sabato 20 febbraio 2016

Mariano MARCHETTI

Fine stagione 1977-78: la Juventus ha conquistato l’ennesimo sigillo tricolore e deve affrontare la fase finale della Coppa Italia che, negli anni Settanta, si svolgeva al termine del campionato e delle coppe europee. La compagine di Trapattoni deve, però, rinunciare a tutti i Nazionali, convocati per gli imminenti Mondiali argentini. Cosicché, il tecnico bianconero è “costretto” ad attingere dalla squadra Primavera, concedendo spiccioli di gloria ai vari Francisca, Geissa, Gasperini, Magnani, Schincaglia, Miani, Cascella, Granaglia, Bozzi e Tolfo. C’è gloria per tutti, anche per l’eterno dodicesimo Alessandrelli. Tra questi ragazzi c’è anche Mariano Marchetti che disputerà due soli incontri su sei: saranno due sconfitte, 0-5 contro il Napoli e 2-4 contro il Milan. Di Marchetti, come per la maggior parte di questi giovani speranzosi, non ne sentiremo più parlare.

MASSIMO FRANCHI, “HURRÀ JUVENTUS” SETTEMBRE 1977
Mariano Marchetti (nulla a che vedere dal punto di vista genealogico con i precedenti Marchetti juventini, Giampiero e Alberto, ma dei quali sembra voler ripercorrere il cammino e superare le gesta) è un giovanissimo libero (appena diciassette anni) di fisico normolineo dai “piedi buoni” e dalla battuta lunga che può giovarsi (ammiratene la disinvoltura di tocco, la perentorietà nelle “uscite”, la buona predisposizione alla ricucitura delle trame e al sussidio del centrocampo) di una trascorsa esperienza nel settore nevralgico del campo, la seconda linea per inciso, esperienza che, pare, stia diventando pressoché obbligatoria per i liberi del futuro. Egli sarà il “battitore” titolare nella formazione Primavera della Juventus edizione 1977-78 e, dopo Scirea e Spinosi, il terzo libero bianconero. Marchetti, una simbiosi di innata modestia e di schietta bonomia euganea, non ama parlare troppo di sé, è un ragazzo schivo, riservato e di poche parole: costretto a interrompere gli studi per motivi personali dopo la terza media e avviato precocemente alla carriera di ceramista (le celeberrime Maioliche di Bassano), Mariano ha fatto del calcio la propria “ratio vitae” (nel senso ciceroniano del termine), possiede una tenacia ferrea e si applica con scrupolosità, abnegazione e spirito di sacrificio in ogni allenamento, risultando sempre tra i migliori; non ha hobby particolari («Il mio unico hobby è sempre e solo il calcio», dice risoluto), ama la musica (i cantautori italiani sono fra i suoi preferiti), legge fumetti.

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