lunedì 30 maggio 2016

Thomas HÄSSLER

L’onda teutonica dei primi anni Novanta alla Juventus comincia con un piccoletto dal destro tagliente e dal gioco di gambe veloce come la luce: Thomas Hässler, classe 1966, berlinese esploso a Colonia e subito prenotato dalla Juventus, che incontrato nella semifinale della precedente edizione della Coppa Uefa, vinta appunto dalla società bianconera. «Sono nato il 30 maggio 1966, in un quartiere popolare di Berlino Ovest, Wedding. Non avevamo troppi soldi, ma si tirava avanti dignitosamente. La vita non è mai stata tenera, con me; ho perso un fratello, aveva sedici anni, è morto di leucemia. A dieci anni mi ingaggiò il Reinickendorfer Fuchse; ci restai tre stagioni e imparai le cose essenziali del calcio. Gli allenatori guardavano il mio fisico e scuotevano il capo; poi mi mandavano in campo e il loro giudizio cambiava. Su consiglio di mio padre, passai al BFC Meteor 06 e riuscii a mettermi in evidenza, tanto che gli osservatori del Colonia cominciarono a seguirmi. Dopo cinque anni, mi giunse la proposta definitiva del club renano. Accettai con qualche preoccupazione; temevo che lasciare Berlino mi potesse creare non pochi problemi ed ebbi ragione, tanto è vero che i primi tempi a Colonia furono il periodo più buio della mia vita. Pensavo solamente a svagarmi, perché mi sentivo fuori posto; chiaro che il mio rendimento in campo era quello che era. Un giorno, Udo Lattek, l’allenatore del Colonia, mi disse che se non mi fossi dato da fare, mi rispediva a Berlino a fare il tassista. A quel tempo, avevo bisogno di discorsi duri, severi e, infatti, mi diedi una mossa».
Hässler, che misura appena un metro e sessantasei, prende il posto di un portoghese ancor più piccolo di lui, Rui Barros, che aveva fatto in tempo a diventare un beniamino dei tifosi e a segnare goal rapinosi e inimmaginabili contro i corazzieri dell’Italia e dell’Europa: «La Juventus mi diede una grande delusione, fu duro essere battuti in semifinale di Coppa Uefa, ma adesso sono qui, pronto a prendermi qualche rivincita nei confronti delle Coppe», afferma Thomas il giorno della presentazione.
Il tedesco è completamente diverso da Barros, ha più tecnica, ma riesce a trovare solo a sprazzi i guizzi che lo rendevano unico nel calcio tedesco. Non è tutta colpa sua, beninteso: al Colonia faceva la mezzala, con libertà di accentrarsi e dettare l’assist o andare in porta con dribbling ubriacanti. Qui ci sono Baggio e Schillaci, per non parlare di Di Canio, ognuno abituato a portare palla più che smarcarsi per l’assist del compagno. Tommasino è relegato sulla fascia destra, da dove si schioda poche volte, stremato da rincorse avanti e indietro a cui non è abituato e che non fanno parte del suo bagaglio di calciatore. A conti fatti, quarantacinque partite, appena tre goal e l’impressione di non essere riuscito a esprimere tutto il suo indubbio talento.
Farà la valigia, destinazione Roma.

Nessun commento: