domenica 7 febbraio 2016

FROSINONE - JUVENTUS

Frosinone, primo maggio 2007: FROSINONE-JUVENTUS 0-2 
Frosinone: Zappino; Carbone, Antonioli, Pagani e Bocchetti (dall’89’ Lacrimini); Fialdini, Perra, D’Antoni e Lodi; Margiotta (dal 69’ Di Nardo) e Castillo (dal 69’ Dedić). In panchina: Chiodini, Ischia, Galasso e Cannarsa). Allenatore: Iaconi. 
Juventus: Buffon; Zebina, Legrottaglie, Boumsong e Balzaretti; Marchionni (dall’80’ Chiellini), Camoranesi, Marchisio e Nedved; Zalayeta e Palladino (dal 57’ Del Piero). In panchina: Mirante, Birindelli, Venitucci, Bojinov e Trézéguet). Allenatore: Deschamps. 
Arbitro: Saccani di Mantova. 
Reti: Zalayeta al 58’ e al 92’.

“NERO SU BIANCO” MAGGIO 2007
Altra vittoria esterna conquistata dalla Juventus, sul difficile terreno del Frosinone, e promozione da ritenersi oramai conquistata, tenuto conto che le due inseguitrici, Genoa e Napoli, dovranno scontrarsi fra di loro all’ultima giornata, e dunque almeno una delle due non potrà fare bottino pieno in queste ultime gare di campionato. Gara che per certi aspetti è stata fotocopia di quella dell’andata, ossia Juventus parecchio irretita dalla disposizione tattica degli avversari, ma soprattutto dalla prestazione del portiere avversario Zappino, il quale tuttavia, dopo avere parato anche l’imparabile, si è reso protagonista in negativo, come a Torino all’andata, dapprima con un’uscita aerea disastrosa, e nel finale con un lancio lungo completamente sballato, proprio sui piedi di Zalayeta, e proprio il panterone, tutto sommato in giornata non certo di grazia, ha approfittato degli errori del portiere frusinate, realizzando una doppietta.
I bianconeri ad ogni modo, pur in formazione quasi sperimentale, sono stati certamente più brillanti rispetto alla trasferta di Verona, hanno prodotto azioni e occasioni da rete, anche se a sprazzi, non hanno rischiato nulla in difesa, anche nella fase di maggiore forcing dei padroni di casa, ossia dopo il doppio cambio degli attaccanti. Segno questo che la difesa bianconera ha oramai trovato il suo giusto equilibrio nella coppia centrale, oltre alla oramai collaudata affidabilità degli esterni.
Andrò controcorrente forse, ma credo che l’aspetto importante da rimarcare ancora una volta è la prova complessiva della difesa bianconera, che con il rientro di Boumsong e il completo recupero di Legrottaglie, sembra proprio avere trovato la quadratura. In questo modo la squadra corre rarissimi pericoli, manovra con maggiore tranquillità, e dunque anche quando qualcuno in avanti non rende come ci si aspetterebbe, c’è sempre qualcuno che è in grado di azzeccare la giocata giusta.
È stato fondamentale, per certi aspetti, il compito tattico di Marchisio, non solo di intenditore davanti alla difesa, ma soprattutto in fase di ripartenza della manovra, soprattutto con i suoi cambi di gioco e le sue verticalizzazioni. Camoranesi centrale di centrocampo opera bene, anche se a mio giudizio perde qualcosa non potendo operare sulla fascia destra nel modo come sa, mentre ritengo ancora una volta errato schierare Palladino in un ruolo sostanziale di centrocampista: il fatto che il nostro attaccante sappia svariare sugli esterni e sia molto utile da seconda punta, non significa che possa giocare da esterno, e costringerlo a retrocedere sulla metà campo per ricevere palla, sprecando il suo talento a cercare l’uno contro uno ben lontano dall’area di rigore. Se poi si aggiunge il fatto che anche Zalayeta ha dovuto agire molto arretrato, si comprende come mai le iniziative di Palladino spesso non avessero un vero terminale di riferimento a centro area, e dunque come le sue iniziative alla lunga si siano rivelate improduttive e solo affaticanti per lui.
Dicevo di una Juventus scesa in campo con un discreto “turn over”, in parte obbligato a centrocampo, e in formazione quasi sperimentale, ossia un 4-3-3 che non mi è sembrato molto convincente. La squadra bianconera sembra quasi avere giocato su due linee di cinque giocatori, almeno nel primo tempo, con Marchisio troppo arretrato, e con il teorico tridente offensivo, Marchionni-Zalayeta-Palladino, praticamente a ridosso della linea centrale composta da Nedved e Camoranesi: situazione che da un lato ha praticamente chiuso ogni possibile varco agli avversari, schierati con il classico 4-4-2, ma ha finito, dall’altro lato, con il creare confusione sul lato sinistro di gioco, dato che Palladino, punta teorica, di fatto doveva fungere da esterno di centrocampo e Nedved spesso a trovarsi quasi da centravanti avanzato, con Zalayeta al contrario costretto a ripiegare per avere palloni giocabili.
Quindi, nel complesso, buoni movimenti della squadra, ma poche vere sortite degne di nota, e in quelle prodotte, Zappino ha avuto modo di esaltarsi, su Zalayeta prima e su Camoranesi poi. Nella ripresa i bianconeri si sono sistemati meglio in campo, Nedved è tornato a operare più sulla fascia, con i suoi movimenti a tagliare, e con l’ingresso di Del Piero si è ricomposto un 4-4-2 più logico, non a caso è arrivato immediatamente il goal del vantaggio, grazie ad un’azione sulla sinistra del ceco, con cross in area sul quale Zappino è uscito male. L’infortunio di Camoranesi ha costretto Deschamps a schierare Venitucci, cosa che ha riportato Marchisio in una posizione più avanzata, in linea con l’altro centrale, e la coppia “verde” ha dimostrato buona intesa e duttilità tattica, bene in copertura, bene in fase di ripartenza e di gestione della palla.
Il Frosinone ha provato a pungere, accentuando la sua spinta offensiva, ma tutto sommato pericoli veri non ne ha prodotti, e anzi nel finale, grazie al secondo errore del suo portiere, ha subito la seconda rete: passivo che punisce forse troppo i volenterosi padroni di casa, ma che non fa una grinza per quanto prodotto dalle due squadre in campo.
(Antonio La Rosa)

Mister Deschamps va via da Frosinone contento a metà: «Non siamo stati forse bravissimi – ammette il tecnico basco – ma determinati, pratici e concreti. Sin dall’inizio ho sostenuto che l’intero gruppo sarebbe stato importante e oggi i miei ragazzi lo hanno dimostrato. Un passo importante verso la Serie A. Loro ci hanno impedito di giocare bene: il Frosinone visto oggi non ha niente a che vedere con quello visto a Brescia. C’è un po’ di stanchezza da parte nostra: per questo ho deciso ad esempio di tenere a riposo Del Piero e Trézéguet ma anche altri meriterebbero di fermarsi. Giocare ogni 3-4 giorni aumenta inoltre il rischio-infortuni».
E, in effetti, l’unica brutta notizia di giornata arriva dal notiziario medico: Mauro German Camoranesi è, infatti, uscito a metà ripresa a causa di una distrazione muscolare alla coscia destra. Deschamps ha temuto un mese di stop per il suo centrocampista che proprio ultimamente appariva in gran forma. Pericolo scongiurato dall’ecografia fatta dal Camo, quarantotto ore dopo il match in Ciociaria. L’eroe di giornata è però Marcelo Zalayeta. Deschamps sceglie di tenere a riposo la coppia d’attacco titolare e la fiducia concessa dal tecnico al panterone è veramente ben riposta. L’avanti uruguaiano è, infatti, decisivo, grazie alla sua doppietta, per la seconda vittoria consecutiva in trasferta nell’arco di quattro giorni: «Sono contento di aver dato una mano alla squadra – dichiara Marcelo, abbozzando un mezzo sorriso – oggi abbiamo creato diverse occasioni ma nel primo tempo le abbiamo purtroppo fallite. È stato importante quindi soprattutto il primo goal, quello che ha sbloccato la gara. Nella seconda rete invece ho visto che eravamo due contro due e ho puntato il mio uomo: poi, anziché tirare forte, ho pensato di scavalcare il portiere, perché calciandogli addosso aveva già fatto delle parate importanti. È andata bene. Vorrei solo giocare un po’ di più, quest’anno lo faccio poco».
Raggiante e pienamente sorridente invece Cobolli Gigli: «Una bella vittoria – commenta il presidente bianconero – sofferta ma meritata. Un passo importante verso la promozione. Con settantacinque punti vediamo la Serie A in modo chiaro e distinguibile. Ora non resta che Cesena per completare il tris consecutivo in trasferta». Non fa mancare poi il proprio applauso (e un’ammissione di preoccupazione oramai alle spalle) a un reparto sovente oggetto di critiche: «La nostra difesa mi piace sempre di più: all’inizio era un punto interrogativo, ora invece è un vero baluardo della squadra. Bravi Legrottaglie e Boumsong. Il francese inoltre, oltre a continuare a giocare bene, sta anche dirigendo al meglio il reparto, cosa che non faceva nel passato».
Proprio uno dei diretti interessati non manca di ringraziare il presidente per i complimenti: «Fanno sempre molto piacere – dichiara Legrottaglie – anche perché dopo un anno così i dirigenti forse non mi conoscevano molto bene ed io voglio invece dimostrare di poter rimanere qui. Oggi abbiamo messo in campo molta determinazione, non era facile giocare su questo terreno, con il pubblico di Frosinone che è il dodicesimo uomo. La caduta in area di Dedić? In Italia gli attaccanti sono così. L’arbitro è stato bravo a non cadere nella sua simulazione». L’unico vero spavento, per il difensore pugliese, è stato nel primo tempo, quando il compagno Boumsong gli ha rifilato, in maniera ovviamente involontaria, una scarpata sul volto: «Ho sanguinato tanto e mi girava la testa – conclude Nicola – ma ho stretto i denti, perché non volevo abbandonare la squadra. Prendere un colpo simile da uno grande e grosso come Bum Bum non è una bella sensazione, ve lo garantisco, ma oramai sono abituato a uscire dal campo con qualche botta sul groppone».
La gioia del giovane Venitucci («Contentissimo di aver fatto coppia con l’amico Marchisio, oramai lui è un esperto al mio confronto») e il mea culpa di Zebina («Ho sbagliato a prendermela con l’arbitro, devo essere più tranquillo e dare serenità ai giovani»).
(Roberto Grossi)

La prima cosa a cui ho pensato dopo il primo goal di Marcelo Zalayeta al Matusa è stata questa: segna più lui di Gilardino. Pensiero che è diventato certezza dopo la sua seconda, magnifica rete. Un goal che, se l’avesse fatto Kakà, i pontefici della carta stampata e delle TV si sarebbero sperticati in salamelecchi fino alla nausea, ma avendolo realizzato uno dei tanti “peones” del campionato, per giunta in Serie B (e, aggiungo io, pure della Juventus), se ne sono guardati bene dal dargli quel risalto che giustamente meritava quella meraviglia. Al contrario non hanno perso occasione, da sapienti comari della penna quali sono, nell’evidenziare invece le (pacate, per altro) rimostranze del panterone per il suo scarso impiego in prima squadra pure quest’anno in B, dove magari anche lui, dopo tante panchine in A, si aspettava di giocare di più.
Come dargli torto: continua a essere l’eterno l’attaccante di scorta, da utilizzare soltanto nelle estreme emergenze o quando il risultato conta poco, ma che sa essere comunque utile alla causa. Sarà pure uno tranquillo, che sta sempre al suo posto e non alza mai i toni il tranquillo Marcelone, però pure a lui ogni tanto gli devono girare mica poco. E alla fine dei novanta minuti Zazà, per una volta, ha manifestato pubblicamente questo suo disagio e qualcuno, in TV, lo ha subito invitato a tornarsene a cuccia. Manco il signore in questione (per la cronaca, l’ex laziale Vincenzino D’Amico) fosse lui l’allenatore della Juve.
E i due goal del panterone? Tutto passato in cavalleria. Allora, mi sembra giusto, che a dare un minimo di soddisfazione allo Zala ci pensi “NSB”, lanciando una provocazione. Questa: Zalayeta meglio di Gilardino. Sempre, se gioca. Come media-realizzativa non ci sono paragoni, quanto a tecnica non mi pare esista poi questo abisso. Potremmo discutere sulla rapidità di movimento e d’esecuzione, però Zala è decisamente superiore nella difesa della palla e più incisivo in fase di finalizzazione: a tu per tu col portiere sbaglia decisamente di meno. E poi, in area riesce a stare più in equilibrio. Eppure Zalayeta continuerà a essere considerato un mezzo scarpone, Gilardino un campione. La realtà è tutta un’altra, basta osservarla con lenti correttive e non con quelle deformate dal tifo e dalla piaggeria, di cui purtroppo abusa gran parte del giornalismo sportivo.
Nessuno juventino si azzarderà mai a dire che Zalayeta è un fenomeno, altrettanto però bisognerebbe fare per Gilardino, il cui goal contro il Manchester (rete per altro ininfluente ai fini del risultato) non cancella le sue opache stagioni in casacca rossonera, decisamente al di sotto delle aspettative. Il saldo costi-benefici è ancora nettamente negativo, e mi auguro che nessuno a Torino stia seriamente pensando di immaginare una sua possibile metamorfosi in bianconero. Quando ti riesce difficile far goal in una squadra come il Milan, significa che Zalayeta merita più di lui di continuare a indossare la nostra maglia. Se il Milan sarà Campione d’Europa non lo dovrà certo a Gilardino, mentre la Juve tornerà in A anche grazie alle reti dello Zala.
(Marcello Chirico)

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