martedì 24 ottobre 2017

Gianpietro MARCHETTI

Bresciano, vive nella Juventus un periodo di successi, emblematico momento di passaggio tra i più significativi della recente storia bianconera. Il suo arrivo nella stagione 1969-70, infatti, precede di un anno quello degli altri grandi protagonisti del rinnovamento juventino e si inserisce dunque a cavallo di due ere. Il suo esordio, il 16 novembre 1969, avviene in una Juventus in crisi di fiducia e, per di più, priva di parecchi titolari; la squadra bianconera è attesa da una durissima trasferta sul campo della capolista, il grande Cagliari di Scopigno e Gigi Riva. Rabitti, l’allenatore delle giovanili bianconere promosso al timone della prima squadra dopo l’esonero di Carniglia, non ha scelta e concede piena fiducia ai giovani. Per due di loro si tratta di esordio assoluto in bianconero. Sono Antonello Cuccureddu e, appunto, Marchetti.
Vale la pena di ricordare la formazione di quel giorno, scesa allo stadio Amsicora con il disperato obiettivo di strappare un risultato utile. In porta Tancredi; terzini Salvadore e Furino; in mediana Marchetti, Morini e Castano; in avanti Leonardi, Del Sol, Haller, Cuccureddu e Favalli. Una partita memorabile che segna la svolta della fin lì grigia stagione bianconera; sotto di un goal segnato da Domenghini, all’inizio della ripresa, la Juventus riesce a pareggiare in extremis, grazie ad una gran legnata da fuori area di Cuccureddu da Alghero, eroe della giornata.
Gli elogi, gli applausi e le interviste vanno tutte al tamburino sardo, giustamente; peccato, però, che in pochi si ricordino di Marchetti, che ha fatto la sua parte con estrema diligenza, meritandosi i complimenti speciali dell’allenatore.
Fortunato per il positivo debutto, nel giorno del rilancio, Marchetti ha, però, la sfortuna di ritrovare in Cuccureddu, un concorrente alla maglia di titolare, nell’unico ruolo disponibile, quello di mediano. Con Cuccureddu in campo e Marchetti in panchina e più spesso in tribuna, il campionato continua, all’insegna di una Juventus tornata protagonista e più che mai in lizza, assieme al Cagliari e all’Inter, per la conquista dello scudetto.
Marchetti trova nuovamente spazio e gloria contro la Lazio e il Brescia, in dicembre; contro il Verona si segnala, nella giornata del gran rilancio di Anastasi in veste di cannoniere, come marcatore energico e tempestivo. Poi, dopo una lunga assenza, rientra in squadra contro il Brescia, in aprile, ma è sfortunatissimo: all’inizio della ripresa si infortuna seriamente e chiude, in questo modo, la stagione.
La vera carriera bianconera di Gianpietro deve, quindi, ancora iniziare. Nell’estate del 1970, alle molte partenze si contrappongano arrivi importanti; talenti giovani e giovanissimi, chiamati a costituire una formazione in grado di durare a lungo ai vertici dei valori nazionali. Marchetti, confermatissimo, trova subito spazio, sfruttando al meglio le sue doti di jolly, utilizzabile tanto in difesa quanto a sostegno del centrocampo.
A Catania, nella partita inaugurale del torneo, Armando Picchi, nuovo Mister bianconero, lo schiera mezzala e, con la maglia numero dieci, gioca le prime gare della stagione. In seguito, retrocede a mediano prima e a terzino poi, trovando con il numero tre e in tandem con Luciano Spinosi, la sua definitiva e completa valorizzazione. La stagione bianconera conosce progressive affermazioni man mano che i giovani trovano amalgama e convinzione nei propri mezzi.
Da un’ibrida posizione di centro classifica, la Juventus risale pian piano la graduatoria, diventando l’immediata inseguitrice alle milanesi e al Napoli. Marchetti, sin qui diligente comprimario e ottimo marcatore, diventa protagonista anche in zona goal, segnando reti decisive al Vicenza in trasferta e all’Inter, prossima a laurearsi campione, al Comunale. In entrambi i casi, il terzino realizza con perentorie conclusioni dalla distanza, rivelando una potenza di tiro e una precisione davvero notevoli.
Termina la stagione con un bottino niente male, ventitré presenze in campionato e due goal, oltre ad una manciata di gettoni in Coppa delle Fiere e in Coppa Italia. Le prime, sostanziose conquiste sono alle porte.
La stagione 1971-72 è quella dei ricordi più lieti, delle soddisfazioni più attese e sofferte. Vycpálek allenatore, Carmignani portiere è l’unica novità di rilievo di un organico confermatissimo e motivatissimo. La zazzera bionda di Marchetti cresce come i sogni dei tifosi; si fa festa a Villar Perosa al raduno, per la squadra nuova del campionato, cui tutti guardano con rispetto, se non con paura.
La Juventus inizia alla grande ed è subito spettacolo di folla e di goal: il Catanzaro è travolto da una girandola di reti, Bettega-Anastasi è tandem già leggendario, si assaporano entusiasmi nuovi cioè antichi. Carmignani, Spinosi e Marchetti compongono il trio difensivo, giovane ma tenace, magari qualche volta distratto, ma tremendamente forte e ben amalgamato.
Le incursioni di Marchetti, sulla fascia sinistra, anticipano concezioni affatto moderne, si scambiano i ruoli di marcatore e di cursore fluidificante, nasce il monumentale Furino. Gianpietro merita tutti gli elogi, il suo rendimento è continuo, diventa è una garanzia.
La partita in cui molto del destino della Juventus si decide, lo vede tra i protagonisti principali. È una buia e piovosissima domenica di marzo, si gioca Juventus-Bologna in un Comunale intristito dalla poca luce e dal molto fango. Si combatte come alla guerra, in trincee che sono poi le aree di rigore. La squadra emiliana gioca una grandissima partita e imbriglia la Juventus nei suoi stessi schemi, prigioniera di un terreno infame che non da spazio alla poesia dei suoi solisti. Segna proprio la squadra felsinea, con quel furetto anziano di nome Perani e questo complica tremendamente tutto. Poi, a metà ripresa, pareggia in una mischia furibonda Pietruzzo Anastasi, ma non basta, non basta proprio.
Ci vogliono i due punti, Milan, Torino e Cagliari incombono in classifica e stanno vincendo le loro partite. Nella battaglia sempre più dura si vede a un certo punto fiondare dalla distanza uno che, coperto com’è dal fango, si riconosce a mala pena. Marchetti trova, non si sa come, lo spiraglio tra una ventina di gambe e segna il goal più importante e drammatico del campionato.
La Juventus vince, perderà il derby, ma saprà poi rimettersi in carreggiata taglierà il traguardo per prima, con una lunghezza su Torino, Milan e Cagliari. Ventinove presenze per Marchetti, oramai perno della squadra e compagno inseparabile di linea con Spinosi il Romanaccio. La Nazionale che va a giugno nei Balcani darà spazio e gloria a entrambi. La maglia azzurra è il premio giusto, strameritato, per un ragazzo al termine della sua stagione più bella.
Non cambia molto per la stagione 1972-73, ma quel poco è importante: arriva Zoff, e la terna difensiva, tutta da Nazionale, diventa Zoff, Spinosi e Marchetti. E arriva Altafini, un pezzo di leggenda del pallone con ancora tanti goal da segnare. Per Marchetti è un’altra stagione esaltante, con un avvio non eccezionale e un pronto inseguimento coronato dal più clamoroso dei successi. Tra l’altro, è la stagione che consente a Zoff di stabilire un nuovo prestigioso record di imbattibilità in campionato, con ben 904 minuti senza subire reti: merito del portierone, naturalmente, ma anche dei compagni della difesa, Marchetti non in secondo luogo.
A ventiquattro anni, Gianpietro è un giocatore completo, agonisticamente sempre su livelli eccellenti e in grado di recitare un ruolo di primo piano anche in fase di impostazione del gioco. A San Siro, contro il Milan, Marchetti torna al goal in modo a dir poco clamoroso, con una sventola da posizione impossibile che non lascia scampo al portiere rossonero e consente alla Juventus di lasciare imbattuta la roccaforte milanista. Nel finale di stagione, poi, in una squadra arrembante alla ricerca del primo posto, il dinamismo e la grinta di Marchetti si rivelano determinanti. A Bergamo, segna la rete della sicurezza per la squadra bianconera, che, approfittando del pareggio dei Milan a Torino con i granata, rosicchia un punto prezioso alla rivale.
Sette giorni più tardi, a Torino, lo stesso Marchetti segna all’Inter la prima rete, poi raddoppiata da Altafini, ipotecando un successo prezioso e bene augurante in vista dell’ultima decisiva partita, a Roma contro i giallorossi. Superfluo ricordare l’esaltante vittoria, con relativo sorpasso scudetto ai danni del Milan. Per Marchetti, le cifre dicono quasi tutto: è stato presente ventotto volte su trenta, segnando tre goal. È un’altra annata da incorniciare.
Purtroppo, la stagione successiva non consente al terzino di ripetersi sui suoi livelli oramai abituali. Qualche infortunio, qualche partita giocata non al meglio della condizione e la concorrenza di altri giovani di valore, come Longobucco, Gentile e lo stesso Cuccureddu, talora utilizzato da terzino, riducono le apparizioni e quindi il contributo di Gianpietro alla causa juventina. La Juventus, per di più, inciampa spesso in ostacoli non insormontabili e alla fine della stagione, chiusa comunque al secondo posto, molte novità sono nell’aria. Marchetti è tra i partenti. È un commiato triste, ma la legge del calcio è ferrea e soggiacervi è inevitabile.
Dopo cinque stagioni, Marchetti merita di diritto un posto di primo piano nella galleria dei personaggi che hanno fatto grande e talora grandissima la Juventus dei primi anni Settanta.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

ho appena avuto l autografo di questo grande giocatore juventino, Marchetti!!! GRAZIE

Anonimo ha detto...

mi piacerebbe sapere cosa fa adesso, non interviene mai a trasmissioni che parlano di calcio? E neppure Spinosi che giocava con lui....

Nicola ha detto...

Ho avuto la fortuna di conoscerlo e di giocarci insieme e contro in gioventù e di frequentare la stessa scuola superiore.
Lo ricordo sempre con affetto ed ammirazione: era un ragazzo umile, semplice, buono e generoso.
Un insegnante mancato, ma un grande giocatore che avrebbe meritato anche di più. Nicola