giovedì 19 novembre 2015

Marco RIGONI

Classe 1980, padovano di nascita, è uno dei più fulgidi talenti sfornati dal settore giovanile juventino di fine secolo. Esordisce in prima squadra l’11 marzo 1998, nella sfortunata semifinale di ritorno di Coppa Italia contro la Lazio, che vede la compagine bianconera pareggiare all’Olimpico romano per 2-2 ed essere costretta ad abbandonare la competizione. Rigoni gioca per una decina di minuti al posto di Di Livio. Il ghiaccio è rotto e per Marco le porte della prima squadra si aprono più spesso. Nella non esaltante stagione 1998-99 sia Lippi che Ancelotti (subentrato al tecnico viareggino) credono molto in lui, tanto da utilizzarlo in Coppa Italia (sette presenze su otto partite) e facendolo esordire in Serie A il 17 gennaio 1999 a Venezia. Anche in quest’occasione, Rigoni gioca una decina di minuti, in sostituzione di Nick Amoruso. Purtroppo, Marco è vittima di un grave infortunio e le presenze nella stagione 1999-2000 si limitano a un’apparizione contro il Napoli, in Coppa Italia. È l’ultimo vagito di Rigoni con la maglia bianconera. Rientrato dall’infortunio, infatti, è dirottato a Ravenna.


FRANCESCO MONASSERO, “HURRÀ JUVENTUS” MAGGIO 2000
Pensavamo di trovare un ragazzo abbattuto e demoralizzato, dopo il brutto infortunio che lo ha messo KO durante un recupero infrasettimanale di campionato; invece Rigoni, almeno a parole, sembra più forte di prima e desideroso di ricominciare al più presto con la sua amata Juve. Da molti considerato l’erede di Del Piero (entrambi sono veneti, entrambi sono arrivati alla Juve dal Padova, entrambi hanno classe da vendere), Marco ha voluto emulare il suo più celebre collega anche nella sfortuna. Contro il Piacenza si è lesionato il crociato del ginocchio sinistro, lo stesso incidente che nel novembre del 1998 capitò a Pinturicchio. Alex è guarito e ricomincia a far sognare i tifosi, Rigoni da parte sua giura che ce la metterà tutta per tornare più in fretta possibile.
Allora Marco, hai deciso di seguire le orme di Del Piero in tutto e per tutto, magari per carpirne qualche altro segreto? «A parte gli scherzi, se proprio mi doveva capitare, è stato meglio ora che più avanti, così avrò tutto il tempo necessario di completare la riabilitazione e ripresentarmi guarito per l’anno prossimo. Ma quanta sfortuna in quel maledetto mercoledì 21 marzo».
Ti ricordi bene quella data. «Come potrei dimenticarmene? Giocavamo con il Piacenza e, in seguito a uno scontro di gioco, mi sono lesionato il legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Ne avrò per almeno cinque mesi».
Ti sarà subito venuto in mente l’infortunio occorso a Del Piero un anno e mezzo fa. «Beh, ci ho pensato, anche se subito non mi sono bene reso conto della gravità del mio».
Ti ha cercato Alex? «Guarda, è stato uno dei primi a telefonarmi, a rincuorarmi e a mettermi in guardia su quanto sia importante la riabilitazione completa dell’arto. Mi ha detto soprattutto di curare quest’aspetto e mi ha fatto un “in bocca al lupo” graditissimo. Ma tutti sono stati eccezionali, dal primo compagno della Primavera all’ultimo della prima squadra. Pensa che Tudor mi ha addirittura prestato la sua macchina con il cambio automatico per facilitarmi la guida».
Viziato e coccolato anche dai big della prima squadra, Marco Rigoni. Ma torniamo al tuo infortunio. Quali sono le tue tappe di riavvicinamento al pallone? «Per ora sto facendo un po’ di potenziamento muscolare e di esercizi per “asciugare” il ginocchio, che dopo l’infortunio era gonfiato spropositatamente; il 14 aprile c’è stata l’operazione alla Clinica Fornaca. Il dottor Quaglia e la sua equipe mi hanno rimesso a posto il legamento».
E dopo? «Si comincerà la vera e propria riabilitazione, per essere pronto per l’inizio della prossima stagione».
Hai passato dei momenti brutti dopo l’infortunio? «Sì, ma oramai il periodo negativo è alle spalle, grazie alla mia volontà e alla premura di tutti coloro che mi sono stati vicino. Ho la consapevolezza che ripartirò più forte di prima. Me l’ha detto anche Del Piero».
Senti, quanto ti manca il calcio in questo periodo? «Tantissimo. Per stare nell’ambiente vado comunque sempre al campo, al Comunale, per fare riabilitazione e vedere un po’ tutti quelli del gruppo».
E che gruppo quest’anno, comprendente i ragazzi di Ancelotti e quelli della Primavera di Gasperini. «In effetti, conosco davvero tutti, anche se alla fine, tirando le somme, ho giocato molto di più con i miei coetanei che con lo squadrone che sta guidando la Serie A».
Visto che per te la stagione è finita anticipatamente, puoi tracciare un bilancio di questo tua annata bianconera? «Sicuramente positivo, infortunio a parte, anche se speravo, soprattutto dopo le partite di Coppa Italia dell’anno precedente, di trovare più spazio con la prima squadra. Ma sono giovane, davanti a me vedo tanti campioni e so che devo aspettare. Certo che se come regalo dopo l’infortunio mi facessero partire stabilmente con i grandi. Per ora sono stato inserito nella rosa maggiore con continuità, poi, pian piano, tenterò di scalare le altre posizioni, poi si vedrà».
Con la Primavera com’è andata? «Credo bene. Ho disputato ventuno incontri e ho realizzato una ventina di reti, alcune delle quali molto pesanti, come quelle di novembre (una doppietta in Zona Cesarini) contro il Genoa o quella di poco tempo fa contro la Fiorentina che ci ha permesso di pareggiare con la capolista. Peccato che non riesca a dare il mio contributo in questa parte finale della stagione, quando le partite sono decisive e i punti valgono il doppio. Ma i miei compagni sono determinatissimi ad andare avanti il più lontano possibile. Sognando di vincere il titolo».
Rigoni tornerà più forte di prima, ne siamo sicuri. Il debito con la sfortuna lo sta scontando in questi mesi, adesso non resta che aspettare la stagione del raccolto per lui e per la Juve.

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