lunedì 22 agosto 2016

Luciano MIANI

Da Chieti, classe 1956, è una promessa del vivaio bianconero a metà degli anni Settanta. Difensore di grinta, all’occorrenza libero di buona disposizione tattica, è chiamato in prima squadra da Trapattoni sul finire della stagione 1977-78 e utilizzato per cinque volte in Coppa Italia, in una stagione che porta in casa bianconera il diciottesimo scudetto.
«Libero di vent’anni – scrive Gianni Giacone, su "Hurrà Juventus" dell’ottobre 1976 – arriva alla Juve di Trapattoni e si ritrova immediatamente nelle condizioni ideali per esprimere le proprie doti. Nelle partitelle di preparazione, la sua tecnica e la grinta non comune lo mettono in mostra. Insomma, il Trap si accorge che dietro Scirea c’è un tipo che all’occorrenza può benissimo essere buttato nella mischia. Un libero che lascia intravedere le qualità di predecessori illustri, che in maglia bianconera hanno nobilitato il ruolo con araldica compostezza e risorgimentale impegno. Miani ricorda nello stile Salvadore, e vi preghiamo di non storcere il naso: il paragone non è irriverente. La grinta di Bill, il suo incontrismo esemplare, si ritrovano pari pari in questo talento ventenne tornato in bianconero dopo una lucente parentesi in provincia. Il suo ritorno alla Juve dopo un anno di corroborante rodaggio tra i semiprò, potrà anche non coincidere con un’immediata esplosione. Ci vuole fortuna e un concorso di circostanze. A volte non basta essere bravi. Ma sicuramente di Miani risentiremo parlare. Il piglio c’è. Si farà strada».

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