martedì 23 febbraio 2016

Eljero ELIA

STEFANO CANTALUPI, GAZZETTA. IT 30 AGOSTO 2011
Il sinistro di Eljero Elia è come l’abito buono che si sfoggia solo nelle grandi occasioni: dopo anni passati a incantare talent-scout e osservatori con le magie del suo destro, ha usato l’altro piede per insaccare il primo (e finora unico) goal in partite non amichevoli con la maglia dell’Olanda. Quella rete a Glasgow, nelle qualificazioni a Sudafrica 2010, gli è probabilmente valsa il pass per il Mondiale sudafricano, che gli “oranje” sono poi andati “a un Iniesta” dal vincere. La rete del “manchego” e la parata di Casillas su Robben a Johannesburg hanno fatto sì che Elia oggi non arrivi alla Juventus da Campione del Mondo, ma la sostanza non cambia di molto: Conte cercava un esterno di attacco da schierare a sinistra e adesso ne ha uno di valore internazionale.
È atterrato alle 15:15 all’aeroporto di Caselle con il permesso della Nazionale olandese, ha fatto poi tappa alla clinica Fornaca di Sessant, all’isokineitc e infine all’istituto di medicina dello sport adiacente allo stadio Olimpico. In serata ha firmato il contratto con la Juventus. Basterà per mettere le ali alla Juve e farla decollare? Difficile dirlo, anche perché non è tutto oro ciò che luccica.
Sul talento di questo ragazzo nato nel 1987 a Voorburg non c’è molto da dibattere: ha una rapidità di piedi impressionante, accelera da fermo in un attimo e si lancia in progressioni nelle quali è difficile seguirlo per chiunque. Il dribbling gli piace parecchio e sposta molto rapidamente il pallone per scaricare il destro, rientrando dalla prediletta fascia sinistra, anticipando e mandando fuori equilibrio il marcatore diretto. Se ne facciamo una questione di tecnica e puro istinto, non c’è dubbio che l’organico della Juventus si sia arricchito di un elemento di valore, capace di vincere nel 2009 (dopo due ottime stagioni con il Twente) il premio “Talento olandese dell’anno”, sulle orme di gente come Robben, Van Persie, Sneijder e Van der Vaart.
E allora qual è il motivo che ha spinto l’Amburgo, ultimo in classifica dopo quattro giornate di Bundesliga, a rivendere a dieci milioni un ragazzo per cui aveva sborsato più o meno la stessa cifra solo un paio di anni fa? La ragione potrebbe essere la mancata consacrazione di Eljero quale stella di prima grandezza in Europa: se è vero che l’arrivo di Van Nistelrooy lo aveva costretto a diventare meno attaccante e più ala, va detto che la seconda stagione di Elia in Germania è stata meno ricca di goal e di grandi giocate rispetto alla prima. E poi c’è un po’ di esuberanza giovanile da gestire, nonostante siano oramai lontani i tempi dei litigi con Lex Schoenmaker, il tecnico che nel 2007 lo indusse a lasciare il Den Haag, nel cui vivaio era cresciuto.
Quello che farà davvero la differenza, però, sarà il grado di maturazione tattica che Elia saprà raggiungere. Lì Conte avrà il suo bel daffare, perché al momento ci sono alcuni punti deboli su cui lavorare. Anzitutto, la fase difensiva di Eljero è davvero poca cosa. E poi la tendenza a cercare il colpo a effetto lo porta a dialogare poco con i compagni: il gusto dell’assist ce l’ha, eccome, ma più come risultato di una grande giocata personale che come prodotto di un’azione manovrata. Per chiudere, c’è sempre la questione del piede sinistro: avere un’ala che corre sul lato del suo piede “sordo” è un vantaggio quando si tratta di accentrarsi e andare al tiro, ma un handicap alla voce “cross da fondo per le punte”, e, infatti, Elia mette al centro palloni alti solo con il destro, mentre di sinistro si limita a passaggi bassi all’indietro.
L’oramai ex esterno offensivo dell’Amburgo, però, avrà tempo per far ricredere tutti. In carriera l’impresa gli è già riuscita: l’Ajax lo prese dopo un provino effettuato a inizio millennio, ma alla fine lo giudicò troppo esile fisicamente (oggi misura 176 centimetri e pesa sessantotto chili), salvo poi cercare di riprenderlo nel 2007, perdendo la concorrenza con il Twente. Tra i quattordici milioni di tifosi juventini, non mancherà chi storcerà il naso di fronte a quest’operazione di mercato: ma dopo due anni di disgrazie calcistiche, tutti gli scettici bianconeri sarebbero felici di ricredersi come fecero quelli dell’Ajax.

I dubbi del giornalista e di tutti (o quasi) i tifosi juventini saranno, purtroppo, confermati dalle prestazioni del giocatore olandese. Fa il suo esordio in Serie A il 25 settembre 2011, alla quinta di campionato, in Catania-Juventus. Nelle partite successive non riesce a convincere Conte, che lo utilizza con il contagocce e spesso lo fa accomodare in panchina o in tribuna. L’ultima sua partita in bianconero è nella vittoriosa trasferta di Novara, nella quale spreca due clamorose occasioni davanti al portiere. Alla fine di un campionato per lui non esaltante (solo cinque presenze), Elia può comunque fregiarsi della vittoria dello scudetto, anche se risulterà l’unico giocatore della rosa bianconera a non aver avuto la soddisfazione di segnare una rete. Il 10 luglio 2012 passa ufficialmente al Werder Brema per un importo di 5,5 milioni di euro, pagabili in due anni.

1 commento:

Giuliano ha detto...

però mi dispiace, è un buon giocatore. Nelle poche presenze ha fatto vedere cose molto buone ed errori da principiante (quegli stop sbagliati...), perciò rimane ingiudicabile. Forse piace poco a Conte perchè non difende e non copre bene la sua zona, un po' come Krasic?
L'anno scorso avevo letto una curiosità sul suo nome di battesimo: è un omaggio ad Al Jarreau, però scritto come lo scriveva la sua sorellina maggiore.