lunedì 15 agosto 2016

Claudio Cesare PRANDELLI

Dici jolly e pensi al generico, al professionista che è in grado, più o meno, di ricoprire qualsiasi compito. Per Prandelli, tutto ciò è vero, ma c’è dell’altro e non va sottovalutato. Cesare è, nel suo genere, uno specialista: ci vuole, infatti, un temperamento particolare, unito a doti fisiche tutt’altro che comuni, per essere all’altezza del compito abitualmente svolto da Prandelli. Il Trap sa di poter contare sempre su di lui, ma il come e il quando, sono sempre legati, per forza di cose, all’andamento della partita. Calarsi nella realtà di una gara, spesso delicatissima, in frangenti magari burrascosi, è roba da specialisti, senza alcun dubbio. Nato a Orzinuovi (Brescia) il 19 agosto 1957. Si forma nella Cremonese, dove lo preleva l’Atalanta nell’estate del 1978. Dopo un’annata a Bergamo raggiunge la Juventus per la stagione 1979-80. È pedina preziosa sia per la difesa sia per il centrocampo, sa disimpegnarsi sull’uomo e anche nelle vesti di libero ed è inoltre discreto propulsore. In una Juventus di tutti campioni deve, comunque, fare panchina ed anche nell’ingrato ruolo di riserva, sa disimpegnarsi con dignità e grande senso di responsabilità, trovandosi al meglio della condizione ogni qualvolta Trapattoni decide di avere bisogno del suo apporto.
Trapattoni, è logico – si legge su “La Stampa” del 2 agosto 1979, a firma di Ferruccio Cavaliere – ha in mente la formazione, ma si rifiuta di ufficializzarla per non creare le solite beghe da ritiro. Il mese di agosto sarà comunque, per lo schieramento, un periodo sperimentale. Non è da escludere, infatti, che il tecnico attui in seguito delle varianti all’assetto di squadra, se dovessero verificarsi degli scompensi tali da modificare l’impostazione di base. L’undici tipo vede comunque l’innesto di Claudio Prandelli a centrocampo. Trapattoni lo descrive cosi: «Un ragazzo dal gioco ordinato, un tipo dinamico, non molla mai l’avversario. Certo che giocatori grintosi come Furino non esistono più. È un mediano a sostegno che mi ricorda un po’ il Bedin prima maniera. Sarà utile soprattutto nella zona arretrata». Prandelli potrebbe, in caso di necessità, tornare utile nel ruolo di libero. Risponde con tono riflessivo alle domande. «Non so ancora i compiti – precisa – che l’allenatore intende affidarmi, ma non mi spaventa l’idea di fare il titolare. In fondo ritengo che la squadra non avrà eccessivi problemi nell’esprimersi. La Juventus con tanti Nazionali non è un’incognita, ma una realtà, un complesso di campioni. Il primo Tardelli è stato il mio modello, un atleta eclettico. Virdis? L’ho avuto con me nella Militare. Saprà riprendersi. Non può aver dimenticato da un momento all’altro la professione». Con Bodini, Marocchino e Tavola giunge dalla disperata stagione atalantina. La spiega con la serie di disgrazie che sono piovute sul clan bergamasco, ha frasi di stima per Rota, per i compagni che lo seguono in questa esaltante avventura. «Con Tavola è facile giocare. Si smarca sempre, garantisce un continuo movimento anche quando non è in possesso di palla. Saprà rimpiazzare Benetti, un uomo di valore. Insieme porteremo una ventata di giovinezza al centrocampo, una zona ora forse meno potente, ma in grado di sviluppare maggior velocità». La concorrenza nel ruolo lo stimola, il calcio rappresenta la sua vita. Geometra, fidanzato con una studentessa, Manuela, confessa di avere come evasione dall’ambiente l’interesse della lettura. «Per tutto il resto mi manca, al momento, il tempo. Ho cercato di arrivare in alto nel football a diciotto anni, quando mio padre è mancato. Bravura e fortuna me lo hanno permesso. Adesso intendo giocare, ho bisogno di non cambiare ruolo, di annullare quei momenti di indecisione che ogni tanto mi assalgono sul campo quando devo controllare un avversario abile. Sono insomma soltanto agli inizi della vera carriera. Non è semplice rimanere al vertice per lungo tempo. Qui sto bene, anche se la preparazione è più pesante dì quella che fa svolgere Rota. Con Trapattoni si suda e si soffre, ma gli allenamenti, spiegati nei dettagli, sono istruttivi». Acquistato un paio d’anni fa, Prandelli ha saputo attendere il trasferimento in un grande club, non ha nel frattempo mutato abitudini e comportamento. Adesso corre in bianconero e dice con simpatico sorriso, ma senza scherzare: «Il domani dipende soprattutto da me. Alla Juventus gli esempi non mancano. Guardo Furino in allenamento e mi stupisco perché non molla mai». 
Nelle sei stagioni in bianconero totalizzerà 139 gettoni di presenza e metterà il sigillo a due goal in Coppa Italia. La professionalità di Prandelli è premiata dagli scudetti 1981, 1982 e 1984, dalla Coppa Italia 1983, dalla Coppa delle Coppe 1984 e dalla Coppa dei Campioni 1985. Lascia la Juventus, per ritornare all’Atalanta, nell’estate del 1985.

1 commento:

Giuliano ha detto...

Mi manca molto, anzi a dire il vero ogni tanto mi stupisco ancora di non vederlo entrare in campo nel secondo tempo...
Sono contento che abbia fatto una bella carriera come allenatore.