fu scelto, ma nacque subito un problema a causa dell’età, in quanto il tesseramento al Nagc era possibile soltanto a dieci anni. Il piccolo Gasperini si era presentato, spavaldamente, con un anno di anticipo; era, però, troppo bravo per essere lasciato in pasto alla concorrenza e fu preso ugualmente e tesserato la stagione successiva.

Nel settore giovanile della Juventus, rimarrà per nove anni; una costante, questi tempi lunghi di appartenenza, che si ripeterà più avanti anche da professionista. I suoi maestri saranno Bussone, Viola, Castano e Grosso; conquisterà uno scudetto Allievi Nazionali nel 1975 vinto ai danni dell’Atalanta (2-0 all’andata, 1-1 al ritorno) e l’anno successivo la finale Primavera persa contro la Lazio di Giordano e Manfredonia, allo stadio Olimpico davanti a 30.000 spettatori.

Sebastian GIOVINCO


Soprannominato Formica Atomica per via del suo fisico minuto (1,64 per 62 chili), nasce a Torino da mamma calabrese di Catanzaro e da padre di Bisacquino, paese in provincia di Palermo. Eredita il nome dal nonno, che in realtà si chiamava Sebastiano, troncando la “O” finale.

La sua statura limitata ed il suo fisico leggero non gli impediscono di essere considerato una delle migliori promesse del calcio italiano ed uno dei giovani calciatori più talentuosi in circolazione. Preferisce giocare da trequartista, ma può ricoprire anche il ruolo di esterno di centrocampo e seconda punta. Rapidità di esecuzione, visione di gioco e dribbling sono alcune delle migliori doti che lo contraddistinguono, insieme ad una grande abilità nei calci piazzati.

mercoledì 25 gennaio 2012

Alberto PICCININI


Il 1949, per la Juventus, è l'anno zero. Il ventottenne presidente Gianni Agnelli vuole riportare la sua squadra ai fasti antichi, a quei successi epici culminati, tra il 1930 ed il 1935, con l'indimenticabile serie dei cinque scudetti consecutivi. Non è ammissibile prolungare oltre, un digiuno che dura ormai da quattordici anni.

Per far fronte a ciò, la rosa della stagione precedente viene quasi interamente smantellata: tra i titolari vengono riconfermati i soli Manente, Parola, Boniperti, John Hansen e Muccinelli, ai quali vengono affiancati i nuovi Bertuccelli, Viola (che rientra dal prestito alla Lucchese), Mari, Piccinini e gli stranieri Præst e Martino. I miglioramenti per ora sono solo sulla carta; occorre amalgamare al meglio undici campioni e farne una squadra.

martedì 24 gennaio 2012

Gabriele PIN


Nasce a Vittorio Veneto, in provincia di Treviso, il 21 gennaio 1962. Arriva alla Juventus nell’estate del 1985, da Parma, sulla scia di Pioli, ma con un particolare importante in più; è di scuola juventina, avendo, appena diciottenne, già debuttato in serie A, all’ultima giornata del campionato 1979/80, contro la Fiorentina. Giocò, per la cronaca, un solo tempo e la Juventus vinse bene, un 3-0 indiscutibile.

Nella squadra emiliana, allenata da Gedeone Carmignani, Gabriele svolge mansioni atipiche, che si avvicinano a quelle del play-maker del basket. Un regista, insomma, ma anche un incontrista/lottatore, che si sdoppia a seconda del bisogno e che garantisce alla squadra un contributo sia in fase di costruzione, che in quella di interdizione.

Mohamed Lamine SISSOKO



Momo Sissoko nasce a Mont-Saint-Aignan, in Francia, il 22 gennaio 1985, da genitori originari del Mali. Cresce a Parigi, ma inizia la sua carriera a soli diciassette anni nell’Auxerre, in Francia, dove però non riesce a dimostrare il suo valore e finisce la stagione senza far l’esordio in prima squadra: «Che cosa fosse davvero l’Africa, l’ho scoperto a diciassette anni; prima dovevo giocare a calcio, costruire il mio futuro. E, così, rimandavo e rimandavo; poi, un giorno, decisi che era arrivato il momento di andare in Mali. Ricordo che, quando arrivai, all’aeroporto c’era la gente che mi aspettava. La cosa mi colpì; vidi le loro facce, sentii il loro affetto. Fino ad allora, quel paese viveva solamente nei racconti dei miei genitori. Era la cultura che mi avevano trasmesso, il dio che pregavo, i piatti che trovavo sulla tavola. Vedere, però, è un’altra cosa, ti apre gli occhi. Ho capito che, in qualche modo, anch’io appartenevo a quella terra. Fu allora che rinunciai alla Nazionale francese.

lunedì 23 gennaio 2012

FERNANDO


DA “HURRÀ JUVENTUS” DELL'AGOSTO 2005:

Estate 1961, Torino è in festa per lo scudetto numero 12 della “Signora” targata Charles - Sivori - Boniperti e per le solenni feste a ricordo del centenario dell’unità d’Italia.

Josè Puglia Fernando, classe 1937, da San Josè do Rio Pardo, è un ragazzo di buone promesse che la Juve ha acquistato, sulla fiducia di osservatori amici brasiliani, per vedere se ne può fare qualcosa nell’imminente stagione dell’assalto alla Coppa dei Campioni.

Un centravanti grande e grosso con buon dribbling e bel tiro, che dice papale di non essere secondo a nessuno e di voler pertanto giocare il più possibile. La Juve però è coperta, c’è Charles e pure Nicolè, per non parlare del giovanissimo Cavallito, asso della  De Martino.

Fernando fa in tempo a giocare una partita di Coppa Italia quando ha da poco disfatto le valige: lo danno in prestito al Palermo. Per farsi le ossa, naturalmente. Fernando inizialmente punta i piedi, ma l’idea alla fine non gli spiace. E fa bene.

Giocherà in Sicilia una stagione da grande, contribuendo al miglior Palermo di sempre, a fianco degli ex bianconeri Mattrel e Burgnich. La Juve, quell’anno, ne avrebbe avuto bisogno.

Moreno TORRICELLI


Moreno Torricelli nasce ad Erba (CO) il 23 gennaio 1970. La sua storia ha dell’incredibile; si può dire che interpreta la fiaba di Cenerentola ambientata nel mondo del calcio.

Torricelli, infatti, lavora come magazziniere in una fabbrica di mobili della Brianza ma grazie, ad un amichevole disputata dalla Juventus nel luglio del 1992 contro la squadra nella quale milita per hobby, la Caratese (campionato nazionale dilettanti), la sua vita cambia: «Dai quindici ai ventidue anni ho lavorato fino alle sei del pomeriggio. Fare il falegname non mi dispiaceva, così come essere un calciatore solo per divertimento e qualche spicciolo. Avevo già allora una volontà di ferro. Ero uno dei quelli che appena finito il turno preparava la borsa e volava al campo sportivo per l’allenamento. Fino a tardi, almeno tre volte a settimana. Sacrifici che oggi ricordo con grande piacere. Sarebbe stato bello farli anche se non fossi arrivato in serie A.
In origine ero un libero. Staccato, si diceva quando la marcatura era solo a uomo. Ho giocato così nei primi anni a Oggiono. Poi nel 1990 andai a Carate Brianza, dove arrivò un allenatore, Antonelli, che portò idee nuove. Il Sacchi dei campionati minori. Ci fece giocare in linea e mi spostò a giocare sulla fascia. Mi ha inventato come terzino, sono stato bravo ad adattarmi».

domenica 22 gennaio 2012

Luigi SIMONI



Nasce a Crevalcore, in provincia di Bologna, il 22 gennaio 1939. La Juventus vorrebbe Luigi Meroni, ma la forte protesta dei tifosi del Torino, spinge all’Avvocato Agnelli a rinunciare al beat granata ed a ripiegare su Simoni, altro granata e sempre Gigi di nome.

Simoni è lineare e pulito, piacevole, ma di poca incisività. Rimane alla Juventus solamente nella stagione 1967/68, collezionando 13 presenze (11 in campionato e 2 in Coppa Campioni). Nell’estate del 1969 viene ceduto al Brescia. Dopo aver giocato anche nel Genoa, intraprende la carriera di allenatore.

Alen BOKŠIĆ


Alen Bokšić da Makarska, classe 1970, poco più che ventenne, approda in Francia nell’Olimpique Marsiglia, dove vince una Champions League, strappandola al Milan di Capello: «In quella stagione, segnai 22 goal in 37 partite, ma giocavo in una posizione centrale ed avanzata e non era un problema andare in rete. Ma che soddisfazione vincere la Champions, contro quella che era considerata la squadra più forte del mondo!»

Il calcio italiano lo accoglie nel 1993, a braccia spalancate, facendo di Alen un protagonista nella Lazio che insegue, con grande dispiego di risorse, lo scudetto.

sabato 21 gennaio 2012

ATALANTA - JUVENTUS


Non si può parlare di Atalanta e Juventus, senza ricordare i numerosi affari che si sono concretizzati sulla strada Bergamo - Torino.

La grande collaborazione fra le due squadre comincia agli albori degli anni settanta; in quell’estate, infatti, un giovane di belle speranze, tale Adriano Novellini, arriva a Torino dalla squadra nerazzurra. In Lombardia approdano due giocatori che hanno fatto la storia del club bianconero: Roberto Anzolin e Gianfranco Leoncini. Si trasferiscono all’Atalanta anche Giovannino Sacco, talentuoso centrocampista mai sbocciato in maglia bianconera e Lamberto Leonardi, che a Torino ha ballato per una sola estate.

Pietro RAVA


I ragazzi torinesi abitanti nel rione della Crucetta ed in quelli della periferia occidentale della città, avevano un numero relativamente alto di campi sui quali giocare a calcio; il più frequentato, tuttavia, era il campo del Dopolavoro Ferroviario, in corso Parigi, l’attuale corso Rosselli. Proprio sul terreno dei Ferrovieri, la squadra che non aveva nelle proprie file un ragazzone che si chiamava Piero Rava, aveva diritto a giocare con un uomo in più, per il semplice fatto che Rava valeva il doppio.

Rava abitava a cento metri dal campo del Dopolavoro Ferroviario (il papà di Piero era capostazione a Porta Susa), mentre a poco più di duecento metri in linea d’aria c’era il campo in corso Marsiglia, dove giocava la Juventus, squadra per la quale, inutile dirlo, il ragazzone faceva il tifo.

Pietro CARMIGNANI


Pietro Carmignani nasce ad Altopascio, in provincia di Lucca, il 22 gennaio 1945; la svolta calcistica avvenne a Firenze, quando è ancora una giovane promessa, a diciotto anni. Lo visionò Pandolfini e, l’ex mezzala della Nazionale, diede il suo parere favorevole; la Fiorentina, però, nicchiò ed il talent scout Franceschini, se lo portò a Como.

Tre anni in riva al lago e poi il trasferimento a Varese, da dove comincia la sua ascesa; l’affermazione, la promozione in serie A e l’acquisto delle doti necessarie per difendere i pali di una squadra che lotta disperatamente per la salvezza. Volente o nolente, deve fare i miracoli, ma lui è uno che ha un fisico di ferro; trentotto partite su trentotto in serie B, 30 su 30 in serie A, dove subisce più di 30 goal, ma fa almeno il triplo di miracoli.


venerdì 20 gennaio 2012

Carlo OSTI


Nato a Vittorio Veneto (Treviso) il 20 gennaio 1958. Difensore. Si forma nella Coneglianese. Passa all’Udinese, da questa all’Atalanta (e con i nerazzurri debutta in serie A) dove lo preleva la Juventus e lo rispedisce un anno in prestito ancora all’Udinese. Approda a Torino nell’estate del 1980. Difensore vecchio stile, di quei terzini che si attaccano alle caviglie dell’avversario e non le mollano più, coraggioso e combattivo, in bianconero è tuttavia chiuso dai vari Gentile, Cabrini, Cuccureddu e Brio: «Gentile, Cabrini e Cuccureddu sono degli autentici campioni ed anche a vederli dalla panchina ho tutto da guadagnare.


Alfredo FONI


Foni arrivò alla Juventus giusto in tempo per essere tra i protagonisti dell’ultimo scudetto conquistato dal mitico quinquennio ed il primo ed unico della sua carriera di campione, olimpionico e mondiale. Era stato acquistato dal Padova come rincalzo di Rosetta e Caligaris, ma, in quella prima stagione in bianconero, giocò molto più lui di quei due fenomeni ormai al tramonto: così fu schierato ora con l’uno, ora con l’altro, quasi a ricevere il testimone di un’ideale staffetta. Due anni dopo, infatti, erano Foni e Rava i nuovi dominatori delle aree di rigore, da affidare alla leggenda. Insieme avrebbero vinto Olimpiadi e Mondiali ma, per la Juventus, solo due Coppe Italia.

giovedì 19 gennaio 2012

IL “VAFFA” DI CHINAGLIA



Giugno 1974. Il calcio italiano si prepara ad affrontare i Mondiali in Germania. Nonostante l’eliminazione dall’Europeo del 1972, il presidente federale, Artemio Franchi, conferma il Commissario Tecnico Valcareggi, ma affida la Nazionale alla stretta tutela di Franco Carraro, erede della presidenza del Settore Tecnico dal dimissionario Walter Mandelli, e di Italo Allodi, che ha lasciato, dopo tre anni, la Juventus.

L’immagine della squadra azzurra è resa splendente da un lungo periodo di imbattibilità: nelle due amichevoli per il 75° anniversario della Federcalcio, la nostra Nazionale batte sia il Brasile a Roma sia l’Inghilterra a Torino e, per la prima volta, sconfigge l’Inghilterra a domicilio, espugnando il mitico stadio di Wembley con un goal di Fabio Capello.

mercoledì 18 gennaio 2012

VIOLA E MUCCINELLI ARRESTATI!


Quando si vuole rievocare episodi nei quali il gioco del calcio ha sconfinato nell’avventura, rischiando addirittura di cadere in situazioni drammatiche, non si può dimenticare quanto è successo alla Juventus, nel luglio del 1951, in Brasile.

In quell’anno, fu organizzato un torneo che, in sostanza, era la prima ed inedita edizione della Coppa dei Campioni; solo il meccanismo era diverso, in quanto tutte le gare dovevano essere giocate, nel breve spazio dì quindici giorni, da otto squadre suddivise in due gironi.

martedì 17 gennaio 2012

Piero MONATERI


DI MARIO PENNACCHIA, DA “GLI AGNELLI E LA JUVENTUS”:

Mercoledì 1° ottobre 1952 se ne va  Pierino  Monateri. La Juventus non perde soltanto un dirigente di antica devozione, ma perde un profondo affetto, un benemerito patrocinatore di tutte le più lodevoli iniziative, un esempio di piemontese capace di ingentilire l’austerità con il sorriso ed il buonsenso, un uomo nato per portare l’arcobaleno nelle ore del temporale.

L’uomo che ha costruito il leggendario campo di corso Marsiglia. L’uomo che ha percorso cinquant’anni di Juventus: da Bruna a Bigatto, da Giriodi a Combi, da Rosetta a Hirzer, da Caligaris a Orsi, da Cesarini a Monti, da Varglien a Munerati, da Ferrari a Bertolini, da Farfallino Borel a Foni, da Depetrini a Rava, da Parola a Boniperti, da Martino ai tre danesi.

lunedì 16 gennaio 2012

Salvatore FRESI



Salvatore Fresi nasce a La Maddalena, in provincia di Olbia, il 16 gennaio 1973. Dopo alcune esperienze nelle giovanili di Fiorentina e Foggia, disputa il primo campionato professionistico con la Salernitana nel 1993/94. A soli vent’anni si impone come regista difensivo dal grande talento e carattere; arrivano, alla fine del campionato, la promozione in B ed, inevitabile, la convocazione in Nazionale Under 21, di cui porterà anche la fascia di capitano.

Dopo un eccellente campionato di serie B, in cui sfiora la promozione, viene acquistato dall’Inter; I tre anni con la casacca neroazzurra iniziano in maniera incoraggiante, ma la decisione dell’allenatore Hodgson di schierarlo a centrocampo, non gli consente di esprimersi al meglio. Nonostante ciò, partecipa all’Olimpiade di Atlanta nel 1996 e vince, con l’Inter, la Coppa Uefa nel 1998.