lunedì 9 marzo 2026

Stefano STURARO


Il mercato di gennaio, detto anche di “riparazione”, difficilmente offre opportunità convenienti. Va da sé che anche Marotta-Paratici abbiano sempre trovato qualche difficoltà di troppo a reperire giocatori validi. Da acquisti boom (come Barzagli e Cáceres, Matri e Padoin) a veri e propri flop (su tutti Bendtner e Anelka, Borriello e Osvaldo oppure Rincón). Difficilmente collocabile fra i primi o fra i secondi, troviamo Stefano Sturaro da Sanremo, dove è nato il 9 marzo del 1993. Approda sulle rive del Po nel febbraio del 2015, proveniente dal Genoa, dove si è messo in luce con ottime prestazioni.

domenica 8 marzo 2026

JULIO CESAR


Classe 1963, da Bauru, Julio Cesar rinverdisce, tre lustri dopo l’addio di Altafini, la tradizione dei brasiliani importanti della Juventus. Esploso con la maglia verdeoro ai Mondiali messicani del 1986, Julio Cesar strappa un buon contratto in Europa ai francesi del Montpellier e non si capisce come italiani, tedeschi e spagnoli se lo facciano scappare. In Francia, il ragazzo inizialmente patisce il clima e solo dopo un paio di stagioni torna ai livelli del 1986. Quanto basta per richiamare l’attenzione della Juventus appena affidata all’estroso Maifredi, che ha fatto man bassa di campioni all’attacco (Baggio, Hässler, Di Canio) ma che dietro appare piuttosto fragile. In extremis, dunque, arriva il difensore brasiliano: passo felpato, buona visione di gioco, lancio lungo all’occorrenza e un tiro portentoso.

sabato 7 marzo 2026

JUVENTUS – PISA

 

7 novembre 1982 – Stadio Comunale di Torino
JUVENTUS-PISA 3-2
Juventus: Zoff; Bonini e Prandelli (dal 60’ Storgato); Furino, Gentile, Scirea; Bettega, Tardelli, Rossi, Platini e Boniek. In panchina: Bodini, Burgato, Koetting e Galderisi. Allenatore: Trapattoni.
Pisa: Mannini; Secondini e Riva (dal 60’ Pozza); Vianello, Garuti e Gozzoli; Berggreen, Casale, Caraballo, Occhipinti e Todesco (dal 60’ Ugolotti). In panchina: Buso, Massimi e Mariani. Allenatore: Vinicio.
Arbitro: Paparesta di Bari.
Marcatori: Platini al 17’ Rossi su rigore al 21’, Berggreen al 33’, Bettega al 38’, Ugolotti al 61’.

venerdì 6 marzo 2026

Bruno LIMIDO


GIANNI GIACONE, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL NOVEMBRE 1984
Arriva da Avellino, come altri personaggi che han fatto la gloria recente della Juventus. Si potrebbe dire che la provenienza, questa provenienza, è di per sé un certificato di garanzia. Ma non sarebbe serio metterla su questo piano, con Bruno Limido, del quale qui parliamo. Perché Limido è ragazzo giovane ma già assai maturato e quindi ben cosciente del ruolo che gli spetta, e che potrebbe spettargli, in prospettiva, nella squadra bianconera. La chiacchierata con Limido parte da orizzonti vasti, quasi praterie, e finisce poi nel particolare, magari secondario, ma comunque utile al lettore per capire il tipo, apprezzarlo, cominciare a misurarlo sulla lunghezza d’onda della squadra.

giovedì 5 marzo 2026

Juan Eduardo ESNAIDER


STEFANO SALANDIN, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL FEBBRAIO 1999
Juan Eduardo Esnaider ha toccato il suolo di Torino (pardon, Caselle) alle 21 di giovedì 14 gennaio. Era diventato un giocatore della Juventus da poche ore: solo in mattinata, infatti, il suo club, l’Espanyol di Barcellona, e la Juve, avevano raggiunto l’accordo per il trasferimento e lui lo ha ratificato con solerzia ed entusiasmo. Già, niente a che vedere con i capricci di Sukur Hakan, il turco triste, perso nelle sue pretenziose richieste da star supponente, neanche fosse il Maradona dei tempi d’oro.

mercoledì 4 marzo 2026

Giancarlo ALESSANDRELLI


GIANNI GIACONE, DA “HURRÀ JUVENTUS” DEL SETTEMBRE 1974
Ci sono ruoli che sembrano fatti apposta per persone strambe. Strambo non significa incosciente, per carità: ma certo il portiere non è, non può essere proprio come gli altri. Combi, per esempio, era diversissimo: in campo come nella vita. Lo stile del portierissimo del quinquennio non era lo stile di Orsi, di Monti, neppure degli amiconi Rosetta e Caligaris. Era eleganza unita a imperturbabilità, con un pizzico di irrazionalità. Non parliamo, poi, del primo grande portiere del dopoguerra, Sentimenti quarto detto Cochi: qui il ricordo è più recente, soccorre una ricca aneddotica, anche il supporter ricorda certi particolari illuminanti in proposito. Ecco, Sentimenti era forse l’esempio più classico del portiere come “tipo” a parte: carattere specialissimo, agilità felina, riflessi prontissimi, con il pizzico di stramberia rappresentato nella fattispecie dalla vocazione rigoristica e dalle divagazioni all’ala.

martedì 3 marzo 2026

Zbigniew BONIEK


«Zibì cavallo dell’Est – racconta Caminiti – apparve subito quello che effettivamente era, un alieno, un anarchico votato alle imprese impossibili, il Bello di notte per l’Avvocato, giacché in campionato denunziava strani tentennamenti e comunque tutti si erano follemente invaghiti di monsieur Platini. Arrivarono insieme, salvo che la permanenza del polacco fu più breve, si ruppe d’improvviso l’incanto, e dopo tre campionati, la Juventus lo cedeva alla Roma. Si deve dire che Boniek aveva intanto smantellato anche lo scherzoso riferimento dell’Avvocato. Non era solo bello di notte, forse non era bello nemmeno di giorno, col suo baffo rossiccio, quegli occhi azzurri furbi sornioni, il gran fisico longilineo che ne faceva scattista intemerato, il più veloce, il più decisivo, il più scardinatore: l’uomo delle sgroppate titaniche e dei goal entusiasmanti. Non è  che segnasse tanti goal. Non è che partecipasse al gioco, rimanendo nel cuore del gioco. Stazionava in attesa di poter produrre il suo spunto esplosivo, galleggiava per così dire tra centrocampisti e attaccanti, in una Juventus che s’era votata allo spettacolo, sei mondiali e due fuoriclasse foresti, la squadra che finalmente corona il quasi secolare inseguimento di Madama agli scettri europei».

lunedì 2 marzo 2026

Pierluigi CASIRAGHI


FABIO VERGNANO, DA “STAMPA SERA” DEL 10 LUGLIO 1989
Pierluigi Casiraghi è nato a Monza il 4 marzo 1969 e vive con i genitori (il padre lavora al mercato ortofrutticolo di Milano) a Missaglia, in Brianza. Acquistato dal Monza all’età di dieci anni, a sedici venne promosso dalla formazione allievi alla prima squadra che militava in serie B. Il debutto tra i cadetti con la maglia monzese il 20 ottobre 1985 in Arezzo-Monza 1-0. Nella prima stagione di B ha giocato 12 partite segnando 1 gol. Nei due campionati successivi, col Monza in C1, ha segnato 18 gol in 55 partite, contribuendo alla promozione in B e alla vittoria nella Coppa Italia di C. Quest’anno ha segnato 8 gol, ma è stato bloccato per oltre due mesi da un serio infortunio a un ginocchio ed è rientrato in squadra solamente nel mese di maggio. Tra i suoi hobby la musica (Vasco Rossi il suo cantante preferito), le auto veloci e i romanzi di avventura. I suoi modelli nel calcio: Gianni Rivera e Mark Hateley.

domenica 1 marzo 2026

ROMA - JUVENTUS


15 marzo 1931 – Campo Testaccio di Roma
ROMA–JUVENTUS 5-0
Roma: Masetti; De Micheli e Bodini II; Ferraris IV, Bernardini e D’Aquino; Costantino, Fasanelli, Volk, Lombardo e Chini. Allenatore: Burges.
Juventus: Combi; Rosetta e Caligaris; Barale, Varglien I e Vollono; Munerati, Cesarini, Vecchina, Ferrari e Orsi. Allenatore: Carcano.
Arbitro: Carraro di Padova.
Marcatori: Lombardo al 6’, Volk al 51’, Bernardini su rigore al 61’, Fasanelli al 78’, Bernardini al 88’.

sabato 28 febbraio 2026

Dino ZOFF


«È stato unico come portiere – scrive il sommo Vladimiro Caminiti – per la sobrietà dello stile non privo di un suo fascino misterioso, segreto, che risaltava in certe partite all’estero, ad esempio in Inghilterra, al forcing martellante cross su cross dei fondisti inglesi, il suo spazzare l’area di rigore con uscite monumentali per tempismo e autorevolezza atletica. Ma più di tutto ha avuto, come portiere, mente e fisico corrispondenti come nella massima di Giovanale (“mens sana in corpore sano”) da cui questo suo rendimento inattaccabile, e le sue mani sempre intatte (un solo infortunio fisico in una carriera interminabile), e la sua strategica sapienza nell’interpretare il ruolo su se stesso, fuori da ogni tradizione. Nessun campione di calcio somiglia a Zoff nell’asprezza contenuta del carattere, così poco facondo e così fecondo di risolutive intuizioni. Il suo sodalizio con Scirea è bellissimo sul piano umano; Boniperti se ne ricorderà il giorno che lo promuove allenatore. per affiancarglielo. Poi, Scirea muore tragicamente e Zoff rifiuta qualsiasi altro secondo».

venerdì 27 febbraio 2026

Guglielmo GABETTO


Nel vociare della festa Guglielmo Gabetto, invece, si dà da fare – scrive Renato Tavella sul suo libro “Il romanzo della grande Juventus” – lui è un cittadino sul serio, per carattere. È estroverso. Ride e scherza, balla, sfodera sorrisi e ogni tanto si defila in bagno e accende da fumare. Sempre meglio “tirar due note” di nascosto, che mostrare l’abitudine in pubblica, pensa. Farsi vedere dalle persone, lì convenute, s’intende; perché in Borgata Aurora dov’è nato e abita, fuma anche per strada, se gli va. Ma in Juventus è meglio evitarselo, è preferibile non farsi ripetere da Mazzonis che «un giocatore, ancora più se giovane, le sigarette non le dovrebbe conoscere».

giovedì 26 febbraio 2026

Carl Aage PRAEST


Praest è una fiaba nordica raccontata su un campo di calcio – scrive Sergio Di Battista nel libro “La storia della Juventus” – ha un nome Carl Aage da figlio di re ma suo padre faceva il macchinista navale e la madre gestiva uno spaccio di latte e formaggi; c’era anche uno zio, asso nella squadra di un paese di pescatori, sulla costa dello Jutland: da lui imparò a tirare i primi calci, ma chissà se aveva davvero bisogno di un maestro. Per giocare a Copenaghen, dove era nato alla fine del febbraio 1922, si iscrisse a un club pagando una quota mensile di 200 lire. Molti anni dopo, per averlo, la Juventus avrebbe sborsato una cifra inferiore ai 20 milioni.

mercoledì 25 febbraio 2026

Virginio ROSETTA


Prima di lui il pallone era inteso solo per assestargli solenni calcioni – ricorda Caminiti – c’era chi ci si dilettava con palleggi di sconfinata amorosità, come il terzo dei cinque sciagurati fratelli Cevenini, che si fumava cento sigarette al giorno e tutti i portieri della terra, compreso Combi che faceva impazzire in allenamento: «Noi mordevamo il freno a Vercelli per dover giocare senza prendere una lira», ha raccontato un giorno degli anni Sessanta Viri Rosetta, cinquantadue volte azzurro, mille volte campione. Giocava con la testa, nel senso che usava i due piedi in modo perfetto, evitando scrupolosamente di sporcarsi i capelli sempre imbrillantinati. È possibile che non abbia mai colpito il pallone di testa. Nella sua Juventus, a questa incombenza provvedevano in parecchi, soprattutto Monti e Bertolini.

martedì 24 febbraio 2026

Bruno NICOLE’


In una caldissima domenica di giugno del 1957, la Juventus gioca allo stadio Appiani di Padova contro la formazione di casa. L’undici bianconero naviga a centro classifica, non bastano la classe di Boniperti, di Hamrin e di Corradi, la grinta di Garzena e Nay, la dedizione di Colombo e Montico per dare slancio e sostanza al gioco. La partita con il Padova si annuncia difficile. Nelle file della Juventus c’è anche Stivanello, che nel Padova aveva appunto giocato la stagione precedente, il quale avverte il compagno Nay: «Stai attento al ragazzino che gioca centravanti. Ha appena sedici anni ma possiede le doti del campione: uno scatto pazzesco e un tiro che non perdona!».

lunedì 23 febbraio 2026

Riza LUSHTA


DANTE GRASSI, DA“HURRÀ JUVENTUS ” DELL'OTTOBRE 1979
Da quando la Coppa Italia venne istituita, cioè dal 1922, nelle trentuno edizioni che seguirono la Juventus ha fatto naturalmente la parte del leone aggiudicandosene ben sei, vale a dire una percentuale dell’ordine del 19,35. In campionato, e lo aggiungo per gli amanti delle statistiche, la Juventus, nettamente al vertice con i suoi diciotto scudetti su settantasei tornei finora disputati, ha fatto ancora di meglio in quanto la percentuale di successi sale all’incredibile quota di 23,68. Il perché sono partito dalla Coppa Italia per arrivare poi a parlarvi di Riza Lushta è facilmente spiegabile. Proprio il simpatico attaccante di una romantica Juventus degli anni Quaranta fu infatti, come vedremo, uno dei principali artefici del successo (il secondo della serie) conseguito dalla compagine torinese nella coppa di casa nostra, manifestazione che dal 1960 ha ottenuto una valorizzazione internazionale in virtù della Coppa delle Coppe a cui è collegata.

domenica 22 febbraio 2026

Valerij BOJINOV


UMBERTO ZOLA, “HURRÀ JUVENTUS” DELL’AGOSTO/SETTEMBRE 2006
Avere vent’anni ed essere già considerati giocatori esperti può sembrare un paradosso. Non per il neo-bianconero Valeri Bojinov, uno dei talenti più precoci del calcio europeo, che calca i campi della massima serie da quando, di anni, non ne aveva nemmeno sedici. La sua carriera è cominciata prestissimo: il calcio l’ha portato a lasciare la Bulgaria e trasferirsi in Italia, sponda Lecce, appena tredicenne, per poi bruciare le tappe e risalire lo Stivale, dalla Puglia alla Fiorentina fino ad approdare, quest’estate, alla Juventus. Una chiamata che Valeri ha accettato al volo, sicuro di trovarsi di fronte alla grande occasione della propria carriera, indipendentemente dal campionato in cui si sarebbe giocato. «Stiamo parlando della Juventus» – è stato il suo primo pensiero – «certo che voglio giocare con voi».

sabato 21 febbraio 2026

JUVENTUS – COMO

 

13 settembre 1987 – Stadio Comunale di Torino
JUVENTUS-COMO 1-0
Juventus: Tacconi; Favero, Cabrini; Bonini (dal 68’ Vignola), Brio, Tricella; Mauro, Magrin, Buso (dal 63’ Alessio), De Agostini, Laudrup. In panchina: Bodini, Napoli, Scirea. Allenatore: Marchesi.
Como: Paradisi; Annoni, Lorenzini; Centi, Maccoppi, Albiero (dal 46’ Cimmino); Mattei, Invernizzi, Borgonovo, Notaristefano, Viviani (dal 75’ Cicconi). In panchina: Bosaglia, De Solda, Pedone. Allenatore: Agroppi.
Arbitro: Fabricatore di Roma.
Marcatore: Magrin su rigore al 72’.