venerdì 20 marzo 2026

Piero MAGNI


GUIDO MAGNI, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL MARZO 1974
Da quando, nel 1929, è stato istituito il campionato a girone unico, sui campi della massima divisione sono passati più di diecimila giocatori, ma uno solo è riuscito nell’ardua impresa di ricoprire nel corso della sua carriera tutti e undici i ruoli, dal portiere all’ala sinistra. Si tratta di Piero Magni che per sette anni, dal 1942 al 1948 difese i colori della Juventus e a cui, a giusta ragione, va il titolo di «superjolly».

giovedì 19 marzo 2026

Roger MAGNUSSON


1967: scudetto vinto significa Coppa dei Campioni da onorare – scrive Gianni Giacone – se possibile agganciare, comunque sognare. Sarà molto dura, con le frontiere chiuse e con un mercato che ha pochi pezzi pregiati, praticamente irraggiungibili. Il sogno è il giovane Gigi Riva, che non si muove da Cagliari. Anche il granata Meroni farebbe felice l’Avvocato, ma con il Torino non si può, i tifosi granata farebbero la rivoluzione. I rinforzi veri sono Volpi a centrocampo e Simoni a dare una mano all’attacco. In extremis, e solo per la Coppa, arriva uno svedese spilungone di nome Magnusson.

mercoledì 18 marzo 2026

Roberto TRICELLA


CARLO F. CHIESA, DAL “GUERIN SPORTIVO” DEL 24 GIUGNO 1987
Il tamburino convoca rullando a due mani l’attenzione delle case a filo sul vicolo. Il tamburino è un bimbo colmato da una palandrana lunga fino ai piedi, gli ondeggia in testa il lungo cappello a cilindro di certe favole popolate di nani e fanciulle in fiore. Ascoltate, popolo, udite, udite... La piccola corte dei banditori ch’egli precede e annuncia dispensa polvere di suoni prima di rimpicciolire fino a dileguarsi oltre un’ansa tra spigoli di muri e il respiro immobile dell’acciottolato.

martedì 17 marzo 2026

Matteo PARO


Nato ad Asti il 17 marzo 1983, compie tutta la trafila nelle giovanili bianconere, fino a debuttare in Serie A il 17 maggio 2003, in Reggina-Juventus 2-1. Nella stagione successiva è ceduto in prestito, insieme a Sculli e Gastaldello, al Chievo, nell’operazione che porta Legrottaglie in bianconero. Ritorna alla Juventus tre anni dopo: la società e il tecnico Deschamps puntano molto su di lui; effettivamente, Matteo è un centrocampista con ottime qualità, sia in fase difensiva sia in fase di costruzione del gioco. Disputa 32 partite con la Juventus, delle quali 27 da titolare, sfruttando i soventi problemi fisici di Giannichedda e di Zanetti; nella seconda parte della stagione, complice un infortunio, cede il posto di titolare a Marchisio, altro prodotto delle giovanili della Juventus. Paro entra di diritto nella storia della Juventus; è proprio lui, infatti, a realizzare il primo gol della Vecchia Signora nel campionato di Serie B, il 9 settembre 2006 nella partita di esordio contro il Rimini. L’estate successiva, non rientrando nei piani del nuovo allenatore Ranieri, è ceduto in comproprietà al Genoa, dove ritrova il suo mentore Gasperini.

lunedì 16 marzo 2026

Roberto GALIA


MAURIZIO CROSETTI, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL MAGGIO 1992
Dire cose importanti in perfetto silenzio è un privilegio degli uomini veri. Dirle senza urlare, in un calcio ricco di eccessi, è impresa titanica. Eppure, Roberto Galia percorre questo strano mondo da tanti anni ed è riuscito a non cambiare, a non fare deroghe. Il bello è che, la sua, non è l’umiltà un po’ appiccicosa e retorica dei vinti, ma una serenità che deriva dalla piena coscienza dei propri mezzi e dei propri limiti; una «scheda» personale che il centrocampista bianconero tiene a mente e usa come cartina di tornasole della realtà: «Mi conosco, so di non essere un fuoriclasse ma un giocatore prezioso forse sì. Ho cambiato diverse maglie, sono sempre andato d’accordo con i miei allenatori e sempre ho avuto la precisa sensazione di essere utile. Non è poco».

domenica 15 marzo 2026

Fernando VIOLA


Prodotto del vivaio bianconero, veste la maglia più importante a vent’anni e ci arriva in una giornata per concentrazione di eventi, anche atmosferici oltre che sportivi: il giorno nel quale la Juventus di Vycpalek capisce in pratica di potere e volere lo scudetto numero 14. 12 marzo 1972, al Comunale contro il Bologna: Nando Viola, elemento di spicco della Primavera, è chiamato a rimpiazzare niente meno che Causio già detto Brazil, a sua volta investito dei panni di Haller. «Esordire in Serie A – dice Fernando – è il miglior modo per prepararsi alla maggiore età. Certo, entrare nella Juventus in questo momento decisivo del campionato, è un’impresa. Prometto comunque il massimo impegno. Ho un po’ di emozione, ma sono sicuro che in campo tutto passerà».

sabato 14 marzo 2026

UDINESE - JUVENTUS


25 novembre 1984 – Stadio Friuli di Udine
UDINESE-JUVENTUS 0-3
Udinese: Brini; Galparoli e Cattaneo; F. Rossi (dal 46’ Miano), Billia e De Agostini; Mauro, Gerolin, Selvaggi, Criscimanni e Montesano. In panchina: Fiore, Papais, Dominissini e Tesser. Allenatore: Vinicio.
Juventus: Bodini; Caricola e Cabrini, Bonini, Favero e Scirea; Briaschi, Tardelli (dall’87’ Limido), Vignola, Platini e Boniek. In panchina: Tacconi, Prandelli e Koetting. Allenatore: Trapattoni.
Arbitro: D’Elia di Salerno.
Marcatori: Platini al 1’ e al 27’, Briaschi all’88’.

venerdì 13 marzo 2026

Edgar DAVIDS


MATTEO MARANI, DAL “GUERIN SPORTIVO” DEL 10-16 DICEMBRE 1997
Hanno fatto festa al Milan in questi giorni e non c’entra la vittoria sul Bari, comunque indispensabile per sperare ancora in un miracoloso aggancio all’Inter. A rallegrare gli sconsolati animi di Milanello sono bastate (ogni tempo ha le sue gioie!) due partenze: quelle di Winston Bogarde e di Edgar Davids, la detestata coppia olandese che si era attirata addosso, come una potente e nefanda calamita, il livore di dirigenti, giornalisti e compagni di squadra.

giovedì 12 marzo 2026

Baldo DEPETRINI


Una volta nelle squadre di calcio il lavoro non si distribuiva – racconta Vladimiro Caminiti – non lavoravano tutti. Di undici c’era il portiere comandato di parare anche spezzandosi le nocche delle dita; e c’era il centravanti assegnato alle illusioni del gol, a ingrandirsi con quelle, ad appartarsi con quelle. I terzini facevano i terzini e basta, i mediani si occupavano di marcare e basta, le mezzeali concertavano l’azione del gol uno generalmente con più foga dell’altro che non si affrettava. Una volta, le squadre di calcio avevano i padroni del vapore che erano gli oriundi, e poi furono i nordici, pelandroni con lentiggini e alterigia. Una volta, nelle squadre di calcio dovevano correre in pochi, perché mediocri, perché comandati di correre e basta. Dovevano rompersi le ossa, potevano lamentarsi solo a letto, erano pagati poco e peggio. Rava si ribellò in nome di tutti quelli che non erano attaccanti e famosi.

mercoledì 11 marzo 2026

Dante CRIPPA


GIANNI GIACONE, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL FEBBRAIO 1972
Novità a non finire nel Campionato 1962-63 – e quindi perdoni il lettore se ci torniamo sopra; torneo di transizione tra una Juve nobile ma carica di malanni e una nuova e consapevole della propria dimensione, che non e più di squadra «pigliatutto». Accidenti ai tempi che sono più che mai milanesi! Milano ha tutto per monopolizzare la lotta per lo scudetto, persino il trascinatore di folle, il mago Helenio Herrera, che ha resistito alle critiche durissime dei primi tempi, già, le italiche panchine non hanno ancora conosciuto un tipo come lui e i suoi sistemi a volte lo rendono impopolare, ma il mago duro a morire, questo suo terzo anno in Italia lo consacrerà definitivamente per la gioia delle legioni interiste, e poi, che diamine, l’Inter ha fior di campioni, c’è Suarez gran regista e i giovani, Mazzolino in testa, crescono in fretta. E la Juve? Ha cambiato molto, alcuni dicono troppo.

martedì 10 marzo 2026

Giovanni KOETTING


Nella cartolina ufficiale della Juve 1984-85, una di quelle foto di classe dove si fa “cheese” strizzando gli occhi controsole, Giovanni Koetting sta dritto in seconda fila. Il caschetto di capelli biondi e l’aria vagamente fiera spuntano all’incirca fra le costole di Platini e il gomito di Cabrini, più alti di lui, in terza fila. «Adesso sono ancora biondo, ho qualche capello in meno e qualche chilo in più» sorride Giovanni e lo fa per cortesia. «Se pensa all’attacco della Juve nei primi anni ‘80, si rende conto anche lei che era difficile trovare spazio. Adesso magari, con tutte le partite che ci sono da giocare, sarebbe più facile».

lunedì 9 marzo 2026

Stefano STURARO


Il mercato di gennaio, detto anche di “riparazione”, difficilmente offre opportunità convenienti. Va da sé che anche Marotta-Paratici abbiano sempre trovato qualche difficoltà di troppo a reperire giocatori validi. Da acquisti boom (come Barzagli e Cáceres, Matri e Padoin) a veri e propri flop (su tutti Bendtner e Anelka, Borriello e Osvaldo oppure Rincón). Difficilmente collocabile fra i primi o fra i secondi, troviamo Stefano Sturaro da Sanremo, dove è nato il 9 marzo del 1993. Approda sulle rive del Po nel febbraio del 2015, proveniente dal Genoa, dove si è messo in luce con ottime prestazioni.

domenica 8 marzo 2026

JULIO CESAR


Classe 1963, da Bauru, Julio Cesar rinverdisce, tre lustri dopo l’addio di Altafini, la tradizione dei brasiliani importanti della Juventus. Esploso con la maglia verdeoro ai Mondiali messicani del 1986, Julio Cesar strappa un buon contratto in Europa ai francesi del Montpellier e non si capisce come italiani, tedeschi e spagnoli se lo facciano scappare. In Francia, il ragazzo inizialmente patisce il clima e solo dopo un paio di stagioni torna ai livelli del 1986. Quanto basta per richiamare l’attenzione della Juventus appena affidata all’estroso Maifredi, che ha fatto man bassa di campioni all’attacco (Baggio, Hässler, Di Canio) ma che dietro appare piuttosto fragile. In extremis, dunque, arriva il difensore brasiliano: passo felpato, buona visione di gioco, lancio lungo all’occorrenza e un tiro portentoso.

sabato 7 marzo 2026

JUVENTUS – PISA

 

7 novembre 1982 – Stadio Comunale di Torino
JUVENTUS-PISA 3-2
Juventus: Zoff; Bonini e Prandelli (dal 60’ Storgato); Furino, Gentile, Scirea; Bettega, Tardelli, Rossi, Platini e Boniek. In panchina: Bodini, Burgato, Koetting e Galderisi. Allenatore: Trapattoni.
Pisa: Mannini; Secondini e Riva (dal 60’ Pozza); Vianello, Garuti e Gozzoli; Berggreen, Casale, Caraballo, Occhipinti e Todesco (dal 60’ Ugolotti). In panchina: Buso, Massimi e Mariani. Allenatore: Vinicio.
Arbitro: Paparesta di Bari.
Marcatori: Platini al 17’ Rossi su rigore al 21’, Berggreen al 33’, Bettega al 38’, Ugolotti al 61’.

venerdì 6 marzo 2026

Bruno LIMIDO


GIANNI GIACONE, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL NOVEMBRE 1984
Arriva da Avellino, come altri personaggi che han fatto la gloria recente della Juventus. Si potrebbe dire che la provenienza, questa provenienza, è di per sé un certificato di garanzia. Ma non sarebbe serio metterla su questo piano, con Bruno Limido, del quale qui parliamo. Perché Limido è ragazzo giovane ma già assai maturato e quindi ben cosciente del ruolo che gli spetta, e che potrebbe spettargli, in prospettiva, nella squadra bianconera. La chiacchierata con Limido parte da orizzonti vasti, quasi praterie, e finisce poi nel particolare, magari secondario, ma comunque utile al lettore per capire il tipo, apprezzarlo, cominciare a misurarlo sulla lunghezza d’onda della squadra.

giovedì 5 marzo 2026

Juan Eduardo ESNAIDER


STEFANO SALANDIN, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL FEBBRAIO 1999
Juan Eduardo Esnaider ha toccato il suolo di Torino (pardon, Caselle) alle 21 di giovedì 14 gennaio. Era diventato un giocatore della Juventus da poche ore: solo in mattinata, infatti, il suo club, l’Espanyol di Barcellona, e la Juve, avevano raggiunto l’accordo per il trasferimento e lui lo ha ratificato con solerzia ed entusiasmo. Già, niente a che vedere con i capricci di Sukur Hakan, il turco triste, perso nelle sue pretenziose richieste da star supponente, neanche fosse il Maradona dei tempi d’oro.

mercoledì 4 marzo 2026

Giancarlo ALESSANDRELLI


GIANNI GIACONE, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL SETTEMBRE 1974
Ci sono ruoli che sembrano fatti apposta per persone strambe. Strambo non significa incosciente, per carità: ma certo il portiere non è, non può essere proprio come gli altri. Combi, per esempio, era diversissimo: in campo come nella vita. Lo stile del portierissimo del quinquennio non era lo stile di Orsi, di Monti, neppure degli amiconi Rosetta e Caligaris. Era eleganza unita a imperturbabilità, con un pizzico di irrazionalità. Non parliamo, poi, del primo grande portiere del dopoguerra, Sentimenti quarto detto Cochi: qui il ricordo è più recente, soccorre una ricca aneddotica, anche il supporter ricorda certi particolari illuminanti in proposito. Ecco, Sentimenti era forse l’esempio più classico del portiere come “tipo” a parte: carattere specialissimo, agilità felina, riflessi prontissimi, con il pizzico di stramberia rappresentato nella fattispecie dalla vocazione rigoristica e dalle divagazioni all’ala.