giovedì 1 settembre 2016

Simone PEPE

«Ho realizzato due sogni nel giro di un mese. Partecipare al Campionato del Mondo e giocare il prossimo anno in una grande squadra. E la Juventus è la società più prestigiosa d’Italia, lo dice la sua storia, che non si può certo dimenticare per una stagione storta. Quella può capitare a qualsiasi squadra. Lo so bene, perché anche all’Udinese, l’anno passato, avevamo un’ottima squadra, che non avrebbe dovuto lottare per la salvezza, eppure abbiamo avuto mille difficoltà».
Siamo nell’estate del 2010 e così si presente Simone Pepe ai tifosi bianconeri. Proviene dall’Udinese, dove fa faville nel tridente con Totò Di Natale ed El Niño Maravilla Sánchez: quarantuno reti in tre e giocate molto spettacolari.
Il neo allenatore juventino, Delneri, punta molto su Simone nel suo 4-4-2 offensivo e Pepe non ha nessuna intenzione di tirarsi indietro: «Sarà dura, lo so bene, ma sarà anche bello, perché mi metterà nelle condizioni di fare bene. Poi ovviamente ci sarà da correre e da sudare, ma credo che questa capiti in tutte le squadre. E poi, se la Juve mi ha preso, è perché penso mi consideri un giocatore importante e quindi dovrò ripagare le attese dando tutto in campo. Come giocherò nella Juve? Questo non è assolutamente un problema. Destra o sinistra non importa, deciderà il Mister, che mi conosce, sa che sono disponibile a ricoprire qualsiasi ruolo».
La stagione si rivelerà un fiasco clamoroso: settimo posto per il secondo anno consecutivo ed eliminazione dall’Europa League nei gironi di qualificazioni. Simone è uno dei pochi a salvarsi nel grigiore e nel marasma generale. «Siamo andati bene fino alla partita con il Chievo che abbiamo pareggiato 1-1 con Pellissier al 93’. Eravamo davanti a tutti, avevamo tenuto botta, poi il 6 gennaio si è fatto male Quagliarella e tutto è andato a rotoli». Quarantadue presenze e sei reti il suo score.
Amato dai compagni per la sua simpatia e il suo “fare spogliatoio”, Simone diventa presto l’idolo della “torcida” juventina, per il suo impegnarsi sempre a fondo, qualsiasi avversario affronti. «Adoro fare gli scherzi, ci sono scherzi pesanti che non si possono dire e cose leggere di tutti i giorni. Per me è un continuo, scherzi paradossali, prese in giro. Permalosi? Nessuno. Si scherza, si ride, scherziamo tra di noi, sempre uno scherzo è».
Stagione 2011-12, arriva Antonio Conte che ritiene Pepe pedina fondamentale nel suo 4-2-4. Simone esordisce con il botto, segnando una rete nel 4-0 di esordio contro il Parma. Il modulo super offensivo viene messo in soffitta praticamente subito, perché Conte capisce che deve mettere in condizione Pirlo di esprimere tutta la sua classe e perché scopre che Arturo Vidal è una pedina insostituibile. Così, la squadra passa al classico 4-4-2, prima di trasformarsi nel 3-5-2 che caratterizzerà i successi della Juve targata Antonio Conte. Simone non fa una piega e si adatta al nuovo modulo con abnegazione e con prestazioni importanti. Addirittura, segna tre goal consecutivi contro Palermo, Lazio e Napoli. Nella partita del San Paolo, è schierato come interno di centrocampo a dimostrazione della sua enorme duttilità. Ancora una rete contro il Novara e nella fondamentale vittoria casalinga contro la Lazio e via libera ai festeggiamenti per la conquista del tricolore. «Dopo due settimi posti, ci siamo trovati a vincere lo scudetto al primo anno di Conte. È stata un’emozione, il primo scudetto è sempre quello che ricordi con più affetto, normale che poi sono tutti belli quando vinci. Si è creata una squadra unita, per vincere servono una serie di cose, queste cose si sono tutte incastrate benissimo ed è venuto fuori un macchinario perfetto. Conte sta sempre a duemila, vinci la domenica e arriva incazzato come una iena, lui è uno che non stacca mai e per questo è vincente». 
Ma i guai e la sfortuna sono dietro l’angolo. Il 26 luglio 2012 viene deferito dal procuratore federale Stefano Palazzi per omessa denuncia, nell’ambito dell’inchiesta calcioscommesse, in relazione alla partita Udinese-Bari. Il 3 agosto lo stesso procuratore avanza la richiesta di un anno di squalifica, ma il 10 agosto Pepe viene assolto. Il 13 agosto Palazzi presenta ricorso contro l’assoluzione, ricorso respinto il 21 agosto dalla Corte Federale. Simone, finalmente sgravato da questo enorme peso, è pronto per affrontare la nuova stagione, ma una serie di infortuni gli permetteranno di scendere in campo solamente una volta, e per pochi minuti, nella partita casalinga contro la Lazio del 17 novembre 2012.
Si opera il 27 febbraio 2013 al muscolo semimembranoso della coscia sinistra, speranzoso di poter riprendere a giocare al più presto. Ma non sarà così e il suo calvario diventa interminabile. Torna in campo il 18 dicembre 2013, a più di un anno di distanza dall’ultima apparizione, entrando all’81’ della partita di Coppa Italia contro l’Avellino. A metà febbraio 2014 un nuovo infortunio alla coscia sinistra lo costringe nuovamente ai box, rendendosi disponibile per la partita del 19 aprile contro il Bologna. Il 4 maggio 2014 arriva la conquista del suo terzo scudetto consecutivo, e il giorno successivo torna in campo in Juventus-Atalanta, terminata 1-0 per i bianconeri. Chiude la stagione con la terza presenza nell’ultima giornata di campionato, vinta per 3-0 sul Cagliari. «Io ho sempre detto ai miei compagni, qui può mancare chiunque, è mancato Buffon è mancato Pirlo, è mancato Tévez, è mancato Chiellini, Barzagli, Bonucci, Marchisio, ma abbiamo sempre vinto, quando si è una squadra così, è normale che più giocatori forti hai è meglio è, però dico che alla fine di tutto, anche quando ti mancano giocatori importanti, riesci a dare un segnale di strapotere agli altri. Alla Juve capisci subito la mentalità vincente, perché possono cambiare allenatori o giocatori ma la mentalità vincente non cambierà mai».
Comincia la stagione 2014-15, con Max Allegri in panchina. «Credo che quando abbiamo cominciato avevamo bisogno di uno come Conte che ci martellava che ci teneva lì, ci teneva sempre a stecca, a duemila. Allegri è stata la scelta più giusta, perché ha portato serenità, sempre lavorando ma ci ha portato tanta serenità, perché eravamo maturati noi, dovevamo anche essere più tranquilli». 
Simone non è ancora pronto per aggregarsi ai compagni, a causa della lesione al muscolo flessore della coscia sinistra, degenerata in calcificazione. Arrivano pesanti accuse nei suoi confronti: gli danno del giocatore finito, gli dicono che ruba lo stipendio, lo prendono in giro e lo invitano a lasciare la Juventus. E Simone incassa colpo su colpo come un pugile, sicuro di poter rispondere al più presto sul campo. E il 9 novembre 2014, data che coincide con il suo ritorno in panchina nel 7-0 della Juve sul Parma, la sua pagina Facebook raccoglie il suo amaro sfogo: «Dopo due anni e mezzo passati a pensare solo a curarmi e tornare il più presto possibile a essere un calciatore mi sento di scrivere questo breve comunicato per dire la mia. Fino ad ora non mi sono mai soffermato sulle chiacchiere che si sono fatte attorno a me in merito alla mia assenza, però ora voglio dire la mia. Troppe le voci false e cattive che mi sono arrivate all’orecchio in questi mesi e, siccome io ho sempre creduto che prima del calciatore viene l’uomo, ho sentito che il momento di rompere il mio silenzio è arrivato, anche per rispetto nei confronti della mia famiglia. Io lo so che la maggior parte dei tifosi è con me e l’ho capito anche oggi quando ho ricevuto applausi e cori allo Stadium, ennesimo attestato di stima e affetto nei miei confronti, sentimenti sempre ricambiati dal sottoscritto. Concludo facendo pubblicamente i complimenti ai miei compagni per la prestazione di oggi, ancora una volta abbiamo dimostrato il nostro immenso valore. Adesso finalmente sto bene e sono felice di essere a disposizione del Mister».
Il 15 gennaio 2015, fa il suo ritorno giocando da titolare, per la prima volta dopo tre anni, in Coppa Italia contro il Verona, partita vinta dai bianconeri per 6-1. La gioia di Simone è incontenibile: «Grazie alla mia famiglia, ai miei compagni, al mio carattere ho cercato di rimanere sempre allegro e sorridente. I problemi sono superati, guardiamo al futuro. Nel modulo di Allegri? Mi vedo ovunque, pure in porta. L’importante è giocare. Scherzi a parte, mi alleno sia da terzino sia da mezzala. È da cinque mesi che sono disponibile, oggi il Mister mi ha dato la possibilità di giocare».
Il 23 maggio torna al goal, su calcio di rigore, contro il Napoli in casa, chiudendo il risultato sul 3-1 a favore dei bianconeri. A giugno, non avendo rinnovato il contratto con la Juventus, lascia Torino dopo aver collezionato novantacinque presenze e tredici goal. «Svuotare il mio armadietto a Vinovo è stata una tristezza incredibile. Al di là dell’infortunio, alla Juve ho trascorso cinque anni fantastici in una società incredibile. Ho dato il cuore, l’anima e anche una gamba. Il popolo bianconero l’ha capito, infatti, mi ha sempre osannato e riempito di affetto. Con i tifosi manterrò un feeling incredibile. Calcisticamente ho tre case: Teramo, Udinese e Juve. Vorrei restare a giocare in Italia. Ritorno all’Udinese? Mi sto guardando attorno».


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