lunedì 24 aprile 2017

Frederik SØRENSEN


Spesso il calcio ci regala vere e proprie favole, da raccontare ai nipoti davanti al cammino acceso. Ma una storia come quella di Frederik Sørensen ha veramente dell’incredibile. Senza aver mai giocato una partita tra i professionisti, questo lungagnone biondo nato in Danimarca si trova catapultato, a soli diciotto anni, in quel di Torino. Un vero colpo di genio di Fabio Paratici (coordinatore dell’aria tecnica juventina e braccio destro del direttore generale Marotta), che lo prende in prestito per soli 20.000 euro (nemmeno fosse un’utilitaria), con diritto di riscatto fissato a 130.000 euro.
La società del Lyngby, Seconda Serie danese ma fresca di promozione, è ben lieta di farlo partire per l’Italia, come conferma l’allenatore Christian Nielsen: «Questo trasferimento è perfetto per Frederik, gli dà la possibilità di provare il suo talento ai massimi livelli in uno dei club migliori in assoluto in Europa. Avrà l’opportunità di sperimentare la vita da professionista in un top club. Frederik ha l’esperienza e le competenze necessarie per far bene con la Juventus. Sono contento che il Lyngby sia riuscito a sfornare un altro talento che si trasferisce in un grande club europeo. Ciò sottolinea ancora una volta il buon lavoro svolto dalla società, poiché ben sedici ex nostri giocatori oggi giocano in squadre d’élite».
Lago, questo è il suo soprannome, è aggregato con la Primavera juventina: «Per me è un’opportunità fantastica ed io sono super felice per l’opportunità che mi offre la Juventus e per questo ringrazio il Lyngby. Ringrazio tutti gli allenatori e tutti i dirigenti di questo club e sono pronto per quest’occasione. Non vedo l’ora di iniziare». Frederik è un difensore centrale: bravo con entrambi i piedi, forte fisicamente, non teme gli attaccanti piccoli e svelti, potendo contare su una discreta velocità. Fornisce ottime prove con la Primavera, ma niente fa presagire a quanto sta per succedere.
Domenica 7 novembre 2010, la Juve è di scena all’Olimpico contro il Cesena. La compagine bianconera è incerottata: Bonucci a parte non ha un solo difensore arruolabile. Non sono disponibili nemmeno Ferrero e Camilleri compagni di squadra di Lago nella Primavera. Delneri si vede così “costretto” a chiamare Sørensen e ad affiancarlo all’ex barese. All’inizio le gambe tremano, i romagnoli vanno in vantaggio, i compagni di reparto gli passano la palla col contagocce e lui cerca di fare le cose più semplici: «Ho pensato che era la cosa peggiore che potesse capitare, il goal di Jimenez, ma poi ho cercato di pensare alla partita. E mi sono detto: stai concentrato e arriva in fondo».
Partita da ampia sufficienza ed esame superato. Passano sei giorni ed ecco la Roma, dopo il turno infrasettimanale a Brescia. Delneri non ha Motta, squalificato dopo il giallo rimediato al Rigamonti, tocca ancora a Sørensen, questa volta da terzino destro. Si disimpegna benissimo, fa i movimenti giusti, è più sicuro rispetto a sei giorni prima. Arriva la trasferta di Marassi contro il Genoa, Motta si riprende la fascia destra, ma dopo cinquanta minuti lascia il campo a Lago, presenza numero tre con la Juve a diciotto anni e sette mesi. Nei quaranta minuti è assoluto protagonista: per la prima volta mostra a tutti che è in grado di usare benissimo il proprio fisico, che ha tempi di anticipo eccellenti, lanci in profondità (l’assist per Iaquinta, che spreca una facile occasione, nasce proprio da un’intuizione del danese) e cambi di gioco.
Un articolo di Massimiliano Nerozzi su “La Stampa”, lo presenta alla vigilia della sfida di Genova: «L’inizio dell’avventura non fu delle migliori, mi spaccai il naso in una partita delle giovanili bianconere a Chiusa Pesio, quest’estate. Scontro con un avversario, ma sono cose che capitano. Tornai in Danimarca col naso rotto ma il sogno stava diventando realtà. Ora voglio imparare l’italiano e per questo studio sei ore alla settimana. Delneri parla davvero veloce, è un po’ difficile, ma cerco di capire tutto. Poi, alla fine, chiedo a qualche compagno. In campo uso l’italiano, e se me la vedo male, l’inglese. Io assomiglio a Kjaer? Lasciamo perdere, sono appena all’inizio. Certo aver giocato già in Serie A ha sorpreso anche me, perché pensavo di venire qui e farmi un anno in Primavera a imparare. Invece mi sono capitate queste occasioni. Un mix di capacità e fortuna. Delneri mi ha detto di stare tranquillo e di non preoccuparmi. Ringrazio anche i miei compagni, che mi hanno dato consigli».
Non si ferma più: Catania, Lazio, Chievo, Parma, ancora Catania in Coppa Italia, Bari, Cagliari, sempre da terzino destro. Poi, arriva il 13 febbraio: si gioca Juventus-Inter e non è una partita ma la partita. C’è equilibrio in campo, la compagine bianconera tiene testa allo squadrone neroazzurro. Poi, alla mezzora, solita sgroppata di Sørensen sulla fascia e perfetto cross a centro aera. Irrompe Matri e Julio Cesar non ha scampo: Juventus 1, Inter 0. Il risultato non cambierà più, fra il tripudio del mondo juventino e la felicità di Frederik: «È un sogno. Certe cose fino a poco tempo fa le facevo solo con la Playstation! Il periodo peggiore della squadra è passato, ne sono sicuro. Continuando così possiamo arrivare a conquistarci un posto nella prossima Champions League. Mi piacerebbe affrontare il Manchester United perché è la squadra del mio idolo Vidić. Uno dei difensori più forti del mondo insieme a Piqué del Barcellona e a Chiellini, naturalmente».
Non sarà così per la Juve che terminerà con un deludentissimo settimo posto. Per Lago, invece, una grandissima stagione con ben diciotto presenze e la conferma per l’anno successivo. Ma, a volte, anche le favole non hanno un lieto fine. Arriva Conte sulla panchina bianconera e per il danesino non c’è più spazio. Una presenza in Coppa Italia e il trasferimento a Bologna, alla ricerca della gloria sotto le Due Torri.

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