sabato 23 aprile 2016

Stefano ANGELERI

Pesando poco e pensando molto – racconta Vladimiro Caminiti – usciva spesso dalla partita. Era cresciuto nell’Acqui, passando alla Vogherese nel 1945 e alla Juventus nel 1947, per giocarvi, con alterna fortuna, due campionati. Giocatore più fine che focoso cercava le soluzioni eleganti risultando qualche volta sopra la riga. Nella Juve ancora abitata da fenomenali pelandroni John Hansen, Giovanni Pløger, Piero Rava, Sentimenti IV, Carlo Parola, presidente Gianni Agnelli, allenatore il curioso scozzese William Chalmers, non si smarrì nemmeno come ala destra. Dava del lei ai fuoriclasse, ai quali cercò neppure di rubare qualche finezza. La Juve viveva nell’ombra del Grande Torino che vinceva tutto ed egli ammirava moltissimo Valentino Mazzola. Essendo di poche parole e fidandosi del prossimo, arrivò tardi a qualche appuntamento e non seppe propagandare abbastanza le proprie giocate in punta di piedi. Le guance pallide e un’abboffata di capelli neri era un sensitivo e amava la solitudine. A Bergamo, con la maglia neroazzurra dell’Atalanta, rifiorì, giostrando con acre continuità.

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