mercoledì 11 maggio 2016

Angelo COLOMBO

Nato a Gattinara in provincia di Vercelli il 13 maggio 1935, inizia la sua carriera nella mitica Pro Vercelli, dove disputa tre campionati tra Serie D e Serie C. Un anno a Messina e poi il passaggio al Cagliari nel 1960, l’esperienza più significativa della sua carriera. Con lui in porta, la squadra sarda compie il grande salto, dalla Serie C fino alla massima serie. Colombo, finalmente, riesce a guadagnarsi la Serie A, a suon di grandi parate; un trionfo meritato per il bravo vercellese, giunto oramai sulla soglia dei trent’anni. E l’anno magico si doveva ripetere sotto la guida di Silvestri: il Cagliari si piazza sesto, anche per merito del brizzolato portiere. Arrivato alla Juventus nell’estate del 1965, Colombo non riesce mai a sfondare; troppo forte è Anzolin per poter prendere il suo posto fra i pali della porta bianconera. Angelo, che come Bettega e Ravanelli, ha i capelli completamente bianchi, rimane a Torino fino al 1968, totalizzando solamente sei presenze, tutte nel campionato dell’addio.
Colombo non fu particolarmente fortunato, durante la sua permanenza in bianconero; basti pensare che una delle sue rare presenze, corrispose al derby giocato pochi giorni dopo la tragica morte di Meroni. Una partita dominata dalla commozione e il buon Colombo dovette raccogliere per ben quattro volte il pallone nella sua rete. «Ricordo con tanta malinconia quel derby – ricorda Angelo – disputato pochi giorni dopo la morte di Meroni. Quell’incontro fu condizionato da quella terribile tragedia! Ricordo, invece, con piacere la partita di Bologna, dove parai tutto e, in particolare, quella contro l’Olympiakos di Atene, in Coppa dei Campioni, dove vincemmo per 2-0. Giocare la massima competizione europea resta una grande soddisfazione».
È ceduto al Verona nel novembre del 1968 e, in riva all’Adige, ricomincia a giocare con più continuità, alternandosi tra i pali con Giovanni De Min, il compianto Mario Giacomi e Pierluigi Pizzaballa. È tra i pochi portieri che possono vantare di aver parato un rigore a Gigi Riva. Al termine della stagione 1972-73, all’età di trentotto anni, gioca altri due anni nell’Omegna, prima di appendere gli scarpini al chiodo.
«Un falco tra i pali, dotato di una presa di acciaio. Un portiere di altri tempi», così lo descrive Vladimiro Caminiti. Coordinato nelle movenze e perfetto in quanto a proporzioni morfologiche, essendo alto 173 centimetri, eccelle nelle parate a mezza altezza e a terra, in cui si appallottola come un gatto soriano. Il meglio di sé, Colombo, lo porta nel temperamento irriducibile, che fa di lui un portiere mai domo. A chi gli chiedeva, tempo fa, un episodio saliente della sua carriera, Colombo si rifece a un lontano incontro Pro Vercelli-Ivrea del lontano 1956: «In quell’occasione, sul campo del Robbiano incombeva una nebbia fittissima, tant’è che anch’io non potevo distinguere i miei compagni dagli avversari. Figurarsi poi il pallone! All’improvviso sentii un boato del pubblico e trasalii. Ero stato battuto da un pallone inviatomi alle spalle dal compagno Boglietti. Per fortuna che quell’autorete non ebbe conseguenze perché la gara fu poi sospesa!»

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