giovedì 12 gennaio 2017

Pablo Daniel OSVALDO

11 maggio 2014: si sta giocando un inutile Roma-Juventus, in quanto la compagine bianconera ha già in bacheca il terzo scudetto consecutivo. È il novantaquattresimo minuto e la partita sta per terminare con un poco esaltante 0-0. La palla è fra i piedi di Pogba che la smista sulla destra, verso Lichtsteiner. Lo svizzero entra in area e crossa rasoterra, il pallone arriva al centravanti juventino che non ci pensa due volte e scaraventa il pallone in rete. Il match termina in quell’istante e sancisce la vittoria bianconera.
«La cosa più bella è stato l'abbraccio di tutti i miei compagni, sembravano più contenti di me e questo per me è molto bello, perché dopo le cose che da nove anni si dicono in Italia, che sono uno che spacca lo spogliatoio e così via, è una bella soddisfazione», sono le parole dell’attaccante bianconero.
Il protagonista di questa storia si chiama Pablo Daniel Osvaldo, argentino di Buenos Aires ma naturalizzato italiano. Si è presentato a Torino, con tanto di bombetta in testa, nel gennaio dello stesso anno, in prestito dal Southampton. Hai già avuto parecchie esperienze in Italia: Atalanta, Lecce, Fiorentina, Bologna e la stessa Roma, dove non ha lasciato un ricordo positivo. «Mi dispiace, è un peccato, non ne voglio parlare, già in Italia c'è troppo violenza per metterci a discutere anche di queste cose – spiega dopo la rete ai giallorossi – peccato, perché qui ho lasciato tanti amici, mi dispiace ma non voglio fare polemiche».
La storia bianconera di Osvaldo è praticamente racchiusa in quel minuto e in quel goal. Poche presenze del tutto impalpabili, due sole reti (la seconda ai turchi del Trabzonspor in Europa League): va da sé che i diciotto milioni di euro richiesti dai Saints per il suo riscatto non sono versati dalla società bianconera e Pablo fa ritorno in Inghilterra, senza grossi rimpianti.

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