sabato 11 giugno 2016

Lorenzo ARIAUDO


Il post Calciopoli non è sempre stato fortunato, ma ha permesso di lanciare giovani che hanno avuto alterne fortune lontano da Torino. Come la stagione 2008-09, iniziata con Ranieri e terminata con Ciro Ferrara in panchina, che ha visto indossare la maglia bianconera (oltre ai già “esperti” Giovinco, Marchisio e De Ceglie) a giovani virgulti di nome Castiglia, Ekdal, Immobile, Esposito, Daud. Fra questi c’è anche Lorenzo Ariaudo, prestante difensore torinese, che esordisce in Prima Squadra dopo aver percorso tutta la trafila delle giovanili bianconere. Per lui, solo sei presenze, e il trasferimento al Cagliari. 

DAVIDE FANTINO, “HURRÀ JUVENTUS” MAGGIO 2009
«Abbiamo vinto tre o quattro a zero, non ricordo esattamente». Lorenzo Ariaudo si presenta all’incontro, dopo una partita di recupero del campionato Primavera, con una disarmante affermazione che ne mostra subito la semplicità, il gusto per il gioco. Come quando al campetto con gli amici non si tiene il conto del numero di goal fatti. Nel ruolo di difensore centrale è stato poco impegnato nella partita in questione e, in effetti, nel 3-0 finale balla un calcio di rigore sbagliato che avrebbe portato il conto totale delle reti realizzate a quattro.
Ariaudo, colonna della Primavera in testa al suo girone con un buon margine sulle inseguitrici, ha già totalizzato alcune significative presenze con la prima squadra, che gli hanno permesso di timbrare il cartellino in tutte le manifestazioni ufficiali: una in Champions League, due in Coppa Italia e un paio in campionato, tra cui l’ultimo derby giocato e vinto, grazie anche a una sua prestazione molto autorevole nella mezzora finale in cui è stato chiamato in causa al posto di Jonathan Zebina.
Lorenzo Ariaudo si affaccia in Prima Squadra sulla traccia percorsa con successo da giocatori diventati oramai punti fermi del gruppo di Ranieri, come Sebastian Giovinco e Claudio Marchisio. Insieme a lui cresce la linea verde della Juve con Daud, Immobile e gli altri under. «Finalmente anche nel nostro campionato si comincia a dare fiducia ai giovani, così come avviene da tempo all’estero. Per non parlare di quello che sta facendo l’italiano Macheda al Manchester United. Vuoi dire che anche noi possiamo iniziare presto a far parte delle rose principali».
Ma per questa stagione c’è qualcosa di importante da afferrare e stringere proprio con i compagni della Primavera. «L’obiettivo dell’anno è vincere lo scudetto che manca da troppi anni a una società importante come la Juventus. Non possiamo e non dobbiamo accontentarci del Torneo di Viareggio conquistato a febbraio. Diversa l’ottica se si parla di prima squadra. Lì spero di riuscire a fare più presenze possibili, di dimostrare sempre di più il mio valore e dare all’allenatore la sensazione di poter contare in ogni momento su di me».
Prima dell’esordio in campionato allo stadio Olimpico contro la Lazio, le parole più significative te le ha dette Tiago. «Mi ha preso da parte nello spogliatoio e mi ha detto: “Sai qual è la differenza tra giocare nella Primavera e in prima squadra? Nessuna”. Mi ha dato fiducia. Certo, è più facile pensarlo dopo anni di grandi sfide!».
In campo hai imparato in fretta a destreggiarti con i big. «Mi hanno aiutato molto soprattutto Chiellini e Legrottaglie, dandomi preziosi consigli. Giocando nel loro stesso reparto è più facile capirsi».
Come è nata la passione per il calcio? «Mio padre non è un appassionato, non ha mai fatto pressione perché diventassi calciatore, sarebbe contrario allo stile della mia famiglia. E invece a casa se ne sono trovati ben due di calciatori. Mio fratello, che è più grande di qualche anno, all’inizio sembrava più forte di me, poi le cose sono cambiate. Lui gioca in Promozione».
Un fatto di testa riuscire a sfondare. «Non bisogna mai mollare, sul fisico si può lavorare anno dopo anno, sulla tattica e sulla tecnica anche, con gli allenamenti e gli insegnamenti. Ma se la mente non è forte è difficile riuscire a raggiungere gli obiettivi».
Quando è convocato con la prima squadra, Ariaudo è uno dei veterani del gruppo. Undici stagioni in maglia bianconera, dai Pulcini fino all’esordio nel turno preliminare di Champions League il 26 agosto nel match con l’Artmedia Bratislava. Dopo i primi calci nel CBS è iniziata la trafila in maglia bianconera. «È stato un percorso non soltanto sportivo. Ti insegna a vivere. Stare fuori casa per periodi lunghi ti fa crescere come uomo. È la prima cosa che ti dicono quando cominci. Ma non è stato tutto rose e fiori, negli Allievi Nazionali, ad esempio, sono finito addirittura in tribuna. È stato un brutto momento, poi è scattato qualcosa e con l’allenatore Schincaglia, nella formazione Berretti, ho trovato posto e soddisfazioni».
Una maglia l’ha già conquistata anche nella rappresentativa nazionale Under 21. Inizialmente era stato chiamato nel gruppo sperimentale, ma si è subito conquistato il posto e l’attenzione di mister Casiraghi già per questo ciclo, che culminerà con le finali del campionato europeo. «Ho segnato all’esordio contro l’Olanda dopo circa un quarto d’ora dall’ingresso in campo. All’inizio il goal non mi era stato assegnato, poi ho fatto notare che io non segno mai… Alla fine è stata fatta giustizia!».
Sei consapevole dei rischi che si corrono quando si comincia a frequentare i vertici del calcio? «Certo, bisogna soprattutto evitare di montarsi la testa, avanzare con calma».
Sei pronto a discutere il tuo futuro più prossimo con la società? «So che esiste l’eventualità di fare un anno in prestito da qualche parte. Ma questo verrà valutato insieme al club a giugno. Io vorrei giocare nella Juventus, squadra per cui tifo da sempre e che reputo la più affascinante al mondo».
Qual è il tuo sogno? «Vincere la Champions League, uno di quegli obiettivi che valgono una carriera intera».
Il goal che ti piacerebbe realizzare? «Mi piacerebbe molto segnare in un derby».
Oltre che a te stesso, a chi auguri un futuro radioso nel calcio? «Ai miei compagni della Primavera. Penso che Daud abbia già dimostrato di avere delle grandi potenzialità. Tutti insieme, comunque, siamo un grande gruppo di giocatori. Anche Immobile e Yago, ad esempio, hanno ottime possibilità per il futuro».

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