domenica 3 luglio 2016

Antonio CHIMENTI

Nasce a Bari, il 30 giugno 1970. Nella stagione 1988-89, inizia la sua carriera nella Sambenedettese, che prende parte al campionato di Serie B. Dopo altre due stagioni trascorse nel club marchigiano, una in Serie C1 e una in C2, è ceduto al Tempio, sempre in Serie C2. Risale la penisola e si trasferisce al Monza, nel 1992-93, che milita nel campionato di Serie B. Nella stagione 1993-94 fa ritorno alla Sambenedettese, per poi vestire, per quattro stagioni consecutive, la maglia della Salernitana, con cui vince un campionato di C1 e si pone all’attenzione degli addetti ai lavori come uno dei migliori portieri della serie cadetta. Nel 1997-98 approda in Serie A nelle file della Roma, con la quale esordisce il 21 settembre 1997, nella vittoriosa partita contro il Lecce. Soprannominato Zucchina da Francesco Totti, Antonio è un portiere molto sicuro e completamente a suo agio con il pallone fra i piedi, grazie agli insegnamenti di papà Francesco, grande bomber della Sambenedettese e dello zio Vito, diventato famoso nel Palermo. Rimane in giallorosso per due stagioni, collezionando trentadue presenze; nell’estate del 1999, è ceduto al Lecce. In Puglia disputa tre campionati ad altissimo livello, tanto da meritarsi la chiamata della Juventus; la società bianconera, a causa del ritiro di Rampulla, deve trovare il nuovo secondo portiere, alle spalle di Buffon.
«Il passaggio alla Juventus dopo tanti anni di calcio significa una consacrazione. È il coronamento di un grande sogno, ma è anche un grande punto per una nuova partenza. La Juventus è sempre stata il massimo. Dopo pochi giorni ho capito che era il massimo anche in tanti altri aspetti, a partire dall’organizzazione della società e tutto ciò si propone come un ulteriore motivo di soddisfazione e un’altra spinta a non deludere chi ha creduto in me Mi sono subito ambientato bene e penso di aver dato il massimo. Ma è stato più facile, in questa Juve e con questi compagni. È un momento positivo, che, sono convinto, possa durare a lungo. Ho avuto due idoli, Zoff era il mio idolo da bambino, Stefano Tacconi negli anni successivi, due dei campioni più amati e seguiti da generazioni di tifosi, me compreso. È un piacere ancora più grande oggi, essere alla Juventus anche per questa ragione».
La prima stagione in bianconero vede Chimenti scendere in campo solamente una decina di volte; una è all’Old Trafford, contro il Manchester United, nel secondo girone della Champions League. La Juventus, in quell’occasione, era stata colpita da un virus influenzale che aveva ridotto la rosa ai minimi termini. Anche Buffon aveva dovuto marcare visita, regalando ad Antonio la possibilità di calpestare l’erba del glorioso campo dei “Red Devils”.
Nel campionato 2003-04 le presenze aumentano a dodici, di cui due in Champions League, contro i turchi del Galatasaray e nella goleada ai danni dell’Olympiakos. La stagione successiva è molto deludente; Antonio è schierato solamente cinque volte, a causa anche dell’eliminazione della compagine bianconera al primo turno della Coppa Italia, ad opera dell’Atalanta.
L’ultimo campionato di Chimenti nella Juventus è pessimo; Buffon si infortuna seriamente nel Trofeo Berlusconi e la società corre ai ripari, prendendo in prestito Christian Abbiati; Capello, però, schiera Antonio nella Supercoppa Italiana contro l’Inter e il portiere ha delle grossissime responsabilità sul goal vittoria di Verón. In campionato è ancora peggio; schierato a San Siro contro il Milan, a causa dell’infortunio di Abbiati, si rende responsabile di un errore clamoroso, su una punizione da più di trenta metri calciata da Pirlo. Anche sul primo goal di Seedorf non è esente da colpe, a causa del suo piazzamento non certo perfetto; va da sé che l’avventura di Chimenti in bianconero finisca qui.
Nel gennaio del 2006 è ceduto al Cagliari, dove contribuisce in maniera sostanziale alla salvezza della squadra sarda. La sua migliore partita la disputa proprio contro la Juventus, parando un calcio di rigore a Del Piero. Ritorna in bianconero nell’estate del 2008, come terzo portiere, senza avere mai la soddisfazione di entrare in campo.
Nella stagione successiva, a causa del contemporaneo infortunio di Buffon e Manninger, è schierato titolare in tre occasioni, con risultati disastrosi. Infatti, contro il Siena, il 14 marzo 2010, subisce tre reti (contribuendo, con il solito errore di piazzamento sul goal di Maccarone, alla rimonta della squadra toscana, dallo 0-3 al 3-3), ancor peggio farà a Londra, contro il Fulham. Il 18 marzo, la compagine bianconera è eliminata dai bianchi inglesi, perdendo seccamente per 1-4. Zucchina ha sulla coscienza almeno un paio di goal del Fulham.
Ma il capolavoro lo compie tre giorni dopo, in casa della Sampdoria. Dopo qualche buon intervento, si lascia infilare da un tiro di Cassano, scoccato da centrocampo. La Juventus perde 0-1 e abbandona i residui sogni di gloria. «Cassano è stato furbo a calciare in porta da lontano – racconta Chimenti – sono rimasto un po’ sorpreso e, indietreggiando, ho perso il passo, ho provato a smanacciarla, ma oramai ero già dentro la porta. Rimane il rammarico e sono molto dispiaciuto per quanto successo. Ero molto nervoso, sono rientrato per primo nello spogliatoio e ho sfogato la rabbia con un pugno su un tavolino. Purtroppo mi sono fratturato la mano».
In totale, trentaquattro presenze con la maglia bianconera e pochissimi rimpianti.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

pochissimi rimpianti ma il pelatone quest'anno è ritornato. Sperem :)

mike s. ha detto...

Sei un pó severo con Chimenti. Io non me lo ricordo cosí scarso come scrivi. Col Fulham per me fu il migliore in campo in una serata disastrosa per tutta la squadra. É vero che fece qualche errore di troppo, certo, ma ricordo anche alcune sue buone prestazioni. Per me un buon portiere che forse ha avuto un pó di sfortuna.