venerdì 5 marzo 2021

Zbigniew BONIEK


«Zibì cavallo dell’Est – racconta Caminiti – apparve subito quello che effettivamente era, un alieno, un anarchico votato alle imprese impossibili, il Bello di notte per l’Avvocato, giacché in campionato denunziava strani tentennamenti e comunque tutti si erano follemente invaghiti di monsieur Platini. Arrivarono insieme, salvo che la permanenza del polacco fu più breve, si ruppe d’improvviso l’incanto, e dopo tre campionati, la Juventus lo cedeva alla Roma.

giovedì 4 marzo 2021

Pierluigi CASIRAGHI


Nato a Monza il 4 marzo 1969, inizia la sua carriera proprio nella compagine brianzola ed esordisce in prima squadra in Serie B nel 1985, a soli sedici anni, durante la sfida Arezzo-Monza 1-0. Con i biancorossi, Casiraghi trascorre quattro stagioni, segnando in totale ventotto goal e mettendosi in grande evidenza, tanto da suscitare l’interesse di grandi squadre di Serie A.

mercoledì 3 marzo 2021

Alberto BARBERIS

 


Nato a Vercelli, studia giurisprudenza a Torino dove vive di un impiego nella ditta del presidente Dick. Non segue lo svizzero al Torino e viene licenziato. Bonariamente detto Ju-ju, è uno degli avanti artefici della conquista del primo campionato 1905.

martedì 2 marzo 2021

JUVENTUS – SPEZIA

 

5 novembre 1922 – Campo di Corso Marsiglia di Torino
JUVENTUS-SPEZIA 0-0
Juventus: Combi; Bruna e Novo; Bigatto, Monticone e Giriodi; Gallo, Blando, Ferraris, Beccuti e Sereno. Allenatore: Karoly.
Spezia: Bartolazzi; Maggiani e Caiti; Sarti, Cassanelli e Pagni; Calzolari, Rossetti I, Gallotti, Rossetti II e Pagano. Allenatore: Viola.
Arbitro: Trezzi di Bologna.

lunedì 1 marzo 2021

Guglielmo GABETTO


Nel vociare della festa Guglielmo Gabetto, invece, si dà da fare – scrive Renato Tavella sul suo libro “Il romanzo della grande Juventus” – lui è un cittadino sul serio, per carattere. È estroverso. Ride e scherza, balla, sfodera sorrisi e ogni tanto si defila in bagno e accende da fumare. Sempre meglio “tirar due note” di nascosto, che mostrare l’abitudine in pubblica, pensa. Farsi vedere dalle persone, lì convenute, s’intende; perché in Borgata Aurora dov’è nato e abita, fuma anche per strada, se gli va. Ma in Juventus è meglio evitarselo, è preferibile non farsi ripetere da Mazzonis che «un giocatore, ancora più se giovane, le sigarette non le dovrebbe conoscere».

domenica 28 febbraio 2021

Oreste MAZZIA

 


Pioniere, studente in medicina e terzino della Juve vincitrice il primo campionato 1905. Lascia il calcio dopo il titolo. Benché non tanto veloce, pareva trovare in certe… illuminate intuizioni sempre il modo di intercettare la palla, da qualunque parte si trovasse a transitare. Dove non bastava l’abilità, si arrivava col cuore.

DOMENICO DONNA, “LA STAMPA SPORTIVA” DEL 30 APRILE 1905
Mazzia, il giuocatore calmo per natura e professione, rivelatosi in questi ultimi tempi come uno dei migliori backs d’Italia, malgrado le sue proteste in contrario. Perché piace Mazzia al pubblico? Non certo perché egli sia un Adone, né perché dia confidenza agli spettatori, ché anzi all’infuori qualche... corpo di Bacco, pronunciato nei momenti difficili, Mazzia non parla mai: piace perché vi è profonda antitesi tra quello che sembra e quello che è tra il giuocatore e il gioco... non è svelto, ma la sua gamba a cannocchiale, come dicono i compagni, arriva dovunque; non è veloce ma corre, e tratto, tratto, fa tirare al pubblico certi ah! di esclamazione e di sollievo, che gli dovrebbero dar prova della sua bravura.

Dino ZOFF


«È stato unico come portiere – scrive il sommo Vladimiro Caminiti – per la sobrietà dello stile non privo di un suo fascino misterioso, segreto, che risaltava in certe partite all’estero, ad esempio in Inghilterra, al forcing martellante cross su cross dei fondisti inglesi, il suo spazzare l’area di rigore con uscite monumentali per tempismo e autorevolezza atletica. Ma più di tutto ha avuto, come portiere, mente e fisico corrispondenti come nella massima di Giovanale (“mens sana in corpore sano”) da cui questo suo rendimento inattaccabile, e le sue mani sempre intatte (un solo infortunio fisico in una carriera interminabile), e la sua strategica sapienza nell’interpretare il ruolo su se stesso, fuori da ogni tradizione. Nessun campione di calcio somiglia a Zoff nell’asprezza contenuta del carattere, così poco facondo e così fecondo di risolutive intuizioni. Il suo sodalizio con Scirea è bellissimo sul piano umano; Boniperti se ne ricorderà il giorno che lo promuove allenatore. per affiancarglielo. Poi, Scirea muore tragicamente e Zoff rifiuta qualsiasi altro secondo».

sabato 27 febbraio 2021

VERONA - JUVENTUS


4 febbraio 1973, Stadio Bentegodi di Verona
VERONA – JUVENTUS 0-0
VERONA: Pizzaballa; Nanni e Sirena; Busatta, Ranghino e Mascalaito; Bergamaschi, Mazzanti, Zigoni, Mascetti e Luppi (Ciccolo dall’80’) (portiere di riserva: Colombo). Allenatore: Cadè
JUVENTUS: Zoff; Spinosi e Marchetti; Furino, Morini e Salvadore; Altafini, Causio, Anastasi, Capello e Bettega (portiere di riserva: Piloni; tredicesimo: Cuccureddu). Allenatore: Vycpálek
ARBITRO: Lo Bello di Siracusa.

venerdì 26 febbraio 2021

Carl Aage PRAEST


Præst è una fiaba nordica raccontata su un campo di calcio – scrive Sergio Di Battista nel libro “La storia della Juventus” – ha un nome Carl Aage da figlio di re ma suo padre faceva il macchinista navale e la madre gestiva uno spaccio di latte e formaggi; c’era anche uno zio, asso nella squadra di un paese di pescatori, sulla costa dello Jutland: da lui imparò a tirare i primi calci, ma chissà se aveva davvero bisogno di un maestro.

giovedì 25 febbraio 2021

Virginio ROSETTA


Prima di lui il pallone era inteso solo per assestargli solenni calcioni – ricorda Caminiti – c’era chi ci si dilettava con palleggi di sconfinata amorosità, come il terzo dei cinque sciagurati fratelli Cevenini, che si fumava cento sigarette al giorno e tutti i portieri della terra, compreso Combi che faceva impazzire in allenamento: «Noi mordevamo il freno a Vercelli per dover giocare senza prendere una lira», ha raccontato un giorno degli anni Sessanta Viri Rosetta, cinquantadue volte azzurro, mille volte campione.

mercoledì 24 febbraio 2021

Bruno NICOLÈ


In una caldissima domenica di giugno del 1957, la Juventus gioca allo stadio Appiani di Padova contro la formazione di casa. L’undici bianconero naviga a centro classifica, non bastano la classe di Boniperti, di Hamrin e di Corradi, la grinta di Garzena e Nay, la dedizione di Colombo e Montico per dare slancio e sostanza al gioco. La partita con il Padova si annuncia difficile. Nelle file della Juventus c’è anche Stivanello, che nel Padova aveva appunto giocato la stagione precedente, il quale avverte il compagno Nay: «Stai attento al ragazzino che gioca centravanti. Ha appena sedici anni ma possiede le doti del campione: uno scatto pazzesco e un tiro che non perdona!».

martedì 23 febbraio 2021

Riza LUSHTA


Da quando la Coppa Italia venne istituita, cioè dal 1922 – scrive Dante Grassi su “Hurrà Juventus ” dell'ottobre 1979 –  nelle trentuno edizioni che seguirono la Juventus ha fatto naturalmente la parte del leone aggiudicandosene ben sei, vale a dire una percentuale dell’ordine del 19,35. In campionato, e lo aggiungo per gli amanti delle statistiche, la Juventus, nettamente al vertice con i suoi diciotto scudetti su settantasei tornei finora disputati, ha fatto ancora di meglio in quanto la percentuale di successi sale all’incredibile quota di 23,68.

lunedì 22 febbraio 2021

JUVENTUS – CROTONE


17 febbraio 2007 – Stadio Olimpico di Torino
JUVENTUS–CROTONE 5–0
Juventus: Buffon; Birindelli, Zebina (dall’82’ Boumsong), Chiellini e Balzaretti; Camoranesi (dal 74’ Marchionni), Zanetti (dal 40’ Paro), Giannichedda e Nedved; Trézéguet e Del Piero. In panchina: Mirante, Piccolo, Bojinov e Zalayeta. Allenatore: Deschamps.
Crotone: Soviero; Maietta, Fusco, Zamboni e Morabito; Espinal (dal 46’ Cariello), Tisci, Piocelle (dal 62’ Verón) e Šedivec; Giampaolo (dal 79’ López) e Dionigi. In panchina: Pagotto, Bonomi, Borghetti e Palmieri. Allenatore: Carboni.
Arbitro: Damato di Barletta.
Marcatori: Nedved al 18’, Balzaretti al 24’, Del Piero al 44’, al 65’ e al 77’.

domenica 21 febbraio 2021

I FRATELLI BOGLIETTI

 

SALVATORE LO PRESTI, DAL SUO LIBRO “TANGO BIANCONERO”
La storia dei fratelli Ernesto e Romulo Boglietti ha più i connotati di un autentico romanzo d’avventure che non della fredda biografia di due giocatori di calcio. Una storia che nasce in Italia, dove Ernesto Boglietti senior, novarese, sposatosi con la torinese Maria Borghi partì, come migliaia di altri connazionali, per il Sud-America, più precisamente per l’Argentina, col cuore pieno di speranza in una vita migliore, quello che il nostro Paese, in quell’epoca, non era in grado di offrire. I coniugi Boglietti – come tutti gli altri compagni d’avventura – poterono approfittare della Legge delle Colonie emanata dal Governo Gravier, che concedeva un pezzo di terra e incoraggianti sgravi fiscali agli immigrati. La maggior parte degli italiani, quasi sempre di origine contadina, preferirono la campagna, che era il loro elemento naturale e nel quale pensavano di trovarsi più a loro agio.

Adolfo GORI


«Il giorno del mio arrivo a Torino – racconta – toccavo il cielo con un dito; era la Juventus, cioè il massimo e sarebbe stato facile di lì in poi. Non era vero, naturalmente, ma avevo poco più di vent’anni e ci credevo. Arrivavo dalla Spal, cioè dalla provincia piccola piccola e mi ritrovavo in una squadra carica di gloria e di tradizioni. Sono stati anni indimenticabili, anche se non vincemmo molto. Le soddisfazioni incominciarono subito, a cominciare dalla Coppa delle Alpi, nel 1963; pensavo che non avrei giocato neppure un minuto e, invece, disputai tutti gli incontri, fino alla finalissima con l’Atalanta, che battemmo 3-2, grazie ad un grandissimo Sivori. A fine giugno di quell’anno, giocammo una partita amichevole contro il Santos; Omar, stimolato dalla presenza di Pelé, fece delle cose incredibili. Sognavo ad occhi aperti, pensando che con compagni così forti nessuno avrebbe fermato la mia Juventus. E, invece, c’era l’Inter che, però, battemmo nella Coppa Italia del 1965 e nel campionato 1966-67. L’Inter era fortissima, ma anche noi non scherzavamo; in difesa eravamo quasi imbattibili, Anzolin diceva che, con noi davanti, poteva anche giocare con le mani legate. A metà campo, Del Sol era unico; solo in attacco avevamo qualche problema, non perché i miei compagni non fossero forti, ma perché quelli dell’Inter erano formidabili».