sabato 22 ottobre 2016

Álvaro MORATA

«Sono stati due anni splendidi, quelli di Álvaro con la Signora. Un attaccante moderno, potente, capace di sacrificarsi e di tornare a recuperare palla a centrocampo, di rilanciare l’azione, di continuare e non mollare mai. Un attaccante da Juve, insomma. Se chiudiamo un attimo gli occhi, i goal di Álvaro accompagnano buona parte delle emozioni più intense provate dai bianconeri, in Italia e in Europa: i trionfi di Dortmund o Madrid, e di Manchester la stagione successiva, i goal decisivi in campionato, come la doppietta nell’ultimo derby all’Olimpico, o quelli in Coppa Italia (oltre alla rete in finale, come dimenticare la doppietta nella semifinale di andata contro l’Inter?) Immagini, esultanze, grandi giocate, reti. Ed emozioni. Quelle che ci hai regalato senza risparmiarti mai, Álvaro, in due anni nei quali sei stato protagonista assoluto di vittorie scolpite nel libro di storia della Juventus. Per questo, nel momento in cui le nostre strade si separano, non possiamo che ringraziarti di cuore, grande campione. E augurarti buona fortuna».

Il commiato del sito ufficiale bianconero riepilogano e descrivono alla perfezione l’avventura del Canterano a Torino. Arrivato come una specie di oggetto misterioso («È uno scarto del Real Madrid», dicevano in tanti), con una formula alquanto bizzarra (la famosa “recompra”), ha anche la sfortuna di infortunarsi al suo primo allenamento, in uno scontro con Rubinho, rimediando una distorsione al ginocchio che lo costringe a stare fuori dal campo per quasi due mesi. Metteteci pure che Allegri lo tiene in naftalina anche dopo la guarigione, ecco che l’etichetta di “pacco” gli viene cucita addosso come una seconda pelle. Ma quando entra in squadra, nella trasferta vittoriosa di Bergamo, Álvaro dimostra di avere la stoffa del campione. Segna tanto, spesso e in tutti i modi, tanto da togliere il posto a Fernando Llorente, vero protagonista (in coppia con l’Apache Tévez) della stagione precedente. Fa faville soprattutto in Champions: le reti al Borussia Dortmund e al “suo” Real Madrid portano di peso la Juventus a giocarsi la finale di Berlino contro il Barcellona. Purtroppo per la Vecchia Signora, Álvaro non delude (suo il punto del provvisorio pareggio) ma alcuni compagni sì e la Coppa dalle Grandi Orecchie sale sull’aereo con destinazione Catalogna.
Nel campionato successivo ci si aspetta la sua definitiva esplosione. Dopotutto, il Canterano ha solamente ventitré anni (essendo nato a Madrid il 22 ottobre 1992) e forse il successo gli dà un pochino alla testa. Fatto sta che l’inizio è deludente e presto perde il posto a favore di Mario Mandžukić (meno bello da vedere ma estremamente utile alla squadra) e il non avere più il posto fisso in squadra lo mandano in crisi sia dal punto di vista tecnico sia da quello caratteriale. Qualche buona prova, come a Manchester contro il City, ma lo splendido e implacabile goleador visto l’anno prima è improvvisamente scomparso. Clamorosi gli errori che commette a Siviglia che, sommati alla rete dell’ex Llorente, condannano la Juventus al secondo posto del girone e al terribile match contro i fuoriclasse del Bayern. A Monaco disputa una grandissima partita, segnando anche un goal inspiegabilmente annullato dall’arbitro, ma la Juve deve abbandonare la competizione europea. In campionato le cose vanno meglio: doppietta a Verona contro il Chievo, altra doppietta nel derby di ritorno, goal scudetto contro la Fiorentina e due reti contro l’Inter in Coppa Italia. Fino alla finale dello stesso torneo quando, dopo solo due minuti dal suo ingresso in campo nei supplementari, su preciso cross di Cuadrado, buca la difesa milanista e permette alla Vecchia Signora di sollevare la coppa nazionale.
Finisce qui l’avventura di Álvaro Morata in bianconero. Le Merengues, infatti, esercitano la “recompra” e il Canterano ritorna a indossare la gloriosa maglia biancomalva di Madrid. Novantatré presenze, ventisette goal, due scudetti, due Coppa Italia, una Supercoppa Italiana e una finale di Champions League da protagonista: non male per quello che doveva essere solo uno scarto del Real Madrid.

«Ciao a tutti. Non è facile per me scrivere questa lettera. In primis voglio ringraziare tutte le persone che hanno creduto in me, che hanno puntato su di me e che mi hanno trattato benissimo affinché io fossi felice alla Juventus e a Torino. Grazie al presidente Andrea Agnelli, a Pavel Nedved, John Elkan, Giuseppe Marotta, Matteo Fabris e, soprattutto, a Fabio Paratici e Javier Ribalta… Grazie a tutte le persone che lavorano per questa grandissima società che è la Juventus. Magazzinieri, fisioterapisti, dottori, corpo di sicurezza, cuochi… Insomma grazie a tutti coloro che fanno parte della Juve. Grazie ovviamente a tutti i tifosi juventini di tutto il mondo per il grande sostegno e l’affetto incondizionato che non mi hanno fatto mai mancare. Grazie all’allenatore per la fiducia riposta in me e per avermi fatto diventare un calciatore migliore, ai capitani per prendersi cura di me con tanta dedizione e ai miei compagni di squadra per tutti gli incredibili giorni passati con loro, perché è stato spettacolare vincere con loro. Rimango segnato da questa società, dalla sua storia e da tutti voi. Ovunque mi troverò mi sentirò sempre uno juventino e potrò dire orgoglioso e ad alta voce che ho indossato la maglia della Juventus e di essere stato campione con questa squadra. Grazie ancora una volta a tutti per avermi permesso di formar parte di questa famiglia. Con tutto il mio affetto. Álvaro Morata».

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