giovedì 25 febbraio 2021

Virginio ROSETTA


Prima di lui il pallone era inteso solo per assestargli solenni calcioni – ricorda Caminiti – c’era chi ci si dilettava con palleggi di sconfinata amorosità, come il terzo dei cinque sciagurati fratelli Cevenini, che si fumava cento sigarette al giorno e tutti i portieri della terra, compreso Combi che faceva impazzire in allenamento: «Noi mordevamo il freno a Vercelli per dover giocare senza prendere una lira», ha raccontato un giorno degli anni Sessanta Viri Rosetta, cinquantadue volte azzurro, mille volte campione.

mercoledì 24 febbraio 2021

Bruno NICOLÈ


In una caldissima domenica di giugno del 1957, la Juventus gioca allo stadio Appiani di Padova contro la formazione di casa. L’undici bianconero naviga a centro classifica, non bastano la classe di Boniperti, di Hamrin e di Corradi, la grinta di Garzena e Nay, la dedizione di Colombo e Montico per dare slancio e sostanza al gioco. La partita con il Padova si annuncia difficile. Nelle file della Juventus c’è anche Stivanello, che nel Padova aveva appunto giocato la stagione precedente, il quale avverte il compagno Nay: «Stai attento al ragazzino che gioca centravanti. Ha appena sedici anni ma possiede le doti del campione: uno scatto pazzesco e un tiro che non perdona!».

martedì 23 febbraio 2021

Riza LUSHTA


Da quando la Coppa Italia venne istituita, cioè dal 1922 – scrive Dante Grassi su “Hurrà Juventus ” dell'ottobre 1979 –  nelle trentuno edizioni che seguirono la Juventus ha fatto naturalmente la parte del leone aggiudicandosene ben sei, vale a dire una percentuale dell’ordine del 19,35. In campionato, e lo aggiungo per gli amanti delle statistiche, la Juventus, nettamente al vertice con i suoi diciotto scudetti su settantasei tornei finora disputati, ha fatto ancora di meglio in quanto la percentuale di successi sale all’incredibile quota di 23,68.

lunedì 22 febbraio 2021

JUVENTUS – CROTONE


17 febbraio 2007 – Stadio Olimpico di Torino
JUVENTUS–CROTONE 5–0
Juventus: Buffon; Birindelli, Zebina (dall’82’ Boumsong), Chiellini e Balzaretti; Camoranesi (dal 74’ Marchionni), Zanetti (dal 40’ Paro), Giannichedda e Nedved; Trézéguet e Del Piero. In panchina: Mirante, Piccolo, Bojinov e Zalayeta. Allenatore: Deschamps.
Crotone: Soviero; Maietta, Fusco, Zamboni e Morabito; Espinal (dal 46’ Cariello), Tisci, Piocelle (dal 62’ Verón) e Šedivec; Giampaolo (dal 79’ López) e Dionigi. In panchina: Pagotto, Bonomi, Borghetti e Palmieri. Allenatore: Carboni.
Arbitro: Damato di Barletta.
Marcatori: Nedved al 18’, Balzaretti al 24’, Del Piero al 44’, al 65’ e al 77’.

domenica 21 febbraio 2021

I FRATELLI BOGLIETTI

 

SALVATORE LO PRESTI, DAL SUO LIBRO “TANGO BIANCONERO”
La storia dei fratelli Ernesto e Romulo Boglietti ha più i connotati di un autentico romanzo d’avventure che non della fredda biografia di due giocatori di calcio. Una storia che nasce in Italia, dove Ernesto Boglietti senior, novarese, sposatosi con la torinese Maria Borghi partì, come migliaia di altri connazionali, per il Sud-America, più precisamente per l’Argentina, col cuore pieno di speranza in una vita migliore, quello che il nostro Paese, in quell’epoca, non era in grado di offrire. I coniugi Boglietti – come tutti gli altri compagni d’avventura – poterono approfittare della Legge delle Colonie emanata dal Governo Gravier, che concedeva un pezzo di terra e incoraggianti sgravi fiscali agli immigrati. La maggior parte degli italiani, quasi sempre di origine contadina, preferirono la campagna, che era il loro elemento naturale e nel quale pensavano di trovarsi più a loro agio.

Adolfo GORI


«Il giorno del mio arrivo a Torino – racconta – toccavo il cielo con un dito; era la Juventus, cioè il massimo e sarebbe stato facile di lì in poi. Non era vero, naturalmente, ma avevo poco più di vent’anni e ci credevo. Arrivavo dalla Spal, cioè dalla provincia piccola piccola e mi ritrovavo in una squadra carica di gloria e di tradizioni. Sono stati anni indimenticabili, anche se non vincemmo molto. Le soddisfazioni incominciarono subito, a cominciare dalla Coppa delle Alpi, nel 1963; pensavo che non avrei giocato neppure un minuto e, invece, disputai tutti gli incontri, fino alla finalissima con l’Atalanta, che battemmo 3-2, grazie ad un grandissimo Sivori. A fine giugno di quell’anno, giocammo una partita amichevole contro il Santos; Omar, stimolato dalla presenza di Pelé, fece delle cose incredibili. Sognavo ad occhi aperti, pensando che con compagni così forti nessuno avrebbe fermato la mia Juventus. E, invece, c’era l’Inter che, però, battemmo nella Coppa Italia del 1965 e nel campionato 1966-67. L’Inter era fortissima, ma anche noi non scherzavamo; in difesa eravamo quasi imbattibili, Anzolin diceva che, con noi davanti, poteva anche giocare con le mani legate. A metà campo, Del Sol era unico; solo in attacco avevamo qualche problema, non perché i miei compagni non fossero forti, ma perché quelli dell’Inter erano formidabili».

sabato 20 febbraio 2021

Gino STACCHINI


«Frequentavo le Magistrali a Forlimpopoli. Il Bologna venne a vedermi giocare tre o quattro volte, mediante l’osservatore Pasti. I rossoblu sembravano molto interessati alla mia figura, ma non mi presero mai, in seguito scoprii che al mio posto il club petroniano aveva reclutato nelle mie veci un altro grande attaccante, Ezio Pascutti. Pascutti era totalmente diverso da me; io ero veloce e amante del dribbling, avevo una buona tecnica; lui era solido, concreto, con un colpo di testa eccezionale. Sul finire della stagione 1954–55, si fece viva la Juventus, grazie all’interessamento del mio allenatore al San Mauro Pascoli, Tosolini: il provino con i bianconeri non fu totalmente convincente. Venni arruolato grazie alle mie abilità di scattista. Al termine del test, ci accordammo per una sfida: dovevo battere Boniperti sui cento metri. Ci riuscii, per tre volte. Così, divenni juventino».

venerdì 19 febbraio 2021

Gianluca ZAMBROTTA


«Lombardo di Como – scrive Renato Tavella sul suo libro “Il romanzo della grande Juventus” – è un giovane esterno di molta validità qualitativa e quantitativa prelevato dal Bari. Moschettiere nell’aspetto e nel fare, incarna alla perfezione il prototipo dell’atleta-calciatore per il suo ecletticismo. Se necessita, sa adattarsi (e bene) in ogni zona del campo. Sicuro di sé, come si usa dire, non patisce il salto di categoria e, ben presto diventa una pedina importante non solo della Juventus, ma della Nazionale».

giovedì 18 febbraio 2021

Roberto BAGGIO


«Non avevo nulla contro i bianconeri, è che volevo restare a Firenze. E poi la società fece un gioco non bello. Mi vendette senza dirlo. Io dicevo ai tifosi che non sarei andato via e un bel giorno scoprii che, tenendomi all’oscuro di tutto, mi avevano ceduto. Si faceva così, allora. Poi si dava la colpa ai giocatori che volevano andar via per soldi. Balle, almeno nel mio caso. Io volevo restare per gratitudine per la gente di Firenze. Per i primi due anni non ho giocato. Mi hanno aspettato e voluto bene. Come fai a dimenticarli?».

mercoledì 17 febbraio 2021

William BRADY


Estate 1980, le frontiere sono nuovamente aperte e, dopo anni di ostracismo, si possono acquistare giocatori stranieri. La scelta della Juventus cade su Liam Brady, maturata dopo varie opzioni, compreso Maradona che Boniperti e Giuliano inseguono vanamente con una puntata segreta in Argentina. Ai primi di luglio parte una telefonata all’avvocato Freeman, legale londinese che cura gli interessi dei più importanti calciatori d’oltre Manica, compreso Brady. La risposta è affermativa, non altrettanto agile la trattativa che si conclude comunque, col trasferimento di Liam alla Juventus.

martedì 16 febbraio 2021

Angelo PERUZZI


La leggenda racconta che a Blera, il paese in provincia di Viterbo dov’è nato, Angelo allenasse la presa ferrea delle mani cercando di afferrare i pesci nei ruscelli. La passione originaria, quasi genetica, è per la pesca. Ma la prodigiosa abilità delle mani trova sfogo anche altrove, per esempio nel ruolo solitamente meno amato dai ragazzini che giocano a pallone. Nasce così, quasi per scherzo, il portiere Peruzzi.

lunedì 15 febbraio 2021

Romolo BIZZOTTO


Gentiluomo di vecchio stampo, non ama parlare di sé e che lega il suo nome a una delle Juventus più forti della storia, quella dei grandi assi danesi John Hansen e Præst e del giovane Boniperti, tra il 1949 e il 1952. Due scudetti vinti, con il contributo complessivo di quarantasei presenze e due reti.

domenica 14 febbraio 2021

Roberto VIERI


La storia del calcio è fatta di tipi stravaganti come Bob Vieri – racconta Gianni Giacone su “Hurrà Juventus” – basta cercare in epoche di meno solido pragmatismo e di più diffusa poesia, come il calcio, nei ruggenti anni Venti; poesia, appunto, condita appena da un pizzico di professionalità. La poesia di Bigatto, strenuo lottatore, è ancora impregnata di rimembranze dannunziane e assai poco propensa alla filosofia pratica del risultato da conquistare ad ogni costo. Per non parlare di Pastore, il centrattacco di quella Juventus, in fondo tardo romantica e tardo garibaldina, che nel ruvido tackle con il “centr’half” avversario, scopre in se stesso insospettate doti drammaturgiche e finisce sul set del nascente mondo cinematografaro. Vieri, tanto per tornare in argomento, in quella Juventus di estrosi protagonisti ci sarebbe stato molto bene.

sabato 13 febbraio 2021

NAPOLI - JUVENTUS


20 aprile 1958 – Stadio della Liberazione di Napoli
NAPOLI-JUVENTUS 4-3
Napoli: Bugatti; Greco e Posio; Morin, Franchini e Beltrandi; DI Giacomo, Bertucco, Vinicio, Pesaola e Brugola. Allenatore: Amadei.
Juventus: Mattrel; Boldi e Garzena; Corradi, Montico ed Emoli; Stacchini, Boniperti, Charles, Sivori e Stivanello. Allenatore: Broćić.
Arbitro: Lo Bello di Siracusa.
Marcatori: Vinicio al 4’ e al 77’, Greco autorete al 6’, Brugola al 24’, Stacchini al 58’, Montico all’86’, Bertucco all’88’.

venerdì 12 febbraio 2021

Luciano BODINI


Nasce a Leno, in provincia di Brescia, il 12 febbraio 1954. Cresciuto nell’Atalanta, squadra con la quale (dopo una fortunata parentesi alla Cremonese) debutta in Serie A, l’11 settembre 1977. «Ho cominciato in una squadretta d’oratorio, a Brescia, ma a tredici anni ero già all’Atalanta e a diciassette finivo già in panchina con la prima squadra, in seguito ad un incidente che aveva tolto di mezzo il secondo portiere Rigamonti. Poi, a vent’anni, vado a Cremona, e gioco in Serie C: 108 partite, tante soddisfazioni ed è già ora di tornare a Bergamo. Gioco solo otto volte il primo anno, anche a causa di un serio infortunio, ma mi rifaccio in pieno l’anno dopo, rivalutandomi, anche se la squadra va così e così e retrocediamo. Ed eccomi alla Juventus».