sabato 28 gennaio 2017

Alen BOKŠIĆ

Da Makarska, classe 1970, poco più che ventenne, approda in Francia nell’Olympique Marsiglia, dove vince una Champions League, strappandola al Milan di Capello. «In quella stagione, segnai ventidue goal in trentasette partite, ma giocavo in una posizione centrale e avanzata e non era un problema andare in rete. Ma che soddisfazione vincere la Champions, contro quella che era considerata la squadra più forte del mondo!» Il calcio italiano lo accoglie nel 1993, a braccia spalancate, facendo di Alen un protagonista nella Lazio che insegue, con grande dispiego di risorse, lo scudetto. Alen ha una forza fisica dirompente e una progressione da mezzofondista di classe, si presenta come una specie di Boniek, sicuramente più tecnico; insomma ha tutte le caratteristiche per diventare un bomber di razza e, invece, non sfrutta mai a dovere queste sue qualità, divorandosi spesso caterve di goal clamorosi. Nonostante ciò, approda alla Juventus, nell’estate del 1996.
«Nella Juventus mi ha colpito tutto, senza esagerazioni. L’accoglienza è stata molto calorosa, i dirigenti e i compagni mi hanno subito messo a mio agio; i metodi di allenamento e di gioco sono molto congeniali alle mie caratteristiche. Per non parlare, poi, dei prestigiosi traguardi che vedo, finalmente, a portata di mano e che, con una squadra così competitiva, sarà possibile raggiungere. Mi piace molto la tranquillità di Torino, una città che vive con la giusta misura degli eventi calcistici, a differenza di Roma, dove invece le tensioni erano all’ordine del giorno. Finalmente posso passeggiare in tutta tranquillità, firmando al massimo qualche autografo e godendomi un pochino di anonimato».
L’avvio è incoraggiante, dei tanti bomber di cui la Juventus quell’anno dispone (Vieri, Amoruso, Padovano, Del Piero) Alen è il primo a convincere e a catturare l’attenzione dei tifosi. All’esordio in Champions League, l’11 settembre 1996, annienta il Manchester United con azione da manuale del perfetto sfondatore e si ripete a Istanbul contro il Fenerbahçe e contro il Rapid Vienna, addirittura con doppietta, nel 5-0 del 30 ottobre dello stesso anno.
In campionato, stessa solfa: un goal al Cagliari alla seconda, un altro all’Udinese alla decima. Poi, qualche malanno muscolare e la pesante concorrenza interna non gli permettono di giocare con continuità. Fino a sabato 19 aprile, un Bologna-Juventus decisivo per lo scudetto. Bokšić segna un goal strepitoso al termine di uno slalom alla Sivori, alla Platini, insomma da grandissimo campione, quale avrebbe potuto essere.
La stagione successiva ritorna alla Lazio, dopo aver vestito la maglia bianconera per trentatré partite, con solamente sette realizzazioni. Troppo poche, per poter indossare la maglia numero nove della Juventus.

1 commento:

Rob72 ha detto...

Troppo emotivo per segnare,il contrario di inzaghi o trezegol..o lui o delpiero ,la scelta e'presto fatta,e la lazio di cragnotti che pensava solo alle plusvalnze lo ha pagato bene..operazion sensata anche se mi dispiace sia andato via..che juve che avevamo mamma mia.