martedì 13 settembre 2016

Emanuele BELARDI

«I primi calci, anzi le prime parate, le ho fatte in una scuola calcio di Eboli, il mio paese natale. Ho sempre amato il ruolo del portiere, in primo luogo perché non doveva correre per tutta la partita come gli altri e poi, perché sentivo di essere bravo fra i pali. A tredici anni sono stato chiamato dalla Reggina e la mia aspirazione si è trasformata in realtà. Dopo un anno tra gli Allievi è arrivato il debutto in Primavera e ho iniziato a crederci sempre di più. Eravamo una buona squadra, abbiamo anche raggiunto le semifinali scudetto. Così, l’anno dopo, mi sono ritrovato nella rosa della prima squadra e, a diciotto anni, ho esordito in Serie B. Dopo un paio di stagioni a Reggio, sono passato al Turris, in C1, un’esperienza dura, a quei tempi i giovani calciatori non avevano vita facile, specie nelle Serie minori. Comunque, mi è servito e in quella stagione ho fatto la giusta gavetta e ciò mi è stato utile nel proseguimento della mia carriera».
Nel settembre 2004, dopo le non brillantissime stagioni, lascia Reggio Calabria e si trasferisce al Napoli, appena fallito e retrocesso in Serie C1, dove rimane per cinque mesi; passa, quindi, al Modena, dove è relegato al ruolo di secondo portiere, alle spalle di Giorgio Frezzolini. Nell’estate del 2005 è acquistato dal Catanzaro, con cui disputa da titolare il campionato di Serie B. Al termine della stagione ritorna alla Reggina e il club lo cede di nuovo in prestito, questa volta alla Juventus, neo retrocessa in Serie B dopo lo scandalo di Calciopoli.
«Il calcio è strano; nel 2004-05 venivo da tre stagioni giocate alla grande, una promozione in A e due salvezze nella massima Serie e mi sono ritrovato a giocare in C1. Dopo i guai finanziari del Catanzaro, ero tornato alla Reggina; credevo di andare ad Ascoli e invece mi è arrivata la chiamata della Juventus, una delle squadre più conosciute al mondo. Non ho esitato nemmeno un secondo, ho detto al mio procuratore che ci sarei andato anche di corsa».
Nelle gerarchie bianconere è il terzo portiere, dietro a Gianluigi Buffon e Antonio Mirante, e non scende mai in campo. «Gigi è il numero uno in assoluto – rivela – e avere rapporti con Del Piero, Camoranesi, Trézéguet, Nedved, calciatori che qualche mese prima avevano disputato la finale di un Mondiale, fu fantastico, perché erano di un’umiltà spaventosa. E fu proprio questo che mi colpì di quei grandi campioni. Per tutti qual campionato in Serie B sembrò una passeggiata, ma sotto l’aspetto psicologico fu una situazione particolare. Ma non per me, perché io l’avevo già vissuta diverse volte. Anche in quell’occasione dimostrarono un grande attaccamento e una grande umiltà in una situazione che per loro era surreale».
Nella stagione successiva è acquistato definitivamente dalla Juventus e, con la cessione di Mirante alla Sampdoria, è promosso nel ruolo di secondo portiere della squadra bianconera. Sotto la guida di Claudio Ranieri gioca titolare in Coppa Italia, mentre in campionato è chiamato a sostituire il titolare Buffon, spesso frenato dai dolori alla schiena. Esordisce in maglia bianconera, proprio contro la Reggina; è schierato ancora contro il Livorno, il Cagliari e, nuovamente, contro la Reggina, nella partita persa dai bianconeri per 1-2, incontro pesantemente condizionato dai clamorosi errori dell’arbitro Dondarini.
L’ultima presenza di Emanuele è a Genova, contro la Sampdoria, nell’ultima partita di campionato, durante la quale si toglie la soddisfazione di parare un rigore a Cassano. Al termine della stagione totalizza nove gare, comprese le partite di Coppa Italia, sostituendo degnamente il portiere Campione del Mondo.
«La partita del debutto fu a Livorno, anche se esordii ufficialmente nei cinque-dieci minuti finali del match con la Reggina. In Toscana andai abbastanza bene ed ero in camera con Giorgio Chiellini e mi dicevo “Ma se me la sono cavata nelle squadre piccole, sarà una passeggiata giocare nella Juve”. La presi con questa filosofia e poi, per dire la verità, a detta degli addetti ai lavori giocai bene. Fu un anno fantastico, perché nonostante una rosa normalissima e i tanti infortuni, con un gruppo fortissimo arrivammo in Champions e battemmo l’Inter a San Siro, il Milan Campione d’Europa e del Mondo e tante altre squadre. C’era Legrottaglie in difesa, Cristiano Zanetti e Nocerino a centrocampo: davvero dei bei ricordi. E questa credo sia la più limpida dimostrazione che se c’è un gruppo forte si possono ottenere grandi risultati».
Il 20 luglio 2008 è ceduto in prestito all’Udinese, nell’operazione che riporta a Torino Antonio Chimenti.

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