domenica 14 agosto 2016

Cristian MOLINARO

Comincia la sua carriera come ala sinistra, all’età di cinque anni, nella squadra della Gelbison, a Vallo della Lucania: «Il mio paese è a quindici minuti dal mare, ma è in collina. Io sono nato a Vallo della Lucania, perché lì c’è l’ospedale, ed è più vicino alla Basilicata che a Salerno. A cinque chilometri c’è il mio paese, Moio della Civitella, che è l’ultimo prima dell’entroterra. Subito dietro ci sono le montagne. Mio padre è un insegnante di educazione fisica, mentre mia madre è maestra elementare. Anche uno dei miei due fratelli insegna lettere, mentre l’altro è commercialista. Con tutti questi professori in casa, il diploma dovevo prenderlo per forza. E così sono diventato ragioniere!».
Cresce calcisticamente nella Salernitana e, terminata la gavetta nelle squadre giovanili, esordisce in maglia granata in Serie B nel campionato di Serie B 2002-03. Le due stagioni agonistiche successive le gioca da titolare, realizzando nella stagione 2004-05, la sua prima rete, in un incontro contro il Bari. Nel 2005, è notato dalla fitta rete di osservatori della Juventus e, ingaggiato dalla squadra bianconera, è ceduto in comproprietà al Siena. Esordisce in Serie A il 18 settembre contro il Palermo e la prima stagione in Toscana non è molto felice. Essendo chiuso nel ruolo di terzino sinistro dal più esperto Falsini, sono più numerose le volte che parte dalla panchina che quelle giocate da titolare: «Siena dal punto di vista calcistico è la piazza ideale, specie per un giovane. Quando muovi i primi passi in Serie A non avere pressioni è importante. La qualità della vita è spettacolosa. Il primo anno vivevo appena fuori dalle mura, il secondo invece un po’ più lontano. Meglio stare fuori, perché lì invece il traffico, nelle ore di punta è tremendo. Non perché ci siano tante macchine, ma perché le strade sono piccolissime. La gente è un pochino chiusa, il loro carattere rispecchia la città, che è cinta da mura. È un po’ come il muro lo alzassero anche loro. Da un lato meglio così, perché la gente è discreta e lascia tranquillo».
La Juventus, la stagione successiva, decide di confermare la comproprietà con il Siena che, ceduto Falsini, punta su di lui quale titolare del ruolo di esterno difensivo di sinistra. Forte della fiducia accordatagli dalla società e dall’allenatore Beretta, colleziona trentasei presenze su trentotto giornate di campionato e due presenze su due turni di Coppa Italia. Il 20 giugno 2007, poco prima del termine ultimo per definire le comproprietà, la Juventus lo riscatta: «Il primo anno passato a Siena, con De Canio, ho giocato un po’ più avanti, ma non mi ci vedo in quel ruolo. Quando ero ragazzo, ero il doppio degli altri, perché avevo avuto una crescita piuttosto precoce. Come dicono dalle mie parti, sono “spicato” piuttosto in fretta e allora bastava che mi buttassero i palloni là davanti ed io ci arrivavo. Per me è stato positivo indietreggiare perché per giocare davanti devi avere più destrezza con il pallone. Penso di potermi esprimere meglio partendo da dietro».
Grazie all’infortunio del brasiliano Andrade e allo spostamento di Chiellini al centro della difesa, Cristian conquista il posto da titolare nella partita interna contro la Reggina, per non lasciarlo più fino alla fine della stagione. In totale, veste la casacca bianconera per ben trentasei volte, realizzando anche una rete, in Coppa Italia, conto il Parma. La Juventus, nella stagione successiva, riporta a casa anche Paolo De Ceglie ma Cristian non si spaventa: «Io ho affrontato sempre la concorrenza, sia a Salerno che a Siena. L’anno scorso per me arrivare qui era già stato un successo, poi le cose sono andate in maniera tale da far sì che giocassi tutto il campionato. Quest’anno, al di là della necessità di avere più giocatori per ruolo, sono contento di dovermi giocare il posto con De Ceglie: invece di andare a prendere il brasiliano o lo straniero di turno, la società ha puntato su un giovane italiano, cresciuto nel vivaio, che ha qualità. La concorrenza fa bene: lo scorso anno mi allenavo sempre al 100%, ma logicamente avevo più possibilità di scendere in campo la domenica. Quest’anno mi alleno ancora meglio, sapendo che c’è un compagno con cui ti giochi il posto».
Esordisce il 13 agosto nella gara di andata del terzo turno preliminare di Champions League, vinta 4-0 contro l’Artmedia Bratislava, gara che rappresenta anche il suo esordio nelle Coppe europee. L’allenatore bianconero Ranieri nutre una grande fiducia in Molinaro, nonostante i tifosi bianconeri non lo apprezzino. Nella partita contro lo Zenith Pietroburgo, in Champions League, Cristian è sonoramente contestato dal pubblico bianconero, costringendo lo stesso Ranieri a sostituirlo con De Ceglie. Nonostante ciò, Molinaro non si perde d’animo e fa ancora meglio della stagione precedente, totalizzando quarantadue presenze.
Ma non sono i fischi dei tifosi  il problema più grosso di Cristian. Un colpo subito nel secondo tempo di Genoa-Juventus, l’11 aprile 2009, gli causa un mal di pancia terribile che non riesce a passare. Il 3 maggio, prima della partita con Lecce, un’ecografia risconta una massa a livello del rene sinistro: un ematoma oppure un tumore? Qualche settimana fermo in un letto di ospedale, quindi il trasferimento nella casa natia in provincia di Salerno, circondato dall’affetto dei compagni e dei parenti. Per fortuna, si scopre che la causa di questa massa è una raccolta di sangue creatisi in seguito all’impatto durante uno scontro di gioco. Il 18 giugno nuovi esami e un grande respiro di sollievo: è quasi tutto pulito, tutto è risolto, Molinaro diventa nuovamente arruolabile e lui non vede l’ora di rivestire il bianconero e sgroppare sulla corsia mancina: «Ora sto bene e sono tranquillo ma all’inizio ho avuto paura, soprattutto perché ero costretto a stare in clinica e non si sapeva con certezza quello che avessi. Sono stati due mesi e mezzo non facili, soprattutto perché non sono abituato a stare fermo».
Rientra in campo il 12 settembre 2010, nella vittoriosa partita contro la Lazio. Ma è arrivato Fabio Grosso e Cristian ha perso il posto da titolare. Così, dopo pochissime presenze, il 5 gennaio 2010 viene ufficializzato il trasferimento allo Stoccarda: in Germania, Molinaro ritrova tutto lo spirito combattivo e disputa un grande finale di stagione, permettendosi il lusso di affrontare Messi e il Barcellona in Champions League.

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