martedì 14 aprile 2020

Fernando NIZZA


Pioniere, juventino della prima ora – ricorda Renato Tavella – inizia come footballer in principio Novecento, festeggiando come riserva il primo campionato 1905. Insieme ad Armano G, e Zambelli fa parte della direzione nel periodo della Grande Guerra. In seguito continua ad occupare incarichi dirigenziali della società.

GIOVANNI ARBUFFI
Fu tra i realizzatori del giornale “Hurrà”, poi, essendo ingegnere e professore al Politecnico di Torino, fece in modo di affrettare i lavori per le derivazioni di luce e acqua corrente al campo sportivo di corso Sebastopoli, usato dai bianconeri dal 1908 al ‘22. Era di origine ebraica, viveva con il fratello Umberto (anche lui nel comitato direttivo juventino) in un appartamento in corso Vittorio Emanuele, nella stessa casa dove abitava anche Mazzonis. Ad agosto del 1943 i nazisti sfondarono la porta dell’appartamento e portarono via con la forza Umberto. Il fratello maggiore Nando fu colto da malore (probabilmente infarto) e morì in quell’occasione. Umberto fu deportato ad Auschwitz ma non risulta essere mai arrivato, probabilmente arrivò cadavere.


“HURRÀ” DEL GIUGNO 1919
S’avrebbe potuto chiamarlo Ferdinando, Fernando, Nando, c’era la scelta; no, s’è preferito Nice, nome arcadico, pastorale, che sa di flauto e di fauno, del resto appropriato.....
Intanto Nice, se non il flauto, suona l’ocarina, o meglio, suonava, perché, a conti fatti, in oggi il naso potrebbe proibirgli questo svago.
Per farsi un giusto concetto di Nice, del nostro Nice, di quegli che ci ispirò questo delicato nome ninfale, bisogna risalire di almeno quindici anni addietro.
Che amorino! Fattezze femminee, voce tremula («Sta ciuto bebèro!», rammentate?), capellatura inanellata….. Adesso, si capisce, gli anelli non ci sono più; ma in compenso li porta alle dita.
È timido!.....
Una timidezza pudica, che, sia detto senza offendere alcuno, oggi non la si trova più neppur fra le educande. Guardate i giocatori d’oggigiorno! Roba da... non sapersi esprimere! Tra i pantaloncini sempre più «cini» e le scollature tipo signorina di studio, quasi non rimane più posto per i colori sociali.
Il costumino «Nice» (molti, leggendo alla francese, crederanno si tratti di un costume balneare brevettato), tutto bleu marin ed orlato in bianco, era, sotto l’aspetto della decenza, insuperabile. Richiedeva un apposito bagaglio, questo sì, e qualche spesa di facchinaggio; ma Nice non ha mai badato a sacrifici per la sua eleganza. O non si portava forse dietro tutto il bagaglio «Maldacea» e «Piedigrotta»? E lo trovava pesante? Egli no, i suoi amici forse...
«Guarda, guarda stu giardine!.....» Bastava: da qualunque parte venisse lo spunto, Nice non si fermava più. La sua vena melodica si scioglieva e le romanze si susseguivano come gli episodi in un film a lungo metraggio.
Del resto, il canto è sempre stato nelle tradizioni juventine, ed avevamo anche gli specialisti: Nice repertorio napoletano, Varetti anglo-sassone, Malvano francese (quel accent!).
Come carattere, un gran bon figliolo. Idee un po’ storte, dirà qualcuno. Certo che se l’uomo procede a lume di naso, questo in funzione di timone non poteva che indurlo in circoli viziosi. Malgrado ciò, è adorato, con una leggera diminuzione di simpatia verso fine d’anno, il che non impedisce che sia da più lustri Cassiere del nostro Club.
Ne ebbe di Cassieri la Juventus!... Uno convertì i fondi in dorati «furè» che ammollò in tanti «bicerin», passione foriera di guai, come si vide in seguito; un altro pose il patrimonio sociale ai pie’ di una sartina, riempiendo il genitore di sdegno, noi di amarezza e la cassa di buone promesse.
Si trattava, è vero, di 20 lire nel primo caso e di 70 nel secondo, ma s’era anche in principio...
Nice invece è l’ideale:... parsimonioso e cortese. Andate, andate a trovarlo: vi riceverà gentilissimamente, sembra nato per l’arte di ricevere: tutto sta nel sceglier bene la carta di presentazione.

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