sabato 28 gennaio 2017

Mohamed Lamine SISSOKO


«Che cosa fosse davvero l’Africa, l’ho scoperto a diciassette anni; prima dovevo giocare a calcio, costruire il mio futuro. E, così, rimandavo e rimandavo; poi, un giorno, decisi che era arrivato il momento di andare in Mali. Ricordo che, quando arrivai, all’aeroporto c’era la gente che mi aspettava. La cosa mi colpì; vidi le loro facce, sentii il loro affetto. Fino allora, quel paese viveva solamente nei racconti dei miei genitori. Era la cultura che mi avevano trasmesso, il dio che pregavo, i piatti che trovavo sulla tavola. Vedere, però, è un’altra cosa, ti apre gli occhi. Ho capito che, in qualche modo, anch’io appartenevo a quella terra. Fu allora che rinunciai alla Nazionale francese. Ogni volta che vado in Mali sento di essere un riferimento, di rappresentare il sogno di quei bambini. Loro sono orgogliosi di me ed io mi sento orgoglioso di questo ruolo. Per questo non ho avuto dubbi, quando ho detto sì alla Nazionale. E non mi sono mai pentito. La Francia ha una storia importante, punta sempre a grandi traguardi, è piena di fuoriclasse ma nessun risultato, nessuna coppa, nessun titolo può valere un sentimento».
Mohamed Lamine Sissoko Gillan nasce a Mont-Saint-Aignan, in Francia, il 22 gennaio 1985, da genitori originari del Mali. Cresce a Parigi, ma inizia la sua carriera a soli diciassette anni nell’Auxerre, in Francia, dove però non riesce a dimostrare il suo valore e finisce la stagione senza esordire in prima squadra.
Nell’estate del 2003, si trasferisce in Spagna al Valencia. Sino ad allora era stato schierato come attaccante, ma l’allenatore Rafael Benítez capisce le sue potenzialità come mediano incontrista e lo sposta a centrocampo. Rimane due anni in terra valenciana vincendo una Coppa Uefa, una Supercoppa europea e la Liga nel 2004, mettendosi in grande evidenza anche grazie al sostegno dell’allenatore Claudio Ranieri: «Andare in Spagna è stata la mia fortuna, perché ho potuto iniziare presto la mia carriera. Un vantaggio. Ora sono giovane, ma di esperienza ne ho accumulata abbastanza e mi sono tolto qualche soddisfazione».
Nel 2006 approda al Liverpool, dove ritrova l’allenatore che ha creduto in lui, Benítez; con la maglia dei “Reds” si fa apprezzare per le sue doti atletiche e agonistiche e, nonostante qualche cartellino giallo di troppo per i suoi tackle, diventa subito un beniamino del pubblico. Nella prima stagione riesce a trovare parecchio spazio, giocando nelle due finali di Supercoppa Europea e di Coppa Intercontinentale; a fine stagione, infatti, riesce a totalizzare quarantacinque presenze.
Il secondo anno è più difficile per Momo; nel febbraio del 2006 il Liverpool affronta il Benfica in Champions League. Sissoko, in un’azione di gioco, riceve un calcio sull’occhio destro dal portoghese Beto ed è portato fuori in barella: la diagnosi parla di retina danneggiata e, nei mesi seguenti, si susseguono le notizie incerte sul suo stato. Si parla addirittura di perdita della vista dell’occhio destro, ma per sua fortuna, dopo numerose operazioni il giocatore si riprende completamente.
L’inizio della stagione 2007-08 è molto travagliato per Momo, anche per l’arrivo in mezzo al campo di Javier Mascherano e di Lucas Leiva, che superano il maliano nelle preferenze di Benítez. Sissoko riesce, comunque, a segnare il suo primo e unico goal con la maglia del Liverpool, il 25 agosto 2007 nella gara di Premier League vinta per 2-0 contro il Sunderland.
Stanco di guardare i compagni dalla panchina, nel gennaio del 2008 è messo sul mercato, destando l’interesse di numerose squadre europee fra cui l’Atletico Madrid e, soprattutto, la Juventus. E, infatti, proprio quest’ultima lo ingaggia il 29 gennaio, per 11 milioni di euro. Momo ritrova Claudio Ranieri e l’esordio con i bianconeri arriva il 3 febbraio nella partita contro il Cagliari.
In poche partite diventa uno dei beniamini della tifoseria bianconera, che rivedono in lui Davids, per la sua capacità di recuperare palloni e per la sua efficacia nel rincorrere sempre l’avversario dal primo all’ultimo secondo della partita: «Ranieri è un grande allenatore e l’ha dimostrato in tutte le squadre che ha guidato. Quello che mi piace di più di lui è come difende i suoi giocatori. A me ha dato la possibilità di giocare e di crescere, di dimostrare il mio valore».
Contro la Fiorentina, il 2 marzo 2008, Momo realizza il suo primo goal in maglia bianconera, con una splendida rovesciata; termina il campionato in modo positivo, nonostante l’espulsione rimediata contro la Sampdoria, con quindici presenze e la convinzione di avere superato in pieno il difficile esame del campionato italiano.
Il secondo anno è ancora migliore; infatti, il maliano diventa il perno insostituibile del centrocampo bianconero e la sua assenza, dovuta a una frattura del piede nel derby del 7 marzo 2009, costerà parecchi punti ai bianconeri, nonché l’eliminazione dalla Champions League. Purtroppo, l’infortunio al piede si rivela più grave del previsto e Momo non riesce a rientrare fino a metà ottobre, dopo più di sette mesi di assenza dal terreno di gioco.
«È stato molto difficile superare l’infortunio. Più difficile di quanto avessi immaginato, forse perché uno stop così lungo non mi era mai capitato. Non ho paura di dire che è stato un momento di depressione. Non sono andato da uno psicologo, ma devo dire grazie a mia mamma e mia moglie, alle loro piccole parole quotidiane. Grazie anche ai miei compagni, alle loro telefonate che non mi hanno mai fatto sentire solo. Mi chiamavano pure quando ero in Francia, per curarmi. Mi chiamavano tutti, soprattutto Zebina e Tiago».
La sfortuna non abbandona Momo: un altro infortunio, infatti, lo tiene lontano dai campi di gioco fino al 22 novembre quando rientra nell’incontro casalingo contro l’Udinese, vinto per 1-0. Alla fine della stagione riesce a collezionare solamente ventiquattro presenze.
Nella stagione 2010-11, decide di vestire la maglia numero cinque, lasciata vacante da Fabio Cannavaro. Trova meno spazio rispetto agli anni precedenti, essendo spesso utilizzato dal nuovo tecnico Luigi Delneri solo a partita in corso. Il tecnico friulano, infatti, gli preferisce il brasiliano Felipe Melo. Il primo marzo 2011 è sottoposto a un intervento artroscopico di regolarizzazione della cartilagine del ginocchio sinistro, rimanendo lontano dai campi di gioco per altri tre mesi, terminando in anticipo la stagione con un totale di ventinove presenze.
Il 28 luglio 2011 passa al Paris Saint-Germain firmando un contratto triennale. Alla Juventus arrivano sette milioni di euro più un milione di bonus: «Ringrazio con tutto il mio cuore tutti i tifosi della Juventus. Dal mio primo al mio ultimo giorno da giocatore della Juve, mi hanno sempre sostenuto e mi hanno tifato nei periodi felici e quelli infelici. Non dimenticherò mai tutto ciò che mi hanno dato sul piano umano durante la mia permanenza in seno alla squadra. Durante tre stagioni, ho vissuto momenti indimenticabili, anche grazie a loro. Se ho passato cosi tanti belli anni alla Juve, lo devo anche alla società. Tutti i dirigenti e tutti i miei compagni che tengo a ringraziare e a salutare per tutti questi eccellenti momenti che abbiamo vissuto assieme. Avrò sempre nel mio cuore questa parte della mia carriera. Oggi, sono un giocatore del Paris Saint Germain, ma ciò che ho vissuto durante due anni e mezzo con la maglia della Juventus, non lo dimenticherò mai. Auguro lunga vita a questa squadra che mi è oramai molto cara. Spero che la squadra ritroverà la via del successo come lo vuole la sua storia e che continuerà a fare vibrare tutti i suoi tifosi che meritano tanto».

1 commento:

Rob72 ha detto...

Che devo dire,mi ha esaltato in un periodo in cUi non c era da ridere molto..sfortunato e gestito malissimo da ranieri in primis che lo schiero'infortunato e fu l inizio del dramma..bonne chance momo'