lunedì 19 settembre 2016

Giuliano GIANNICHEDDA

Ciociaro doc, cresce nel Sora, paese vicino a casa, riuscendo a disputare due campionati in Serie C2 e uno in Serie C1. Nell’estate del 1995 approda all’Udinese e comincia ad assaporare il profumo di Serie A; la prima stagione totalizza solamente otto presenze ma, ben presto, diventa una colonna del centrocampo friulano. Il cognome particolare è spesso causa di confusione; sono tante, infatti, le occasioni in cui è battezzato Gianni Chedda. Dopo sei stagioni nell’Udinese, è ceduto alla Lazio. Giocatore molto grintoso, dotato di una buona tecnica, si rivela spesso molto irruente e non sono pochi i cartellini gialli che rimedia nella sua carriera. Nella Capitale resta per quattro stagioni, tutte giocate da titolare; nell’estate del 2005 è ceduto alla Juventus.
In riva al Po, com’è prevedibile, non ha vita facile, trovandosi la strada sbarrata da due fuoriclasse come Emerson e Vieira; nonostante questo, riesce a totalizzare ventiquattro presenze, vincendo la concorrenza di prima riserva di centrocampo con Blasi. La stagione successiva la Juventus la disputa in Serie B e Gianni decide di rimanere. Non è un campionato fortunato; Giuliano è spesso vittima di problemi fisici e non riesce a esprimersi secondo le proprie possibilità. L’esplosione di Marchisio e i problemi difensivi che lo portano a essere schierato al centro della difesa, non consentono a Giuliano di contribuire in modo decisivo alla promozione della squadra bianconera. Proprio per un problema fisico, Giannichedda non riesce a scendere in campo nelle due occasioni più importanti per lui; infatti, deve rinunciare alle due partite contro il Frosinone, sia in quella disputata a Torino, sia in quella giocata nella sua Ciociaria.
Nell’estate del 2007 decide, insieme alla società bianconera, di rescindere il contratto che lo lega alla Juventus.


GIULIO SALA, “HURRÀ JUVENTUS” AGOSTO 2005
Giuliano Giannichedda da Pontecorvo, classe 1974, la stessa di Del Piero per intenderci, ha alle spalle dieci anni di Serie A, sei a Udine e gli ultimi quattro alla Lazio e ha già vestito l’azzurro della Nazionale; con una carriera del genere e soprattutto con un contratto con la Juventus in tasca, una giusta dose di autocompiacimento sarebbe più che lecita. Insomma, se camminasse a mezzo metro da terra, anche se non per vanagloria, per pura soddisfazione, ci sarebbe da capirlo. Quando l’8 giugno arriva al Centro di Medicina dello Sport di Torino, per le visite mediche di rito, invece, Giuliano si presenta quasi sussurrando il suo nome, educato e modesto come se fosse un ragazzino di primo pelo, al quale è concessa la chance della vita. E dire che di proposte, per uno come lui, con il contratto con la Lazio scaduto e quindi tesserabile a parametro zero, ne sono fioccate parecchie, ma quando si è presentata l’opportunità di vestire il bianconero, non ci ha pensato due volte: «Questa è una delle squadre più forti del mondo – spiega entusiasta – e di fronte alla possibilità di giocare qui, tutte le altre proposte passano in secondo piano. La Juve è la mia scommessa, perché nonostante ci arrivi a trent’anni, nel pieno della maturità, per me rappresenta un punto di partenza. Da avversario, quello che mi ha sempre colpito di questa squadra è la solidità mentale, basti pensare all’ultima partita contro la Lazio: gli stessi giocatori della Juve l’hanno definita la partita della svolta, perché nonostante tra di loro ci fossero molti assenti, sono venuti a Roma, a vincere una gara difficilissima. Nel corso degli anni sono passati da questa squadra campioni eccezionali, le formazioni sono cambiate, ma la solidità mentale è sempre rimasta la stessa ed è quella che ha portato a tante vittorie; io spero solo di poter dare il mio contributo per nuovi successi».
Nell’ultima stagione con la Lazio hai collezionato la bellezza di trentadue presenze in campionato, un numero importante; sarà dura ripeterlo nella Juve, vista la concorrenza. «Nelle grandi squadre è normale dover lottare per un posto e devo dire di averci fatto il callo, perché anche nella Lazio non era facile conquistare sempre una maglia da titolare. Comunque ben venga la concorrenza: aiuterà me e i miei compagni a dare il massimo, sempre».
Come ti vedi, in campo, al fianco di Emerson? «Benissimo – sorride Giuliano – è un grande campione. Quando ci giochi contro, trova sempre il modo di metterti in difficoltà. Le sue capacità sono sotto gli occhi di tutti: sa gestire la fase difensiva come pochi, recuperando tantissimi palloni e, al tempo stesso, riesce a entrare nelle azioni da goal. Quando si dice che uno abbina qualità e quantità... beh, lui è il miglior esempio possibile».
Anche tu però, in fatto di quantità, non scherzi e, quanto alla qualità, ti sei affinato molto negli anni. «Chiaramente, dopo dieci stagioni in Serie A, allenandoti tutti i giorni con impegno, la tecnica migliora, è inevitabile. Però devo ancora lavorare: i miei punti forti sono il pressing e la diligenza tattica, ma in zona goal ho ancora delle pecche. Riuscire a segnare un po’ di più non mi dispiacerebbe affatto».
Crediamo ne sarebbe contento anche mister Capello. «È un allenatore che chiede grande impegno ai propri giocatori. Essere allenato da un vincente come lui non potrà che essere uno stimolo in più. Dei miei compagni ho avuto subito un’ottima impressione. Prima di arrivare alla Juventus, quello che conoscevo meglio a livello personale era Appiah, con il quale ho giocato a Udine. Era ancora molto giovane, ma già allora si capiva che aveva dei numeri. Altri li avevo conosciuti in Nazionale e mi sono trovato subito a mio agio con loro».
A proposito di Nazionale: è ora di riconquistare la maglia azzurra. «Magari! La Nazionale è sempre un sogno per tutti, ma conquistare un posto è dura. Ora non voglio pensarci: preferisco concentrarmi sulla prossima stagione, se poi arriverà una chiamata, tanto meglio. Certo, giocare nella Juve, dove le competizioni sono tante e si hanno più occasioni per mettersi in mostra, può essere d’aiuto».
Una mano potrebbe arrivare anche dal nuovo ambiente e da una città come Torino: poche distrazioni, tifo appassionato ma non asfissiante... a detta di molti, l’ideale per un calciatore. «Non conosco ancora Torino, ma tutti me ne hanno parlato molto bene e mi hanno assicurato che non è affatto una città “fredda” come si vuol far credere, basta guardare le centinaia di migliaia di persone che hanno festeggiato in piazza lo scudetto. Per quanto riguarda le distrazioni poi, non ne ho bisogno: conduco una vita piuttosto tranquilla. Dopo gli allenamenti sto quasi sempre a casa, gioco al computer o alla Playstation, ascolto un po’ di musica, specie di Ligabue che è il mio cantautore preferito, oppure vedo un film in DVD».
Magari in dolce compagnia... qualcuno ha scritto che c’era un matrimonio in vista. «È stato scritto su qualche giornale che mi sarei dovuto sposare a breve, ma non è vero. Ho una storia che mi dà serenità, questo sì, ma non chiedetemi altro: non amo parlare della mia vita privata».
Più che giusto Giuliano, d’altronde la tua “Signora”, quest’anno, l’hai già sposata.

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