mercoledì 10 luglio 2013

MAGDEBURG - JUVENTUS


DI GIANCARLO EMANUEL, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL FEBBRAIO 1986:

Marzo 1977. Continua nel campionato un estenuante ma meraviglioso braccio di ferro tra Juventus e Torino. Ma la squadra bianconera deve sopportare un altro impegno: in campo internazionale. La Coppa Uefa in questa stagione l’ha vista sinora vincitrice, sui terribili Manchester eppoi in Russia.

Siamo ai quarti di finale e il sorteggio ha stabilito che i tedeschi del Magdeburg sono gli avversari da superare. Squadra più conosciuta dalla Juventus quella della Germania Orientale. Squadra forte e superabile naturalmente con una condotta accorta. La Juve è in gran forma. L’incontro di andata si gioca il pomeriggio di mercoledì due marzo sul terreno dell’Ernst Griibe Stadion. A Torino la primavera sta dando un timido segnale del proprio arrivo; a Magdeburg fa freddo.

Molti colleghi da noi intervistati a proposito di questa vittoria della Juventus sono concordi nell’individuare in questo successo uno degli episodi più eclatanti della gestione Trapattoni. Il comportamento della squadra è definito perfetto, insomma un episodio da antologia. Prima di immergerci nel racconto diciamo ancora nella maniera più breve che stiamo rivivendo un episodio della stagione dei 51 punti.

Trapattoni per il primo anno guida la Juve, è una squadra tutta italiana, che nell’ultima campagna acquisti è stata rinforzata con Benetti e Boninsegna uomini di grande valore a livello internazionale. E poi spunta ogni tanto dalla panchina il volto già bellissimo di Antonio Cabrini, appena importato dalla Lombardia.

Bruno Perucca alla vigilia sottolinea su “La Stampa” che la Coppa Uefa è «un torneo minore soltanto sulla carta perché in realtà raggruppa il meglio di ogni paese salvo la squadra campione».

Vladimiro Caminiti ammonisce gli affezionati juventini lettori di “Tuttosport”. Non sarà facile: «Siamo ripiombati nell’inverno e nuvole nibelungiche attraversano il cielo. Ancora spazi pieni di neve intorno a un paesaggio intriso di malinconia in questa parte della Germania occupata da gente fiera che sgobba e lavora. La Juventus giocherà domani una durissima partita di superamento e contenimento. Non ci facciamo illusioni».

Il “Corriere dello sport”, al seguito della squadra bianconera invia: Ezio De Cesari. Manca lo squalificato Causio e Trapattoni ragiona sul come sostituirlo. Dice De Cesari: «Mancherà Causio e sarà un handicap gravissimo, perché nonostante le recenti incertezze il “Barone” è uno dei pezzi da novanta della squadra, un’autentica vedette internazionale, insieme con Bettega e Zoff. Non basta. L’assenza di Causio costringerà Trapattoni a rivoluzionare quasi completamente gli schemi abituali perché un ricambio di Causio non esiste».

«L’assenza di Causio che ritengo giocatore determinante è di quelle che peseranno. Comunque sono ottimista». Così dichiara Enzo Bearzot dalle colonne di “Tuttosport”.

Al posto del Barone giocherà Spinosi. Così spiega Perucca «come secondo stopper, con l’avanzamento di Cuccureddu secondo uno schieramento prudenziale, come spesso accade nelle gare di coppa in trasferta».

E aggiunge: «Trapattoni si accontenterebbe anche di un pareggio: ha promesso che la Juve starà attenta senza fare barricate per partito preso e la cosa ci conforta anche se probabilmente alla prova dei fatti sarà diverso. Almeno le intenzioni sono buone».

L’arbitro sarà il gallese Reynold. Eccoci alla partita. Grande intuizione di Caminiti sin dalle prime righe: «Nebbia e freddo quassù, ma stasera ci scalda la Juventus».

Gli risponde Cuccureddu dopo 1’ e 30”: «C’è stato un cross vincente da sinistra di Boninsegna che ha sorpreso tutti e l’astuto Cuccu, ben piazzato dall’altra parte, è entrato con perfetta scelta di tempo e ha infilato con estrema facilità la porta sguarnita di Dorendorf spiazzato». Così racconta De Cesari.

Comincia il difficile. Perucca: «Lo svantaggio scatenava ovviamente il Magdeburg che iniziava una lunga insistente offensiva. Il grande merito della Juventus è quello di essere riuscita a reggere sul piano agonistico una battaglia che il Magdeburg ha impostato subito in modo duro, attaccando con continuità, ben appoggiata dalla difesa» dirà al termine l’inviato speciale de “La Stampa”.

Il conto finale dei corner (22 a 2 per i tedeschi) la dirà lunga sull’andamento della partita. All’undicesimo calcio d’angolo il Magdeburg comunque pareggia. Racconta Caminiti: «Va alla battuta Steinbach, sul cross di mezza altezza irrompe come un torello Sparwasser ed insacca di prepotenza di testa: 1-1. Lo stadio esplode in boato di esultanza».

Ora stiamo per narrare il trionfo juventino. Anzi lo farà Ezio De Cesari: «Perché abbiamo giudicato opportuno raccontare così dettagliatamente questi primi deludenti e mortificanti 45 minuti? Per sottolineare come e quanto la Juventus abbia sbagliato, esagerando la sua prudenza, quando la partita era ancora tutta da giocare. E sia benedetto quel goal di Sparwasser, che l’ha finalmente costretta ad uscire dalla tana nella quale si era goffamente rifugiata. Allora la differenza di valori tra le due squadre è emersa in maniera anche troppo schiacciante ed il risultato ha preso pian piano forma e la sostanza che avrebbe dovuto assumere già nel primo tempo senza l’incredibile rinuncia juventina».

Caminiti celebra i due goal della vittoria: «12° minuto: la Juventus passa splendidamente in vantaggio. Benetti piazza un destro perentorio nell’angolo più lontano. La reazione del Magdeburg che sta facendo sul piano tattico la figura dell’allievo rispetto al maestro, è violentissima. Fioccano i corner. 16 al 21’ ma intanto la Juve ha già segnato il terzo goal. Boninsegna riceve (da Benetti n.d.r.), avanza e piazza un sinistro scavalcante che sorprende ancora una volta il portiere locale».

«Battaglia a Magdeburg, la Juve si esalta» titola “La Stampa”. «Ma guarda che Juve: 3-1! Cuccureddu, Benetti e Boninsegna sparano nel bunker», risponde “Tuttosport”.

Eccoci alle note di merito. Per Caminiti Furino, Morini e Boninsegna sono accomunati: otto! Di Furino dice: «piccolo grande capitano, vera classe internazionale».

Perucca è imbarazzato: «Difficile fare una graduatoria di merito, si sono battuti tutti come leoni trascinati da un Furino eccezionale per temperamento e spirito agonistico».

Celebra De Cesari: «Era dal novembre del 1974, da Edimburgo, 4-2 contro l’Hibernian che gli juventini non vincevano una partita internazionale in trasferta. Meglio di così tutto sommato non poteva andare!»

E Camin aggiunte: «Ha vinto la Juventus alla maniera antica degli italiani nel calcio, con un gioco rapinoso e in contropiede fatto di furbizia tattica e di estro».

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