lunedì 2 settembre 2019

Adriano NOVELLINI


Nasce anche con Adriano Novellini – scrive Gianni Giacone su “Hurrà Juventus” del settembre 1981 – mantovano di Mariana, attaccante di nerbo e caparbietà, la Juve del dolce stil novo, la squadra vale a dire protagonista e regina del calcio italiota anni Settanta.
Nasce da campioni e comprimari, una squadra grande e vincente. E Novellini, che di quella Juve è personaggio non grande ma nemmeno trascurabile, è l’ideale per riaccostarsi a quegli anni ruggenti, a quella stagione in particolare della nascita di tutti i sogni e di tutte le speranze.
Si narra del ‘70-‘71, chiaramente. Novellini è uno dei nuovi arrivati nella squadra che è stata per un attimo del vecchio nostalgico don Luis Carniglia e poi per alcuni mesi di Ercole Rabitti. Con Novellini si cambia, così come si cambia con Spinosi, Landini, Zaniboni, Savoldi, e tanti altri ancora dai nomi appena un po’ più famosi, ma nemmeno troppo.
Nasce, abbiamo detto, la squadra nuova. Ci sarà posto per tutti questi giovani che sicuramente hanno talento, ma esperienza poca o nulla? Naturale che sì. Si sperimenta, e accanto alle colonne Salvadore e Haller trovano spazio di volta in volta i ragazzi dalle grandi o meno grandi promesse. Anche Novellini, che pure trova una concorrenza agguerritissima e fin spietata. Adriano, punta di movimento ma anche di possesso, deve fare i conti con il massimo idolo bianconero del tempo, Pietruzzo Anastasi, giovane anch’egli (sono dei ‘48 entrambi) ma già mito, nonché con tale Roberto Bettega, fresco capocannoniere in serie B a dispetto dei vent’anni non ancora compiuti. E poi c’è Landini, lungagnone osservatissimo. Insomma, problemi non da poco per trovare un posticino al sole. E qui conta il carattere, la caparbietà appunto. Novellini non demorde e capisce che solo così alla fine raccoglierà qualcosa di buono.
«Il giorno che ho saputo che avrei giocato per la Juventus è stato il più bello della mia vita; mi trovavo a Rimini, in villeggiatura e, dopo aver fatto colazione, sono andato, come mio solito, alla vicina edicola per comprare i giornali sportivi. Mancava solo un giorno alla chiusura del mercato estivo e volevo proprio vedere come sarebbe andata a finire; si erano scritte parecchie cose sulla mia futura destinazione, ma non avevo ricevuto alcuna comunicazione ufficiale. Perciò, ho aperto il giornale con certa ansietà e vedo scritto: “Novellini alla Juventus”. Al primo momento ho fatto un balzo, tanto più che, vicino a me, avevo un amico del luogo, come tutti i romagnoli, sfegatato tifoso bianconero, che mi ha baciato e abbracciato, gridando a tutti che ero Novellini e che ero stato acquistato dalla Juventus. La sera stessa ho dovuto offrire da bere a metà albergo!».
La stagione ‘70-‘71 che va a iniziare, nel segno delle speranze e ancor più delle incognite, non accantona nessuno, meno che mai Novellini.
E il battesimo, magari in punta di piedi, avviene prestissimo, e addirittura su un palcoscenico europeo. Comincia la Coppa delle Fiere, presto Coppa UEFA. È il 30 settembre, e il turno inaugurale per la Juve non è tale da spaventare. Ci toccano i lussemburghesi del Rumelange, travolti a Torino per 7-0. Nel Granducato, Novellini è della partita, con la maglia di Anastasi. Un debutto con i fiocchi, e non è proprio il caso di storcere il naso pensando alla modestia degli avversari. Adriano segna tre delle quattro reti del netto successo bianconero. Non sarà un test probantissimo, ma l’importante per ora è non fallire le occasioni che si presentano.
Si procede in Coppa, assai più speditamente che in campionato, dove l’inesperienza gioca talora brutti scherzi alla pattuglia bianconera. E al secondo turno europeo l’avversario è di tutt’altra caratura: si tratta del Barcellona. Andata in Spagna il 20 ottobre. Novellini in panca viene gettato nella mischia all’inizio della ripresa al posto dell’infortunato Anastasi, e contribuisce non poco alla clamorosa vittoria juventina, che è ipoteca per il passaggio del turno. Tanto che per il match di ritorno, a Torino, Novellini è in campo sin dal primo tempo, e con merito.
In campionato, l’opportunità per l’ex atalantino arriva leggermente dopo, a metà novembre. Si gioca al Comunale la partita-chiave del rilancio, contro i campioni in carica del Cagliari, e la prima linea bianconera si schiera così. Novellini – Marchetti – Anastasi – Capello – Bettega. La Juve trova d’incanto la giornata buona e vince di slancio, Chiaro che anche Novellini ha fatto la sua parte.
Ma sembra proprio che i momenti migliori per Adriano siano quelli di Coppa. Il 27 gennaio ‘71, a Torino, si gioca l’andata dei quarti di finale contro gli olandesi del Twente. Non c’è Anastasi, infortunato, e al centro dell’attacco viene schierato Novellini. È una gara ricca di slanci e di capovolgimenti di fronte, giocata con spirito addirittura spavaldo dalla squadra bianconera, che trova quasi subito il gol con Haller. Ma l’1-0 non garantisce a sufficienza il superamento dell’ostacolo, e nella ripresa è proprio Novellini, al termine di uno spunto personale, a raddoppiare. Un gol provvidenziale, visto che al ritorno, in una autentica bolgia sarà 2-0 per il Twente, e saranno gli esaltanti supplementari a qualificare la Juve per le semifinali.
Complessivamente, la stagione ‘70-‘71 si chiude per Novellini con un bilancio più che incoraggiante: una decina di gettoni di presenza in campionato, con una rete (a Roma, contro la Lazio) e parecchie partite in Coppa delle Fiere, pure condite da reti importanti. La conferma per la successiva stagione è scontata.
E siamo al ‘71-‘72 di tutti i ricordi più lieti. Inizia il ciclo trionfale, la Juve ha trovato l’assetto vincente e si impone subito come splendida realtà.
Ma la sfortuna è in agguato, e Bettega viene fermato ai box proprio nel momento della sua massima esplosione. Tocca a Novellini, e il ragazzo si getta nella mischia con la grinta e la determinazione del veterano. Contro il Verona al Comunale, nella sua gara di debutto di fronte al pubblico amico, segna e fa segnare, rivelandosi elemento oltremodo prezioso. E il 12 marzo, nella gara con il Bologna, che si trasforma in una autentica battaglia, si batte con una determinazione fuori del comune, propiziando l’importantissimo successo.
Ma i programmi bianconeri, che prevedono un ulteriore rafforzamento in vista della Coppa del Campioni, mettono un nuovo, durissimo ostacolo di fronte a questo ragazzo; arriva Altafini, e per i ruoli di punta la squadra si ritrova più che coperta. Chiaro che Novellini dovrà cercare spazio e gloria altrove.
Il commiato, in Coppa Italia, è festoso: 2 gol all’Inter e 1 al Milan, a coronamento di prestazioni più che positive.
La parentesi di Novellini in bianconero, non lunga ma nemmeno troppo breve, si chiude qui. Un personaggio che si ricorda con simpatia, e nitidamente, anche a parecchi anni di distanza.

2 commenti:

marino99 ha detto...

io adriano novellini ho avuto la fortuna di vederlo giocare dal vero e gli visto fare caterve di reti quando giocava in serie d con l'iglesias per noi ragazzini di quei tempi era un vero e propio idolo tuttoro lo ricodano tutti gli iglesienti con enorme soddisfazione

marino 99

Stefano ha detto...

grazie, Marino, del contributo ... a me è sempre piaciuto e sono contento che abbia scritto qualche pagina importante della storia juventina ...