venerdì 10 giugno 2016

Manuel GIANDONATO

Ci sono annate certamente non particolarmente felici ma che portano anche segnali incoraggianti. Se prendiamo come esempio la stagione con Delneri in panchina, balza subito all’occhio il deludentissimo settimo posto. Ma uno sguardo più attento può cogliere alcuni aspetti positivi. Intanto, si sono create le basi della Juve che vincerà negli anni a venire (con gli acquisti di Pepe, Bonucci, Barzagli, Matri, Quagliarella, Storari) e si è regalato la possibilità a qualche giovinotto di iniziare la propria carriera professionistica: Ekdal, Sørensen, Liviero, Giannetti, Cammilleri, Boniperti, Libertazzi, Buchel. Tutti faranno più o meno bene lontano da Torino, così come Manuel Giandonato (che, in verità, aveva esordito l’anno precedente a Livorno) che, in quella stagione, scenderà in campo una manciata di volte (in Europa League contro Sturm Graz e Salisburgo e in campionato contro Parma e Chievo da titolare) prima di essere trasferito al Lecce.

MAURIZIO TERNAVASIO, “HURRÀ JUVENTUS” DICEMBRE 2009
Manuel, di ruolo centrocampista, è nato a Casoli, in provincia di Chieti, il 10 ottobre 1991. È alto 187 centimetri e pesa settantotto chili. La sua prima squadra, a sette anni, è stato il Lanciano, cui ha fatto seguito L’esperienza di una stagione con il Pescara. Veste la maglia bianconera dal 2005. Figlio d’arte, con padre ex giocatore e ora allenatore in quarta serie è un ragazzo particolarmente a modo, oltre che serio e simpatico. Sono molti quelli che puntano su di lui, per l’immediato futuro, e noi non possiamo che sottoscrivere. L’inizio è il solito, per inquadrare al meglio il protagonista di questo mese: famiglia, scuola, hobby e altro. «Ho una sorella più piccola, mia madre lavora in un negozio di abbigliamento, mentre papà, ex calciatore di Quarta Serie, oltre ad insegnare elettronica è l’allenatore del Val Di Sangro, che milita nel CND. Frequento l’ultimo anno dell’istituto industriale, ho un passato da sassofonista dilettante, mentre ora mi diletto con vari generi cinematografici e musicali, con una spiccata preferenza per l’hip-hop».
Raccontaci come si è svolta, sino ad ora, la tua storia calcistica. «Ho iniziato a sette anni nel Lanciano e, dopo quattro campionati, mi sono spostato al Pescara, categoria Giovanissimi Regionali. Nel 2005 sono passato ai Giovanissimi, questa volta Nazionali però, delle Juve. E non mi sono mai mosso dal centrocampo».
Quali sono i punti di forza e le debolezze del calciatore, e quali quelli del ragazzo? «Penso di avere piedi discreti, oltre che un bel tiro e una buona visione di gioco, mentre non ci siamo ancora molto con il passo e con la struttura fisica. Come persona mi ritengo un tipo sincero, però faccio troppa fatica a dare confidenza a chi non conosco».
Ti pesa la lontananza da casa? Ami e riesci a “vivere” Torino? «Durante la prima stagione torinese, subito dopo Natale, ho avuto una grossa crisi: piangevo di continuo per sfogarmi, non ce la facevo più a stare lontano dai miei. Poi, dormendo in camera con Crivello, mi sono reso conto che non era possibile essere sempre di cattivo umore, e così, come per miracolo, sono cambiato. Oppure mi ha cambiato lui e la sua allegria. Mi piace la città soprattutto in veste natalizia, ma non vado in cerca di troppi svaghi, visto che nella mia vita esiste anche la scuola».
Ma è vero che voi giovani calciatori leggete poco? «Leggo qualche quotidiano non solo sportivo e, quando vado in libreria, mi faccio irretire dalle belle copertine: a quel punto, a prescindere dal genere, non mollo il libro fino a che non l’ho terminato».
Corrisponde a verità il fatto che voi calciatori in erba piacete un sacco alle ragazze? «Dipende: se ci facciamo un po’ di pubblicità, in effetti attiriamo di più l’altro sesso. Ma non è nella mia indole sbandierarlo a destra e a manca: e infatti faccio la stessa fatica di tutti gli altri!».
Quale è lo sport più bello del mondo oltre il calcio? Quali altre attività hai praticato? «Amo molto il basket, in particolare l’NBA: i play-off non me li perderei per nulla al mondo. A parte il football, l’unico sport a cui mi sono avvicinato è stato il tennis: per soli tre mesi, però».
Parlaci della vacanza dei tuoi sogni. «Un tour con i migliori amici attraverso le più belle città del mondo: Parigi, Londra e New York su tutte».
Per concludere: qual è il tuo modello di calciatore? «Non ne ho uno solo, ma tanti, purché registi di ruolo. I primi che mi vengono in mente sono Xabi Alonso, Fàbregas e Guti».

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