mercoledì 12 ottobre 2016

Ivano TROTTA

È il Primavera preferito da Lippi – scrive Loris Marzocchi su “Hurrà Juventus” del gennaio 1997 – Ivano Trotta da Casal Palocco piace all’allenatore Campione del Mondo. Per un giovane di soli diciannove anni è già questo un bel punto di partenza, una credenziale che in futuro potrà presentare con orgoglio. Lippi non è tecnico dai gusti facili, non rischierebbe mai un giovane se non fosse convinto delle sue potenzialità tecniche e agonistiche. Lo ha voluto in ritiro con la prima squadra a Chatillon insieme agli altri baby Cingolani, Andorno e Aronica, ma è di lui che ha avuto più fiducia in futuro (questione anche di età) e lo ha impiegato in tre partite ufficiali come contro la Nocerina e l’Inter in Coppa Italia, dove ha pure rimediato un’espulsione dall’arbitro Bonfrisco, per un’entrata in scivolata ritenuta troppo maschia.
Per questo fatto Trotta ha patito qualche critica da parte dei media (voti bassi in pagella), ma essendo ragazzo di temperamento ha reagito con il sorriso di chi sa di aver fatto il proprio dovere anche in quella circostanza.
A Lippi non piacciono le signorine e Trotta lo sa. Del resto i continui allenamenti con i campioni bianconeri nell’officina del Comunale gli hanno sviluppato un senso agonistico piuttosto accentuato. Per questo lo si è rivisto contro i turchi del Fenerbahçe in un esordio in Coppa Campioni che resterà perennemente nei suoi ricordi giovanili. Otto minuti da sballo in una cornice di pubblico esaltata dalla bella presentazione dei bianconeri, Trotta però non è solo riferito alla prima squadra, anzi questa esperienza che gli viene concessa è uno stimolo in più per far bene quando lavora e gioca con i suoi compagni della Primavera. Una squadra a cui l’allenatore Jacolino ha trovato un assetto di marcia al di sopra di ogni aspettativa, almeno in ordine di tempo. Al rilancio della giovane Primavera ha contribuito anche Trotta, che ha dovuto comunque impegnarsi per inserirsi in un collettivo che da tre anni gioca a memoria. Vista la concorrenza, per lui non è stato facile trovare un’adeguata sistemazione tattica. In effetti, Trotta è un giocatore eclettico. Può coprire diversi ruoli del centrocampo e in caso di necessità fare anche l’esterno destro difensivo. Addirittura nello scorso campionato era stato schierato come libero in una partita del campionato Primavera, dove l’emergenza era assoluta. Occorre dire che anche in quella particolare circostanza il romano si è districato a dovere. Un jolly prezioso, uno di quei giocatori totali che il calcio moderno cerca come pietre preziose, eppure quando quattro anni fa è arrivato a Torino, proveniente dalla Lodigiani, era solo un ragazzino di belle speranze. L’impatto con un mondo totalmente nuovo, invece che creargli dei problemi, lo ha stimolato. Ha battuto facilmente anche la nostalgia della famiglia lontana, tanto era il desiderio di realizzare il suo sogno.
Trotta, però è soprattutto un realista, dalla vita non si aspetta regali. Il suo pensiero è sempre rivolto alla concretezza del vivere in campo e fuori. La fortuna è un elemento relativo, in fondo uno ricava quello che si merita. Il mondo professionistico lo aspetta con tutte le sue nuove difficoltà, ma il giovane Ivano non ha paura. Ogni tanto telefona al suo grande amico Baccin e da lui conosce come si vive dall’altra parte del calcio. Intanto si prepara a dovere e il suo nome ispiratore è nientemeno che Antonio Conte. Corri ragazzo, corri.

Ivano, dopo quelle quattro presenze, non avrà più modo di vestire la casacca bianconera e, nell’estate del 1997, sarà ceduto al Fiorenzuola. 

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