mercoledì 23 agosto 2017

Gianluca LUPPI

Un bolognese atipico, come tutti (o quasi) quelli che l’anagrafe ha fatto nascere a Crevalcore. Gianluca Luppi è riservato, riflessivo, attento a non giocare troppo con le parole. Un freddo? Lui dice di no. Piuttosto un concreto, dietro l’apparente velo della timidezza. Ricorda, in questo, Gigi Simoni, pure lui di Crevalcore, persona di stile, educato, tranquillo e, tuttavia, maledettamente determinato, capace di centrare per ben cinque volte l’obiettivo promozione, con Brescia, Genoa e Pisa.
«Di promozione – dice Gianluca il giorno della sua presentazione in bianconero – ne ho centrata una pure io, importantissima, quella che ha cambiato il corso della mia carriera. Salendo in Serie A con il Bologna ho realizzato un sogno, però non mi sono fermato a contemplarlo. Ho preso a inseguirne di nuovi. Se sono arrivato alla Juventus, il merito è anche del mio carattere. Non mi accontento mai, cerco sempre gli stimoli giusti. E gli stimoli, qui alla Juventus, non mi mancano di certo».
Arriva nella rivoluzionata Juventus di Montezemolo, Governato e Maifredi; insieme a lui, il compagno e gemello De Marchi: «Siamo come fratelli, abbiamo vite calcistiche in parallelo. È divertente il fatto che, spesso, la gente fa confusione: io vengo preso per De Marchi e viceversa e, qualche volta, sbagliano persino i giornali quando pubblicano le nostre fotografie. Marco? È un ragazzo molto sensibile, un vero amico».
Con Maifredi è sempre andato d’accordo: «È diverso dagli altri allenatori che ho avuto occasione di conoscere. Ha idee personalissime che possono anche essere discusse, ma che a gioco lungo si rivelano molto più concrete di quanto non si immagini. Dovessi raccontarlo in sintesi, direi che come allenatore è molto bravo e come uomo è addirittura eccezionale. È uno che tende a sdrammatizzare molto le cose. Pretende da noi la massima concentrazione il giorno della partita, anche perché con il gioco a zona non è proprio possibile scendere in campo con la testa da un’altra parte, ma durante la settimana ride e scherza con tutti. È difficile non andare d’accordo con un tipo così».
Alla Juventus c’è una specie di colonia bolognese: «Maifredi, Marocchi, De Marchi, il sottoscritto, poi Sorrentino e persino Governato. Ci metto anche Alessio, che ha giocato un anno in prestito a Bologna e che ha subito legato con tutti. Personalmente, poi, sono stato contentissimo di avere ritrovato Baggio. Abbiamo giocato assieme in maglia azzurra, nelle Giovanili Under 15 e Under 16. Tutto si può dire, del mio passaggio alla Juventus, meno che si sia trattato di un viaggio verso l’ignoto».
Insomma, ci sono tutti i presupposti perché il campionato di Gianluca e della Juventus sia trionfale, come sperano i tifosi bianconeri. Tutti sanno, invece, come andrà a finire. Il calcio champagne di Maifredi fallisce miseramente e la Juventus, dopo ben venticinque anni, non riesce a qualificarsi per le Coppe Europee. La triade Montezemolo, Maifredi e Governato è cacciata e si ritorna all’antico; Boniperti e Trapattoni, Trapattoni e Boniperti. Questa volta, però, non saranno rose e fiori, non saranno successi a ripetizione e la Vecchia Signora dovrà aspettare ancora del tempo prima di ritrovare l’antico splendore. E Luppi? Disputa da titolare, com’era prevedibile, il primo campionato, nel quale somma trentaquattro presenze; l’anno successivo è più misero di soddisfazioni. Arriva il Trap e con lui un bel gruppo di difensori: Carrera, Kohler, Julio Cesar, Reuter. Chiaro che per Gianluca gli spazi si restringono notevolmente; il nostro, infatti, totalizzerà solamente ventidue presenze e, a fine stagione, sarà ceduto alla Fiorentina.


VLADIMIRO CAMINITI, ESTATE 1990
Gli estremi non si toccano; qualche volta si fanno reciproci omaggi e la gloria sembra riservata sempre ai soliti. I media raccontano solo il fuoriclasse e ignorano il calciatore schivo, il calciatore devoto, il difensore con la grinta e il cuore di un Gianluca Luppi. Gianluca Luppi ha disegnato un campionato di grossa utilità tattica e di grande risalto agonistico. Silenzioso, di poche parole, egli si riserva ai fatti. In realtà, Luppi, voluto da Maifredi, gli sta dando abbondantemente ragione ed io l’ho visto giocare bene, anche nelle giornate più avventurate dello squadrone bianconero.
Alla Juventus, si dice terzino destro, si pensa involontariamente ai più straordinari prototipi. Cominciò il maestrino Rosetta, come difensore e poi ci fu Foni; nel dopoguerra, ecco Manente ed ecco Garzena, Burgnich, Sarti, Gori, Gentile; e si capisce che la compagnia è troppo importante, per un ragazzo del 1966 che arriva da Crevalcore. Nessuna paura. Altri ce l’hanno. Altri non riescono a farsi luce, nonostante buone qualità di fondo; Gianluca fin dall’inizio della stagione s’è gettato nella mischia, ha profuso tutto il suo cuore, ha cercato di essere all’altezza della fiducia del suo maestro e, si può scrivere, che è tra le note liete di una squadra forse incompiuta, certamente bellissima. Sul piano tecnico, arieggia un difensore come Claudio Gentile, e nessuno si meravigli. Gento aveva un tono più aspro ma Luppi non gli è molto lontano. Gentile ventiquattrenne aveva qualità similari. Luppi è meno molosso del tripolino, ma ugualmente applicato. E altrettanto veloce e rabbioso nel recupero. La difesa juventina aveva bisogno di un giocatore con le sue caratteristiche. Sa trasformare immediatamente l’interdizione in tocco d’appoggio; è un terzino costruttivo, è un uomo disponibile al dialogo e dal fertile slancio. Il futuro dirà se il mio giudizio è obiettivo. Credo proprio di non sbagliarmi, pronosticando per Gianluca Luppi un lussuoso avvenire juventino.
E voglio dire che Gianluca Luppi è stato un ottimo investimento e lo si potrà valutare nel prossimo futuro, lo vedremo crescere insieme alla Juventus, lo vedremo proporsi e inserire il suo stacco, il suo decisionismo, in una squadra bianconera sempre più forte e perentoria. Infatti, questo ragazzo di Crevalcore esprime nel carattere e traduce nel gioco tutte le istanze volute da Maifredi. È un pugnace, un combattivo. È un difensore di ostruzione, che sa correre e sgroppare al servizio degli schemi. Guardatelo in viso: esprime la determinazione massima. Bruno, di guancia scavata, quei suoi occhi neri lampeggianti, lo muove l’ambizione del successo, in campo si prodiga senza egoismo, con un animo netto come il filo di una spada.

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