domenica 24 febbraio 2013

JUVENTUS - SIENA


18 gennaio 2004: JUVENTUS - SIENA 4-2

JUVENTUS: Buffon; Birindelli (dal 53’ Tudor), Ferrara, Montero e Zambrotta; Camoranesi, Conte (dal 75’ Iuliano), Appiah (dal 66’ Tacchinardi) e Nedved; Del Piero e Trézéguet.
Allenatore: Lippi.
SIENA: Rossi; Cirillo, Delli Carri (dal 66’ Menegazzo), Mignani e Cufrè; Taddei, D’Aversa, Vergassola e Guigou (dal 66’ Lazetic), Flo e Chiesa (dal 46’ Ventola).
Allenatore: Papadopulo.
ARBITRO: Bolognino di Milano.

“REPUBBLICA”:

Era l’osservato speciale, l’esame l’ha superato a pieni voti. Alessandro Del Piero risponde con una tripletta a chi lo ritiene un peso, ritrova goal, sorriso e condizione, facendo male alla difesa di un buon Siena che esce sconfitto per 4-2 da un Delle Alpi completamente innevato.

Condizioni proibitive a Torino per le forti nevicate che si sono abbattute sulla città, ma la Juve è stata anche più forte del maltempo. L’altro osservato speciale era Trézéguet ed anche il franco/argentino ha superato l’esame, segnando un gran goal e ricevendo l’abbraccio convinto di tutti i compagni.

Si comincia: dopo tre sopralluoghi sul terreno del Delle Alpi, Bolognino decide di far giocare la gara, campo completamente bianco per la neve, linee e pallone di colore rosso. Birindelli per Thuram, Conte per Tacchinardi, poi Juve in formazione tipo con la coppia Del Piero-Trézéguet in avanti. In panchina l’imbronciato Di Vaio. Nel Siena debutta l’ex Toro Vergassola che affianca D’Aversa, in avanti Flo - Chiesa con Ventola in panchina. Impossibile giocare palla a terra e così Juve-Siena somiglia ad una vecchia gara di calcio inglese: palla lunga e pedalare.

Le condizioni del campo dovrebbero favorire il Siena e penalizzare la Juve, più tecnica di un Siena che, comunque, ha sempre fatto della manovra uno dei propri punti di forza. Buon inizio dei toscani che danno l’impressione di adeguarsi meglio alle condizioni del campo, ma al 14’ Delli Carri commette una grossa ingenuità, falciando in area Conte. Rigore netto che Del Piero trasforma.

Juve in vantaggio e gara in discesa per i Campioni d’Italia che, su un campo ai limiti dell’impraticabilità, devono soltanto gestire il risultato. Tatticamente la gara ha poco da raccontare, in campo si distinguono i giocatori muscolari come Cufrè, Flo, Montero, Nedved e Zambrotta. Al 37’ la Juve raddoppia, sul cross di Zambrotta, Trézéguet si inventa un’acrobazia vincente, anticipando Mignani e deviando con l’esterno destro alle spalle di un Rossi non esente da colpe.

Partita chiusa dai due bomber tristi che ritrovano goal e sorriso, rispondendo al polemico ed imbronciato Di Vaio che ha comunque il diritto di chiedere maggiore spazio. Ma Del Piero non è sazio, il capitano ha una gran voglia di dimenticare polemiche e momento no sul campo.

È sempre lui a scardinare la difesa toscana, al 13’ della ripresa costringe D’Aversa al fallo in area, ancora rigore ed ancora goal di Pinturicchio che, però, ha un altro sfizio da togliersi: un goal su azione. L’occasione d’oro gliela offre ancora Delli Carri che fallisce l’aggancio e lancia a rete Del Piero che, tutto solo, con un preciso piatto destro firma il 4-0.

Gara chiusa, Del Piero felice, Juve già con la testa sotto la doccia. Grosso errore perché il Siena ha orgoglio e voglia di ridurre un passivo che non merita. Buffon, non in giornata, atterra Lazetic, rigore che Ventola trasforma al 26’. Non passano neanche dieci minuti e Ventola si inventa un gran goal per il 4-2. Juve in balia dei toscani, Ferrara si fa male quando Lippi ha già effettuato le 3 sostituzioni.

Il Siena ci crede, ma Flo, al 37’, sfiora soltanto la traversa con un bel colpo di testa. Finisce 4-2 per la Juve che ritrova Del Piero, ma che conferma le difficoltà di una difesa ancora una volta troppo allegra nonostante la buona prova di Montero.


“CORRIERE DELLA SERA”:

Perché la Juventus, alla fine, è la migliore? Perché vince, certo, e sotto qualsiasi cielo, anche sotto a questo, che sparge neve a tutto spiano. Ma soprattutto perché è sempre un passo avanti ai comuni mortali. Ad esempio, non fa spalare la neve sulla rampa che porta alla tribuna, al massimo può scivolare qualche spettatore (ormai sono la voce meno redditizia tra i ricavi dei club), ma piazza due “peones” dietro le panchine che per tutta la partita hanno il compito di tenere visibile, spazzando la neve, il nome dello sponsor sulla copertura. Ad esempio, protegge i suoi investimenti, come Alex Del Piero, li avvolge da un’ovattata coltre di buone parole, di fiducia. Vera o falsa che sia, alla Juve la parola crisi viene subito respinta, smentita, coperta. Così il giocatore che, secondo alcuni punti d’osservazione, otto giorni fa a Marassi era talmente irritato per una sostituzione a pochi minuti dalla fine da mandare al diavolo l’allenatore, diventa il protagonista assoluto della nevicata sul Delle Alpi.

Alex segna 3 goal, 2 su rigore, uno rapinoso, sembra che abbia le racchette ai piedi, a differenza di quasi tutti gli altri che fanno molta fatica a muoversi con la palla rossa tra i piedi, tra le righe dello stesso colore tracciate prima della partita per segnare la via in mezzo alla tempesta. Difficile giocare la palla, bisogna tentare di tirare al volo, fare numeri di magia ed, infatti, a parte i 3 rigori, i 3 goal normali sono piccole prodezze.

Bisogna osare ed il primo a provarci è Delli Carri con un destro dal limite che Buffon respinge. Lo stesso difensore, però, pochi minuti dopo apre la strada al successo bianconero con un fallo su Conte: Del Piero trasforma il rigore. L’errore con l’Udinese, proprio sullo stesso dischetto, è dimenticato. Dopo il vantaggio la partita scivola via per la Juve, mentre il Siena, di cui si intravede, tra i fiocchi di neve, una buona organizzazione ed una discreta capacità tecnica, viene penalizzato dalle condizioni difficili. Trézéguet (37’) si esibisce in una spaccata (forse in gioco pericoloso), in anticipo su Mignani, per deviare alle spalle di Rossi il pallone del 2-0.

Partita avviata verso la sponda bianconera, verso la terza vittoria consecutiva dell’anno, verso la conferma del gennaio bianconero, quello dove le ciambelle riescono col buco, malgrado i buchi. Già, perché se la Juve segna in modo strabiliante (38 goal), subisce anche in maniera imbarazzante (18 reti, la peggiore difesa tra le prime della classe). Il secondo tempo contro il Siena ne è una piccola dimostrazione.

D’Aversa, al 12’, azzanna lo scatenato Del Piero che realizza anche il secondo rigore. Poi, Alex il cannibale, approfitta di una corta respinta di Delli Carri per firmare la sua tripletta ed il 4-0 per la Juve. Partita conclusa? Nient’affatto. Se Del Piero è rinato, anche il Siena può segnalare un ritornato speciale.

Nicola Ventola viene spinto nella tormenta da Papadopulo al posto di Chiesa i cui sprint sono zavorrati dalle condizione atmosferiche: l’ex interista prima approfitta di un rigore causato da una sconsiderata uscita di Buffon su Lazetic, poi irride il portiere con un tocco da sotto (ora volgarmente chiamato cucchiaio). È il 35’ e la Juve si ritrova in dieci, perché Lippi ha esaurito le sostituzioni e Ferrara, infortunato, è finito all’ala destra, come si faceva un tempo per chi non era più in grado di servire la causa. Flo un attimo dopo sfiora il goal su calcio piazzato eppoi costringe Buffon alla respinta; nel finale viene anche annullato a Menegazzo un goal regoalare per pochi centimetri. Se una di queste occasioni si fosse concretizzata, gli ultimi minuti della Juve sarebbero stati estremamente trafficati.

Ma la Juve è la Juve, oltreché per tutte le cose elencate, compresi gli ometti che tengono visibile lo sponsor, perché sa reggere anche nelle situazioni più difficili. Moggi avrà comprato le catene.


Sotto la neve sembra tutto più facile. Almeno, per Alessandro Del Piero. Il campo è più adatto per pattinare ma il fantasista bianconero si diverte a fare il goleador. Infila tre reti (tante quante quelle segnate fino alla sfida di ieri) nella porta di Generoso Rossi, due su rigore, consegna la vittoria alla Juve ed allontana le polemiche. Poi chiarisce: «Non ero arrabbiato e neppure triste. In partita non riuscivo a fare quello che volevo, mi mancava il goal. È un elemento importante, almeno per come sono fatto io. Non c’erano altri problemi. Tre goal di fila sono tanti, ne avrò segnati sicuramente, ma non ricordo più quando».

Per ritrovare una tripletta di Del Piero bisogna infatti andare indietro nel tempo più di sei anni, fino al 21 dicembre 1997 in Juve-Empoli 5-2, quando il bianconero infilò per 3 volte la porta avversaria senza usufruire di calci di rigore (lo fece anche il 20 marzo 1994 nel 4-0 contro il Parma). Aggiunge il fantasista della Juventus: «È passato davvero tanto tempo. Adesso speriamo che per me e per Trézéguet, che siamo ritornati a segnare, cambi qualcosa e che non trascorra troppo tempo prima di esultare nuovamente per una rete. Sono contento, ma sono anche a pezzi: non è facile stare in campo con queste condizioni atmosferiche. E non è stato semplice neppure per la Juve, abbiamo sofferto negli ultimi minuti quando ci siamo trovati a giocare in dieci, anche perché il Siena non ha mai rallentato il ritmo. Con questi tre punti chiudiamo il girone d’andata in buona posizione e speriamo di continuare così. A quando il miglior Del Piero? Non saprei proprio, è una domanda che non mi pongo».

Corre la Juve, corre dietro gli obbiettivi della stagione. Marcello Lippi guarda alla classifica e si frega le mani: «Siamo andati forte. È vero che abbiamo il miglior attacco ma anche che abbiamo incassato diciotto reti, un po’ troppe. Vedremo di correggere: nel girone di ritorno dobbiamo prenderne meno. Contro il Siena è arrivata comunque una vittoria importante, anche se purtroppo siamo stati costretti a giocare su un campo difficile. Non era pensabile rinviare la partita, perché con tutti gli impegni non sarebbe stato facile trovare un altro giorno libero. Lo spettacolo però è stato penalizzato. Dal punto di vista tecnico qualcosa è mancato anche perché c’era un unico modo per disputare la gara: buttare il pallone nell’area avversaria. Con un terreno in queste condizioni poteva succedere di tutto e lo si è visto nel finale quando ci siamo trovati in dieci per l’infortunio a Ferrara e siamo stati costretti a subire l’iniziativa del Siena».

Ferrara e Birindelli hanno sospetti infortuni muscolari, il primo all’adduttore destro, Birindelli alla coscia destra. Il tecnico del Siena, Giuseppe Papadopulo, recrimina sull’episodio che ha scaturito il primo rigore per la Juventus, quello che ha sbloccato il risultato: «Il guardalinee aveva sbandierato un fuorigioco a nostro favore, ma l’arbitro non l’ha visto. Accettiamo comunque quello che è successo, fermo restando che le condizioni del campo hanno penalizzato due squadre che spesso producono un bel calcio».

1 commento:

Enzo Saldutti ha detto...

Quando lo stile diventa persona: è Del Piero. Quando signoriltà e intelligenza li ritrovi nel talento: il risultato è Del Piero. Quando la parola è pronta e conveniente e distina e furba e ironica e distinta e attraente e garbata e nobile per voce di natura: il risultato è Del Piero. Quando il pallone o da fermo o sopito con dolcezza è lanciato parabolico nell’angolo alto opposto a quello di tiro: è Del Piero. E quando ciò accade a ripetizione in Coppa dei Campioni: il risultato è Del Piero. Quando un calcio piazzato diventa più facile di un rigore: lo è solo per Del Piero. Quando ne ricordi il più grande esecutore pur lontano dal portiere e di potenza straordinaria: egli è Del Piero. Se la Juve è campione del mondo: lo è per Del Piero. Quando una squisitezza di piatto imbambola il portiere e ti apre le porte all’ultima gara di un Mondiale e poi lo vinci anche per suo rigore perfetto: il risultato è ancora Del Piero. Quando tu vedi un repertorio completo di ogni prodezza balistica e gol da cineteca: hai visto Del Piero cioè chi ti colpisce accarezzando il pallone. E quando aspetti il ritorno di Godot per un gravissimo infortunio al ginocchio: aspetti Del Piero. Ogni squadra di calcio ricorda un mito e una leggenda o una bandiera con un simbolo e pare molto improbabile che uno del genere deponga lo scettro della storia e del comando. Eppure il galantuomo Boniperti lo depone orgoglioso e volentieri nelle mani di quel ragazzino minuto dal volto signorile che ebbe i natali a Conegliano veneto il 9 di novembre del 1974. Raccontano che papà Gino con pazienza amorevole dopo lunghi giorni di lavoro puntava i fari della macchina per illuminare Sandrino che gioiva con i trastulli di un pallone. Raccontano di un fanciullo che palleggia in casa guardando in alto un gran poster di Platni e dicendo: “pure io indosserò la maglia numero 10 e fuori dai pantaloncini”. Era modestia innocente o un sogno di bambino: nemmeno l’ombra della vanagloria. Mamma Bruna Furlan ama ripetere che Sandrino preferisce sempre tacere quando altri proferiscono discorsi logorroici. Del Piero è troppo intelligente per cadere nella facile e stupida esibizione: quella effimera e provvisoria. Il ragazzino è ponderato e raccolto: mai procurato un problema. L’unica paura fu quando ritorna da scuola e attraversa la strada senza guardare una macchina che lo spinge. Sandrino cade e per l’urto violento finisce in ospedale: esami radiografici e per grazia divina risultati negativi.
Pinturicchio torna a dipingere capolavori e nessuno lo ferma più.