lunedì 11 settembre 2017

Josè MAGLIO

Genova, primo agosto 1931. Sbarca dal transatlantico proveniente da Buenos Aires un giovanotto dall’aspetto poco rassicurante, vestito di blu, con cappello nero e bagaglio ridotto all’osso. È Josè Maglio, argentino, mezzala destra, se ne dice un gran bene, qualcuno pensa che possa addirittura prendere il posto di Cesarini. In quanto a originalità, però, non è secondo al grande Cè; viaggia senza valigia e tiene nel taschino un pettinino e uno specchietto. Taciturno oltre ogni immaginazione, vestito sempre con abiti scuri (il che lo rendeva sgradito a chi era superstizioso), odioso della compagnia; non poteva certamente trovarsi a suo agio, in un ambiente che faceva della goliardia, il proprio motto. Debutta in campionato nel pareggio 1–1 sul campo della Pro Patria il 20 settembre 1931 e firma il goal del pareggio su assist di Orsi. Così descrive l’azione “La Stampa”: «Maglio, che si trova davanti a Agosteo, avuta la palla da Orsi la pone in rete. La palla disegna una traiettoria falsa e il portiere bustese, che è anche abbagliato dal sole, non può fare altro che raccogliere la palla stessa in fondo al goal».
In campo parla un linguaggio sopraffino, sa adattarsi a tutti i ruoli dell’attacco e ogni tanto riesce anche a realizzare qualche rete, come il primo novembre 1931, Juventus batte Alessandria 3–0; oppure il 29 novembre, 4–1 alla Pro Vercelli con doppietta dello stravagante argentino, che ha preso il posto a Cesarini, relegandolo in tribuna. Maglio è un giocatore di ottima caratura tecnica, pronto su ogni pallone e dal discreto colpo di testa. Il 17 gennaio 1932, contro l’Ambrosiana, gioca la sua miglior partita, segnando pure due dei sei goal del trionfo juventino.
Poi, improvvisamente, all’indomani di un Milan–Juventus, il 28 febbraio 1932, scompare senza lasciare traccia. Così scrisse “La Stampa”: «Martedì sera alle 19:15 il giocatore salì sul treno per Parigi con moglie e figlio senza darne comunicazione alla società. Alla base probabilmente una multa da 1.000 lire comminatagli dopo la partita contro il Napoli per aver saltato alcuni allenamenti senza autorizzazioni dell’allenatore Carcano. Ma la notizia della multa sembrava averla accolta senza contestazioni promettendo di intensificare gli allenamenti per recuperare le condizioni migliori. E a Milano si era battuto con determinazione. Nulla lasciava presagire una fuga così misteriosa».
«Da segnalare – si legge sul libro “Tango bianconero” – che dalla Juventus aveva già incassato (in rate mensili da 3.600 lire) le 40.000 lire concordate come premio di ingaggio per le tre stagioni per cui si era impegnato a giocare in maglia bianconera. Girarono strane voci a riguardo, pare infatti che un suo amico che gli faceva anche da manager, tale Viglienghi, avesse allacciato trattative con l’Huracán di Buenos Aires per farlo rientrare in Argentina. La Juventus ovviamente lo denunciò alla FIGC e alla FIFA (ma con poche speranze, visto che il club argentino militava in una lega che non affiliata alla FIFA). Si sa per certo che indossò nel 1932 la maglia del Gimnasia y Esgrima La Plata per passare l’anno dopo nel Chacarita Juniors, e apparire nel 1934 prima fra le file del Vélez Sarsfield e infine in quelle del Ferro Carril Oeste. Con qui verosimilmente chiuse la carriera».
Qualcuno insinuò che la fuga di Maglio fosse stata pilotata da Cesarini, che era spesso costretto alla tribuna per far posto al connazionale. Nessuno, ovviamente, si prese la briga di indagare; in fondo, in quella squadra, di uno come Maglio non si sentiva certo il bisogno. Cesarini tornò titolare e la Juventus riprese a vincere, come se niente fosse successo.

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