sabato 5 dicembre 2015

Massimo TOLFO

Fine stagione 1977-78: la Juventus ha conquistato l’ennesimo sigillo tricolore e deve affrontare la fase finale della Coppa Italia che, negli anni Settanta, si svolgeva al termine del campionato e delle coppe europee. La compagine di Trapattoni deve, però, rinunciare a tutti i Nazionali, convocati per gli imminenti Mondiali argentini. Cosicché, il tecnico bianconero è “costretto” ad attingere dalla squadra Primavera, concedendo spiccioli di gloria ai vari Francisca, Geissa, Gasperini, Magnani, Schincaglia, Miani, Cascella, Granaglia, Bozzi e Marchetti Mariano. C’è gloria per tutti, anche per l’eterno dodicesimo Alessandrelli. Tra questi ragazzi c’è anche Tolfo che disputerà cinque incontri su sei, mancando solamente alla clamorosa sconfitta per 0-5 subita dal Napoli. Di Tolfo, come per la maggior parte di questi giovani speranzosi, non ne sentiremo più parlare.


MASSIMO FRANCHI, “HURRÀ JUVENTUS” SETTEMBRE 1977
Massimo Tolfo (183 centimetri per settantotto chilogrammi, classe 1959) è un caratteristico mediano di sostegno che ama sia l’impostazione e la spinta offensiva come, parimenti, la rottura e l’interdizione delle manovre avversarie. Cursore indefesso, ambidestro, dalla chiara visione di gioco, palleggio rifinito e dall’estrema confidenza con il gioco “di prima”, egli ammira moltissimo in tale ruolo il “tigre” Benetti, auto ponendoselo come esempio didascalico mentre, nell’arengo internazionale, ricorda con una punta di invidia il “motorino” Axel Tyll, grintoso mediano del Magdeburg e della Nazionale tedesco-orientale, cui il suo mister di Bassano esortava a ispirarsi. Studente liceale (quest’anno sarà impegnato con gli esami di maturità scientifica e il prossimo anno si iscriverà alla Facoltà di Chimica) amante della buona musica, come tutti i “teenagers” più “in” predilige la “soul-music” (Donna Summer, Franz Cerrone, Roberta Kelly, Thelma Houston, Ritchie Family e Boney M. fra i più osannati), e tutt’altro che indifferente, anzi sensibile al fascino delle belle donne («Quando vedo scritto sulle locandine dei film Laura Antonelli e Gloria Guida... compro a scatola chiusa», dice candidamente), Tolfo ha accolto con entusiasmo indescrivibile (e come non potrebbe averlo fatto?) il suo passaggio nelle file della Juventus che, come tutti i ragazzi italiani, reputa la società-guida del football nostrano; non disdegna l’idea di un possibile trasferimento in provincia, in qualche squadretta minore di Serie C, per “farsi le ossa” (sulla scorta, ad esempio, di quanto fatto quest’anno dai vari Serena, Della Monica ecc...), non facendo programmi per l’avvenire, bensì vivendo alla giornata secondo i canoni oraziani del “carpe diem”, impegnandosi con dedizione e attenendosi rigorosamente ai dettami dei suoi insegnanti, vuoi nel campo scolastico, vuoi in quello della “pelota”, stimando l’una attività in misura non inferiore all’altra.

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