mercoledì 27 aprile 2016

Raffaele PALLADINO

Nasce a Mugnano di Napoli, il 17 aprile 1984: «Dopo tre anni nel Mugnano e vari provini, fui acquistato dal Benevento. Lì rimasi per un anno e mezzo: Allievi, Nazionali e Primavera il primo anno e i successivi sei mesi con la Prima Squadra. La società stava attraversando un periodo difficile e, così, venni lanciato con i grandi. Quella è stata la mia fortuna; avevo sedici anni, ero molto giovane eppure iniziai a giocare in Serie C, mettendo insieme otto presenze e un goal e la Juventus mi notò, tanto che a gennaio passai in bianconero. Quando mi dissero che mi volevano a Torino, io non ci credevo, anche perché ero un grandissimo tifoso bianconero. Da piccolo avevo la camera tappezzata di foto e di poster di Del Piero e Zidane. Quando ho capito che mi voleva davvero e che, a gennaio, sarei dovuto salire a Torino, sono rimasto sconvolto per un mese».
Con la maglia bianconera della Primavera, disputa due ottimi campionati, nei quali segna venti reti il primo anno e ventuno il secondo. Raffaele ha grandi qualità; le sue caratteristiche principali sono la grande velocità, l’ottima tecnica e il dribbling sul posto, oltre alla grande precisione nel tiro. Palla disputa anche qualche amichevole con la prima squadra, precisamente contro gli Emirati Arabi e l’All Stars segnando anche un goal.
La società bianconera decide di darlo in prestito e, così, disputa la stagione 2004-05 in Serie B, con la Salernitana; con la maglia della squadra campana, gioca trentanove partite e realizza quindici reti in campionato e quattro in Coppa Italia: «Quello è stato il momento più difficile; avevo diciannove anni, un’età nella quale puoi esplodere ma anche non riuscire a sfondare. E poi, un conto è far parte della Primavera della Juventus, dove trovi ragazzi della tua età, sei seguito, gli spogliatoi sono belli e tutto è perfetto, un altro è giocare in squadre di Serie B, dove magari gli stipendi non vengono pagati regolarmente, i campi sono brutti, ti alleni con giocatori di esperienza molto più grandi di te, magari invidiosi della tua età e del fatto che arrivi dalla Juventus. Comunque, io sono stato fortunato, perché sono andato a Salerno con Benjamin, che era mio compagno alla Juventus e stavo spesso con lui, la squadra era giovane e, quindi, mi sono trovato bene. In più, appena arrivato, ho subito iniziato a segnare, sin dalla Coppa Italia. Questo mi ha aiutato parecchio, perché i compagni di squadra mi hanno subito visto come un giocatore importante».
Al termine del campionato, Raffaele torna a Torino ma, in estate, è prestato al Livorno. Esordisce in Serie A il 27 agosto 2005, in Livorno-Lecce e realizza la rete decisiva che consente ai labronici di vincere la partita: «Contro il mio ex allenatore, Gregucci, probabilmente il tecnico cui devo di più. Lui mi avrebbe voluto al Lecce, ma la Juventus decise di mandarmi a Livorno e, guarda caso, proprio alla prima giornata me lo ritrovai di fronte. Quella partita la ricordo con particolare piacere, non solo per il goal, ma anche per un episodio legato a mio padre. Anni addietro avevamo fatto una scommessa; mi aveva promesso che, quando avrei segnato il primo goal in Serie A, avrebbe smesso di fumare. Beh, a fine partita mi diede il pacchetto di sigarette e l’accendino. Io li conservo ancora e lui non ha più ricominciato».
Nonostante le ottime premesse, la stagione non è fortunata; Palla, infatti, incappa in molti infortuni, di cui uno grave al ginocchio, che lo tiene fermo tre mesi. Tuttavia, riesce a farsi apprezzare dai suoi allenatori, prima Roberto Donadoni e poi Carlo Mazzone, per la sua duttilità tattica. Nell’estate 2006 ritorna alla Juventus che, allenata da Didier Deschamps, deve disputare il campionato di Serie B. Il tecnico francese ha molta fiducia in Raffaele e, per trovargli posto in squadra, non esita a schierarlo esterno di centrocampo; ma le prestazioni migliori di Palla sono quelle disputate come seconda punta. Il suo primo goal ufficiale con la maglia bianconera, lo realizza il 18 novembre, contro l’Albinoleffe, salvando la Juventus dalla sconfitta; ma la sua serata di gloria è contro la Triestina, il 19 marzo 2007. Contro la squadra alabardata, infatti, Raffaele segna la sua prima tripletta in carriera; alla fine della stagione, somma venticinque presenze e otto goal.
Logico che sia riconfermato anche nella stagione successiva; Ranieri, nuovo allenatore bianconero, lo schiera spesso da esterno di centrocampo e Palla non sempre riesce ad adattarsi. La stagione è abbastanza deludente; sono poche le partite, dove riesce a mettersi in luce e sono molte, invece, quelle anonime. Infatti, nonostante le trentuno presenze, mette a segno solamente due goal, contro la Reggina e il Parma, lasciando spesso l’impressione di una promessa mai mantenuta. Il 28 febbraio 2008 prolunga il suo contratto con la Juventus fino al 30 giugno 2011, ma, nonostante questo rinnovo, il 3 luglio è ceduto al Genoa.
Quando torna a Torino da ex, il 13 novembre, non può essere certamente una serata come le altre: «È stato un ritorno emozionante, alla Juventus ho lasciato tante persone che mi hanno voluto bene oltre ad una società, un allenatore e dei compagni che mi stimato molto. Non sono pentito, però, di essere andato via, mi trovo molto bene al Genoa. Avevo bisogno di giocare e qui ho l’opportunità di dimostrare il mio valore».

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