sabato 21 novembre 2015

JUVENTUS - MILAN

18 novembre 1962 – Stadio Comunale di Torino
JUVENTUS-MILAN 1-0
Juventus: Anzolin; Castano e Salvadore; Emoli, Leoncini e Sarti; Crippa, Del Sol, Miranda, Sivori e Stacchini. Allenatore: Amaral.
Milan: Ghezzi; David e Radice; Pivatelli, Maldini e Trapattoni; Del Vecchio, Sani, Altafini. Rivera e Barison. Allenatore: Rocco.
Arbitro: Jonni di Macerata.
Marcatore: Sivori al 36’.

Freddo e nebbia non tengono lontano il grande pubblico, che prende d’assalto i gradini del Comunale, riempiendolo sino all’inverosimile. La Juventus comincia all’offensiva, sorretta da un Del Sol caparbio cursore e da un Sivori in forma come da tempo non si vedeva, ma la difesa rossonera, imperniata sul grandissimo Cesare Maldini, dimostra sicurezza e notevole capacità di rilancio. Infatti, è il Milan a creare la prima vera occasione da rete, con un’azione impostata da Sani e proseguita dal tandem di punta Del Vecchi e Altafini. Anzolin, costretto all’uscita, anticipa il brasiliano, lanciato a rete. La reazione juventina è flebile e si esaurisce in due tiri di Sivori a lato di poco. Al quarto d’ora si mette in mostra Rivera che, dando un saggio delle sue doti tecniche non comuni, lancia di precisione Altafini, il quale è preceduto dall’intervento tempestivo e sicuro di Billy Salvadore.
Da qual momento comincia a intravedersi colui che sarebbe presto assurto al rango di protagonista principe dell’incontro: Luis Del Sol. Il Postino parte dalla propria area e, giunto al limite di quella avversaria dopo aver superato in dribbling numerosi avversari, impegna Ghezzi in una difficile parata a terra. Lo spagnolo comincia a ingaggiare un duello con il suo marcatore, il brasiliano Sani, il quale dovrà presto arrendersi: Del Sol dimostra, infatti, di possedere almeno una marcia in più rispetto a lui. E la dinamica dell’incontro ne risentirà in modo decisivo. Nel frattempo, si vede anche la felice vena del centravanti Miranda, l’uomo dal tiro al fulmicotone che, pur non muovendosi molto, rappresenta sempre un grosso pericolo per la difesa avversaria, essendo in grado di tirare da qualsiasi distanza e posizione. Proprio Miranda, detto Mirandone, al 25’, stanga in porta un pallone servitogli da Crippa. La sfera, colpita male, passa alta sulla traversa.
Alla mezz’ora la superiorità territoriale esercitata dai bianconeri si fa più consistente e Anzolin rimane a lungo inoperoso a osservare i compagni dell’attacco, impegnati in un autentico forcing. Crippa tira con violenza e colpisce alla tempia Maldini, che rimane fuori campo stordito per qualche minuto. Poi un tiro di Miranda su passaggio di Del Sol sfiora il montante. È il preludio all’azione decisiva del goal: un’azione mirabile per esecuzione e tempismo nella conclusione. Da Miranda a Del Sol che, con un’azione irresistibile, si porta sin quasi sulla linea di fondo e lascia partire un secco traversone. Ghezzi tenta invano di intercettare la palla che, invece, finisce a Sivori, che la schiaccia di testa, mandandola imparabilmente nel sacco: 1-0, ed è il 36’.
All’inizio della ripresa la squadra bianconera muta leggermente il proprio assetto di gioco, arretrando Del Sol all’altezza della linea mediana e facendo svolgere a Crippa compiti di interdizione a centrocampo. Di questo si giova il centrocampo rossonero, in particolar modo Sani che riesce acquistare una maggiore libertà d’azione. Rivera e Del Vecchio creano un paio di occasioni da rete, tutte ottimamente neutralizzate da Anzolin. Il timore dei tifosi juventini è che i rossoneri siano sul punto di dilagare: la sicurezza con cui la difesa bianconera controlla gli attacchi avversari sembra più apparente che effettiva e la situazione rischia di precipitare alla mezz’ora, quando Benito Sarti si infortuna seriamente al ginocchio in un intervento in tackle su Altafini e deve abbandonare il campo.
Ridotta in dieci uomini la Juventus ha una formidabile impennata e ritrova, come per incanto, la freschezza e l’incisività dei primi quarantacinque minuti di gioco. La squadra di Amaral va vicinissima al raddoppio prima con Sivori, che vede respinto dal palo un suo violento tiro, e poi con Emoli, la cui sberla da distanza molto ravvicinata, è parata miracolosamente da Ghezzi. Questa breve ma consistente reazione toglie ai milanisti ogni residua speranza di ottenere il pareggio e il successivo andamento della partita conferma la splendida condizione di tutti i difensori bianconeri: da Emoli che aveva iniziato con scarsa fortuna e convinzione il campionato nell’insolito ruolo di terzino, a Leoncini sempre impeccabile tanto nell’interdizione quanto nella costruzione della manovra; da Castano a Salvadore che in tutto l’incontro si fa superare in una sola occasione da Altafini; per finire con Del Sol, che conclude la sua massacrante fatica giocando da terzino effettivo al posto dell’infortunato Sarti. Il fischio finale di Jonni accomuna vincitori e vinti in un solo calorosissimo applauso.
Quell’anno la Juventus non vince il campionato: sul traguardo è preceduta dall’Inter di Corso, Jair, Suarez e Sandrino Mazzola che, ad aprile, sul medesimo terreno del Comunale, cancella le premature speranze bianconere nel tredicesimo scudetto. Ma sarà ugualmente un bellissimo torneo per la Juventus, che divertirà i suoi milioni di tifosi e cancellerà il brutto ricordo del campionato precedente con prestazioni ad alto livello e vittorie prestigiose. Come quel pomeriggio di novembre, quando batté il Milan 1-0.


“STAMPA SERA”
Soltanto pochi minuti prima dell’Inizio della partita, Bruno Siciliano ha saputo che non sarebbe sceso in campo con la maglia di centravanti. Se, forse, sul momento la notizia lo ha rattristato, a fine gara Siciliano aveva ritrovato il sorriso: «Ci tenevo moltissimo, com’è naturale, a essere anch’io in campo – ha dichiarato – ma non sono affatto deluso se mi è stato preferito Miranda: quel che importa è che la Juventus abbia vinto». Gli è stato chiesto come fosse stata presa la decisione dell’ultimo momento, ed egli ha risposto che era stato lo stesso Miranda a dire di poter giocare. «Armando – ha raccontato Siciliano – si è cambiato prima di tutti gli altri e proprio qui, negli spogliatoi, ha provato a fare qualche movimento in souplesse, a calciare il pallone col destro sotto gli occhi dei medici e dell’allenatore. La caviglia non gli dava molto fastidio, e il signor Amaral non ha più avuto dubbi». Miranda ha confermato di essere rimasto incerto sino a pochi minuti dall’inizio della gara, ed ha precisato di non aver risentito forti dolori durante la partita. L’oriundo ha aggiunto di aver trovato molto forte il Milan: di Pivatelli ha detto: «Il mediano rossonero è un giocatore senz’altro duro e deciso, ma è cosi che bisogna essere in partita, e non penso affatto che Pivatelli abbia esagerato». Castano ritiene che i milanisti non siano più deboli dello scorso anno: «Contro di noi sono forse apparsi meno abili nel gioco di centrocampo. Non va dimenticato, però, che Sani, il loro regista, è stato sfiancato dagli scatti di Del Sol». Salvadore, mentre riceveva gli auguri per il suo matrimonio, fissato per domani a Milano, ha parlato ancora dell’incontro. Egli ha detto che la palla era viscida e difficilmente controllabile sul terreno del Comunale: «Per questo, all’inizio, sono rimasto un paio di volte ingannato. Mi sembra tuttavia che nel complesso la prova della nostra difesa sia stata più che positiva». A Leoncini, che aveva l’incarico di marcare Rivera, abbiamo chiesto un giudizio sul suo diretto avversario: «Avevo giocato su di lui una sola volta, quando ancora il ragazzo era nell’Alessandria. Già allora mi era apparso un autentico campione. Non si può dire quale sia la sua dote migliore: qualsiasi cosa faccia, Rivera è fortissimo». Sivori ha parlato con ammirazione di Trapattoni, un difensore energico ma sempre corretto nei suoi interventi.
Infine il presidente della Juventus, Ing. Catella, ha ricordato, scherzosamente di aver pronosticato, più di un mese fa, cinque vittorie consecutive per la sua squadra e di aver azzeccato le previsioni. Quello di oggi, infatti, è il quinto successo consecutivo per i bianconeri. Catella ha quindi avuto parole di elogio per tutti i juventini, soprattutto per i difensori: «Soltanto due volte in tutta la partita il Milan è riuscito a creare occasioni da goal, mentre si è visto bloccare quasi tutte le azioni d’attacco ancor prima di giungere in area di rigore. Dal canto suo la Juventus avrebbe potuto segnare anche più d’una volta, e mi pare, quindi, che non vi sia nulla da ridire sul risultato. Quel che preoccupa ora – ha concluso – è l’Infortunio di Sarti. Pare comunque non si tratti di una distorsione molto grave e speriamo di riavere presto il terzino in squadra ».

1 commento:

angelo 33 ha detto...

Il Milan-Juventus che ricordo con più entusiasmo (anche se non sono tifoso della Juve) fu una partita del 1972 che la Juventus vinse, mi sembra, per quattro a uno.
Nel Milan c'era ancora Rivera.

Il quale fu umiliato da una Juventus grandissima.

Illuminata da una straordinaria prestazione di Bettega che,ricordo, segnò anche di tacco.

Sembrava che Bettega ,allora giovanissimo, e che aveva fatto faville nel Varese allenato da Liedholm, sembrava avviato verso un carriera di primissima grandezza.
Ma, ahimè, fu fermato dalla pleurite.
Sembrava destinato al declino. Come una meteora.

Ma, grazie a Dio, si riprese e dimostrò che fuoriclasse fosse.

Anche se, come ho già riferito in un altro commento, non penso che il medesimo abbia raccolto nella sua carriera quanto effettivamente meritasse.

Il vento non spirò certo a suo favore.
Ed è rimasto un fenomeno solo nazionale.

Tuttora quando vado all'estero mi dispiace che tutti conoscano Paolo Rossi e quasi nessuno lo ricordi.

Eppure, a mio modesto avviso, è stato un giocatore di grande classe, talento, intelligenza, carattere e personalità.

Ben più di Rossi.

Se fossi stato allenatore ed avessi dovuto scegliere tra i due quale acquistare avrei senza esitazione scelto lui.

Mi avrebbe dato più affidamento.

Di testa era insuperabile.

Una colonna ed un faro della Juventus.

Se avesse giocato nel Manchester di Best e Bobby Charlton sarebbe stato valorizzato ancora di più ed avrebbe segnato molto di più.

Specie considerando che gli inglesi giocavano molto più che in Italia sulle fasce con cross a spiovere in area.

Sarebbe stata la stella della più blasonata squadra inglese.

Non ha avuto fortuna neppure come presidente.

Seppure sia un degno erede di Boniperti.

Quando in questo paese, corrotto ed ipocrita come mai nella sua storia, la Juventus ha dovuto fare da esclusivo capro espiatorio per una vicenda che certo non riguardava solo la medesima, ma diverse altre squadre.
Prima tra tutte il Milan.

Il quale, incredibile a dirsi e somma ingiustizia, appena l'anno dopo la scampata e sacrosanta retrocessione, vinse la Champions League.

Mi chiedo, poi, come la Juventus con lo squadrone che aveva e con un grande allenatore come Capello potesse mai avere bisogno degli aiuti di Moggi e compagnia.

Intanto la squadra, danneggiatissima dalle sanzioni che da sola subì, paga ancora oggi
quella vicenda.

Che tristezza.

Sono certo che se non avesse subito le dure sanzioni comminatele (o si puniscono tutti i responsabili o non si punisce nessuno) oggi la Juve non solo avrebbe ancora vinto scudetti, ma sarebbe in semifinale in Champions League.


Angelo Balzano.