giovedì 5 maggio 2016

Juan Pablo SORÍN

STEFANO AGRESTI, “HURRÀ JUVEN-TUS” LUGLIO 1995
Omar Sivori ha messo a segno il suo primo goal nella nuova veste attribuitagli dalla Juventus. Da qualche mese, infatti, l’ex fuoriclasse è tornato a far parte della famiglia bianconera come “ambasciatore” nel Sud America: è l’uomo-immagine della “Signora” al di là dell’oceano e ha il compito di seguire e segnalare giovani talenti. Quello che ha consigliato quest’anno viene descritto con entusiasmo un po’ da tutti: Juan Pablo Sorín, diciannove anni, argentino, capitano dell’Under 20 Campione del Mondo in Qatar e già convocato più volte nella Nazionale di Daniel Passarella. Chi lo conosce, assicura che farà bene anche in Italia. Può giocare sulla fascia sinistra (è mancino naturale) oppure centrale, ha una maturità in verità sorprendente per un ragazzino e, nella Juventus, occuperà uno dei posti di straniero, visto che i dirigenti hanno rinunciato all’idea di cederlo in prestito. Juanpi per gli amici, sa che l’occasione offertagli dalla Juventus è importantissima: «Questo treno passa soltanto una volta nella vita, se a diciannove o a trent’anni non conta: l’importante è non lasciarlo sfilare via senza agganciarsi a un vagone».
È questa la filosofia che lo guida al debutto nel grande calcio. Sicuramente non è uno sprovveduto, anche dal punto di vista caratteriale. Sfondare nel calcio è il grande obiettivo della sua vita, ma coltiva anche altri interessi: ama i libri, il teatro e, più in generale «tutto ciò che contiene un messaggio. Come per esempio lo sport, che dà messaggi di gioia e felicità». A Buenos Aires ha frequentato gli studi classici e adesso è iscritto alla facoltà di giornalismo. Si sta organizzando per un futuro (lontano, lontanissimo) in cui non potrà più vivere con il pallone.
Juan Pablo Sorín proviene dall’Argentinos Juniors, dove ha cominciato a giocare quando aveva appena nove anni e dove si è affermato giovanissimo. Non teme di pagare lo scotto dovuto alla verde età, «perché sono un tipo che impara in fretta, basta che me ne diano l’occasione». Ha fatto una scelta per certi versi dolorosa, ma che lo coinvolge da ogni punto di vista: «Non è facile lasciare Buenos Aires, la sua atmosfera, i genitori, gli amici, la fidanzata. Però ho deciso così, perché ho una grande voglia di vivere questo grande calcio. E pensare che credevo a uno scherzo quando mio padre mi ha detto che avrei giocato nella Juventus».
Al primo impatto con la nuova realtà, ha conosciuto due nuovi amici che lo aiuteranno a inserirsi nella squadra e nella città: «Ho parlato con Vialli e Ferrara, so che loro mi daranno una mano. Così tutto sarà più facile».

La sua avventura in bianconero non sarà, però, fortunata; Juanpi, infatti, scenderà in campo solamente per quattro volte, senza disputare mai una partita intera. Deluso, ritornerà in patria, vestendo la mitica casacca del River Plate.

Nessun commento: