domenica 11 settembre 2016

Josè MAGLIO

Genova, primo agosto 1931. Sbarca dal transatlantico proveniente da Buenos Aires un giovanotto dall’aspetto poco rassicurante, vestito di blu, con cappello nero e bagaglio ridotto all’osso. È Josè Maglio, argentino, mezzala destra, se ne dice un gran bene, qualcuno pensa che possa addirittura prendere il posto di Cesarini. In quanto a originalità, però, non è secondo al grande Cè; viaggia senza valigia e tiene nel taschino un pettinino e uno specchietto. Taciturno oltre ogni immaginazione, vestito sempre con abiti scuri (il che lo rendeva sgradito a chi era superstizioso), odioso della compagnia; non poteva certamente trovarsi a suo agio, in un ambiente che faceva della goliardia, il proprio motto. In campo parla un linguaggio sopraffino, sa adattarsi a tutti i ruoli dell’attacco e ogni tanto riesce anche a realizzare qualche rete, come il primo novembre 1931, Juventus batte Alessandria 3-0; oppure il 29 novembre, 4-1 alla Pro Vercelli con doppietta dello stravagante argentino, che ha preso il posto a Cesarini, relegandolo in tribuna.
Maglio è un centravanti di ottima caratura tecnica, pronto su ogni pallone e dal discreto colpo di testa. Il 17 gennaio 1932, contro l’Ambrosiana, gioca la miglior partita da quando è in Italia, segnando pure due dei sei goal del trionfo juventino. Poi, improvvisamente, all’indomani di un Milan-Juventus, il 28 febbraio 1932, scompare senza lasciare traccia. Di lui non si seppe più nulla per varie settimane; si apprese, poi, che era tornato in Argentina. Qualcuno insinuò che la fuga di Maglio fosse stata pilotata da Cesarini, che era spesso costretto alla tribuna per far posto al connazionale. Nessuno, ovviamente, si prese la briga di indagare; in fondo, in quella squadra, di uno come Maglio non si sentiva certo il bisogno. Cesarini tornò titolare e la Juventus riprese a vincere, come se niente fosse successo.

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