mercoledì 21 dicembre 2016

Valerio BONA

Esistono due strade per arrivare al goal: la potenza e l’astuzia. Non ci sono dubbi nell’affermare che Bona, per struttura fisica e per carattere, aveva saputo individuare la prima strada per segnare. Ogni attaccante possiede una sua particolarità, una sorta di accento personale che va a posarsi su questa o quella sillaba delle parole che compendiano il suo periodo di gioco. In Valerio Bona questo accento poteva essere individuato e collocato sulla parola rapidità e consisteva in quella specie di raptus agonistico che, in un determinato e fugace frangente di gioco, gli indicava la via più corta e più svelta per arrivare alla rete. Attivo nell’industria laniera italiana, fu Grand’Ufficiale e Commendatore della Corona d’Italia oltreché Cavaliere di San Silvestro. Fu inoltre ufficiale dell’esercito italiano. Durante la prima Guerra Mondiale fu d’istanza al fronte dal 1916 al 1918, distinguendosi in alcune azioni particolarmente significative sull’altopiano della Bainsizza, che gli valsero una medaglia di bronzo al valor militare e la Croce al Merito. Giocò nella Juventus per un decennio, dal 1911 al 1921, realizzando quarantaquattro reti.
Come atleta, Bona non temeva rivali; possedeva una muscolatura potente, spalle larghe, torace taurino, gambe brevi e tozze, rese ipertrofiche dal costante esercizio del calciare quei palloni pesanti che si usavano ai suoi tempi. I muscoli possenti, a larga sezione, gli consentivano uno scatto relativo a dir poco bruciante, con strabilianti anticipi sul centromediano adibito al controllo. Lo stile di corsa, malgrado la mole, era corretto al punto da consentirgli atteggiamenti stilistici dei più rari. Giocava con una determinazione eccezionale, in ogni gara duramente combattuta veniva alla ribalta come un cavaliere antico, duro e spigoloso, mai vinto.
Sui terreni allentati si ergeva a protagonista assoluto; in una partita del campionato 1913-14, disputata l’8 febbraio su un campo reso pesante da una precedente nevicata, riuscì a segnare ben cinque delle nove reti finite alle spalle del portiere del Como. Fu quella una stagione memorabile per il fromboliere juventino: segnò due goal all’Internazionale, due alla Libertas, due al Milan, due al Novara, cinque al Como, uno al Vicenza, uno al Genova, uno al Verona Hellas, e uno all’U.S. Milanese.
Era l’autentico spauracchio dei portieri avversari, con quella sua grinta incredibile e con quei suoi mutandoni che gli arrivavano sino alle ginocchia! Si raccontava che in una partita, tirò con tale violenza un calcio di rigore che il pallone, rimbalzato sull’asta di ferro che sostiene la rete, colpì alla schiena il portiere, il quale cadde svenuto.
Soprannominato Zio Bomba, è ricordato per un episodio di stupefacente lealtà sportiva: il 22 febbraio del 1914, la Juventus gioca a Milano contro l’U.S. Milanese. Bona cade a terra dopo un urto con un difensore e l’arbitro Goetzloff decreta il rigore. Per uno scrupolo che oggi senz’altro fa sorridere, il direttore di gara ha un dubbio e chiede proprio a Bona se il rigore sia giusto. Bona è il rigorista della Juventus, la tentazione è tanta. Ma risponde candidamente che no, la colpa è sua, è lui che ha travolto il terzino. La partita finisce 0-0, Bona non esce dal campo pentito per la sua lealtà. Un segno distintivo di onestà cristallina che contribuisce a rendere mitica la Juventus.

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