domenica 2 giugno 2013

LA CONQUISTA DEL CHAMARTÍN

Puskás contro Sivori, Real Madrid contro Juventus; è la classica del calcio europeo. Si gioca nella capitale spagnola e sarà un incontro molto emozionante. Ecco la cronaca di “Hurrà Juventus”: La Juventus e la Coppa dei Campioni: un rapporto spesso pieno di amarezze, delusioni, lacrime e molto avaro di soddisfazioni. L’esordio avvenne nell’edizione del 1958/59, all’indomani dello scudetto della “stella”, ma la Juventus non ebbe fortuna e fu eliminata dagli austriaci del Wiener Sportkllub al primo turno. Analoga sorte due anni più tardi, quando i bianconeri furono sconfitti dai bulgari del Cdna di Sofia, anche se solamente per differenza reti. Le cose andarono diversamente nell’edizione 1961/62, durante la quale la Juventus riscattò, in Coppa, le amarezze di un campionato molto deludente. Soltanto la cattiva sorte ed uno spareggio costrinsero alla resa i bianconeri, che avevano di fronte, per l’ammissione alle semifinali, il grande Real Madrid.

L’incontro fra madrileni e bianconeri, disputato il 21 febbraio 1962 allo stadio madrileno Chamartín (poi ribattezzato Santiago Bernabéu, in onore del presidentissimo madrileno), rappresentò una delle più prestigiose imprese della Juventus in campo internazionale. Mai sconfitti in casa dall’istituzione della Coppa dei Campioni, i madrileni persero quella sera, oltre alla partita, anche il loro leggendario mito d’imbattibilità.
Pochi scommettono sulla vittoria della Juventus e non si tratta soltanto di scaramanzia, ci sono i fatti che parlano in contestabilmente a favore degli spagnoli. Il Real Madrid, in 7 edizioni della Coppa dei Campioni, ne ha vinte ben 5, non ha mai perso in casa propria ed ha, per l’occasione, un importante ed ulteriore vantaggio. Infatti, nell’incontro di andata, disputato quindici giorni prima a Torino, Puskás e soci si erano imposti con autorità, anche se solamente per 1-0, ad una Juventus che aveva giostrato bene in attacco, ma alquanto rimaneggiata e confusionaria in difesa.
Per ristabilire la situazione ed accedere allo spareggio, i bianconeri devono vincere almeno per 1-0 oppure 2-1, considerato che ancora non si applica la regola dei goals in trasferta; costringere i madrileni alla terza partita, rappresenterebbe un risultato strabiliante. Carletto Parola, l’allenatore juventino, non dispera; la sua squadra, nei turni precedenti, ha già dimostrato di giocare bene a livello internazionale, certo più di quanto fa in campionato, nel quale naviga negli ultimi posti. Campioni come Sivori e Charles si esaltano negli impegni di prestigio e l’occasione di Madrid è davvero unica.
Arbitra un francese, Guigne, e le squadre entrano in campo nella fredda serata invernale accolte dal frastuono e dal tifo di oltre 100.000 spettatori; sono presenti anche 2.000 italiani, venuti a sostenere la Juventus ad una svolta cruciale del suo destino europeo.
I bianconeri schierano: Anzolin; Sarti e Garzena; Charles, Bercellino e Leoncini; Mora, Mazzia, Nicolé, Sivori e Stacchini. Le “Merengues” rispondono: Araquistain; Casado e Miera; Del Sol, Santamaria ed Alberto Ruiz; Tejada, Felix Ruiz, Di Stefano, Puskás e Gento.
Nella formazione spagnola c’è qualche sorpresa; Del Sol (futuro juventino), nonostante sia in condizioni fisiche imperfette, è schierato marcatore di Sivori con l’esclusione di Pachin. Mezzala destra è Felix Ruiz, al posto del titolare Canario. Lo schieramento bianconero prevede marcature rigide; Parola ha incarica il giovane Mazzia di controllare Di Stefano, mentre Puskás è affidato alle cure di Bercellino. Charles, in posizione di libero a tutto campo, è la novità di maggior rilievo.
Si comincia in lieve ritardo ed i madrileni dimostrano di non voler correre rischi superflui; Puskás gioca almeno venti metri più arretrato che a Torino ed il pericoloso Alberto Ruiz è risucchiato da Charles in posizione di secondo stopper. La prima azione pericolosa è di marca juventina; al 6’ Sivori toglie un bel pallone a Del Sol, nel cerchio del centrocampo, e fugge in progressione; il suo preciso invito in profondità è ben raccolto da Mora, il cui tiro è, però, parato da Araquistain.
Al 10’, su rovesciamento di fronte, Puskás libera per il tiro Felix Ruiz, ma la sventola della mezzala sorvola, seppur di poco, la traversa. Ora sono le “Merengues” che assumono decisamente l’iniziativa, nell’intento di chiudere subito il conto con i Campioni d’Italia. Gento sfugge in dribbling a Sarti e crossa per Di Stefano, ma il centravanti si fa precedere dalla tempestiva uscita di Anzolin.
Al 17’ c’è il primo grosso pericolo per la porta bianconera. Del Sol ingrana la quarta e salta come birilli i centrocampisti bianconeri; poi, giunto al limite dell’area, tenta il passaggio filtrante per Di Stefano; Leoncini, in scivolata, lo anticipa deviando in corner. Due minuti più tardi i madrileni ci riprovano con un’azione della coppia Di Stefano Puskás; con un retro passaggio, il fuoriclasse magiaro serve di precisione Felix Ruiz, smarcatissimo. Il centrocampista, anziché avanzare, conclude dal limite, sfiorando il montante alla sinistra del portiere bianconero.
Il serrate degli spagnoli è interrotto soltanto al 23’ con un’azione di alleggerimento impostata da Nicolé e conclusa da Stacchini, ma il suo tiro fiacco si spegne molto lontano dai pali. Al 25’ Anzolin è chiamato al primo grande intervento della partita: c’è un fallo di Sivori su Del Sol al limite dell’area; Gento batte la punizione ed il tiro secco, una spanna sotto la traversa, è prontamente alzato in angolo dal portiere juventino. Sull’azione di contropiede, s’impadronisce della palla Stacchini, che fa tutto da solo: dribbla Casado, poi si allarga sulla sinistra per concludere, ma l’accorrente Santamaria riesce a respingere.
La partita è piacevole; il Real conduce il gioco, ma la Juventus non sta a guardare. Mischia furibonda davanti alla porta bianconera, al 29’; dopo un prolungato batti e ribatti, Charles riesce a deviare in angolo. Due minuti più tardi, è Araquistain a correre un serio pericolo; su azione di contropiede, Leoncini imbecca Nicolé che avanza in solitudine fino al limite dell’arca e qui tira con violenza all’incrocio dei pali. È bravo il portiere madrileno a deviare in corner.
Passa un minuto ed è il Real a mancare clamorosamente un’occasione per portarsi in vantaggio; Gento fa tutto da solo, liberandosi con eleganza di Sarti eppoi evitando l’intervento di Charles. Il suo cross, preciso al millimetro per la testa di Di Stefano, è clamorosamente mancato dal centravanti, sui cui Mazzia sta facendo un marcamento perfetto.
Azioni alterne per qualche minuto e poi, improvviso, arriva il goal bianconero. L’azione è da manuale per la linearità e la freddezza di esecuzione. Stacchini cerca il contrasto a metà campo con Miera e lo vince; avanza liberandosi di Casado, con la coda dell’occhio vede Nicolé smarcato cinque metri avanti e gli passa il pallone. Il numero nove, di prima intenzione, fa spiovere al centro dell’area un calibrato cross che, sempre di prima, Charles smista sull’accorrente Sivori. La stupenda giocata del centravanti gallese ha sbilanciato tutta la difesa spagnola, sicché Omar può concludere di sinistro, indisturbato, cogliendo l’angolino alla destra dell’incolpevole Araquistain.
I centomila spagnoli ammutoliscono, mentre i bianconeri cercano di sfruttare lo smarrimento del Real per colpire ancora; un minuto dopo il goal, siglato al 38’, infatti, Nicolé ha l’occasione per raddoppiare su preciso invito di Sivori, ma tira a lato. Al 44’ solamente una grandissima parata di Araquistain salva il Real da una seconda capitolazione: il tiro, all’altezza del dischetto del rigore di Stacchini, servito da Nicolé, è angolatissimo, ma è deviato dal portiere con la punta delle dita. Riprende Mora, ma la sua conclusione, da due passi, finisce sul corpo di Araquistain che salva. Su questa azione bianconera finisce il primo tempo.
La ripresa inizia con un’ennesima prodezza di Sivori, che scatta bene ed arriva al limite dell’area spagnola, dove Casado lo cintura platealmente. La punizione susseguente non ha esito. Il Real Madrid cerca di reagire ed al quarto minuto si rende pericoloso con il solito Gento: l’ala sinistra, di gran lunga il migliore dei suoi, elude ancora una volta l’intervento di Sarti ed effettua un preciso cross; Di Stefano è di nuovo in ritardo sul pallone, ma alle sue spalle c’è Tejada, che resiste alla carica di Garzena e si presenta solo davanti ad Anzolin. Il portiere bianconero esce alla disperata, si allunga ed abbranca il pericoloso pallone.
Al 6’ l’incontro potrebbe prendere una brutta piega per i bianconeri; Alberto Ruiz interviene duramente su Charles, colpendolo al ginocchio sinistro. John si accascia pesantemente al suolo e deve essere portato fuori campo. L’arbitro dimostra scarsa energia nel reprimere il gioco duro ed a tratti intimidatorio dei madrileni ed i giocatori bianconeri ne fanno le spese in più di una circostanza; all’undicesimo minuto, mentre Charles rientra con il ginocchio abbondantemente fasciato, Casado scalcia Mazzia colpendolo alla schiena. C’è solo una punizione per i bianconeri, che, comunque, resistono con sicurezza all’offensiva spagnola, che si va facendo di minuto in minuto sempre più massiccia. Al 15’ Del Sol, in posizione di ala sinistra, avanza in profondità per poi crossare al centro; salta più alto di tutti Felix Ruiz, la cui deviazione di testa è, però, alta. Un minuto dopo tocca a Puskás concludere, dopo essersi liberato dall’assidua guardia di Bercellino; Anzolin para senza difficoltà.
Al 20’ torna a farsi vedere l’attacco bianconero: Nicolé, Stacchini e Mora si smarcano a turno per il tiro, ma le loro conclusioni non sono pericolose e si spengono tra le braccia di Araquistain. Ben diverso è, invece, il pericolo che corre Anzolin al 22’: il solito Gento filtra tra le maglie della difesa bianconera e passa a Felix Ruiz; questa volta, l’interno aspetta a concludere ed il portiere bianconero gli si butta con coraggio tra i piedi, riuscendo a carpirgli la palla. Alla mezzora la pressione madrilena è oramai costante e l’area juventina è teatro di mischie furibonde; Santamaria reclama dall’arbitro la concessione di un rigore, per presunto fallo di mano di Leoncini, ma il direttore di gara non interviene.
Il pubblico madrileno si spazientisce per l’imprevisto andamento della partita; i fischi pungolano i biancomalva, che ricominciano ad attaccare con veemenza, ma la difesa juventina, registrata molto meglio che a Torino, non concede varchi agli attaccanti spagnoli. Al 34’ Bercellino, al limite dell’area, trattiene il pallone tra le ginocchia; si incarica dell’inevitabile punizione Puskás, che appoggia lateralmente a Di Stefano. Gran tiro del centravanti e stupendo intervento in tuffo di Anzolin.
Le ultime battute dell’incontro sono da cardiopalma: il Real attacca anche con i terzini, ma le occasioni più pericolose sono ancora per lo scatenato Gento: sua, al 43’, una deviazione di testa che colpisce la parte superiore della traversa, perdendosi sul fondo. È l’ultima emozione della partita; finisce in esultanza per i bianconeri protagonisti di un’impresa senza precedenti. Rimane il rammarico di non essere riusciti vincere con un maggiore scarto di reti, anche se il Real è andato più volte vicino al pareggio.
Sette giorni più tardi, al Parco dei Principi di Parigi, lo spareggio per l’ammissione alle semifinali aumenterà il dispiacere di non aver sfruttato la grande occasione; vincerà il Real Madrid per 3-1, anche se la Juventus uscirà a testa alta. L’eliminazione, però, non intacca minimamente il ricordo della stupenda partita vinta al Chamartín, in uno degli incontri più esaltanti della Juventus in campo internazionale. Un’impresa memorabile, se si considera che la Juventus non riuscirà più ad uscire, con un risultato positivo, dallo stadio delle “Merengues” per oltre venticinque anni; saranno sempre e sole sconfitte, alcune meritate, alcune meno.
Come quella del 1986, quando l’arbitro scozzese Valentine annullò misteriosamente un goal di Manfredonia, che avrebbe pareggiato la rete di Butragueño e dato la probabile qualificazione alla squadra allora allenata da Marchesi. Nemmeno la grande Juventus di Lippi riuscirà a non uscire sconfitta dal Bernabéu; una rete di Raul nell’edizione vittoriosa del 1995/96, una di Ronaldo e Roberto Carlos (con in mezzo il goal di Trézéguet) nel 2002/03 determinarono le sconfitte bianconere, rimontate poi, per fortuna, nella partita di ritorno. Anche la Juventus di Capello, non riesce ad interrompere la tradizione negativa nel 2004/05, sconfitta da un goal di testa di Helguera, risultato rovesciato al Delle Alpi ai tempi supplementari, grazie alle prodezze di Trézéguet e Zalayeta.
Se consideriamo anche la finale di Amsterdam del 1998, persa per 1-0, si può dire, senza paura di essere smentiti, che l’impresa dei ragazzi di Parola, in quel lontano febbraio del 1962, rimarrà per sempre nella gloriosa storia bianconera.

2 commenti:

Giuliano ha detto...

Però vincere con Molinaro e Marchionni è anche meglio...

Stefano ha detto...

verissimo !!! ... ed è singolare il fatto che allora risolse la partita Sivori ed ieri sera Del Piero ... due campionissimi !!! ...