sabato 2 gennaio 2016

Maurizio SCHINCAGLIA

LORIS MARZOCCHI, “HURRÀ JUVENTUS” APRILE 1999
L’allenatore dei Giovanissimi Regionali è un bianconero doc. Maurizio Schincaglia ha la Juventus nell’anima, con essa è cresciuto attraverso gli anni giovanili passati tra i campi di allenamento di fronte al Comunale. Giorno dopo giorno con il sogno nel cuore di essere chiamato a far parte della storia. E questa storia l’ha assaporata con Trapattoni che nel 1977 lo ha chiamato più volte a giocare in Coppa Italia. Erano i tempi della grande Juventus autarchica, quella indimenticabile dei cinquantuno punti e di uno scudetto conquistato a suon di record. Di fronte a certi valori non era facile trovare uno spiraglio per un esordio in campionato: «Mi sono accontentato della Coppa Italia e di stare con tanti campioni che l’anno dopo disputarono alla grande il Mondiale in Argentina».
Schincaglia ricorda quei tempi con misurata nostalgia, la sua vita di calciatore professionista l’ha poi vissuta in quindici anni di carriera tra la Serie D e la Serie C. Un girovago del calcio, nella migliore tradizione di chi pur essendo bravo tecnicamente, non è riuscito a regalarsi le iperbole per garantirsi il salto in A: «Ero un giocatore dotato di buona tecnica. Una mezzapunta che purtroppo faceva tanti assist per gli altri, ma pochi goal. Questo è stato il freno che mi ha impedito di decollare verso traguardi più prestigiosi».
Comunque il calcio, da Schincaglia, è stato vissuto su platee importanti come Atalanta, Vicenza e Ternana tra i cadetti, e Cremonese, Pistoiese, Forlì, Giarre e Treviso in Serie C. Tante squadre, tanto mercato, a significare di un valore tecnico che si è conservato nel tempo.

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