sabato 29 luglio 2017

Fausto LANDINI

Per i più giovani, il nome di Fausto Landini può significare poco o nulla. Al contrario, i tifosi juventini di qualche anno più vecchi, ricorderanno sicuramente quello spilungone dinoccolato, quasi sgraziato, che approdò alla maglia bianconera nell’estate del 1970 in compagnia di Fabio Capello e Luciano Spinosi. «Un infortunio alla caviglia capitato quasi all’inizio del campionato scorso mi ha costretto a un lungo riposo – racconta Landini a Bruno Bernardi de “La Stampa” – quando l’arto non era ancora perfettamente guarito sono tornato in campo. In queste condizioni non potevo rendere al massimo ed ho avuto una ricaduta. Ho ripreso a giocare ma non ero sicuro come prima. Anzi mi è capitato un fenomeno curioso che ha tratto molti in inganno. Mancandomi lo scatto ero costretto a iniziare lo spunto offensivo a una certa distanza dall’area di rigore, cosicché si è pensato che io fossi diventato la classica mezza punta che parte da lontano. Io sono una punta. A me piace giocare con l’avversario addosso, liberarmene e andare a rete. Centravanti o ala e indifferente; ma il più avanzato possibile. Mi sento attaccante vero, la mia metamorfosi è stata momentanea. Sia chiaro però che giocherò come vorrà l’allenatore, ho solo bisogno di ritrovare lo scatto, il morale e la fiducia in me stesso per tornare quello di due anni fa. La Juventus è l’ambiente adatto allo scopo. Sono molto giovane, non ho fretta. Arriverà la mia occasione, il tempo non mi manca».
Fausto nasce a San Giovanni Valdarno, in provincia di Arezzo, il 29 luglio del 1951; comincia la sua carriera nella squadra della sua città, l’Unione Sportiva Sangiovannese, per poi passare alla Roma nel 1967, dove disputa una ventina di partite e realizza quattro goal. Venne prelevato dalla Roma, insieme a Capello e Spinosi, appunto: un difensore, un regista e un attaccante, tutti e tre al di sotto dei ventiquattro anni. Mentre i due compagni di viaggio raggiunsero apici di rendimento tali da portarli alle glorie dello scudetto e della Nazionale, Lando fallì completamente la prova: un solo campionato sotto la Mole, tredici misere presenze (con una rete ai lussemburghesi del Rumelange in Coppa delle Fiere) e l’impressione di un’enorme fragilità psicologica che mai lo abbandonò.
Presa la via di Bologna, strappò qualche consenso con la maglia rossoblu; nessuno sfracello, beninteso, ma, per lo meno una più accentuata propensione alla lotta. Sotto le Due Torri rimase per quattro stagioni, regalando ai tifosi felsinei alcuni momenti significativi: una sua prestazione contro l’Inter in occasione di un favoloso 3-0 è ancora impressa nella memoria dei sostenitori bolognesi. Nel 1975 scese nelle Marche per vestire ancora una volta il bianconero, anche se si trattava di quello meno prestigioso dell’Ascoli. Grossi problemi fisici e una certa incomprensione con il tecnico, lo costrinsero a una partecipazione molto limitata.

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