sabato 28 febbraio 2026

Dino ZOFF


«È stato unico come portiere – scrive il sommo Vladimiro Caminiti – per la sobrietà dello stile non privo di un suo fascino misterioso, segreto, che risaltava in certe partite all’estero, ad esempio in Inghilterra, al forcing martellante cross su cross dei fondisti inglesi, il suo spazzare l’area di rigore con uscite monumentali per tempismo e autorevolezza atletica. Ma più di tutto ha avuto, come portiere, mente e fisico corrispondenti come nella massima di Giovanale (“mens sana in corpore sano”) da cui questo suo rendimento inattaccabile, e le sue mani sempre intatte (un solo infortunio fisico in una carriera interminabile), e la sua strategica sapienza nell’interpretare il ruolo su se stesso, fuori da ogni tradizione. Nessun campione di calcio somiglia a Zoff nell’asprezza contenuta del carattere, così poco facondo e così fecondo di risolutive intuizioni. Il suo sodalizio con Scirea è bellissimo sul piano umano; Boniperti se ne ricorderà il giorno che lo promuove allenatore. per affiancarglielo. Poi, Scirea muore tragicamente e Zoff rifiuta qualsiasi altro secondo».

venerdì 27 febbraio 2026

Guglielmo GABETTO


Nel vociare della festa Guglielmo Gabetto, invece, si dà da fare – scrive Renato Tavella sul suo libro “Il romanzo della grande Juventus” – lui è un cittadino sul serio, per carattere. È estroverso. Ride e scherza, balla, sfodera sorrisi e ogni tanto si defila in bagno e accende da fumare. Sempre meglio “tirar due note” di nascosto, che mostrare l’abitudine in pubblica, pensa. Farsi vedere dalle persone, lì convenute, s’intende; perché in Borgata Aurora dov’è nato e abita, fuma anche per strada, se gli va. Ma in Juventus è meglio evitarselo, è preferibile non farsi ripetere da Mazzonis che «un giocatore, ancora più se giovane, le sigarette non le dovrebbe conoscere».

giovedì 26 febbraio 2026

Carl Aage PRAEST


Praest è una fiaba nordica raccontata su un campo di calcio – scrive Sergio Di Battista nel libro “La storia della Juventus” – ha un nome Carl Aage da figlio di re ma suo padre faceva il macchinista navale e la madre gestiva uno spaccio di latte e formaggi; c’era anche uno zio, asso nella squadra di un paese di pescatori, sulla costa dello Jutland: da lui imparò a tirare i primi calci, ma chissà se aveva davvero bisogno di un maestro. Per giocare a Copenaghen, dove era nato alla fine del febbraio 1922, si iscrisse a un club pagando una quota mensile di 200 lire. Molti anni dopo, per averlo, la Juventus avrebbe sborsato una cifra inferiore ai 20 milioni.

mercoledì 25 febbraio 2026

Virginio ROSETTA


Prima di lui il pallone era inteso solo per assestargli solenni calcioni – ricorda Caminiti – c’era chi ci si dilettava con palleggi di sconfinata amorosità, come il terzo dei cinque sciagurati fratelli Cevenini, che si fumava cento sigarette al giorno e tutti i portieri della terra, compreso Combi che faceva impazzire in allenamento: «Noi mordevamo il freno a Vercelli per dover giocare senza prendere una lira», ha raccontato un giorno degli anni Sessanta Viri Rosetta, cinquantadue volte azzurro, mille volte campione. Giocava con la testa, nel senso che usava i due piedi in modo perfetto, evitando scrupolosamente di sporcarsi i capelli sempre imbrillantinati. È possibile che non abbia mai colpito il pallone di testa. Nella sua Juventus, a questa incombenza provvedevano in parecchi, soprattutto Monti e Bertolini.

martedì 24 febbraio 2026

Bruno NICOLE’


In una caldissima domenica di giugno del 1957, la Juventus gioca allo stadio Appiani di Padova contro la formazione di casa. L’undici bianconero naviga a centro classifica, non bastano la classe di Boniperti, di Hamrin e di Corradi, la grinta di Garzena e Nay, la dedizione di Colombo e Montico per dare slancio e sostanza al gioco. La partita con il Padova si annuncia difficile. Nelle file della Juventus c’è anche Stivanello, che nel Padova aveva appunto giocato la stagione precedente, il quale avverte il compagno Nay: «Stai attento al ragazzino che gioca centravanti. Ha appena sedici anni ma possiede le doti del campione: uno scatto pazzesco e un tiro che non perdona!».

lunedì 23 febbraio 2026

Riza LUSHTA


DANTE GRASSI, DA“HURRÀ JUVENTUS ” DELL'OTTOBRE 1979
Da quando la Coppa Italia venne istituita, cioè dal 1922, nelle trentuno edizioni che seguirono la Juventus ha fatto naturalmente la parte del leone aggiudicandosene ben sei, vale a dire una percentuale dell’ordine del 19,35. In campionato, e lo aggiungo per gli amanti delle statistiche, la Juventus, nettamente al vertice con i suoi diciotto scudetti su settantasei tornei finora disputati, ha fatto ancora di meglio in quanto la percentuale di successi sale all’incredibile quota di 23,68. Il perché sono partito dalla Coppa Italia per arrivare poi a parlarvi di Riza Lushta è facilmente spiegabile. Proprio il simpatico attaccante di una romantica Juventus degli anni Quaranta fu infatti, come vedremo, uno dei principali artefici del successo (il secondo della serie) conseguito dalla compagine torinese nella coppa di casa nostra, manifestazione che dal 1960 ha ottenuto una valorizzazione internazionale in virtù della Coppa delle Coppe a cui è collegata.

domenica 22 febbraio 2026

Valerij BOJINOV


UMBERTO ZOLA, “HURRÀ JUVENTUS” DELL’AGOSTO/SETTEMBRE 2006
Avere vent’anni ed essere già considerati giocatori esperti può sembrare un paradosso. Non per il neo-bianconero Valeri Bojinov, uno dei talenti più precoci del calcio europeo, che calca i campi della massima serie da quando, di anni, non ne aveva nemmeno sedici. La sua carriera è cominciata prestissimo: il calcio l’ha portato a lasciare la Bulgaria e trasferirsi in Italia, sponda Lecce, appena tredicenne, per poi bruciare le tappe e risalire lo Stivale, dalla Puglia alla Fiorentina fino ad approdare, quest’estate, alla Juventus. Una chiamata che Valeri ha accettato al volo, sicuro di trovarsi di fronte alla grande occasione della propria carriera, indipendentemente dal campionato in cui si sarebbe giocato. «Stiamo parlando della Juventus» – è stato il suo primo pensiero – «certo che voglio giocare con voi».

sabato 21 febbraio 2026

JUVENTUS – COMO

 

13 settembre 1987 – Stadio Comunale di Torino
JUVENTUS-COMO 1-0
Juventus: Tacconi; Favero, Cabrini; Bonini (dal 68’ Vignola), Brio, Tricella; Mauro, Magrin, Buso (dal 63’ Alessio), De Agostini, Laudrup. In panchina: Bodini, Napoli, Scirea. Allenatore: Marchesi.
Como: Paradisi; Annoni, Lorenzini; Centi, Maccoppi, Albiero (dal 46’ Cimmino); Mattei, Invernizzi, Borgonovo, Notaristefano, Viviani (dal 75’ Cicconi). In panchina: Bosaglia, De Solda, Pedone. Allenatore: Agroppi.
Arbitro: Fabricatore di Roma.
Marcatore: Magrin su rigore al 72’.

venerdì 20 febbraio 2026

Gino FERIOLI


Classe 1951, è cresciuto nelle giovanili della compagine bianconera. Promosso in prima squadra nell’estate del 1969 come terzo portiere, non ha mai avuto la fortuna e l’opportunità di difendere i pali della Juventus. «Si tratta di un elemento interessantissimo, con eccezionali doti atletiche, colpo d’occhio, riflessi eccezionali – scrive “Hurrà Juventus” nell’aprile del 1971 – forte fisicamente e ben coordinato nei movimenti, mette in ogni intervento la massima decisione e un coraggio da leone; ottima presa e scatto da fermo, sa comandare bene la difesa, alla quale ha il dono di infondere fiducia e tranquillità. Deve ancora migliorare come concentrazione, apparendo a volte un po’ distratto, specie quando l’azione ristagna per lungo tempo nella metà campo avversaria; ma questo è un difetto facilmente eliminabile con l’esperienza, e, data la giovanissima età del ragazzo, siamo certi che in breve tempo supererà anche questo handicap. Attualmente Ferioli gioca titolare della maglia numero uno nella squadra De Martino, ed è stato numero dodici, come vice Tancredi, in diverse partite della prima squadra. Fra pochi mesi sarà chiamato alle armi, e verrà dato in prestito a una squadra di serie inferiore».

giovedì 19 febbraio 2026

Gianluca ZAMBROTTA


Ha la faccia da Zorro ma non è il tipo da mascherarsi – afferma Matteo Dalla Vite sul “Guerin Sportivo” del 14-20 luglio 1999 – ha l’etichetta di wonder-boy ma naviga nella modestia di chi parla piano per essere più forte dentro e fuori. Gianluca Zambrotta, classe 1977, comasco, nazionale già svezzato da un buon debutto (Italia-Norvegia 0-0 del 10 febbraio scorso), è la nuova ala della Signora. Volere e volare è sempre stato il suo binomio di battaglia, dalle giovanili di casa al Bari, dal Bari all’Under, dall’Under a Zoff. Questa è la storia di un ragazzo che ha corsa, talento, piedi buoni e, si affretta a dire, «poca propensione al gol: meglio che i tifosi lo sappiano subìto, perché se si aspettano un bomber, beh, io non lo sono...».

mercoledì 18 febbraio 2026

Gino STACCHINI


«Frequentavo le Magistrali a Forlimpopoli. Il Bologna venne a vedermi giocare tre o quattro volte, mediante l’osservatore Pasti. I rossoblu sembravano molto interessati alla mia figura, ma non mi presero mai, in seguito scoprii che al mio posto il club petroniano aveva reclutato nelle mie veci un altro grande attaccante, Ezio Pascutti. Pascutti era totalmente diverso da me; io ero veloce e amante del dribbling, avevo una buona tecnica; lui era solido, concreto, con un colpo di testa eccezionale. Sul finire della stagione 1954-55, si fece viva la Juventus, grazie all’interessamento del mio allenatore al San Mauro Pascoli, Tosolini: il provino con i bianconeri non fu totalmente convincente. Venni arruolato grazie alle mie abilità di scattista. Al termine del test, ci accordammo per una sfida: dovevo battere Boniperti sui cento metri. Ci riuscii, per tre volte. Così, divenni juventino».

martedì 17 febbraio 2026

Antonio BRUNA


Nato a Vercelli, comincia a giocare nelle file dell’Omegna. Qualcuno lo vede all’opera e, presto, è invitato a indossare la maglia bianconera; tutto questo, avviene nel 1918, all’indomani della fine della Grande Guerra e alla ripresa dell’attività calcistica su scala nazionale. «Frutto di quella fertilissima terra di calciatore che è il novarese - scrive il “Paese Sportivo” alla fine del 1919 - costituisce con Novo un saldissimo duo difensivo. Instancabile, mobilissimo, sa meravigliosamente piazzarsi e con un encomiabile spirito di sacrificio riesce spesso a sventare pericolose discese avversarie. Al suo attivo di ottimo giocatore, può vantare un magistrale gioco di testa».

lunedì 16 febbraio 2026

Angelo PERUZZI


La leggenda racconta che a Blera, il paese in provincia di Viterbo dov’è nato, Angelo allenasse la presa ferrea delle mani cercando di afferrare i pesci nei ruscelli. La passione originaria, quasi genetica, è per la pesca. Ma la prodigiosa abilità delle mani trova sfogo anche altrove, per esempio nel ruolo solitamente meno amato dai ragazzini che giocano a pallone. Nasce così, quasi per scherzo, il portiere Peruzzi. La prima squadra è quella di Blera. Il passatempo diventa, in breve tempo, una cosa più seria. Angelo è notato dagli osservatori della Roma, che convincono papà Francesco e mamma Francesca ad affidarglielo. Non è facile, perché l’idea che il figlio tredicenne trascorra lunghi periodi fuori di casa è accettata con molte riserve, ma alla fine il ragazzo si trasferisce nella foresteria giallorossa della Montagnola.

domenica 15 febbraio 2026

Romolo BIZZOTTO


Gentiluomo di vecchio stampo, non ama parlare di sé e che lega il suo nome a una delle Juventus più forti della storia, quella dei grandi assi danesi John Hansen e Præst e del giovane Boniperti, tra il 1949 e il 1952. Due scudetti vinti, con il contributo complessivo di quarantasei presenze e due reti.

sabato 14 febbraio 2026

INTER - JUVENTUS


29 aprile 1984 – Stadio San Siro di Milano
INTER-JUVENTUS 1-2
Inter: Zenga; Ferri (dal 57’ Marini) e Collovati; Bini, Bagni e Baresi; Müller, Pasinato, Altobelli, Sabato e Serena. In panchina: Recchi, Muraro, Beccalossi e Meazza. Allenatore: Radice.
JUVENTUS: Tacconi; Gentile e Cabrini; Bonini, Brio e Scirea; Vignola, Prandelli, Rossi (dal 69’ Caricola), Platini e Boniek. In panchina: Bodini, Tavola, Furino e Penzo. Allenatore: Trapattoni.
Arbitro: Agnolin di Bassano del Grappa.
Marcatori: Cabrini al 24’, Platini al 37’, Altobelli su rigore al 45’.

venerdì 13 febbraio 2026

Adolfo GORI


«Il giorno del mio arrivo a Torino – racconta – toccavo il cielo con un dito; era la Juventus, cioè il massimo e sarebbe stato facile di lì in poi. Non era vero, naturalmente, ma avevo poco più di vent’anni e ci credevo. Arrivavo dalla Spal, cioè dalla provincia piccola piccola e mi ritrovavo in una squadra carica di gloria e di tradizioni. Sono stati anni indimenticabili, anche se non vincemmo molto. Le soddisfazioni incominciarono subito, a cominciare dalla Coppa delle Alpi, nel 1963; pensavo che non avrei giocato neppure un minuto e, invece, disputai tutti gli incontri, fino alla finalissima con l’Atalanta, che battemmo 3-2, grazie ad un grandissimo Sivori. A fine giugno di quell’anno, giocammo una partita amichevole contro il Santos; Omar, stimolato dalla presenza di Pelé, fece delle cose incredibili. Sognavo ad occhi aperti, pensando che con compagni così forti nessuno avrebbe fermato la mia Juventus. E, invece, c’era l’Inter che, però, battemmo nella Coppa Italia del 1965 e nel campionato 1966-67. L’Inter era fortissima, ma anche noi non scherzavamo; in difesa eravamo quasi imbattibili, Anzolin diceva che, con noi davanti, poteva anche giocare con le mani legate. A metà campo, Del Sol era unico; solo in attacco avevamo qualche problema, non perché i miei compagni non fossero forti, ma perché quelli dell’Inter erano formidabili».

giovedì 12 febbraio 2026

Luciano BODINI


«Boniperti ci voleva bene come se fossimo suoi figli. Ma aveva anche imposto delle regole e non si doveva sgarrare, il famoso stile Juventus. Ci vestivamo sempre eleganti, con giacca e cravatta, dovevamo salutare tutti e firmare gli autografi. Guai se ci fossimo rifiutati di firmare qualche autografo ai tifosi. Venivano le scolaresche al campo Combi a vedere i nostri allenamenti, un ambiente da sogno nel quale ho vissuto benissimo e senza mai creare polemiche. Era come stare in famiglia».