venerdì 19 giugno 2020

Julius KOROSTELEV


Nasce a Pure St.Martin, in Cecoslovacchia, il 19 giugno 1923. Arriva alla Juventus nell’estate del 1946, in compagnia del connazionale Vycpálek, proveniente dall’A.K. Bratislava. Ala di buon talento e in possesso di un tiro tanto forte quanto potente, Korostelev riesce sempre a capire come deve comportarsi, a seconda dello spazio di manovra nell’azione da svolgere.
Quando non trova avversari davanti a sé, la sua direzione di corsa è diritta e veloce, quando è circondato da avversari, si esibisce in arresti, guizzi e serpentine. Al momento del tiro, poi, mostra un’efficacia piuttosto rara per quel ruolo.
Alto, magro, veloce, furbo e tenace, sa non solo concludere, ma anche sfruttare i lanci dei compagni, con tiri al volo o micidiali colpi di testa.
Debutta in Serie A il 6 ottobre 1946 in Milan-Juventus 3-3: rimane a Torino per una stagione, in cui totalizza 30 presenze e 15 goal, diventando il secondo miglior cannoniere della squadra, contribuendo al secondo posto in classifica finale dei bianconeri.
A fine stagione, tuttavia, non viene riconfermato, e insieme al compagno di attacco Mario Astorri passa all’Atalanta.
Ritorna alla Juve nelle vesti di allenatore nel luglio 1961, al posto di Carlo Parola, affiancato da Gunnar Gren come direttore tecnico. Siede sulla panchina bianconera nelle prime due partite del campionato e il 7 settembre, a causa dell’improvviso ritorno in patria di Gren per motivi familiari, diventa il “secondo” del rientrante Parola.
«Non si tratta di uno di quei cambi della guardia diventati normali nel mondo del calcio – precisa Umberto Agnelli – siamo molto spiacenti della partenza di Gren e non pensiamo per ora di affidare a un’altra persona il ruolo di direttore tecnico; se troveremo l’uomo adatto potremo farlo in futuro, come non è neppure da escludere una ripresa di contatto con lo stesso Gren. Ora ci serve un elemento juventino, un amico pieno di entusiasmo, e abbiamo deciso di affiancare a Korostelev Carlo Parola. Con Parola abbiamo avuto di recente un momento di incomprensione, oramai superato; Parola si è ricreduto e ora è pronto a dare alla squadra il contributo del suo impegno».
Alla fine del campionato si trasferisce al Pisa, concludendo la sua breve avventura bianconera.

“IL CALCIO ILLUSTRATO” DEL 2 OTTOBRE 1946
Korostelev è alto m. 1,83 e copre la distanza di ottocento metri nel notevole tempo di due minuti. È uno slovacco, del distretto di Svaltjmartina, ed aveva sempre giocato nella squadra del suo paese, che disputava una specie di campionato locale. Tre anni fa venne chiamato in servizio militare ed incluso, quale ala sinistra, nella squadra del suo reggimento. Ebbe tosi occasione di disputare qualche partita di un torneo tra soldati. Ad assistere ad una partita un giorno capitò l’allenatore del Bratislava, che non se lo lasciò scappare.
Questa, in rapida sintesi, la carriera di Korostelev. Il quale, attraverso l’interprete ha aggiunto che giocarci nel Bratislava era assai piacevole, in quanto la squadra è forte, ed attualmente si trova in seconda posizione nel campionato, alle spalle del Kladno, diabolica squadra di minatori che, per adeguarsi alla situazione progressista-lavoratrice, sta giocando con irresistibilità.
– E poi si gioca bene ala sinistra di fianco ad un autentico campione quale è Harpas. Harpas mi lanciava molto bene a rete, e difatti ero secondo nella classifica dei cannonieri, ad un solo gol di distacco dal famosissimo Hayek, centravanti dello Sparta.
– Hayek è il successore di Braine?
– Precisamente. Braine è tornato in Belgio e gli spartiani hanno trovato allora Hayek il quale è un centravanti che gioca con un sistema totalmente differente da quello di Braine. Braine giocava arretrato e funzionava più da centro-sostegno dell’attacco, che da centravanti di punta. Hayek invece è uno scattatore notevole e la sua presenza è sempre minacciosa nell’area avversaria.
– Ed il Bratislava quale sistema usa?
– Il sistema inglese, con il centrosostegno tra i terzini, ed i laterali alle spalle delle mezzeali. È l’unica squadra in Cecoslovacchia che giochi con il “sistema”. L’ha adottato dopo aver visto giocare il Derby County, allorché questa squadra britannica fece un “giro” in Cecoslovacchia. Fu un giro di buoni successi e soltanto il Bratislava riuscì a battere gli inglesi.
– Allora si troverà bene nella Juventus, la quale gioca pure con il “sistema”.
– Credo che mi troverò bene senz’altro. Sono in forma ed ho molta voglia di giocare. Pensi che per venire in Italia ho rifiutato le offerte dello Sparta che mi voleva con sé nella prossima tournée in Inghilterra!

2 commenti:

Unknown ha detto...

Ho appena scoperto questo blog, è fantastico!!!
Da quel gusto antico che il "pallone" ogni tanto sembra perdere.

Penso che mi gusterò ad uno ad uno tutti i post.

Stefano ha detto...

grazie dei complimenti, mi fanno tanto piacere ...