domenica 4 agosto 2013

Jesse CARVER

“HURRÀ JUVENTUS”
1949, altra svolta. C’è stato il lungo regno del Torino, ma anche la Juve è molto cresciuta ed adesso che le frontiere si riaprono è possibile trovare il meglio del meglio e ridiventare padroni della scena. Ai Parola, Boniperti, Muccinelli e Viola si aggiungono così il sudamericano oriundo Rinaldo Martino ed i danesi Præst e John Hansen. Son tornati i tempi d’oro: ma chi avrà l’onore e l’onere di guidare una simile armata? Cerca e ricerca, su consiglio di Stanley Rous, allora presidente della federazione inglese, la scelta cade su un signore britannico di passaporto e di modi, Jesse Carver, che porta quanto di più nuovo si possa immaginare: lavoro, tanto lavoro e marcature a zona, in aperto contrasto con le teorie della maggior parte dei tecnici nostrani.
Ci si allena al mattino ed al pomeriggio, si fa ginnastica come non si era mai fatta prima e sono programmate lezioni alla lavagna per imparare gli schemi. Inaudito. Non tutti i bianconeri lo seguono ciecamente, ma come al solito sono decisivi i risultati.
La squadra, zona o non zona, fa letteralmente a fette il campionato, gioca un calcio spettacolare dove si prende qualche goal di troppo ma ogni volta se ne segnano valanghe, in tutti i modi e praticamente con tutti gli uomini in organico, portiere escluso. Lo scudetto è vinto in carrozza, i tifosi sono nuovamente al settimo cielo.
Agli ordini di Carver c’è una delle Juve più belle di sempre. Non si ripete, l’anno successivo, anche perché deve fare a meno di Martino, tornato in Sudamerica. E perché Carver, forse, vuole strafare: vorrebbe cambiare non solo la Juve ma tutto il calcio italiano, gli piacerebbe allenare una squadra diversa, con giovani talenti al posto di campioni affermati ed inossidabili, ma nell’agosto 1951, dopo una stagione altalenante, viene sollevato dall’incarico.
La Juve andrà avanti per la sua strada e tornerà subito a vincere. Di Carver non sentiremo più parlare.

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