venerdì 26 maggio 2017

Guido ONOR

Estate 1967: la compagine bianconera ha appena conquistato uno storico scudetto, strappandolo alla Grande Inter. Tutti i tifosi juventini ricordano quel rocambolesco primo giugno, con i neroazzurri sconfitti a Mantova (con la famosa “papera” di Sarti) e i bianconeri vittoriosi con la Lazio al Comunale. Ora c’è da difendere il triangolino tricolore e c’è anche da affrontare la sfida europea per la quale viene ingaggiato lo svedese Magnusson, che potrà solamente giocare in Coppa dei Campioni. La campagna acquisti è molto parca, le frontiere sono chiuse e chi ha i campioni se li tiene stretti. Si prova con Meroni, ma un’insurrezione dei tifosi granata “costringono” il presidente Pianelli e recedere dal suo proposito. Si vira sull’altro Gigi, che di cognome fa Simoni e sul genovese Volpi, proveniente dal Mantova: entrambi non sfonderanno a Torino e così Heriberto Herrera dovrà far fronte ai tanti infortunati attingendo dal settore giovanile. Baldi giovanotti che, chi più e chi meno, si faranno onore: il portiere Fioravanti, il “rosso” Roveta e il futuro Barone Causio.
Fra questi c’è pure Guido Onor. «Difensore di stile antico – così lo descrivono su “Hurrà Juventus” – gioca benissimo la palla, a volte eccede in dribbling, ma tenta sempre l’appoggio al compagno smarcato senza calciare alla ventura con il solo scopo di liberare la zona. Fisicamente è a posto, ma non è abbastanza rude nei contrasti. È giovane e l’esperienza insegnerà anche a lui che non bisogna esagerare in complimenti. Il compito del difensore è allontanare il pericolo e un po’ di grinta non fa male. Roseo e pacioccone, questo ragazzo di vent’anni giunge dalle rive del Verbano. Il geometra Mora, presidente del Juventus Club di Arona, tutte le domeniche arrivava dalla sua città, con il sole, gelo, nebbia, per assistere la Juventus nelle sue partite. Frastornava con quell’Onor: “Ho un ragazzo che gioca, che vale, un ragazzo da Juventus, deve vestire la maglia bianconera”. Insisteva, caparbio, come sa essere la gente di quell’Arona che ha dato molti figli illustri tra santi e capitani di industria e guerrieri. I club della Juventus sono fornitori a turno di nomi di ragazzi che vorrebbero bianconero. Molti, troppi: se si dovessero accontentare tutti la Juventus avrebbe cento e più squadre; ma Mora è un competente, bisognava credergli, anche perché aveva in sé tutta la forza per farsi ascoltare. Così Locatelli partì per Arona, esaminò il ragazzo, diede parere favorevole e Onor fu juventino. Nelle file bianconere il ragazzo aveva modo di farsi subito notare. Un difensore nato, un piglio autoritario tanto di grinta che quasi contrasta con il suo viso paffutello e sorridente. Non poteva sfuggire all’attenzione dei tecnici Cattozzo e Herrera. Conclusione: pochi giorni prima di Mantova l’allenatore lo chiamò: gli domandò: “Sei pronto?” “Eccomi”, rispose. Entrò in campo a Mantova senza alcun paterna. Giocò con la stessa disinvoltura, ebbe in consegna l’uomo più pericoloso, Stacchini, e lo fermò senza ricorrere al fallo. Che si vuole di più?»
Il buon Guido scenderà in campo anche contro il Bologna, qualche settimana dopo, poi sarà ceduto alla Lazio: «Alla Juve le poche volte che ho giocato non sono mancati gli elogi. Ricordo che dopo Mantova, la partita del mio esordio, pure il mister mi disse bravo. Per questo spero di mettere a profitto questa campionato alla Lazio». Le sue parole prima del definitivo commiato.

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