giovedì 1 giugno 2017

Alessandro ORLANDO


Terzino sinistro che più sinistro non sì può. Lui stesso, con molta sincerità ma allo stesso tempo soddisfatto di questo, confessa con un pizzico d’orgoglio che in situazioni del genere non fa mai male: «Con la gamba sinistra riesco a fare tutto, con quella destra un po’ meno». A Torino cercano un mancino naturale da alternare a Robert Jarni. E così, grazie a una trattativa fulminea, Juventus e Milan portano a termine uno scambio che lascia di stucco gli altri operatori di mercato: Alessandro Orlando in bianconero, Paolo Di Canio in rossonero. Alessandro è un giocatore non altissimo ma ben strutturato (172 centimetri di altezza per sessantanove chilogrammi) e, soprattutto, agile. Agile e scattante, padrone della sinistra: intesa come fascia, ovviamente. La sua corsa è elegante, apprezzabile, il cambio di marcia anche, la visione di gioco buona: «Semmai, deve cercare – spiegano i tecnici che lo hanno avuto – la conclusione finale. Quando si trova in zona tiro, ci deve provare».
Quando arriva alla Juventus, nel 1994, nonostante abbia soltanto ventiquattro anni, ha accumulato esperienza e successi in alcune tra le più importanti società italiane. Ha esordito in Serie B con l’Udinese di Lombardo nella stagione 1987-88 e l’anno successivo ha conquistato la promozione in A: passato al Parma di Scala, ha fatto il bis nel campionato 1989-90. Ancora un ritorno a Udine e finalmente l’esordio in A con la Sampdoria e la conquista della Supercoppa Italiana; ventinove presenze e la sofferta permanenza in A, nuovamente con la maglia dell’Udinese, hanno caratterizzato la stagione 1992-93.
Poi il passaggio al Milan e i relativi successi: scudetto, Coppa dei Campioni e due Supercoppe italiane, prima contro il Torino e contro la Sampdoria: «Le prime stagioni a Udine e Parma non sono state esaltanti, perché ero molto giovane e giocavo poco. Dalla Sampdoria in poi tutto è migliorato ed ho imparato veramente molto, sia dal punto di vista tecnico professionale che da quello personale, avere la possibilità di allenarmi e di giocare al fianco di grandi campioni mi ha aiutato tantissimo. Sono state molte le persone importanti per la mia crescita e, se provassi a elencarle, rischierei di scordarne qualcuna; allenatori, compagni, dirigenti e amici, nel bene e nel male, mi hanno sempre lasciato qualcosa. Del Milan era impressionante la mentalità, che concepiva soltanto la vittoria, alla quale tutto era subordinato. Per quanto riguarda la tensione e i ritmi di lavoro, credevo che quelli di Milano fossero eccezionali; però ho visto che qui alla Juventus è esattamente lo stesso, poiché stiamo giocando tre volte alla settimana e con determinazione e concentrazione invidiabili».
L’aver cambiato maglia da un giorno all’altro non gli crea alcun problema di adattamento, grazie anche al suo carattere e all’accogliente ambiente bianconero: «Ho trovato veramente un bel gruppo di ragazzi in gamba e affiatati: Sul campo, poi, i risultati ci stanno dando ragione e quindi il mio inserimento è stato ancora più semplice. Spero che la Juventus rappresenti una svolta per la mia carriera: ho ancora molte soddisfazioni da togliermi. Anche se ho avuto la fortuna di giocare sempre in grandi squadre, sono un po’ stufo di girare e di cambiare maglia ogni anno. Mi trovo benissimo in bianconero e vorrei che questa diventasse una sistemazione definitiva».
Speranza disillusa per Orlando, che rimarrà alla corte bianconera solamente quella stagione, totalizzando solamente diciotto presenze. Ma culminata con la conquista dello scudetto e della Coppa Italia.

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