venerdì 7 luglio 2017

Giuseppe CORRADI

Nato a Modena, il 7 luglio 1932, sarebbe, oggi un terzino destro fluidificante di primo ordine; più elegante che grintoso, dotato di ottima tecnica individuale, era più valido in fase di disimpegno e nella costruzione delle azioni di rilancio che nel rompere le insidie avversarie, che prevedevano, a quei tempi, di mandare il pallone in tribuna. Arrivò alla Juventus giovanissimo, avendo subito l’onore di fregiarsi di uno scudetto, vinto al termine del campionato 1950-51, quando giocò alcune gare al posto del titolare Bertuccelli. Era una Juventus che nella prima fase del campionato era allenata da Bertolini e Combi, in attesa dell’arrivo dell’ungherese Sárosi che, nella fase calda del campionato, seppe tenere in pugno la squadra con autorità e, nello stesso tempo, dare spazio anche a giovani promesse, come Corradi; infatti, il giovanotto, schierato da terzino oppure da mediano, scende in campo per ben diciassette volte.
«E dire che doveva diventare portiere – si legge su “Stampa Sera” del 14 dicembre 1951 – quando frequentava l’Istituto del Sacro Cuore, a Modena, Corradi era famoso tra i ragazzini del rione per i voli tra i pali, o meglio tra il mucchietto di libri di scuola messi al posto del montante destro e la pila di cartelle che costituivano il palo sinistro. Disgraziatamente, o fortunatamente per lui, durante un’uscita si fratturò il naso, Cosicché ora vanta il profilo da boxeur e il ruolo fisso di terzino, sebbene sia stato prima mezzala e centromediano. Corradi, ricorda con particolare riconoscenza, tra i suoi istruttori, l’allenatore Mabelli che l’ha scoperto e l’attuale tecnico del Genoa Senkey, il quale lo ha perfezionato nello stile».
Sei anni dopo, Corradi è nuovamente Campione d’Italia; questa volta, però, vince lo scudetto da titolare, in una Juventus allenata dallo slavo Broćić, che festeggiava, con la conquista del titolo, l’arrivo dall’Argentina di un fuoriclasse come Omar Sivori e dal Galles di un ariete come John Charles.
Il ricordo del figlio Gianni: «Mi raccontò che fu visionato da Rosetta, terzino del famoso quinquennio, quando esordì nel Modena e che, quando si fecero avanti sia Inter che Juventus per acquistarlo, la spuntò la Vecchia Signora e fu immensamente onorato di fare parte di un po’ della storia bianconera. Col primo ingaggio corse ad acquistare una fiammante motocicletta con la quale fece il viaggio Modena-Torino. All’arrivo in sede della Juventus un dirigente dell’epoca, stupefatto quanto divertito per l’ingenuità, gli sequestrò immediatamente il mezzo che gli fu prontamente risarcito. Nessun atleta poteva permettersi il rischio di infortunarsi al di fuori del rettangolo di gioco. Lo raccontava ridendo bonariamente, pensando alla sua leggerezza dei diciannove anni di età. In un articolo di Gianni Brera di molti anni fa fu inserito, dallo stesso, nella formazione ideale della Juventus del dopoguerra, che faceva all’incirca così: Zoff, Corradi, Cabrini, Gentile, Emoli, Scirea, Tardelli, Boniperti, Platini, Sivori, Charles. Di sicuro è sempre rimasto legato alla famiglia Agnelli a Boniperti e a molti dei suoi compagni di squadra. Mi ha sempre parlato della signorilità dell’ambiente Juventus alla quale tutta la nostra famiglia è grata perché, anche dopo aver lasciato la casacca bianconera, papà è stato sempre amorevolmente seguito e aiutato dalla società Juventus (Boniperti in primis)».
Corradi vestì anche la maglia della Nazionale e prese parte alle Olimpiadi finlandesi del 1952; dopo la passeggiata contro gli Stati Uniti a Tampere, battuti per 8-0, la Nazionale Olimpica fu sconfitta a Helsinki per 0-3, dalla Grande Ungheria di Ferenc Puskás, che avrebbe poi vinto la medaglia d’oro e dominato il calcio mondiale di quegli anni. Terminerà la carriera in bianconero nell’estate del 1959, dopo aver totalizzato 202 presenze e realizzato cinque goal.


ANGELO CAROLI
Corradi sarebbe, oggi, un esterno con i fiocchi. Veloce, tecnico, atleticamente straordinario e con un’inclinazione offensiva che, negli anni Cinquanta, un terzino non poteva permettersi, perché gli schemi erano esasperatamente rigidi. Un handicap ha limitato la sua carriera: un ginocchio valgo. Allora, non esisteva l’artroscopia e il recupero, dopo un intervento, era lunghissimo e faticoso. Lo salvavano la classe, limpida come un solitario e uno stile impeccabile. Giocava in smoking e toccava la palla come se i piedi calzassero guanti. Dotato di un fisico eccezionale e di un tocco di palla felpato, secco e pulito; la falcata era corta, ma efficace, tanto che recuperava sulle ali avversarie grazie ad una velocità sbalorditiva. Teneva sempre il busto eretto e la testa alta, virtù che gli permettevano di smistare il pallone con precisione chirurgica. Nel gioco acrobatico non aveva rivali; staccava e, con la testa, andava più in alto della traversa. Corradi era un estroverso simpatico e sempre di buon umore; aveva la battuta pronta per ogni gusto, tagliente e gradevole. Ostentava una voce tenorile che non faceva mancare quasi mai allo spogliatoio. Come tutti gli emiliani amava la lirica. Il suo cavallo di battaglia? “La donna è mobile”. Gonfiava petto e giugulari e il pezzo era servito. Lo guardavano sbigottito. Uomini e talenti come lui hanno arricchito la favola bianconera.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Grazie di cuore ha chi ha fatto questo post su mio papà Giuseppe Corradi... Lui non c'è più da 5 anni...ne sarebbe andato fiero e glielo avrei fatto leggere volentieri..grazie ancora!!
Alessandra Corradi
Genova

bidescu ha detto...

oggi sarebbe il compleanno di tuo padre ... ti mando un grandissimo abbraccio, Alessandra ...

susanna ha detto...

Ho trovato per caso questo post. Vorrei aggiungere qualcosa sull'uomo, sullo zio Beppe. Era semplice e generoso,schivo e modesto. Quando ripenso a lui, e mi capita spesso, ne percepisco ancora la bontà. Aveva un grande cuore e ci manca tanto.
Susanna Corradi
Modena

Stefano ha detto...

grazie, Susanna, per la tua testimonianza ...

ilmarchese75 ha detto...

Mi ricordo da bambino quando passava da Modena,mi portava sempre dei regali firmati Juventus...sciarpe e poster.
E quando ero adolescente che rincasavo a mattina inoltrata dopo le mie serate con gli amici,trascorrevo bei momenti chiacchierando con Lui metre innaffiava la siepe e mi raccontava le varie storie delle squadre dei suoi tempe.
Grande signore Giuseppe Corradi.