venerdì 4 novembre 2016

Cesare NAY

Centromediano di poco stile, ma di immensa generosità e combattente di razza: Cesare Nay, studente di medicina, aveva anche classe e tanto, tanto mestiere. Aveva sempre con il sorriso sulle labbra, diventava serioso solo quando scendeva in campo; ricavava, infatti, il meglio delle sue prestazioni riuscendo a coordinare l’impeto e lo stile, disimpegnandosi al meglio sia nella distruzione che nella costruzione del gioco. Educato ed addestrato durante il periodo dell’adolescenza ai compiti tattici del mediano laterale, Cesare aveva, istintivamente, l’inclinazione verso il gioco di manovra. Non era raro, infatti che Nay superasse la propria metà campo, facendo in modo che la squadra partisse all’offensiva, appoggiando la manovra degli attaccanti.
Ma le cose migliori Nay le faceva come stopper grintoso e ruvido; quando difendeva era paragonabile ad un muro elastico, contro il quale andavano ad infrangersi le onde degli attacchi avversari. Forse non aveva l’esperienza del regista difensivo, l’uomo che potesse controllare le operazioni dei terzini a lui affiancati, ma tutti i suoi compagni lo hanno sempre ammirato come un importantissimo perno difensivo, centro di posizione e di rottura, di scatto e di battaglia, di coraggio e di resistenza.
Nay veste la maglia bianconera dal 1955 al 1957, totalizzando cinquantanove presenze.


GIAMPIERO BONIPERTI, DAL SUO LIBRO “LA MIA JUVENTUS”
Nay è molto superstizioso, in questo campo non lo batte nessuno. Ha tutto un complicato cerimoniale nell’indossare gli indumenti di gioco, calza anche in pieno inverno calzini leggeri, ha cravatte speciale da portare prima di determinate partite. Andando in sede verso il campo, fa solitamente fermare il pullman ad un incrocio e lì lo fa attendere, incurante dello strepito delle auto che seguono, sino a che non è passato il tram numero tredici. Nay è un emporio di superstizioni; è capace di rifare la strada dieci volte, sino a che non ha visto il tram numero diciassette. Io non mi sento di criticarlo, tanto più che quando fallisce un suo esorcismo, perdiamo regolarmente. Non parliamo poi di quando si rompe l’ampolla dell’olio per i massaggi. Si ruppe, quest’anno, a Roma ed a Napoli, ed entrambe le volte perdemmo. Mai, che io sappia, abbiamo vinto un incontro prima del quale si sia rotta l’ampolla.

2 commenti:

Costanza ha detto...

Il fratello di mio nonno <3

Stefano ha detto...

Perché non gli chiedi se passa dal mio blog e mi lascia una sua testimonianza di quando giocava nella Juve?