lunedì 27 giugno 2016

Pasquale BRUNO

Nasce a Lecce il 19 giugno del 1962: «La mia avventura nel mondo dello sport è iniziata con la maglia giallorossa; infatti, nelle giovanili del Lecce sono cresciuto ed ho appreso i segreti del calcio; quindi a diciassette anni ho esordito in Serie B con la squadra pugliese e per quattro stagioni ho difeso i colori della mia città. In seguito sono stato acquistato dal Como, con cui ho giocato tre campionati cadetti e uno nella massima divisione; dopo di che il destino mi ha spalancato le porte del grande calcio e, in sordina, sono arrivato a Torino». Nell’estate del 1987, infatti, si trasferisce alla Juventus: l’allenatore della squadra bianconera è Rino Marchesi, che ha allenato Pasquale nella squadra lariana. Il campionato della Vecchia Signora è molto deludente: eliminata subito dalla Coppa dei Campioni, non riesce mai a entrare nella lotta per lo scudetto. Bruno totalizza, comunque, trentaquattro presenze e ha il merito di legare molto con Ian Rush, oggetto misterioso di quella squadra. Il gallese ricordava divertito di quando Pasquale gli insegnava le parolacce in pugliese.
«Sul terreno di gioco sprigiono un’aggressività a me sconosciuta nella vita privata; perciò si può parlare di una vera e propria metamorfosi che interessa il mio carattere durante un incontro di calcio. La mia indole quotidiana è piuttosto tranquilla, quindi decisamente in antitesi all’aspetto che assumo quando indosso i panni di sportivo, il che non mi disturba affatto; anzi penso che un duplice aspetto permetta di condurre un’esistenza equilibrata, senza incorrere nel rischio di mescolare il lavoro con la personalità. In campo mi dicono di tutto ed io mi regolo di conseguenza».
Aggressività e cattiveria che gli valgono il soprannome di O’ Animale e che, senza la quale, non avrebbe mai potuto giocare ad alti livelli, non essendo particolarmente dotato tecnicamente. Ma viene anche ricordato per essere uno dei più duri giocatori della storia del calcio italiano, che gli costano una cinquantina di giornate di squalifica. Celebre è la sua antipatia per Crippa, mediano del Napoli e del Parma: «Se possedessi un asino come Crippa, non gli darei nemmeno da mangiare, lo lascerei morire di fame!», dice senza alcun timore.
La Juventus che si presenta alla partenza del campionato 1988-89, vede Dino Zoff in panchina; l’ex portiere ha molta fiducia in Bruno e lo promuove titolare, grazie alla sua capacità di disimpegnarsi in tutti i ruoli difensivi. Durante questa stagione, Pasquale realizza un goal di rara bellezza, contro il Napoli, in Coppa Uefa, che rimarrà l’unica segnatura con la maglia juventina. L’ultima stagione in bianconero è in chiaro scuro: totalizza una trentina di presenze, ma sono più le espulsioni e le squalifiche che le partite giocate bene. Nel suo palmarès, comunque, ci sono la Coppa Uefa e la Coppa Italia conquistate in quella stagione.
Così, nell’estate del 1990 attraversa idealmente in Po e passa al Torino, lasciando pochi rimpianti. «Io non sputo nel piatto dove ho mangiato: la Juve mi ha dato il successo, i soldi e la possibilità di conoscere alcuni grandi personaggi come l’avvocato Agnelli e Boniperti. Quella maglia granata, però, mi è rimasta addosso per sempre».

1 commento:

Papasub ha detto...

Averne di cagnacci come lui in difesa.