venerdì 29 luglio 2016

Corrado GRABBI

Nasce a Torino il 29 luglio 1975; nipote di Giuseppe, giocatore juventino degli anni Venti, cresce nella squadra bianconera, facendo tutta la trafila delle squadre giovanili. Diventa anche capitano della Primavera, nella quale sta muovendo i primi passi Alessandro Del Piero. Nella stagione 1994-95, Lippi lo promuove in prima squadra e il suo esordio in Serie A non tarda ad arrivare. È l’11 dicembre 1994 e la Juventus è di scena allo stadio Olimpico di Roma, contro la Lazio. La Juventus è sotto di un goal, quando viene espulso il laziale Cravero, autore di un bruttissimo fallo. Lippi ha un colpo di genio, toglie un difensore (Carrera) e inserisce Ciccio. La Juventus si trasforma; pareggia Del Piero dopo un minuto e, nel secondo tempo, prima Marocchi e poi lo stesso Ale (con uno splendido goal, uno di quelli che saranno chiamati “alla Del Piero”) portano la Juventus sul 3-1. A nove minuti dalla fine, Corrado è lanciato da solo contro Marchegiani; con una freddezza da consumato bomber Ciccio mette la palla in rete, realizzando la sua prima rete in Serie A. Poi, ci saranno i goal laziali di Casiraghi e di Fuser, ma la Juventus riuscirà a espugnare l’Olimpico, iniziando una favolosa cavalcata che la porterà a vincere lo scudetto. Grabbi è schierato anche nella partita successiva, contro il Genoa; la sua prestazione è buona ma non riesce a segnare. Scenderà in campo anche in Champions League, contro gli austriaci dell’Admira Waker e in Coppa Italia, sempre contro la Lazio. Alla fine di quella stagione, è ceduto alla Lucchese.

“HURRÀ JUVENTUS” NOVEMBRE-DICEMBRE 1994
Il nonno, Giuseppe, nel 1926 vinse lo scudetto con la maglia della Juventus, il secondo della storia; il papà, Gigi, si è espresso fino alla Primavera bianconera e poi ha contribuito al rilancio del Settore Giovanile come allenatore; lui, Corrado Grabbi detto Ciccio, sta seguendo lo stesso percorso. Le giovanili bianconere, dopo aver partorito l’anno scorso un’incredibile nidiata, si trovano di nuovo ad ammirare un giovanotto che in questo inizio di stagione sta attirando su di sé l’attenzione della critica. Se la Primavera è la vetrina luminosa dove viene presentata la parte terminale del lavoro svolto, allora c’è da essere fieri che un “prodotto” del proprio vivaio si stia mettendo in luce a livello nazionale.
Il bomber Grabbi nasce come giocatore proprio nei Pulcini della Juventus. Il suo è stato un iter tipico nelle giovanili, ma a un certo punto il sogno del ragazzo stava per infrangersi a causa di una malattia reumatica che all’età di tredici anni lo ha tenuto bloccato a letto per sei mesi. Un calvario tremendo per un ragazzino abituato a correre e a esprimersi su un campo di calcio. Anche in quell’occasione Ciccio ha saputo tenere duro e il sacro fuoco che aveva dentro lo ha sostenuto nella fase di ripresa agonistica. Tra i compagni del Combi e gli amici (Caielli e Del Sarto) del vicino Sporting, la sua maturazione si è gradatamente concretizzata.
Intelligente è stata la scelta (consigliata) di trascorrere una stagione lontano da Torino dopo il campionato nella Berretti. L’anno tra i dilettanti, nelle file dello Sparta Novara, è stato determinante per la sua esplosione di cannoniere. Dieci reti in campionato e una ventina con la maglia della Nazionale di categoria agli ordini di Berrettini: Grabbi ha conquistato la fiducia dei dirigenti bianconeri a suon di goal, ma anche grazie alla sua tecnica.
A sostituire Del Piero nei cuori degli affezionati del Combi non poteva essere chiamato un elemento più valido e spettacolare. Grabbi ha tutto per sfondare anche tra i grandi: potenza fisica, furbizia e quel po’ di mestiere che la sua dinastia gli ha trasmesso. Il destino pare gli abbia riservato un piano di vita che sembra essere stato preparato molti decenni fa. La storia di nonno Giuseppe, calciatore e ingegnere edile, non è nata per caso. Il binomio calcio e mattone non si è mai interrotto, nella dinastia dei Grabbi. Ciccio, mentre al sabato si scatena a suon di reti (già dieci alla sesta giornata), durante la settimana costruisce l’altro suo futuro studiando da geometra.
Per ora, però, l’impresa del padre può attendere. Il calcio giovanile italiano sta per scoprire un futuro protagonista. Molto dipenderà da lui stesso. Di certo la Juventus lo guiderà passo passo verso i traguardi che sogna. Non per nulla Giraudo, Bettega, Moggi e Secco sono puntuali osservatori dietro la rete del Combi.
Il ragazzo merita un’attenzione particolare; se continua di questo passo, ogni ipotesi è possibile: anche quella che un giorno non troppo lontano possa percorrere la stessa strada di nonno Giuseppe.

2 commenti:

Giuliano ha detto...

Grabbi rischia di passare agli annali solo per le sue beghe con Moggi. E' un peccato, le sue occasioni le ha avute ma non è mai riuscito a sfondare.
Purtroppo per un attaccante, quando si gira la boa dei trent'anni senza aver mai convinto, poi diventa dura.

Anonimo ha detto...

Con noi, alla Ternana in serie B, ha fatto piú di venti gol in un campionato, con giocate fantastiche.