lunedì 8 febbraio 2016

Elia ANGELINI

In bianconero dal 1953 al 1955, arriva dall'Udinese. Para il parabile, quasi mai tuffandosi, grazie a un buon piazzamento. Troppo poco per impensierire il titolare della maglia numero uno juventina Giovanni Viola.
«Nella Juventus di Giovannone Viola - racconta il mitico Camin – portiere canavesano come il buon barbera, era difficile farsi largo. Formatosi in provincia, apparve sempre un po’ sperduto in città. Inoltre il suo stile di estremo difensore era pulito più che limpido; non si dava arie, non cercava gloria. Così fu trasferito al Palermo in una compagnia di avventurosi mercenari, fra i quali Walter Gomez centravanti con seggiola (un’invisibile seggiola: quest’asso uruguaiano vi restava seduto per ottantacinque minuti su novanta; nei cinque minuti restanti, strizzando tutte le energie del suo fisico essiccato dalle rincorse, compreso il baffo di randagio, esprimeva guizzi e goal da favola), il cherubino Betello tutto biondo e bello, il piè pesante Vernazza che trasmigrava incredibili sberle nella rete avversaria; Passarin, Sandri, Vicariotto e altri con quelli). E a Palermo fu apprezzato per la pacatezza con cui parava ogni sorta di tiro, senza spostarsi più che tanto, aborrendo di volare».

Nessun commento: