giovedì 1 gennaio 2026

Timothy WEAH

 

«Da un ragazzino che sognava i grandi palcoscenici, alla possibilità di indossare i colori bianconeri. Grazie per aver reso reale il mio sogno di giocare con la Juventus. Sarò sempre grato a questa società, ai miei compagni, ai tifosi e alla bellissima città di Torino. Ai miei fratelli nello spogliatoio, grazie per avermi abbracciato e spinto ogni giorno. Abbiamo costruito qualcosa di vero e lo porterò sempre con me. Grazie a tutti i tifosi per il vostro supporto. Sarò per sempre juventino!».

TIMOTHY ORMEZZANO, DAL “CORRIERE DELLA SERA” DEL 2 LUGLIO 2023
«Ciao a tutti, belli e brutti». Comincia con questo divertente saluto in rima, l’avventura di Timothy Weah alla Juventus. Tale padre, tale figlio. Si tratta di una citazione di George Weah, che battezzò con le stesse parole la sua esperienza al Milan prima di rivelare il suo tifo per i bianconeri. «Il suo periodo al Milan fa parte della storia della nostra famiglia – dice il figlio d’arte – ma ora suo figlio gioca in uno dei suoi club preferiti: mio papà è un grande tifoso, va matto per la Juve. E questa cosa ha facilitato la mia scelta». 
Adesso sì, è ufficiale. Per l’esterno statunitense, la Signora verserà al Lille 10,3 milioni pagabili in due esercizi, più oneri accessori fino a un milione ed eventuali bonus fino a 2,1 milioni.
«Sono entusiasta, onorato, felice – ha detto Weah jr, che ha firmato fino al 2028 a circa 2,5 milioni annui – si avvera un sogno. La Juve è uno dei migliori club al mondo. Qui mi sento come a casa. Non ve do l’ora di cominciare».
E ancora, a proposito del suo mestiere preferito: «Amo giocare da esterno basso, penso che coprirò questa posizione – ha aggiunto il nuovo ventidue bianconero – ho già fatto anche l’attaccante sulla fascia. Giocherò dove mi dirà l’allenatore, dove sarò più utile alla squadra».
Poi, una serie di promesse («sono uno che lavora sodo, non mi risparmierò») e di speranze, come quella di «raggiungere grandi obiettivi».

TIMOTHY ORMEZZANO, DAL “CORRIERE DELLA SERA” DEL 21 LUGLIO 2023
«Voglio fare la storia qui e voglio spingermi oltre i miei limiti». Timothy Weah è sbarcato da pochi giorni sul pianeta Juventus ma le sue idee sono già chiarissime. Il figlio di George, grande ex-centravanti del Milan ma tifoso juventino e attuale presidente della Liberia («Mi ha sempre sostenuto, scegliere la Juve è stato molto facile»), non usa retorica ma concetti concreti. 
È pronto per il primo salto in alto della carriera e promette massimo impegno e applicazione, per crescere e vincere. Lo statunitense è il primo acquisto della nuova Juve, scelto per ricoprire un ruolo cruciale nello scacchiere tattico di Massimiliano Allegri, quello di esterno. Non solo, anche per raccogliere l’eredità di Cuadrado, padrone della fascia destra negli ultimi otto anni e fattore spesso decisivo nei successi dei bianconeri. «Certamente per me sarà una grande responsabilità, quello che ha fatto Juan qui è fantastico, è stato una leggenda di questo club. Sono pronto per questa sfida e lavorerò duramente». 
Classe 2000, nato a New York e già con il mirino puntato sui Mondiali 2026 da giocare in casa con la Nazionale Usa – nel curriculum PSG, Celtic e Lille – Weah junior ha iniziato come centravanti ma poi ha modificato la sua comfort-zone, sfruttando la sua duttilità che gli permette di ricoprire tutte le caselle della fascia destra, così come a sinistra. Esterno offensivo nel tridente, laterale nel 3-5-2 e terzino. È proprio in questo ruolo che lo scorso anno l’ha sperimenta to con successo Paulo Fonseca, ex-tecnico della Roma, al Lille. «Ho scoperto questa nuova posizione di terzino destro e mi trovo a mio agio, ma ho tante cose da imparare e migliorare. Sono a disposizione per qualsiasi ruolo ma la mia posizione preferita è di esterno. E il mio modello è proprio Cuadrado».
Considerando che il 3-5-2 sarà il sistema base scelto da Max anche per la prossima stagione, vedremo Timothy agire sulla destra, per garantire velocità, dribbling e cross per gli attaccanti. Come, del resto, faceva al Lille, dove il destinatario dei suoi rifornimenti era Jonathan David, centravanti canadese che è nel mirino della Juve per il dopo Vlahovic. Weah conferma indirettamente l’interesse dei bianconeri: «È uno dei miei migliori amici: mi ha fatto delle domande sulla Juve; gli ho detto che se arriva dovrà essere pronto a lavorare molto».
Il tandem si riformerà in bianconero?

TIMOTHY ORMEZZANO, DAL “CORRIERE DELLA SERA” DEL 29 DICEMBRE 2023
Provaci ancora, Tim. La squalifica di Cambiaso lancia in corsia di sorpasso Weah, che domani all’Allianz Stadium contro la Roma può ritrovare una maglia da titolare due mesi dopo l’ultima volta. In attesa dei rinforzi invernali, la Juve spera di godersi l’unico acquisto dell’estate. E intanto di confermarsi grande con le grandi. Già perché in questa stagione i bianconeri non hanno mai perso uno scontro diretto con vista sulla zona Champions, collezionando quattro vittorie (contro Lazio, Fiorentina, Milan e Napoli) e due pareggi (con Inter e Atalanta): una tradizione da tenere viva contro i giallorossi, che all’Allianz Stadium hanno vinto una sola volta (nel 2020) in dodici anni.
Riecco, dunque, Weah. Allegri ha bisogno della spinta del figlio d’arte del grande George, delle sue accelerazioni, dei suoi dribbling, dei suoi cross. Allo stesso modo, il ventitreenne Timothy ha urgenza di rimpinguare un bottino stagionale sin qui striminzito: appena un assist all’attivo in 12 presenze.
Il sostituto di Cuadrado, approdato dal Lilla per 13,4 milioni (bonus e oneri compresi), aveva cominciato bene: una tournée estiva promettente, poi titolare all’esordio in campionato a Udine e nel successivo match con il Bologna. Dopodiché Allegri ha preferito adattare sulla corsia destra l’altro statunitense McKennie, lasciando briciole a Tim. Che, successivamente, è finito KO per una lesione al semitendinoso della coscia destra. Un mese di stop, la prima prognosi, ma la sosta forzata è durata quarantotto giorni. Quindi gli spezzoni con Genoa e Frosinone per ritrovare il ritmo-partita. Domani Weah incrocerà probabilmente le sue traiettorie con McKennie, come ai due capita nella selezione degli Usa. «Quando arrivai in Italia tutti pensavano: ma è americano, non può giocare a calcio – racconta McKennie al Podcast 19F –. Adesso che ci sono anche Pulisic, Musah, Tessmann, Busio e Weah qui hanno capito che gli statunitensi possono fare i calciatori».

Stagione non troppo esaltante per lo statunitense: sballottato in più ruoli, colleziona trentacinque presenze, la maggior parte partendo dalla panchina. Realizza una rete in Coppa Italia, nel 6-1 ai danni della Salernitana. Proprio la coppa nazionale è vinta nella finale di Roma contro l’Atalanta, con Timothy che entra a nove minuti dalla fine in sostituzione di Cambiaso.
Cambia il timone bianconero, approda a Torino Thiago Motta, nella Juve dei “figli d’arte”. Oltre a Timothy, infatti, ci sono Thuram, Conceição e, per qualche settimana, Chiesa. Schierato nuovamente in diverse zone del campo – in alcune partite anche come centravanti puro – Weah riesce a rendersi utile spesso e volentieri e ha realizzare reti pesanti, come del pirotecnico 4-4 contro l’Inter, o nel derby di qualche settimana dopo, contro il Milan dopo essere entrato dalla panchina. Sua anche la realizzazione del match contro l’Eindhoven che ha sancito l’eliminazione della compagine bianconera dalla Coppa dei Campioni. Bottino completo: quarantatré presenze e sei reti. Poi il trasferimento all’Olympique Marsiglia.

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