mercoledì 6 marzo 2013

JUVENTUS - COLONIA



DI GIANNI GIACONE, DA “HURRÀ JUVENTUS” DELL’OTTOBRE 1976:

Un po’ di storia, tanto per inquadrare l’avvenimento. Coppa delle Fiere edizione 1970/71. L’ultima con questo nome: dall’anno dopo diventerà Coppa Uefa, la denominazione attuale. La Juve, la rinnovatissima Juve di quella stagione, esordisce contro i dimessi lussemburghesi del Rumelange (trentaduesimi di finale) rifilando loro un 7-0 a Torino ed un 5-0 a Lussemburgo. Non fa testo l’avversario, va preso con le molle il risultato. Ovvio che sia così.

Cambiano però le cose a partire dai sedicesimi: arriva il quotato Barcelona, ed occorre la Juve migliore per estromettere i catalani. 2-1 in terra di Spagna, con prestazione araldica dell’undici bianconero. Ancora 2-1 al Comunale torinese, il 4 novembre 1970.


E siamo agli ottavi: avversari ungheresi, il Pecs Dosza, squadra non molto nota in campo internazionale, ma coriacea e con parecchi elementi in predicato di vestire la maglia della Nazionale. La Juve gioca prima a Pecs, e si impone col minimo scarto grazie ad una rete dell’esordiente (a livello internazionale) Franco Causio. Il ritorno, a Torino, è anche più difficile dell’andata, ma alla fine Haller e soci conquistano un 2-0 che non lascia adito a polemiche.

Quarti di finale: sotto con gli olandesi del Twente (che la Juve ritroverà quattro anni dopo). 2-0 a Torino, reti di Haller e Novellini. Il ritorno è partita terribile, una lotta senza esclusione di colpi. La Juve perde 0-2, ci vogliono i supplementari. Gran riscossa bianconera e pareggio (2-2) che significa accesso alle semifinali.

Ecco qui il Colonia. Andata in terra germanica (1-1) il 14 aprile 1971. Non ne parliamo, perché dell’incontro si dirà tra poco, parlando del ritorno a Torino: «Erano passati pochi minuti dall’inizio, non più di 6 o 7. Noi giocavamo abbastanza prudenti, perché l’1-1 strappato a Colonia ci permetteva, al limite, di accettare lo 0-0, per la faccenda delle reti in trasferta con valore doppio».

Chi parla, lo ricordiamo, è Bobby Bettega, protagonista di quella partita come di tante altre, in quella sua prima stagione in maglia bianconera: «Ricordo benissimo l’azione di Haller sulla fascia destra. Helmut fece fuori con una serie di finte tre difensori del Colonia, e poi mise al centro un pallone dosatissimo per Capello, che non ebbe difficoltà ad insaccare con un rasoterra. Una azione da manuale».

È l’1-0 per Madama. Non è finita, non può essere che una squadra come il Colonia si arrenda così presto. Ma chi è, com’è quel Colonia? «Una squadra con i fiocchi. Leggo che il Colonia è tornato quest’anno ai vertici del calcio tedesco, che sta in testa alla classifica, che forse vincerà il campionato. Il Colonia del 1971 era tra le più forti squadre europee. Aveva un fuoriclasse, il regista Overath, a quei tempi titolare fisso in Nazionale. Purtroppo (e per fortuna nostra) Overath si trovava in quel periodo in cattive condizioni di forma. All’andata, a Colonia, giocò benissimo, un tempo, ma poi dovette lasciare il campo. A Torino addirittura non fu schierato».

Overath, sicuro. Ma il Colonia di quella sera non è mica solo questo signore che sempre incede regale, a testa alta, e che con giocate geniali annienta gli avversari anche più blasonati. Il Colonia tiene un portiere acrobatico ed eroico, Manglitz; un tandem difensivo centrale da far paura, con lo stopper Biskup ed il libero Weber. Davanti, giocano cinque nazionali: Kappelmann, Flohe, Rupp, Cullmann e Löhr. Il Comunale, per l’occasione, si è riempito all’inverosimile, era da tempo che non accadeva.

Ma torniamo a noi. La Juve subito in vantaggio. Eppur si soffre: «Tatticamente, l’1-0 non cambiava nulla, o quasi. Bastava un goal al tedeschi per rimettersi in corsa. Il vantaggio col minimo scarto era tutt’altro che una sicurezza. Bisognava insistere  ma evitare di scoprirsi. L’ideale era il 2-0 subito: ci provammo, ricordo un paio di occasioni sventate alla grande».

Kappelmann è velocissimo e Salvadore in ultima battuta deve spesso intervenire con mestiere: «Soffrivamo il loro contropiede, ci impediva di distenderci all’attacco come avremmo voluto. Ci fu di grande aiuto l’esperienza di Helmut in quei frangenti».

L’esperienza di Helmut, quella di Salvadore detto Billy: il resto è una pattuglia di giovani, qualcuno giovanissimo. Bettega non ha ancora ventuno anni, anche Piloni detto Pilade, il portiere eroe dell’andata, è un ragazzino o poco più. Parentesi curiosa, indispensabile. L’incontro di andata è tutto un aneddoto.

Sentiamo da Bobby: «Le premesse dall’incontro di ritorno le mettemmo naturalmente a Colonia. Ricordo quella partita per il clima che ci circondò prima e durante. Avevamo un sacco di tifosi, la stampa locale ci circondò di attenzioni, presentandoci come il futuro del calcio italiano. Ma il bello era il luogo del nostro ritiro: un castello medioevale riadattato ad albergo, una specie di eremo in mezzo ai boschi. Un posto davvero incantevole, da fiaba. Vicino c’era un laghetto: passai delle ore a pescare, in compagnia di altri bianconeri. La sera prima della partita facemmo una cena a base di trote: le trote pescate da noi nel pomeriggio e cucinate alla griglia. Una soddisfazione bella e buona».

Ma non finisce qui il curioso di quella trasferta: «Non avevamo mai passato la notte in un castello. Ci scherzavamo su: chissà se ci sono i fantasmi, si diceva. Beh, io non sono uno che si impressiona facilmente, ma ti assicuro che quella notte ho dormito malissimo, tra incubi di ogni genere. I fantasmi? Non li ho mai sentiti così possibili come quella notte. Allora avrei giurato di averli sentiti urlare e cigolare, nel cuore della notte. Evidentemente la suggestione del posto aveva combinato a me ed a quasi tutti i miei compagni un brutto scherzo. Solo Helmut non fece una piega».

Secondo tempo, sempre Juve in vantaggio col minimo scarto e Colonia insidioso, mai domo. La Juve ad un tratto si scuote e decide di stringere i tempi, o diriffe o diraffe, non si pub vivere sul filo del rasoio. L'immagine è altamente emblematica del furore giovanile di quella squadra e dei suoi baldi messeri. Si vede, anzi si intuisce, Bettega nel momento del raptus, del tiro che pub essere vincente e che non lo sarà per pochissimo. È un Bettega inedito, tirato in volto, calzettoni “sivorianamente” srotolati sulle caviglie, destro scintillante con palla che Manglitz, fuori quadro, riuscirà appena a deviare. Bettega è in un nugolo di difensori avversari, non c’è altro bianconero nel raggio di un miglio.

Non è goal, ma Io sarà presto. Un gran goal di Anastasi, una folgorazione, e la Juve fa 2-0, con tanti saluti al Colonia: «Il goal fu la fine di un incubo. Ricordo che i tedeschi non ebbero la forza di reagire, e che non incontrammo alcuna difficoltà a portare a termine la partita sul 2-0».

La chiacchierata con Bobby Bettega protagonista, praticamente, finisce qui. Juve - Colonia raccontata così non è sicuramente Juve-Colonia passata alla storia e anche più modestamente alla cronaca.

L’immagine a volte immobilizza realtà diverse, impercettibili a occhio nudo. Magari crea realtà fiabesche, distorce. A noi sembra che queste immagini giovino ad assaporare meglio il fatto, a gustarlo in tutte le sue sfaccettature. Anche le più fantasiose.

Nessun commento: